moftah missouri con sarkozy e gheddafi

“SARKOZY E’ UN DELINQUENTE DI PRIMO GRADO” - E’ QUELLO CHE SOSTIENE LA PROCURA NELLA SUA REQUISITORIA CONTRO L’EX PRESIDENTE, RINVIATO A GIUDIZIO PER FINANZIAMENTO ILLEGALE - “SARKO” UTILIZZAVA LINEE TELEFONICHE CLANDESTINE - L’EX INTERPRETE DI GHEDDAFI: “DAL RAIS SONO PARTITI 20 MILIONI PER SARKOZY. HO VISTO LA LETTERA DEL LORO ACCORDO…”

sarkozy

1 - ANCORA GUAI PER SARKOZY

Francesca Pierantozzi per “il Messaggero”

 

Più che un ex presidente della Repubblica, un «delinquente di primo grado», così si legge nelle 79 pagine di requisitoria della Procura che ieri è costata a Nicolas Sarkozy il rinvio a giudizio per corruzione e traffico di influenze. Per l'ex presidente è l'ennesima batosta giudiziaria, dopo l'apertura dell'inchiesta sul presunto finanziamento libico della campagna che lo ha portato all'Eliseo nel 2007 e il rinvio a giudizio per il finanziamento illegale dell'altra campagna presidenziale del 2012, che invece ha perso contro François Hollande.

 

carla bruni nicolas sarkozy

I fatti incriminati questa volta risalgono al 2014, quando il telefono di Sarkozy e del suo avvocato Thierry Herzog vengono intercettati nel quadro dell'inchiesta sui finanziamenti di Gheddafi. Su Gheddafi gli inquirenti ascolteranno ben poco, ma l'occasione consentirà loro di incappare per caso- in un altro affaire, questa volta relativo a delle agende di Sarkozy, sequestrate dai giudici nell'ambito dell'inchiesta su presunte tangenti elargite dall'erede L'Oreal, la miliardaria Liliane Bettancourt. L'affaire Bettencourt si è già chiuso, nell'ottobre 2013 con un non luogo a procedere per Sarkozy.

SARKOZY MACRON

 

LINEE CLANDESTINE

L'ex presidente però rivuole indietro e le sue agende, le quali potrebbero parlare e aprire nuovi fronti giudiziari. Per questo ha deciso di ricorrere in Cassazione e chiedere l'annullamento del sequestro. Intercettati per Gheddafi, Sarkozy e Herzog parlano invece delle agende. Ma non solo. Gli inquirenti scoprono che l'ex presidente ha attivato una linea telefonica segreta aperta a nome di tale Paul Bismuth.

 

SARKOZY JUPPE FILLON

Non è la prima linea clandestina ad essere stata usata da Sarkozy: in precedenza si era già calato nei panni di Gilda Atlan, per fare telefonate in direzione del Qatar o degli Stati Uniti. Come Bismuth, Sarkozy parla invece con il suo avvocato delle agende sequestrate e in particolare del «modo di ottenere informazioni privilegiate sulla procedura in corso davanti alla Corte di Cassazione». Sarkozy e Herzog si rallegrano del buon rapporto di amicizia con «un alto magistrato della Corte di Cassazione, identificato come Gilbert Azibert, primo avvocato generale presso la seconda camera della Corte».

 

SARKO GHEDDAFI

Azibert figura infatti come terzo rinviato a giudizio nell'affare delle intercettazioni. Sarkozy e Herzog avrebbero promesso a Azibert di aiutarlo ad ottenere un posto cui aspirava, a Monaco, in cambio d'informazioni riservate. Alla fine Azibert non avrà il posto a Monaco e la Corte di Cassazione non darà ragione a Sarkozy. Per questo l'ex presidente ha sempre giudicato assurde le accuse e ieri ha annunciato un ricorso, dicendosi «tranquillo sul fatto che la verità verrà fuori».

 

NICOLAS SARKOZY

Per l'accusa, invece, non soltanto «ci sono indizi pesanti e concordanti contro i tre accusati», ma i metodi usati dall'ex presidente e dal suo avvocato - in particolare il ricorso a linee telefoniche aperte sotto falso nome fanno pensare all'attività di «delinquenti provetti».

 

Per Sarkzoy si annuncia un futuro denso sul fronte giudiziario. Ieri il faccendiere franco-libanese Ziad Takieddine, denunciato dall'ex presidente per diffamazione, sarà processato nel settembre 2019 per aver dichiarato al sito Mediapart di aver consegnato personalmente 5 milioni di euro a Sarkozy e al suo ex capo di gabinetto.

