ucraina - saccheggi dei soldati militari russi 4

“I SACCHEGGI DEI RUSSI IN UCRAINA? I POTENTI INVASORI SEMBRANO PIÙ POVERI DI COLORO CHE HANNO AGGREDITO” - DOMENICO QUIRICO: “NEI LORO OCCHI ALEGGIA IL PIACERE: LUSSO, CONFORT, TECNOLOGIA, PAROLE STRANIERE NELLA RUSSIA, ETERNA PEZZENTE MA CON I MISSILI E LA BOMBA. IL SACCHEGGIO È LA VERGOGNA DELLA GUERRA, DA SEMPRE: IL VINCITORE ESIGE IL DIRITTO DI PRENDERE TUTTO AL VINTO, LA VITA, LE DONNE, I BENI. QUELLO CHE NON PUÒ PORTAR VIA DEVE ESSERE DISTRUTTO PER CANCELLARNE LA MEMORIA. È LA SPOGLIAZIONE DEL CADAVERE”

Domenico Quirico per “la Stampa”

 

i russi spediscono a casa i beni rubati agli ucraini

Nel 1944 le uniche pagine di giornale che i soldati russi non usavano per arrotolarsi le sigarette erano quelle in cui erano pubblicati gli articoli scritti da Il'ja Erenburg. Quelle erano parole sacre: «Se hai ammazzato un tedesco ammazzane un altro...non c'è niente di più allegro dei cadaveri tedeschi... Germania, tu puoi ora rotolarti su te stessa e ululare nella tua agonia mortale... l'ora della vendetta è suonata».

 

UCRAINA - SACCHEGGI DEI SOLDATI RUSSI IN UNA BANCA

Chissà se alcuni di loro avevano letto anche il Deuteronomio: «Quando il Signore ti avrà dato la città del nemico nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici».

 

Alle spalle di quei soldati c'erano tre anni e mezzo di lutti e di violenza. Indimenticabili. Immortali. La guerra non rende la gente più tenera. Al contrario la rende volgare e molto crudele. Adesso per i soldati russi era arrivato il momento di rovesciare le parti. I «politruk» che affiancavano le unità della Armata rossa, i commissari politici che vegliavano sull'umore della truppa e sulla reverenza al verbo del padre Stalin, incitarono: «Voi state per diventare esecutori di giustizia, dovete essere l'incarnazione del tribunale della giustizia del vostro popolo».

 

UCRAINA - SACCHEGGI DEI SOLDATI RUSSI

Quando superavano la frontiera prussiana i soldati piantavano una piccola bandiera rossa e si radunavano per una ultima riunione di coscienza politica. Gli ufficiali ricordavano i crimini che erano venuti a vendicare, le violenze perpetrate sulle donne russe, i villaggi e le città bruciate, le lacrime delle madri. Ora era arrivato il momento di spogliare il cadavere tedesco.

 

Mi è venuto in mente tutto questo leggendo le denunce di saccheggi nelle zone del nord dell'Ucraina attorno a Kiev occupate dall'esercito russo per un mese prima del ritiro oltre la frontiera bielorussa. A cui si aggiunge una sequenza di immagini che, secondo molti, sarebbe la prova di questi saccheggi.

 

UCRAINA - SACCHEGGI DEI SOLDATI RUSSI

Soldati che spediscono a casa, nella allegra confusione di una marachella ben riuscita, nelle scatole di uno spedizioniere bielorusso il bottino, come all'uscita di un centro commerciale: televisori telefonini, computer. I potenti invasori sembrano dunque più poveri di coloro che hanno aggredito. Negli occhi dei saccheggiatori aleggia il piacere: lusso, confort, tecnologia, parole straniere nella Russia, eterna pezzente ma con i missili e la Bomba.

 

Nelle buie settimane di Bucha gli uomini furono scritti sulla lavagna nera come numeri a più cifre, un colpo di spugna sopra, ecco, cancellati. La roba, quella no, quella è importante. Bisogna portarla a casa. Anche così quello che è accaduto si fa palese. Parla. Gli oggetti rubati sono scorie del consumismo povero. In poco tempo si sfasceranno, saranno gettati via. Non diventeranno, temo, un passato che non dà pace.

