aldo cazzullo antonio di pietro - una giornata particolare raul gardini

CI SONO VOLUTI 33 ANNI PER RISOLVERE UNO DEI MISTERI SUL SUICIDIO DI RAUL GARDINI – IL 23 LUGLIO 1993 IL MANAGER CHE CREÒ L’IMPERO FERRUZZI-MONTEDISON, CADUTO SOTTO I COLPI DI TANGENTOPOLI, FU TROVATO MORTO NELLA SUA CAMERA DA LETTO. IL CASO FU ARCHIVIATO COME SUICIDIO MA RIMASERO DUBBI LEGATI AD ALCUNE STRANEZZE, COME IL FATTO CHE PISTOLA FOSSE LONTANA DAL CADAVERE – ORA ANTONIO DI PIETRO, ALLORA PM DI MANI PULITE, RIVELA AD ALDO CAZZULLO: “HO SPOSTATA IO STESSO L’ARMA QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO. L'AVEVANO GIA’ SPOSTATA. IO L’HO PRESA CON IL FAZZOLETTO” – IL RACCONTO DI DI PIETRO NELLA PROSSIMA PUNTATA DI “UNA GIORNATA PARTICOLARE”

Estratto dell’articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

raul gardini

«Abbiamo bisogno di un’ambulanza, è morta una persona in piazza Belgioioso 2». «Com’è morta? Come si chiama?». «Ha 60 anni, si chiama Raul Gardini». Erano le nove del mattino del 23 luglio del 1993, l’ultimo giorno di vita dell’uomo che in dieci anni creò un impero industriale e finanziario di dimensioni mondiali, il gruppo Ferruzzi-Montedison, caduto sotto i colpi di Tangentopoli.

 

Lo trovarono steso sul letto della sua casa milanese a Palazzo Belgioioso, nel centro di Milano. Un colpo di pistola alla tempia. I magistrati archiviarono il caso per suicidio ma i dubbi rimasero ed erano legati a varie stranezze.

 

aldo cazzullo antonio di pietro - una giornata particolare

Una riguardava la pistola con la quale si sarebbe sparato, una Walther Ppk calibro 7.65, ritrovata dalla Scientifica sul secrétaire della camera da letto. Cioè, distante dal corpo. «L’ho spostata io stesso quando sono arrivato e abbiamo preso atto che si era...», rivela oggi Antonio Di Pietro ad Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, che l’ha intervistato per la puntata di «Una giornata particolare» («Lo scandalo infinito, dalla Banca Romana a Tangentopoli») che andrà in onda mercoledì alle 21.15 su La7.

 

Di Pietro puntualizza: «L’avevano già spostata, io l’ho presa con il fazzoletto». Insomma, a oltre trent’anni dalla tragica fine dell’imprenditore di Ravenna viene risolto uno dei misteri legati alla tragica fine, deponendo per il suicidio.

 

Bettino Craxi Raul Gardini Carlo Sama

Va detto che il maggiordomo di Palazzo Belgioioso, Franco Brunetti, entrato per primo in quella stanza, aveva dichiarato di aver trovato Gardini con la pistola nella mano destra: «Ma non l’ho toccata». [...]

 

Periodo difficile per Gardini: dopo la rottura familiare con i Ferruzzi era arrivato il ciclone Mani Pulite. Non è un caso che Di Pietro si fosse precipitato nel luogo della tragedia. Quella mattina avrebbe dovuto infatti interrogarlo.

 

«Doveva dirci a chi aveva dato le tangenti provenienti dalla famosa provvista di 150 miliardi. Mi doveva dire quel che mancava per chiudere il cerchio — aggiunge l’ex pm — ci avrebbe permesso di accertare cose che non abbiamo mai più accertato (all’appello mancano ancora 75 miliardi, ndr)». In cambio Di Pietro gli avrebbe evitato il carcere ma lui dubitava. «Credo che questo lo abbia determinato, visto il carattere corsaro, a suicidarisi»

 

antonio di pietro gherardo colombo francesco greco piercamillo davigo

Gardini significava agroindustria, chimica, finanza, scalate, ma per Di Pietro era soprattutto Enimont, la joint-venture fra i colossi Eni e Montedison che doveva fondere la chimica pubblica e quella privata ma che si rivelò un fallimento, dal quale è maturata la supertangente.

 

Era un apice della storica inchiesta partita un anno e mezzo prima da un pesce piccolo, Mario Chiesa, esponente in ascesa del partito socialista, per arrivare a quello più grosso: Bettino Craxi. Il cacciatore Di Pietro e il cinghialone Craxi, una guerra.

 

la deposizione di bettino craxi davanti ad antonio di pietro

Combattuta nelle aule di giustizia, in parlamento e nelle piazze, dove la gente tifava per il pool. E chiusa con la fuga di Craxi dall’Italia e con la sua morte nel 2000 ad Hammamet, in Tunisia. Latitante o esule? «Per me latitante, esule è chi è perseguitato e non ha fatto nulla, lui invece ha fatto e se l’è data, e non erano solo finanziamenti illeciti ma anche soldi finiti nelle sue tasche».

 

Parenti e amici di Craxi non ci stanno. Prima fra tutte Stefania, la figlia: «Io ho ereditato molti debiti», dice. Quanto ai conti all’estero «tutti i partiti ce li avevano, credo che una parte se li siano tenuti i prestanome. Chi poteva testimoniarlo non l’ha fatto e, anzi, nella seconda repubblica ha fatto pure carriera. E questa è rimasta una grande ingiustizia e una grande infamia».

 

[...]

ANTONIO DI PIETRO CIRCONDATO DAI GIORNALISTI

 

Nella puntata si fa il parallelo con lo scandalo della Banca Romana che nel 1892, esattamente un secolo prima, coinvolse impresari, banchieri e i vertici della politica, fra cui Giovanni Giolitti, il Presidente del Consiglio del Regno d’Italia di allora, e Francesco Crispi, che lo era stato fino al 1891.

 

Sulle ceneri di quell’istituto nacque nel 1893 la Banca d’Italia, sentinella del credito che conserva nel suo caveau buona parte della riserva aurea nazionale del Paese, fatta di lingotti, pepite, monete (pari nel 2024 a 197 miliardi di euro). In quel caveau viene custodito anche l’oro di altre nazioni, secondo la logica del frazionamento del rischio, come parte di quello italiano si trova in vari forzieri esteri.

 

raul gardini

«Fra i lingotti — racconta Cazzullo che è entrato nel caveau — ce ne sono di particolari. In alcuni sono incisi falce, martello e CCCP. Sono lingotti sovietici. Altri hanno un’aquila e la svastica del terzo Reich».

Una storia nella storia.

raul gardiniGABRIELE CAGLIARI RAUL GARDINIidina ferruzzi raul gardini 1raul gardini

 

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