QUANTO SI PUO’ PRENDERE SUL SERIO LAVITOLA? – QUALCHE GIORNO PRIMA DI VENIRE ARRESTATO, CAMBIARE VERSIONE E CONFESSARE, VALTERINO AI PM AVEVA DETTO: “SONO RIMASTO SCONVOLTO DA QUANTO ACCADUTO E HO AVUTO PAURA SINO ALL'ULTIMO MINUTO CHE SIGFRIDO MENTISSE. HO PROVATO VERGOGNA, QUALORA FOSSE EMERSO CHE AVEVO TRADITO SIGFRIDO, SAREBBE STATO UN DISONORE. CON LUI HO UN RAPPORTO MOLTO FAMILIARE, UN ATTENTATO NON SI FA PER FARE DEL BENE. PERALTRO, TUTTI I BENEFICI CHE AVREBBE POTUTO AVERE DALL'ATTENTATO (SCORTA, ECC.) LI HA GIÀ. LUI VIVE DI STIPENDIO E L'ATTENTATO GLI AVREBBE CAUSATO UN DANNO ANCHE ECONOMICO. PERTANTO, SONO FELICE DELLA DIFESA DI SIGFRIDO NEI MIEI CONFRONTI”
Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
[…] Poi c'è la pista politica. È sempre Lavitola a confermare ai pm la circostanza: «Non le nego che ne abbiamo parlato (di una possibile candidatura ndr), io stavo lavorando anche a un sondaggio per una cosa del genere, ma lui si è sempre schernito in proposito e poi non era assolutamente questo il momento, saremmo stati due deficienti», dice.
Scoperto dai carabinieri, Lavitola avrebbe cercato ancora una volta di utilizzare il rapporto con Ranucci.
Dice il gip: «Era lo stesso Lavitola a spiegare che una sua difesa da parte di Ranucci era necessaria». Bisognava fare «la stessa cosa di Berlusconi», raro caso di una vittima di estorsione che difende l'estortore. Il giornalista, nella mente del tessitore, avrebbe dovuto proteggerlo «per una questione di reputazione».
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
C'è un dato da registrare. Recentemente. in diverse occasioni, i legali di Lavitola hanno spiegato che Ranucci potrebbe confermare che il loro assistito aveva messo in guardia il giornalista da possibili pericoli. Per dimostrare che l'attentato è stato commissionato per far aumentare la scorta a Ranucci, per altruismo. La vittima che difende il reo.
Dopo le perquisizioni, Ranucci chiama Lavitola, di notte. «Andassero a cercare questo Corrado (nome che emerge dagli esecutori materiali ndr)», dice Ranucci. Ancora: «Se mi devi fare l'attentato…pagavi a uno che se ne intende…ma che necessità c'è di mettere di mezzo quegli scalzacani?». E poi: «Comunque vada non c'è un movente». Lavitola alimenta la paura: «Gli ho detto (ai carabinieri ndr): lei si rende conto che con questa cosa andiamo a finire su tutti i giornali e si dirà che Ranucci si è fatto l'attentato da solo?».
In quella stessa telefonata notturna Lavitola dice: «L'altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già». Il giornalista risponde: «Apposta ti sto dicendo». Il gip chiosa: «Invece di dissentire, assecondava il ragionamento dell'amico».
«Ranucci — sintetizzano gli atti — appare incredulo e convinto che altra sia la pista che gli inquirenti dovrebbero seguire per individuare il mandante. Fornisce una sponda ai ragionamenti del Lavitola, tesi a precostituirsi possibili ricostruzioni alternative rispetto a quanto accertato dalla Procura, senza dar l'impressione di dubitare della fedeltà dell'amico».
Ranucci è sincero. Lavitola è soddisfatto. «Sono rimasto sconvolto da quanto accaduto e ho avuto paura sino all'ultimo minuto che Sigfrido mentisse — dirà l'imputato ai pm qualche giorno prima di venire arrestato, cambiare versione e confessare — Ho provato vergogna, qualora fosse emerso che avevo tradito Sigfrido, sarebbe stato un disonore.
Con lui ho un rapporto molto familiare, un attentato non si fa per fare del bene. Peraltro, tutti i benefici che avrebbe potuto avere dall'attentato (scorta, ecc.) li ha già. Lui vive di stipendio e l'attentato gli avrebbe causato un danno anche economico. Pertanto, sono felice della difesa di Sigfrido nei miei confronti».
L'ARRESTO DI VALTER LAVITOLA
sigfrido ranucci e valter lavitola
