diritti delle donne

POLTRONE, CORTEGGIAMENTI, AVANCES, CANCEL CULTURE E BODYSHAMING: LE ISTRUZIONI BY MARIA LAURA RODOTA’ PER L'ERA (CHE ARRIVERA') DEL #METOO ALL'ITALIANA - "IN ITALIA NON C'È MAI STATO. E NEANCHE LA DITTATURA DEL POLITICAMENTE CORRETTO. E NEANCHE LA CANCEL CULTURE. UN TIZIO (CALDEROLI) CHE DIEDE DELL'ORANGO A UNA MINISTRA (KYENGE) NATA IN AFRICA È VICEPRESIDENTE DEL SENATO…"

Maria Laura Rodotà per "la Stampa"

 

diritti donne

Premessa, che può intristire o sollevare: in Italia il #metoo non c'è mai stato. E neanche la dittatura del politicamente corretto. E neanche la cancel culture. Un tizio che diede dell'orango a una ministra nata in Africa è vicepresidente del Senato. I tentativi di denunciare molestie illustri sul lavoro sono stati strozzati in culla. Per non far cancellare nessuno, c'è stato un fuoco di sbarramento unitario e prepolitico.

 

Lenzuolate contro Mia Farrow e pro Via col vento, interventi di opinionisti e protervi vari; per far dimenticare che i cancellabili in quanto #metooabili, in Italia, sarebbero loro (anche). Ma non si può far finta di niente; non nel dibattito pubblico e sui social network, non nella vita reale che prima o poi riprenderà.

 

Vicino a noi c'è la Francia, dove quattro anni fa per rintuzzare il #metoo avevano schierato Catherine Deneuve. Ora è riesploso per restare, con schiere di anziani importanti denunciati da ex adolescenti poco entusiaste. Si litiga molto, si ripensa l'archetipo del francese seduttore, macho chic, spesso razzista. Potrebbe stare per succedere in Italia. E bisogna capire come comportarsi.

kyenge

 

Tenendo conto delle paure dei patriarchetti nostrani, della misoginia interiorizzata di tante italiane, di traumi e arrabbiature che tante si tengono dentro e che magari, ora, affiorano. Ecco qualche consiglio, a volte fondato su un ipocrita spirito di mediazione, a volte no.

 

La Madonna della seggiola

"Madonna della seggiola" era soprannominata una nota politica. Prevaleva nelle riunioni perché sedeva e non si muoveva finché non otteneva qualcosa. È una lezione importante. Serve la seggiola. Ursula Von der Leyen, da Tayyip Erdogan, non l'ha avuta. Charles Michel non è stato solidale. E il Sofagate, è stato sentito perché molte, nel loro piccolo, ci sono passate. Non avendo paura, come Michel e Von der Leyen, di venire rimandati a casa con molti profughi, si può reagire.

calderoli

 

Ora, non reagire porta nuovi maltrattamenti. Reagire paga: queste novità con nomi inglesi fanno paura. Perché non si parla di monumenti spostati, film cancellati o vite di Philip Roth, ma delle nostre. Se si è maschi bianchi etero, tenere presente che ora a Michel vogliono stroncare la carriera. Per ora non c'è un protocollo, non è mai stato codificato un modo di reagire al sopruso maschilista "passivoaggressivo". Ma chi per genere razza o censo viene umiliato può notare «vi siete dimenticati una sedia», obiettare su un sedia in disparte, e se la situazione non migliora salutare e uscire sorridendo. Se diventa un'abitudine, se non lo fa solo una, le Brigate Charles Michel la smetteranno (forse).

 

Le parole sono importanti Vanno evitate parole che iniziano con la N per persone di origine africana, con la F per persone gay, con la P la F e pure la R (di ragazza, sul lavoro) per persone femmine. Vanno evitate le prese in giro sull'aspetto, il peso, la disabilità (non è scontato). Si può far ridere senza. Sul resto, non agitarsi. Il linguaggio politicamente corretto si aggiorna di continuo e la maggioranza degli italiani è troppo anziana e nervosa per tenergli dietro.

 

Amanda Gorman fotografata da Annie Leibovitz per Vogue

Anche tante persone Lgbt+ sono terrorizzate dall'uso della sigla, c'è sempre qualche denominazione nuova e a volte non si sa di cosa si tratti (io googlo). L'uso prevalente del maschile plurale sarebbe da combattere, ma cambiano di continuo i modi di scrivere il plurale. Sui nomi al femminile si polemizza da Sanremo in giù (direttore o direttora d'orchestra) ed è molto comodo, fa colore, non cambia rapporti di potere. Però. Se siete a capo di un partito di un sindacato e vi dicono «sei la mia segretaria», diffidate.