 

UCRAINA - SACCHEGGI DEI SOLDATI RUSSI

Il saccheggio è la vergogna della guerra, da sempre: il vincitore esige il diritto di prendere tutto al vinto, la vita, le donne, i beni. Quello che non può portar via deve essere distrutto per cancellarne la memoria. È la spogliazione del cadavere. In mezzo ai resti fumanti, ai morti abbandonati, dalle porte e dalle finestre divelte dai saccheggiatori rinasce il miserabile commercio delle cose rubate. La guerra è quello che i barbari furono per le società antiche, agenti convulsi di distruzione e dissoluzione.

 

Oltre che l'omicidio anche il furto diventa lecito, autorizzato, in fondo giusto compenso alla fatica spesa per cacciare il nemico. Un tempo i generali lo promettevano ai soldati per motivarli o renderli pazienti: poi vi rifarete nella città conquistata... Oggi la differenza è che nessuno lo dice esplicitamente.

 

UCRAINA - SACCHEGGI DEI SOLDATI RUSSI

Nel 1945 i nonni dei soldati russi che hanno assediato Kiev vissero una campagna militare spietata per entrare in Germania, con decine di migliaia di morti. Ma quello fu anche per loro un periodo di strana abbondanza. La Germania era ricca. Nonostante cinque anni di guerra era ancora molto più ricca delle terre in cui erano stati arruolati.

 

Si presero le donne tedesche, a migliaia, ma anche rubarono. E tutto venne fatto su scala russa, monumentale. Avevano sofferto e perduto più di qualunque altro e ora volevano una ricompensa. Stalin pretendeva dal Reich un risarcimento di almeno dieci miliardi di dollari. Una parte spettava a loro e bisognava impadronirsene subito, fino a che si era in tempo.

 

soldati russi curati all'ospedale di zaporizhzhia 4

Dal 1944 era stato emanato un previdente ordine di servizio in cui si specificava in dettaglio la procedura da seguire per i «trofei». E la loro spedizione in Russia. Qualsiasi cosa conquistata o abbandonata diventava proprietà dell'Armata rossa. Una volta si era più sfacciati, non si temevano certo tribunali incaricati di perseguire i reati di guerra.

 

Mentre squadre specializzate provvedevano a smontare pezzo dopo pezzo le fabbriche tedesche, i soldati facevano da soli. E spesso saccheggiare era l'unico modo per mangiare perché le linee di rifornimento della Armata rossa, come pare quella di Putin, erano rudimentali e sempre in ritardo.

Soldati russi in Ucraina 2

 

In Russia non c'era niente da comprare. Gli ufficiali furono i primi ad approfittare imballando porcellane. Biancheria, pellicce, confiscando automobili per portare in patria le meraviglie tedesche. Un saccheggio di alto bordo per cui si arrivò perfino a organizzare, visti i volumi, treni del bottino. Alla vigilia del capodanno russo del 1944 il ministro della Difesa autorizzò tutto l'esercito a mandare «pacchi» a casa, cinque chili per i soldati, quindici per gli ufficiali. Ma si era indulgenti, si largheggiava nel peso.

 

Gli oggetti rubati dicono molto di coloro che ne approfittarono: era l'immagine di un popolo che il comunismo aveva immerso nella miseria mobilitandola con la missione del comunismo. I soldati di Stalin come i coscritti di Putin erano ragazzi arrivati al fronte spesso direttamente dalla scuola, che non avevano imparato niente se non a sparare, a strisciare, a lanciare bombe, a uccidere e odiare il nemico.

 

Soldati russi

C'era chi spediva macchine da scrivere che non avrebbe mai usato perché non utilizzavano caratteri cirillici, o metteva da parte una bella radio tedesca ma si rammaricava che nella sua isba non ci fosse la corrente elettrica. Oppure spedivano scarpe, panni di lana per confezionare finalmente cappotti caldi, cuoio per confezionare alte scarpe. Ricercatissimi erano gli orologi da polso. E le biciclette, pochi sapevano usarle, facevano tentativi malaccorti e ruzzolavano fragorosamente tra le risate dei commilitoni. Qualcuno, forse, a Vladivostok o a Jakutsk sta aprendo pacchi con la stessa meraviglia.

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