SCHETTINO PROPRIO NON VOLEVA TORNARE A BORDO (CAZZO) - IL CAPITANO RIFIUTÒ DUE VOLTE UNA BARCA PER RITORNARE SULLA CONCORDIA

Da www.corriere.it

Dopo essere sbarcato sullo scoglio del Giglio, a Francesco Schettino fu offerta per due volte una barca per andare sottobordo alla Concordia, ma lui non accettò perché «rispose che doveva rimanere a controllare la sua nave». Lo ha raccontato un nuovo testimone dell'udienza del processo di Grosseto, il comandante dei vigili urbani del Giglio Carlo Galli che la sera del naufragio coordinò la protezione civile sull'isola. «Perché dissi di no al gommone? Perché non mi fidavo, non conoscevo chi me lo stava dicendo- la replica di Schettino- Chi era, perché avrei dovuto seguirlo? Non sapevo chi fosse. E poi dovevo stare là, a controllare la nave».

L'OFFERTA RIFIUTATA - «Raggiunsi lo scoglio dov'era Schettino con altri naufraghi, un centinaio - ha detto Galli rispondendo al pm Alessandro Leopizzi - Gli dissi che l'avrei portato al porto del Giglio per imbarcarsi su un gommone con cui andare sottobordo alla Concordia ed eventualmente potervi risalire. Ma mi disse no, mi rispose che doveva rimanere a controllare la sua nave».

«Quando gli ho ripetuto l'invito - ha proseguito Galli -, che sarei stato in grado di portarlo sotto la nave, un secondo ufficiale della Concordia, che era lì con lui, commentò che era una buona idea provare a tornare a bordo. Ancora Schettino ribadì di no, che lui doveva restare lì. Intanto davanti a noi un elicottero della guardia costiera stava evacuando col verricello delle persone, segno che c'era altra gente a bordo».

«SCHETTINO ERA ASCIUTTO»- Lo scoglio è quello della Gabbianara, prospiciente la nave ormai rovesciata. «Schettino era asciutto, non gli altri con lui - ha anche ricordato Galli - Mi ricordo che aveva due cellulari, forse uno scarico, allora chiese il mio, ma non glielo prestai, mi serviva per coordinare i soccorsi. Portammo via i passeggeri, con lui rimasero in uno, due ufficiali» della nave.

«Non so con chi parlasse Schettino al telefono, e non ho visto se avesse oggetti con sé», ha anche detto Galli rispondendo alle parti civili. I difensori di Schettino hanno insistito affinché Galli spiegasse se il comandante avesse chiesto di far arrivare direttamente davanti allo scoglio una barca, ma il comandante dei vigili ha risposto negativamente.

«LA MIA CARRIERA E'FINITA»- Significativa anche la testimonianza di Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta della Costa Concordia, con compiti di "safety trainer":«Io e il safety manager della nave Martino Pellegrini insistemmo ad alta voce, anche insieme al comandante in seconda Roberto Bosio, per dare l'allarme di emergenza generale. Ma il comandante Schettino ci faceva cenno di aspettare, non dava l'ordine». Il ritardo fu determinante: «Solo dopo riuscimmo a dare l'allarme», ricorda Bongiovanni, e quando i danni furono chiari «il comandante mi guardò negli occhi e mi disse: "La mia carriera è finita". Ma io gli risposi: "Ora pensiamo all'emergenza, lei stia tranquillo ora"».

Lo ha ricordato Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta della Costa Concordia, con compiti di "safety trainer´, testimoniando oggi al processo di Grosseto. Bongiovanni nel naufragio fu incaricato delle comunicazioni con le capitanerie di porto ed è stato indagato (poi la posizione è stata chiusa con un'oblazione) per non aver correttamente informato le autorità marittime rispetto al disastro in corso la sera del 13 gennaio 2012 al Giglio: «Dissi via radio quello che mi ordinava di dire Schettino, ho eseguito i suoi ordini», ha spiegato Bongiovanni.

 

 

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