 

Vivere col Cancelculturismo

La cancel culture è come il giacobinismo durante la Rivoluzione francese, alla fine si cancellarono tutti tra loro, ghigliottinandosi. Però ha fatto cose buone: sta cancellando, per tanti, il senso di impunità. E tanti cercano di preservarlo. Parlandone tantissimo, più dei semi-favorevoli (che spesso scoprono qualche autore attore musicista preferito canceled e ci rimangono male). Se si viene accusati di cancelculturismo, si può raddoppiare. Fare come i reazionari, inventare guerre culturali e cancellazioni assurde tipo Pippo Baudo o Dino Zoff, creare polemiche che distraggano gli avversari da questioni più importanti.

 

IL SOFAGATE VISTO DA OSHO.

Meglio ancora: se qualcuno cerca di scatenare faide (chi tradurrà le poesie bruttarelle di Amanda Gorman, chi può dire che uno scrittore era rattuso), ignorarlo. Ignorare le provocazioni, non leggere gli interventi di polemisti italiani. Sono noiosi, minacciosi, irritanti; quasi sempre non hanno letto molto su quel che scrivono.

 

I fischi e le frasi per strada Ora noti come catcalling. Ispirarsi al Nuovo Testamento. Non dire zozzerie che non si apprezzerebbero personalmente. Se non ci sente a proprio agio a sentirsi gridare «cosa farei a quelle chiappette»? (vi imbarazza il linguaggio? Avete idea di cos' hanno sentito/sentono le donne di vostra conoscenza? Chiedete).

 

IL SOFAGATE VISTO DA OSHO

Per tanti è dura, il catcalling è potere maschile di pronta beva, da un'impalcatura o un tavolino di bar (e lì resta, nessuno ha mai fatto sesso urlando 'pezzo di f" a una che passava). Se donne, il dito medio è consentito e incoraggiato, a meno che non si tratti di energumeni, in stato etilico, in strade buie.

 

Il corteggiamento woke

Non usa più pretendere che la femmina ascolti tutto il tempo e non si vanti troppo per non svirilizzare l'interlocutore. Poi si dovrebbe: offrire la cena la prima volta perché, se c'è ancora il patriarcato, meglio tenersi qualche benefit. Aprire le porte e cedere il passo, perché quella del metoo e dintorni è un'evoluzione epocale ma non una gara di cafonaggine.

 

Le avances

ursula von der leyen lasciata senza poltrona da erdogan e michel 3

Non cambia nulla. Le avances discrete, con mani a posto e nessun sintomo psicotico, creano un buon ricordo e piacevoli sensi di colpa nella persona corteggiata. Un'avance pesante è un'aggressione sessuale. Lo era pure quando i ragazzi perbene, per dire «ci provo», dicevano «le zompo addosso» e lo facevano (bene arrabbiarsi, anche decenni dopo).

 

Il bodyshaming

Il bodyshaming è far vergognare qualcuno del suo corpo. Evitarlo non tarpa la creatività. Le persone con fisici critici non sono obbligate a prendersi in giro per socializzare.

 

Le molestie

Sono molestie - da anni - le palpate anche pseudoamichevoli, le battute su anatomia e vita sessuale, le descrizioni o esibizioni del proprio organo riproduttivo, gli inviti insistenti dopo un no, gli sfottò continuativi per indebolire l'ego, l'ostensione di immagini e video porno, i ricatti sessuali di ogni ordine e grado. Le anti-#metoo dovrebbero poter segnalare la propria disponibilità alla molestia con speciali distintivi o emoticon.

maria laura rodota 7

 

La civiltà delle buone maniere

Il sociologo Norbert Elias, autore de La civiltà delle buone maniere, ha spiegato come nel Medioevo gli uomini potenti fossero in grado di comportarsi come bambini, di scatenarsi senza restrizioni fisiche e psicologiche. E di come, dal Mille in poi, gli europei bianchi maschi abbiano progressivamente imparato a contenere gli impulsi, valutare le conseguenze delle loro azioni - alcuni- e prendere in considerazione opinioni e sentimenti altrui. Passando da una "cultura dell'onore" a una "cultura della dignità".

noa jansma con molestatori di strada

 

Nei rapporti tra loro. Si può estendere al resto del mondo. Anche confrontandosi. Raccontando la realtà, la vostra. Di soprusi frustrazioni e rabbie represse, o di paura di non contare più, e conseguenti altre rabbie. Solo così, ricostruendo le relazioni tra umani, superando pregiudizi e schifezze, si potrebbe reinventare la nostra cultura, e un soft power grazie al quale l'Occidente potrebbe sopravvivere, non troppo male, magari facendo delle consulenze.

noa jansma con un molestatore di stradanoa jansma con un molestatore di strada copia

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?