coppie coronavirus

PRENDIAMOCI UNA PAUSA, ANZI UNA QUARANTENA - LITIGI, SEPARAZIONI, VIDEOCHIAMATE, SESSO DURANTE UNA PANDEMIA: GLI ARRESTI DOMICILIARI HANNO ACCELERATO QUEL DECORSO OSPEDALIERO CHE SPESSO CHIAMIAMO RELAZIONE, TRASCINANDOLA A UN PUNTO CRUCIALE: LA CONVIVENZA. NEL MONDO DI PRIMA NON CONVIVEVAMO DAVVERO, I MATRIMONI ERANO DORMITORI, E QUASI TUTTE LE ALTRE FORME DI STARE INSIEME ERANO SCUDI

Simonetta Sciandivasci per www.linkiesta.it

 

coppie coronavirus

Pandemia non bussa, lei entra sicura, mentre tu sei là che tentenni all’italiana tra una separazione e un divorzio, una convivenza e un matrimonio, una disdetta e un rogito, un flirt e un sert, un prologo e un epilogo, un preliminare e un verbale, e allora devi smettere subito di vagheggiare, e scegliere. Lo abbiamo fatto tutte, tutti: tra il nove marzo e le 48 ore successive, abbiamo deciso cosa fare, se trasferirci dal fidanzato, preferirgli mamma e papà, lasciarlo, dirgli prendiamoci una pausa, no scusa, una quarantena, rendiamo il coronavirus un’occasione per capire se davvero ci amiamo.

 

Non tutti i conviventi sono rimasti insieme, alcuni si sono separati ad quarantenam, dicendosi con molta franchezza che, insieme, in un monolocale, 24 ore al giorno, si sarebbero fatti la guerra dei Roses al terzo giorno. Alcune hanno approfittato dell’incertezza dell’altro per dirgli ma come ti permetti di avere dei dubbi sulla persona con cui rinchiuderti, invece di essere contento di passare del tempo con me, di vedere la (eventuale) fine del mondo dal nostro balcone mentre ti preparo un risotto, e se ne sono liberate (meditavano di farlo da mesi).

 

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Neanche tutti gli sposati con figli sono rimasti insieme, e sempre per lucida ammissione di incompatibilità, quindi le mamme sono rimaste a casa con i bambini e i padri se la sono svignata nelle seconde case, o in appartamenti spagnoli, o da già stremati genitori, illusi di potersi concedere una vacanza da nipoti, figli, parenti tutti, e magari essere persino liberi, specie se vedovi. I coniugati che hanno scelto di quarantenarsi separatamente, tuttavia, sono per lo più stranieri, ché noi italiani al tetto coniugale ci teniamo, in salute e in pandemia, come Tsa Tsa Gabor teniamo sempre la casa.

 

Le decisioni domiciliari hanno accelerato quel decorso ospedaliero che spesso chiamiamo relazione, trascinandola a un punto cruciale: la convivenza. Nel mondo di prima non convivevamo davvero, i matrimoni erano dormitori, e quasi tutte le altre forme di stare insieme erano scudi.

 

Ora è diverso. Si sta appiccicati, talvolta i più appiccicati sono quelli che non vivono nella stessa casa, e succede per la stessa ragione per cui siamo più indaffarati di quando avevamo una vita normale: non riusciamo ad accogliere il cambiamento, vogliamo mantenerci in contatto, vogliamo coprire le distanze, collegarci, irretirci, unirci, sentirci, parlarci, dirci vicini, rassicurarci, dimostrarci che ci siamo, ci saremo sempre. Ne sta risultando una Guernica che, se ancora non si vede, già si sente in tutti i cortili interni, su tutti i balconi, tra tutte le terrazze, i pozzi luce, i garage: le urla dei quarantenati che si amano sovrastano persino il bombardamento acustico dei dodicenni che studiano flauto.

 

bacio coronavirus sesso coppia mascherina mascherine

Caroline Kruse, terapista di coppia, ha detto al Figaro che la distanza da reclusi può diventare un’occasione per rafforzare il rapporto o metterlo alla prova definitiva (ma dai?) e ha consigliato a tutti di ricavarsi i propri spazi (vale sempre, incredibile, pure quando tutta l’umanità è murata viva) e, soprattutto, di creare una routine (stabilire quante volte sentirsi; mandarsi foto magari anche osé, ché tanto nel mondo post Covid saremo tutti più buoni e il revenge porn sarà una guerra punica; chiedersi sempre amore come stai; evitare il più possibile di lagnarsi e di appaltare all’altro i propri guai e trasmettergli le proprie ansie). Si vede che Kruse è francese, ha questo approccio lasco e rispettoso da Piccolo Principe, del tutto impraticabile su suolo italico.

