AIUTO, QUI CI SERVE UN “BIBI-SITTER”! – LA SCHEGGIA IMPAZZITA NETANYAHU CONTINUA A OSTACOLARE LA TREGUA IN IRAN: SUBITO DOPO L’INTESA PRELIMINARE TRA USA E TEHERAN, SONO RIPRESI I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI NEL SUD DEL LIBANO E LANCI DI DRONI DI HEZBOLLAH – L’INTELLIGENCE AMERICANA HA AVVERTITO TRUMP CHE "BIBI" INTENDE IMPEDIRE IL RAGGIUNGIMENTO DI UN ACCORDO DI PACE DURATURO CON IL REGIME TEOCRATICO – PERSINO L’AYATOLLAH MOJTABA KHAMENEI AVEVA CEDUTO E DATO IL VIA LIBERA ALL’ACCORDO PER IL CESSATE IL FUOCO, MA A NETANYAHU PRUDONO LE MANI…
1 - ISRAELE E HEZBOLLAH: CESSATE IL FUOCO GLI 007 USA: CON BIBI LA TREGUA RISCHIA
Estratto dell’articolo di Alessandra Muglia per il “Corriere della Sera”
raid israeliani nel sud del libano
[…] Migliaia di sfollati libanesi […] stanno tornando a casa, sopratutto nel sud del Paese, incoraggiati dalla firma a distanza, mercoledì scorso, dell’accordo preliminare tra Iran e Usa che, su richiesta di Teheran, estende il cessate il fuoco anche in Libano.
Questo sulla carta, perché fino a ieri i raid sono continuati, con un’impennata di violenza che ha fatto temere il peggio anche sul piano diplomatico: sono stati gli iraniani, si apprende ora, a far saltare all’ultimo sia la cerimonia prevista ieri in Svizzera con i negoziatori dell’intesa, sia il primo round di colloqui tecnici che avrebbero dovuto tenersi nel weekend, sempre in Svizzera, per iniziare a confrontarsi su come attuare i 14 punti del memorandum.
DONALD TRUMP FIRMA INTESA CON IRAN
Il viaggio del vicepresidente JD Vance è stato rinviato all’ultimo momento, ufficialmente per ragioni logistiche, ma sullo sfondo pesava la posizione di Teheran: niente negoziati, hanno fatto sapere fonti vicine al dossier, finché andranno avanti gli attacchi israeliani in Libano. In realtà nella notte, riporta però Axios citando funzionari americani, l’inviato di Donald Trump Steve Witkoff è partito per la Svizzera, dove dovrebbe tenersi il primo round di colloqui con l’Iran sul nucleare. Le trattative avrebbero dovuto iniziare venerdì scorso, ma sono stati rinviati.
raid israeliani nel sud del libano
[…] ieri ecco la schiarita: nel pomeriggio Israele e Hezbollah — esclusi dai negoziati sul memorandum sull’Iran— si sono accordati su un cessate il fuoco mediato da Usa e Qatar. Del resto la tregua tra Tel Aviv e Hezbollah si è trasformata in una condizione politica per tentare di rimettere in moto il tavolo tra Usa e Iran e arrivare in 2 mesi a un’intesa definitiva.
Ma il sollievo è durato poco. A pochi minuti dal nuovo cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha condotto nuovi raid nel Libano meridionale, e Hezbollah ha lanciato droni verso il nord di Israele. Le agenzie di intelligence americane hanno avvertito l’amministrazione Trump che probabilmente il premier Benjamin Netanyahu intende ostacolare il raggiungimento di un accordo di pace duraturo con l’Iran, riferisce il Washington Post , secondo cui Israele intende proseguire le operazioni contro Hezbollah.
«Sono sempre stato in buoni rapporti con Bibi. Bisogna solo calmarsi a volte e usare la testa» ha reagito il presidente Usa alla notizia della tregua. In quelle ore, i suoi strali sono stati rivolti contro la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei che giovedì lo aveva accusato di aver mosso «ogni leva per disperazione» pur di chiudere l’accordo.
