eugenio montale

QUEL LUMACONE DI MONTALE – È STATO TROVATO AD ATENE UN PLICO DI LETTERE DEL POETA A UNA POETESSA GRECA DI 24 ANNI PIÙ GIOVANE, A CUI COPIAVA I PEZZI E LE TRADUZIONI DA VENDERE AL “CORRIERE” - I BACI OFFERTI E RICHIESTI, LE NOTE A MARGINE SUL NOIOSO LAVORO DI REDAZIONE (“LA SCALA È UN GROSSO TEATRO INUTILE”) E I RIFERIMENTI AGLI INTELLETTUALI DEL TEMPO…

 

 

Luigi Mascheroni per www.ilgiornale.it

eugenio montale - premio nobel

 

Dei grandi poeti ci si aspetta sempre di scovare versi inediti. A volte, cercando, si trova una Musa. Anche Eugenio Montale, magistero poetico altissimo e profilo sentimentale basso, ebbe le sue Muse. Come ha scritto un critico, la ricerca del fantasma femminile percorre tutta l'esistenza di Montale, e tutta la sua scrittura. Drusilla Tanzi, la «Mosca»; Gerti Frankel; passando per Maria Luisa Spaziani e Paola Nicoli, fino a Irma Brandeis, la «Clizia» delle Occasioni.

 

L'occasione dell'incontro fra un giovane Montale e una giovanissima Margherita Dalmati, nom de plume di Maria-Nike Zoroyannidis (1921-2009) - l'ultima Musa del grande poeta - fu ai tavolini del caffè «Le Giubbe rosse», a Firenze. S'incrociarono, ma niente di più.

 

Poi, molti anni dopo, si risentirono e si rincontrarono ad Atene, in un'accesa primavera greca del 1962, lui già poeta celebrato, lei artista in ascesa. Il mito, il Fato, la Bellezza. L'Amore?

 

montale annalisa cima

In quel momento Montale, è già Montale, anche se da La bufera e le prose della Farfalla di Dinard è passato parecchio tempo. Il suo mondo è quello della «trasognata solitudine» dell'appartamento milanese di via Bigli. Mancano una dozzina d'anni al Nobel.

 

Lei invece, poetessa e musicista di origine greca (nasce a Calcide nel 1921), traduce i più importanti autori greci in italiano e italiani in greco. Amica di Cristina Campo, collaborerà a lungo con Nelo Risi, ci farà conoscere Kavafis, Seferis, Elytis, Solomos e pubblicherà anche con Vanni Scheiwiller.

Maria-Nike Zoroyannidis margherita dalmati

 

Hanno 24 anni di differenza. Entrambi legati dalla musica (lei suona il clavicembalo, lui è critico musicale per il Corriere d'Informazione) e fino a oggi, a parte i quattro-cinque amici comuni che spettegolavano sulle loro telefonate, pochi sapevano della loro amitié amoureuse, diciamo così. Fino alla scoperta, poco tempo fa, di un plico di lettere di Montale a Margherita, nella casa della poetessa, in Platia Amerikis, ad Atene, insieme con libri dedicati e quadri a pastello di lui per lei.

 

che profumo quei libri la gambe di dora markus eugenio montale

L'autrice del ritrovamento è la studiosa Alessandra Cenni, la quale ora cura la pubblicazione del suo piccolo tesoro: Eugenio Montale, Divinità in incognito. Lettere a Margherita Dalmati (1956-74) (Archinto, pagg. 108, euro 18). Le lettere sono 42, quasi tutte su carta intestata del Corriere della sera e sono firmate «Eugenio» o, più spesso, «Agenore», mitico re fenicio di Tiro. Non sono state trovate invece le lettere della Dalmati a Montale, il quale come è noto distruggeva tutte le prove delle sue infedeltà, fisiche o illusorie che fossero (più illusorie che fisiche, anche questo è noto). Botta senza Risposta.

 

MONTALE - QUASIMODO - UNGARETTI

Sfogliare un carteggio di cui si hanno i testi solo del mittente o del destinatario, e non di entrambi, è come applaudire con una mano sola. Ma il risultato, nel caso specifico, è uno spettacolo. Montale è il miglior Montale che conosciamo. Cinico, pettegolo, curioso, sinuoso, ironico, giornalisticamente egoista (gli capitava di chiedere ad amici e amiche di buttargli giù i pezzi che poi firmava sul Corriere, ma era un vezzo più che un vizio...).

 

La prime tre lettere, un preludio, risalgono al 1956-57. Sono brevi e formali: si danno del «Lei». Il vero carteggio inizia nell'aprile 1962, quando sono già passati al «tu», e lui le annuncia che sta per arrivare in Grecia insieme con Drusilla Tanzi (la «Mosca», già gravemente malata: Montale la sposerà a luglio, l'anno dopo lei verrà a mancare).

 

montale

A maggio «Agenore» confessa a margherita di volerle bene, di volerla sentire «almeno per un giorno, una notte intera, mia, tutta mia»: «Ti voglio bene, Maria Nike, ti amo (sono vent'anni che non scrivo una simile parola)». Le chiede una foto e le raccomanda, come farà altre volte negli anni successivi, di spedire le lettere alla redazione di via Solferino, e non a casa, per non ingelosire prima la moglie e poi la fedelissima e altrettanto gelosa governante, la «Gina».

montale 9

 

«Io sono fedele per costituzione, anche se mi sono innamorato tre o quattro volte in vita mia (solo i morti non lo fanno) - le scrive il 22 maggio 1962 - ma ora è davvero l'ultima volta ed anche se è l'ultima è la più preziosa e mi fa camminare un centimetro più alto del suolo». E a giugno: «Io ti posso dire soltanto che vivo con te ogni minuto e che la mia sofferenza mi aiuta a vivere. La crisi erotica (!) dei 50 anni l'ho avuta, quella (meno ridicola) dei 38 anni l'ho avuta pure, ma ora tutto mi pare diverso, più incorruttibile, anche se non si svolge nella stratosfera e accende furiosamente il mio sangue».

 

eugenio montale

Per il resto, al netto dei baci offerti e richiesti, le lettere montaliane traboccano di note a margine del suo noioso lavoro di redazione e di critico («La Scala è un grosso teatro inutile, incapace di formare artisti e legato a un repertorio che ormai sappiamo a memoria. Si spendono due milioni all'anno - scrive nel '62 - che vanno in tasca a registi e scenografi inutili»).

 

Richieste di «informazioni» per pezzi e traduzioni (il poeta le confessa diversi plagi da notizie avute da lei e articoli rubati). Pourparler («Ho viaggiato in aereo con la Callas, forse domani vado a risentirla nella Medea: dicono che sia giù di voce»).

 

montale 8

 Riferimenti a intellettuali del tempo: Giansiro Ferrata che sta per giungere ad Atene «con altri membri più o meno loschi della Comes nonché scrittori ex fascisti, comunisteggianti, lui personalmente è un buon ragazzo (55 anni), figlio di un pazzo morto suicida...», e Giorgio Zampa, che lo perseguita con la sua filologia!, e Silone, «degnissimo uomo»..., e Mimy Piovene che quando muore la Mosca gli telefona dicendo «Abbiamo anche noi la nostra grave disgrazia: è morto il nostro cane!». E gli insopportabili impegni mondani, tra servizi fotografici, premi e interviste: «Mi sembra di esser «un Bardot letterario». E non aveva ancora vinto il Nobel...

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