 

2 - "DA GHEDDAFI 20 MILIONI A SARKOZY HO VISTO LA LETTERA DEL LORO ACCORDO"

Francesco Semprini per “la Stampa”

 

Moftah Missouri con Sarkozy e Gheddafi

«Ho visto la bozza della lettera d' accordo per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy sulla scrivania di Gheddafi. Non ricordo il giorno esatto, ma il mese sì.

La data del documento era dicembre 2006. In calce aveva firmato Moussa Kussa e la lettera era indirizzata a Gheddafi».

 

La rivelazione è di Moftah Missouri, braccio destro di Muhammar Gheddafi e testimone del finanziamento del regime libico a Nicholas Sarkozy.

Per capire il personaggio occorre ripercorrere la sua carriera. Uomo elegante e colto, dottorato alla Sorbona, e visiting in diverse università tra Europa, Africa e Medio Oriente.

 

Sarko e Gheddafi

Parla cinque lingue tra cui l' ebraico, si considera «un eterno studente». Ha 67 anni, è in pensione, viaggia, scrive novelle e poesie e ha una passione per l'Italia: «Per noi libici è il Paese di riferimento, siamo affini per storia e mentalità». La sua carriera diplomatica inizia nel 1975 per il ministero degli Esteri libico con incarichi diversi da attaché sino ad arrivare precocemente al ruolo di ambasciatore: «Avevo 30 anni».

 

Conquista la fiducia di Gheddafi nel 1996 dopo avergli fatto da interprete francese per un incontro fuori programma. «Qualche giorno dopo mi chiamò il ministro Omar Almutu, mi disse che il leader voleva parlarmi». Da allora diventai il suo uomo di fiducia, ero tra i pochi a parlare direttamente con lui, diventai il suo interprete ufficiale di francese ma di fatto consigliere e confidente, anche quando andavo in visite per cui non c'era bisogno delle mie traduzioni, voleva che io andassi comunque.

Moftah Missouri con Sarkozy e Gheddafi

 

Gheddafi gli affida la gestione del dossier francese proiettandolo agli alti piani del regime libico, ma senza sporcarsi le mani di sangue. Missouri partecipa a tutti gli incontri più delicati che riguardano i rapporti tra Tripoli e Parigi, in primis quello fra il Colonnello e l'allora ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy durante la visita a Tripoli del 6 ottobre 2005. Le foto dell'epoca lo ritraggano in mezzo ai due leader intento a tradurre ogni parola. Due anni dopo diventa un testimone chiave del finanziamento alla campagna elettorale di Sarkozy.

 

Quando è stata la prima volta che ha sentito parlare di questa storia?

«Sono stato ambasciatore e responsabile del desk Francia. Nel 2005 quando Sarkozy era ministro dell' Interno ho tradotto l' incontro con Gheddafi a Tripoli».

sarko gheddafi

 

Cosa si dissero?

«Fu Sarkozy a introdurre il discorso dicendo che era sua intenzione candidarsi alle presidenziali francesi. Gheddafi rispose che come amico non avrebbe esitato ad aiutarlo.

Non parlarono di soldi, ma il concetto era chiaro. Gheddafi disse: è un bene avere un amico come presidente francese. E sottolineò: "Ti incoraggio e sono pronto ad aiutarti"».

 

Come si è arrivati ai soldi?

«Dopo qualche tempo ho visto la bozza della lettera d' accordo per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy sulla scrivania di Gheddafi. Non ricordo il giorno esatto, ma il mese sì. La data del documento era dicembre 2006. In calce aveva firmato Moussa Kussa e la lettera era indirizzata a Gheddafi».

 

Cosa c' era scritto?

«Ricordo bene di aver letto che la cifra proposta era di 50 milioni di euro. I personaggi indicati da parte francese per la finalizzazione dell' accordo erano Brice Hortefeux e l' intermediario franco-libanese Ziad Takieddine. Da parte libica si indicava Bashir Saleh, Abdallah Senoussi».

gheddafi sarkozy x

 

Come ha saputo che Gheddafi stanziò solo 20 milioni di dollari?

«Durante un' intervista alla vigilia dei bombardamenti della Nato nel marzo 2011, Gheddafi disse a una giornalista francese che aveva aiutato la campagna elettorale di Sarkozy.

Alla domanda su quanti soldi avesse versato rispose che non si ricordava la cifra. Qualche giorno dopo Gheddafi mi rivelò che il contributo libico a Sarkozy era stato di 20 milioni di dollari».

 

Come si spiega la decisione di attaccare la Libia nel 2011?

«Sarkozy era rimasto spiazzato della mancata realizzazione di diversi contratti con Tripoli».

gheddafi e sarkozy jpeg

 

I ribelli volevano il Colonnello vivo, ma fa ucciso durante la cattura. Cosa ne pensa?

«Ha ragione, i ribelli lo volevano vivo, qualcun altro no».

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