IL PATTO-PACCO DI NATALE - RENZIE FONZIE E IL BANANA SI SAREBBERO GIÀ INCONTRATI A MILANO IL 24 DICEMBRE PER L’ACCORDO SU UNA LEGGE ELETTORALE DI STAMPO MAGGIORITARIO

Nino Bertoloni Meli per "il Messaggero"

Sistema dei sindaci? Sistema spagnolo? O Mattarellum rafforzato? La terza che hai detto. Sì, sarebbe la legge elettorale in vigore prima dell'aborrito Porcellum, resa più maggioritaria, l'asse della possibile intesa fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Un'intesa siglata in un incontro a quattr'occhi. I due si sarebbero già incontrati a Milano (non ad Arcore ovviamente), a cavallo di una partecipazione televisiva del segretario del Pd a Che tempo che fa avvenuta il 23 dicembre, il faccia a faccia ci sarebbe stato il giorno dopo.

«Incontro, incontro, chi vi dice che non sia già avvenuto?», si è lasciato sfuggire, o lo ha detto di proposito, un neo senatore molto vicino al Cavaliere durante una trasmissione tv. Lo stesso ha confermato poco dopo che il faccia a faccia tra il neo leader del Pd e il persistente leader di Forza Italia in effetti è già avvenuto. Conferma in sostanza dal fronte berlusconiano, ma non dal fronte renziano, fedele alla consegna secondo cui «quando il segretario si vedrà con il Cavaliere, lo farà alla luce del sole».

Sempre, quando si affrontano trattative sulla madre di tutte le riforme, quella elettorale, non si sfugge alla liturgia dell'incontro più o meno segreto, dei summit che dovevano rimanere segretissimi. Come non ricordare la famosa cena a casa Letta (Gianni) ai tempi della Bicamerale, con annesso patto della crostata, dove una quarantina di ospiti pretesero di riunirsi dallo zio Gianni senza che venissero scoperti? Ma tant'è.

La cosa più interessante dell'incontro milanese, oltre al fatto di esserci stato, è il contenuto del medesimo. Renzi, in sostanza, avrebbe di fatto già chiuso un'intesa con il Cavaliere sul Mattarellum rafforzato, cioè la vecchia legge con 475 collegi uninominali e con il 25 per cento proporzionale che verrebbe suddiviso in un 10 per cento per il cosiddetto diritto di tribuna (permettere anche ai piccoli partiti di accedere al Parlamento), e il restante 15 per cento come premio alla coalizione vincente. Un sistema che dà maggioranze sicure, ma che ha il difetto di costringere ad ammucchiate pur di avere quel voto in più che permette di aggiudicarsi il collegio.

I PALETTI
Che i termini della questione stiano così, lo confermava indirettamente Dario Nardella, plenipotenziario renziano sulla legge elettorale, quello che ha incontrato Renato Brunetta all'inizio della trattativa: «I paletti sono gli stessi di quelli dichiarati da Brunetta, election day, un turno, maggioritario, bipolare, quindi ci siamo». L'altro plenipotenziario renziano in materia, Maria Elena Boschi, confermava altri aspetti che compongono il quadro: «I contatti proseguono, li abbiamo avuti anche con i cinquestelle, ma loro hanno confermato che non intendono impegnarsi».

Tutto bene, dunque, tutto fatto? Che Renzi abbia in tasca l'intesa sul Mattarellum non significa che sarà questa proposta ad andare in aula alla Camera il 27 gennaio. C'è sempre quel sistema dei sindaci, il doppio turno di coalizione, che più che essere la carta di riserva è la proposta ufficiale del Pd, è stato lanciato proprio da Renzi, ed è tuttora lì, con tanto di proposta di legge depositata alla Camera co-firmata da deputati di tutte le aree del Pd e da Sel. Quale allora il problema?

Semplice: Renzi non si fida, teme trappoloni e trappolette, vede che Angelino Alfano adesso si sbraccia sul doppio turno e contemporaneamente apre, o finge di aprire secondo i renziani, sui tempi di discussione alla Camera, e i sospetti diventano semi certezze. La riforma elettorale è comunque calendarizzata alla Camera per il 27, frutto del pressing Pd.

«Sembrava impossibile, eppur si muove», commenta soddisfatto Renzi. Lo stesso Alfano, confermando la posizione aperturista, ha detto di non vedere «niente di male» in un incontro fra Renzi e Berlusconi, «magari senza dargli tanta enfasi». Nel frattempo, la Boschi ha sconfessato l'opzione di Dario Franceschini pro sistema dei sindaci: «E' una posizione personale, non del governo. La legge elettorale è di competenza del Parlamento, non sarà nel patto di coalizione».

I TEMPI
Dunque? Renzi aspetta la riunione di direzione del 16 per uscire con la proposta ufficiale del Pd. Al momento, l'alternativa appare secca: o si fa la riforma elettorale con Forza Italia sulla base del Mattarellum, e allora il governo rischia di brutto; o si fa con la maggioranza sulla base del doppio turno, e allora il governo respira ma il leader del Pd non è sicuro che poi non gli preparino il piattino in aula al momento del voto (a Montecitorio la legge elettorale si decide a scrutinio segreto). Quanto al terzo sistema proposto da Renzi, lo spagnolo, è avviato sul viale del tramonto: nessuno si sbraccia, anche perché congelerebbe di fatto il sistema tripolare uscito dalle ultime elezioni, cosa che nessuno né auspica né vuole ottenere.

IL PARTITO
Alla direzione del 16, in sostanza, il caso delle dimissioni di Stefano Fassina passerà per forza di cose in second'ordine. Il quadro si è via via chiarito: l'ormai ex vice ministro lascia il governo per fare l'anti Renzi di mestiere. «Farò il Renzi di Renzi», la parola d'ordine di Fassina, «userò nei suoi confronti lo stesso atteggiamento che ha tenuto lui con Bersani». Bisognerà vedere con che seguito, visto che finanche i giovani turchi da cui proviene e i dalemiani lo hanno scaricato. «Fassina chi?», la rasoiata del dalemiano Enzino Amendola.

 

 

RENZI E BERLUSCONIbruno vespa tra renzi e berlusconi MARIA ELENA BOSCHI ALFANO LETTA CETRIOLO Dario Franceschini Stefano Fassina

Ultimi Dagoreport

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…