 

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Al fidanzato quarantenato che è andato a isolarsi a Bolzano o a Bitonto dai genitori, infatti, è impossibile chiedere il contenimento del disagio: chiama su Skype a tutte le ore, ti appare così malvestito da sembrarti malnutrito, ti chiede se secondo te ce la faremo, e in quanto tempo ne verremo fuori, e come, e se ti va di scommettere sulla data in cui passeremo alla fase 2 (gli manca il fantacalcio, cerca di capire); chiama soprattutto a pranzo, ti fa vedere sua madre in bigodini e vestaglia che gira il sugo, a volte a cucinare è lui, e non ha alcun pudore nel mostrartisi in grembiule, con una fascia di pile in testa.

 

Tu, ragazza italiana col fidanzato quarantenato a distanza, hai comunque una consolazione: non devi andarci a letto. I quarantenati in coppia pare facciano molto sesso, ieri il Financial Times scriveva che in Germania e Inghilterra non si sono mai venduti tanti completini sexy, sex toys e preservativi come nelle ultime settimane.

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Gli italiani, invece, si fanno ancora beccare a fare l’amore nei parcheggi, nelle ambulanze, negli ascensori con le amanti, alcuni provano a trasgredire i divieti ma le volanti li fermano e si ritrovano davanti uomini soli, istigati al sesso da neo fidanzate molto calorose e insistenti, che più per farsi portare un Grom in vaschetta che altro hanno detto loro dai, raggiungimi, mi manchi troppo, noi siamo giovani, non ci ammaliamo, al massimo siamo portatori sani, ti aspetto, e visto che ci sei portami il gelato.

 

Qualche giorno fa una non nota pop star tiburtina ha intimato al suo filarino di andare da lei, il poveretto s’è incamminato, è stato fermato dai carabinieri, ha detto che stava andando a donare il sangue (lei gli aveva consigliato di farlo) e quelli hanno capito il trucco e lo hanno rispedito a casa.

 

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 «Se domani ti chiamano e ti chiedono di me, per favore, puoi dire che sono andato a Ostia a fare un’iniezione a un mio lontano parente diabetico?», s’è sentita chiedere una scrittrice romana da un ex, uno che frequentava in un’altra vita e che, come tutti gli ex che abbiamo frequentato in un’altra vita, stanno tornando a bussare al nostro WhatsApp come se questa fosse l’ultima notte al mondo e noi fossimo quindi tenute ad accettare che ci dicano quanto siamo state importanti, quanto vorrebbero parlare con noi, quanto avrebbero bisogno che gli pariamo le chiappe in caso chissà quale forza dell’ordine indaghi sui loro traffici illeciti a Ostia.

 

Gli adulteri americani sono i più interessanti, loro ti chiedono video soft porno in cui urli il loro nome, seguito da ruolo professionale (se tenutari di azienda, specificare l’azienda), mentre fai a te stessa quello che loro non possono farti perché sono quarantenati con le rispettive mogli che amano e non intendono tradire (e te lo dicevano anche prima, nel pre covid, quando ti infilavano le mani dappertutto e però né ti baciavano né ti portavano a letto perché quello sarebbe stato tradimento).

 

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Quelli che prima del Covid stavano cominciando una relazione, poveri cuori, sono completamente smarriti, non sanno più di cosa parlare, non sanno cosa dirsi, hanno dato fondo ai ricordi delle due cene insieme, delle rispettive vite, dei passati traumi e dimenticabili amori, non hanno la confidenza per videochiamarsi, si chiamano e basta, e purtroppo si trovano nella spiacevole situazione di doversi dire quanti nuovi contagi ci sono, e hai letto oggi il Corriere, ma hai visto poi Piazza Pulita, o di pianificare il futuro.

 

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Quando tutto questo finirà andremo a cena, andremo al mare, a Londra, a sciare, a scopare, a cantare, a bere, fino a rendersi conto che non ricordano più molto l’uno dell’altra, e così prima l’uno e poi l’altra prendono a teledistanziarsi, che è persino peggio del distanziarsi, persino peggio di quelli che ti lasciano con un WhatsApp in cui ti scrivono che questa quarantena li ha illuminati, hanno capito che non sono pronti, che a 47 anni hanno ancora tutta la vita davanti, non se la sentono di stare con te, che sei meravigliosa ma piombata nella loro giovane vita troppo presto, appena dopo l’università, e quindi ciao, amore, ciao amore, ciao amore, ciao.

 

Saremo migliori, saremo peggiori, saremo chissà. Per adesso eccoci qua, a distaccarci da quelli a cui siamo più legati, a capire che siamo fatti di neve e chiunque voglia scaldarci vuole farci morire, oppure a capire che siamo fatti di fuoco, e abbiamo ancora molti incendi da appiccare, e quindi via, usciamo nella notte con la certificazione finta, andiamo a Ostia, che c’importa del mondo.

 

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