Trump ieri ha ribaltato l’accusa, sostenendo che a trattare per disperazione è stato l’Iran e non Washington. Il tono è stato quello consueto, aggressivo e ultimativo: gli ayatollah , ha scritto, non riceveranno «neanche dieci centesimi» durante i 60 giorni previsti per verificare se esistono le condizioni di un accordo più ampio e stabile.
A mettere sotto pressione il presidente è anche una parte del suo partito. Diversi repubblicani dell’ala più interventista guardano con sospetto all’accordo con l’Iran, giudicandolo troppo generoso e troppo vago sui limiti al programma nucleare. Il dossier rischia di diventare una prova di forza interna: Trump deve difendere un’intesa che contraddice la retorica con cui per anni aveva demolito l’accordo negoziato da Barack Obama. […]
2 – IL PRAGMATISMO DEI PASDARAN: «RINGRAZIAMO I NEGOZIATORI» KHAMENEI E PEZESHKIAN UNITI MA ALLA PACE CREDONO IN POCHI
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
È arrivata perfino la benedizione di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida Suprema fa sapere che quella firma sul memorandum con gli Stati Uniti, all’inizio, non la voleva. Poi però ha dato il via libera agli sforzi di Masoud Pezeshkian e di quanti, in questi mesi, hanno tenuto in piedi la diplomazia nonostante le mine piazzate dai falchi guidati dall’ex negoziatore Said Jalili.
[…] Il movente ha poco a che vedere con i proclami ideologici ed è più terra terra di quanto il sistema voglia ammettere. La Repubblica islamica stima i danni della guerra intorno ai 270 miliardi di dollari, l’inflazione ha superato l’ottanta per cento, il rial si è sbriciolato e milioni di persone scivolano sotto la soglia di povertà.
Il motivo è servito: il Paese è allo stremo. Dentro questo scenario la maggioranza del potere si stringe attorno al capo del parlamento, Mohammed Ghalibaf, al ministro degli Esteri Abbas Araghchi e alla loro squadra negoziale. I pasdaran capiscono che prolungare il conflitto significherebbe un’erosione militare che nessuna retorica sulla «resistenza» può più coprire. Ed entra in scena la cavalleria.
Yadollah Javani, vice per gli affari politici dei Guardiani della Rivoluzione, spiega in pubblico che diplomazia e campo di battaglia rispondono allo stesso obiettivo. Esmail Qaani, capo della Forza Quds, va di persona a ringraziare la delegazione dei colloqui. Il comando Khatam al-Anbiya legge l’intesa come una resa del nemico, non dell’Iran.
Uno dopo l’altro, i pilastri del sistema si allineano per pragmatismo. […] Fuori da quei palazzi, la gente guarda e aspetta con quella stanchezza che è più lucidità di chi sa come andrà a finire. […]
La sfiducia è forse l’unico punto in comune tra chi governa e chi subisce. Ne sono impregnati anche quelli che hanno firmato. Due volte in un anno le guerre sono iniziate con i negoziati in corso. La lezione che il sistema ne ha tratto è difficile da scalfire: la diplomazia americana può fare da copertura al prossimo attacco, ogni apertura può coincidere con l’attimo in cui abbassi la guardia.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
Una fonte vicina al regime ci racconta che «quasi nessuno crede che in sessanta giorni si arrivi alla pace». Khamenei Jr lo dice a modo suo: «Se gli americani non rispettano gli impegni, l’Iran non si inginocchia». […]
I pasdaran studiano al millimetro la strategia. Sul nucleare non arretrano. Per esempio, non hanno intenzione di smantellare gli impianti, perché sarebbe una scelta irreversibile, mentre, dicono, tutte le mosse americane sono reversibili. A partire dall’alleggerimento delle sanzioni.
E intanto Trump non smette di minacciare: «Hanno 60 giorni di tempo, altrimenti faremo cose che non li renderanno felici».
donald trump benjamin netanyahu
mohammad baqer ghalibaf 1
mahmoud pezeshkian foto lapresse
TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN
MOJTABA KHAMENEI - PRIMO DISCORSO
abbas araghchi 2
abbas araghchi 1
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU ALLA CASA BIANCA
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
REGIME CHANGE - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI
DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU ALLA CASA BIANCA
IL REGALO DEGLI IRANIANI A TRUMP
benjamin netanyahu



