paolo crepet

QUANDO ARRIVA LA VECCHIAIA, C’HANNO TUTTI LA SVOLTA MISTICA! – E’ SUCCESSO ANCHE AL 75ENNE PAOLO CREPET: “SENTO LA VOCE DEGLI ANGELI. IO SONO SEMPRE STATO CREDENTE: ESSERE SENZA DIO E’ UN PO’ PRESUNTUOSO - L’ULTIMA VOLTA CHE HO VISTO IL MIO MAESTRO, FRANCO BASAGLIA, ERA IL 2 AGOSTO 1980. PER TORNARE A CASA HO CAMBIATO TRENO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA, IL GIORNO DELL’ATTENTATO: HO SCHIVATO LA BOMBA PERCHÉ AVEVO UN ANGELO CUSTODE. NELLA MIA VITA CI SONO STATE “PRODIGIOSE SCONFITTE”: FUI BOCCIATO AI CONCORSI PER DIVENTARE PROFESSORE. COL SENNO DI POI, MI HANNO MESSO SU UNA VIA CHE NON ERA QUELLA DELL’ACCADEMIA, DEL RIVERIRE IL PROF. SONO UN RIBELLE E SONO STATO PIÙ FELICE RESTANDO LIBERO” – I LUTTI PRECOCI, L’IMMORTALITA’ E L’AMORE CHE E’ “FATICA”

Estratto dell’articolo di Candida Morvillo per il “Corriere della Sera”

 

PAOLO CREPET - UN GIORNO DA PECORA

[…] Il libro appena uscito per HarperCollins s’intitola Riprendersi l’anima e segna la svolta spirituale di Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, scrittore e volto tv. L’intervista era iniziata con lui che raccontava che finora non si era permesso di parlare della sua famiglia, dei suoi maestri, dei suoi amori e diceva: «Troppo intimo, troppo penoso mettersi a nudo».

 

Come e perché abbiamo perso l’anima?

«Per vana gloria, per un eccesso di sicurezza, per mancanza di sobrietà. L’abbiamo persa quando abbiamo smesso di sentire la vita. […] abbiamo perso la capacità di ascoltare il dolore del mondo, ma anche la sua speranza. Riprendersi l’anima vuol dire tornare lì».

 

Alla fine, questo libro popolato di angeli e di cimiteri in cui nessuno è davvero morto è il suo esercizio di restituzione?

paolo crepet

«Io so che, se posso essere un punto di riferimento per una ragazza che forse domani non ci sarà per colpa nostra, significa che non ho buttato via la mia vita. Questo è rincorrere le stelle anche se temi che si eclissino. Sentivo il bisogno di restituire qualcosa dell’enorme bagaglio che mi è stato dato, anche da persone incontrate per caso, come un signore in un bar veneziano in una giornata in cui non volevo uscire, ma un angelo mi ha suggerito di farlo. E quello sconosciuto mi ha detto “viaggiare descanta”. Una cosa che neanche Ungaretti».

 

Come si riconosce la voce di un angelo?

«Senti che c’è. O ne hai così bisogno che te la inventi. Non so se gli angeli ci sono davvero, ma io ci credo. Sono stato un giovane cinico come tanti coetanei e cinico perché la vita mi ha indurito: ho avuto lutti precoci, non ho mai avuto partiti o protettori. Ma il cinismo è diventato un romanticismo in cui arrivano angeli che magari sono persone».

paolo crepet

 

Perché era importante sentire le parole «viaggiar descanta»?

«L’angelo voleva dire che esiste l’ombra della notte e non bisogna averne paura perché esiste anche un’alba imprevista».

 

Sembrano le notti paurose di cui scrive, quelle in cui guarda il soffitto scuro e riesce a leggerci ombre che «nascondono anche proficui angeli» e da cui si sveglia «con le mani sporche di lacrime».

«Notti che ci sono sempre state. Notti di dubbi, paure, domande».

 

[…] Quali sono stati i suoi dolori?

PAOLO CREPET

«Fare una bella passeggiata alla porta di Brandeburgo con un uomo straordinario come il mio maestro Franco Basaglia e venti giorni dopo sapere che gli avevano diagnosticato un cancro. L’ultima volta l’ho visto il 2 agosto 1980. Sa che strada ho fatto per tornare a casa?

Ho cambiato treno alla stazione di Bologna».

 

Era lì quando la bomba è esplosa?

«L’ho schivata perché avevo un angelo custode. Poco dopo, muore mia madre. Stava bene e all’improvviso mi trovo con un padre antico e silenzioso, una madre che non c’è più, un maestro che non c’è più, una piccola borsa di studio per campare. E io trovo che tutto il bello che mi è successo dopo sia stupefacente».

 

E qui siamo a quelle che chiama «prodigiose sconfitte»: bocciato ai concorsi per diventare professore.

«Ci teneva papà. Ma col senno di poi le sconfitte prodigiose mi hanno messo su una via che non era quella dell’accademia, del riverire il prof... Non sono nato mandarino. Sono un ribelle e sono stato più felice restando libero».

 

paolo crepet

Lei diventa famoso in tv da Maurizio Costanzo, che la scoprì perché da una libreria cadde un suo libro. Fu fortuna o un angelo?

«Un angelo. Ma poi in video ci sono dovuto andare io».

 

Lei è sempre stato credente?

«Essere senza Dio è un po’ presuntuoso».

 

Che mi dice dei cimiteri che ama visitare e che definisce «zone oltre le quali l’esistenza prosegue in altro modo»?

«Siamo immortali. Non potrei mai pensare che mio padre è morto: mio padre si è spostato. Anche perché chiedo talmente tante e tali cose a lui, come ad altri che non ci sono più, che non potrebbero essere morti».

paolo crepet

 

Le risposte arrivano?

«Certo. Mica le cerco con ChatGPT».

 

Lei scrive che «l’amore è tempesta, impeto emotivo» e che la spaventa che si educhino i giovani a scegliere l’amore tiepido più di quello sovversivo. Che amori ha avuto lei?

«Nessuna persona amata è mai stata compiacente con me. Questa, per me, è la cartina di tornasole dell’amore. L’amore è fatica».

 

Ha scritto: più invecchio, più non capisco su cosa si debba fondare l’ide ntità.

aldo cazzullo paolo crepet myrta merlino

«L’identità non è genetica, ma sta nelle scelte, nella caparbietà, nel talento che non te lo trasmette la mamma con una poppata. Prenda Ornella Vanoni. Ricordo la nostra ultima telefonata. Voleva che la accompagnassi in una scuola per parlare alle ragazze. Disse: “Devo andare a raccontare chi sono”. Le chiesi: che cosa vuoi dire? E lei: “Che sono una ragazza che si è buttata nel fuoco”». […]

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