NUOVI GIOCHI - A FERMO UN RAGAZZINO NON STA FERMO E PRECIPITA GIOCANDO A “PARKOUR”: UNA DISCIPLINA METROPOLITANA IN CUI SI SALTA DA UN TETTO ALL’ALTRO

Fabio Tonacci per "La Repubblica"

Stava giocando con la vertigine. «Guardatemi, guardate quello che so fare...», urlava, in bilico a dieci metri d'altezza su un cornicione che sta lì, nella piazza di Fermo, più o meno da duecento anni. Fino a quando un mattone più fragile degli altri si è rotto e il suo piede è scivolato.

"Giovanni", 16 enne con questo vizio di salire sui tetti e di farsi fotografare sempre più in alto, è piombato a terra con un tonfo che ha spezzato il respiro ai suoi amici che lo stavano guardando dal loggiato di palazzo Gigliucci. Ora sono sotto shock mentre lo vanno a trovare all'ospedale Torrette di Ancona, dove è ricoverato in gravissime condizioni dopo due operazioni.

"Giovanni", nome di fantasia, ha una passione vera per i gesti spericolati. Così come la sua combriccola di amici: salti, tuffi, acrobazie con gli skateboard. Qualcuno li descrive (ma loro negano) dediti al parkour, disciplina metropolitana nata in Francia negli anni Ottanta in cui si segue un percorso con l'obiettivo di superare con salti e a mani nude qualsiasi muro, scala o angolo della città. Forse, più prosaicamente, sono ragazzi con addosso la vivacità di chi ha sedici anni.

Domenica sera, intorno alle 11, erano tutti nel quartiere Santa Caterina, nella piazza davanti a quel palazzo fatiscente di fine Settecento, di cui da mesi gli abitanti della zona denunciano il degrado e lo stato di abbandono. Era transennato, con una rete di metallo per impedire l'accesso alla scala a chiocciola che porta al loggiato con le colonne in cima all'edificio. Una rete, si ragiona ora, troppo bassa.

"Giovanni" è salito con gli altri, probabilmente non era nemmeno la prima volta che lo faceva. Poi, forse per sfida, si è arrampicato sul camminatoio del tetto: una lunga lingua di mattoni che corre a dieci metri di altezza. Cosa sia successo esattamente in quegli attimi, è ancora da chiarire.

Secondo la ricostruzione fatta dal dirigente del commissariato di polizia di Fermo, Roberto Palcani, «il ragazzo stava cercando di rientrare sul terrazzo, dopo aver camminato da solo sul cornicione, quando un mattone si è sbriciolato e lui ha perso l'equilibro». Cadendo però, "Giovanni" avrebbe avuto l'istinto di tuffarsi sul tetto di un palazzo vicino, distante tre-quattro metri. Lo dimostrerebbero anche le tegole smosse sul tetto dell'edificio. Ma non tutti sono convinti di questo.

"Giovanni" può aver davvero tentato il salto, stile parkour estremo. Del resto gira una sua foto in cui sorride sul cornicione di un centro commerciale. La polizia ha aperto un fascicolo senza indagati, per accertare la dinamica e per capire se l'accesso al palazzo abbandonato fosse sbarrato a sufficienza. E qualche dubbio rimane: ieri mattina davanti alla scala a chiocciola, oltre alla rete metallica qualcuno ha aggiunto il filo spinato.

 

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