giuseppe conte mario draghi

“SE NON PASSA LA RIFORMA MI DIMETTO” – DRAGHI HA MINACCIATO DI RIMETTERE IL MANDATO NELLE MANI DI MATTARELLA, FACENDO TREMARE LE POLTRONE GRILLINE CHE, A QUEL PUNTO, HANNO ACCETTATA LA MEDIAZIONE SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA FIRMATA CARTABIA – A BLOCCARE L’IMPASSE SAREBBE STATO BEPPEMAO SCATENANDO LO PSICODRAMMA PENTASTELLATO CAPITATO DAL CONTE DIMEZZATO CHE, ORA COME NON MAI, HA CAPITO DI NON CONTARE NIENTE…

Ilario Lombardo per "La Stampa"

 

mario draghi

Beppe Grillo come Berlusconi. È un accostamento da incubo che nessuno, nel M5S, si sarebbe mai sognato di fare. E invece è successo, ieri, dopo aver saputo della telefonata del premier Mario Draghi al comico genovese. Telefonata che ha preceduto quelle di Grillo per chiedere ai ministri del M5S di accettare una mediazione con la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Secondo diverse fonti grilline di alto livello, tra cui sottosegretari ed ex ministri, quanto accaduto rileva un cortocircuito e scivola pericolosamente su terreni di «inopportunità», perché incrocia la vicenda privata e drammatica di Ciro, il figlio di Grillo accusato di stupro, tra l'altro proprio alla vigilia dell'udienza preliminare in Sardegna.

conte grillo

 

Per come la vedono i 5 Stelle, oltre a ragioni di tatto politico vista la difficile convivenza ai vertici con Giuseppe Conte, Draghi avrebbe dovuto sapere che sul tema della giustizia in questo momento il comico è, dicono, «ipersensibile». «O quantomeno interessato, se non vogliamo dire apertamente in conflitto di interessi come è stato Silvio Berlusconi per tante leggi ad personam». Il reato di cui è accusato il figlio è tra quelli elencati nelle eccezioni della nuova formulazione del processo penale che sospende la prescrizione dopo il primo grado ma fissa l'improcedibilità (di fatto una tagliola) dopo due anni in appello e un anno in Cassazione.

 

mario draghi all accademia dei lincei

Per la violenza sessuale, come per la corruzione, l'associazione a delinquere, e altri reati, i termini si allungano a 3 anni in appello e un anno e sei mesi in Cassazione. Draghi non avrebbe dovuto chiamarlo, dicono le fonti, al di là delle modifiche apportate su spinta dei 5 Stelle. Oppure, «avrebbe dovuto sfilarsi» Grillo quando ha ricevuto la chiamata, rivelata soltanto l'indomani mattina dal Fatto quotidiano. Le stesse fonti poi si pongono anche altre domande: perché Draghi gli telefona se c'è un capo politico reggente che è Vito Crimi? Perché non chiama anche Conte, lasciando invece avvelenare di ulteriori sospetti la faida interna sulla leadership e sulla diarchia in un momento in cui si sta cercando faticosamente una tregua?

 

giuseppe conte vs beppe grillo meme

Ma fino a qui la questione è politica e le risposte possono essere sia sostanziali sia formali: finché il nuovo Statuto non passa e non viene incoronato con una votazione online, Conte non è ancora niente per il M5S, mentre Grillo un ruolo lo ha: è il garante della linea e dell'azione politica dei 5 Stelle. Non solo, è lui ad aver determinato la nascita degli ultimi due governi e quasi tutti gli snodi fondamentali della storia dei grillini dal loro ingresso nei palazzi in poi. Sta di fatto che, a detta di tutti nel M5S, è stata la solita assenza di una catena di comando chiara a generare il pasticcio su come gestire le trattative e chi doveva farlo.

 

mario draghi alla camera.

I quattro ministri sommersi dagli insulti dei colleghi, sconfessati dall'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, autore dell'impianto originario della riforma, e dall'ex premier Conte, fanno trapelare la loro versione dei fatti. Le ricostruzioni si concentrano soprattutto su un momento, quel momento particolare, in cui vengono messi da Draghi di fronte alla responsabilità di poter innescare una crisi di governo. «Se non passa la riforma sarò costretto a mettere nelle mani del presidente della Repubblica le mie dimissioni». Così li avrebbe avvertiti il premier, stando ai grillini, in seguito informati anche del fatto che in quelle ore ci sarebbero stati contatti informali tra Palazzo Chigi e il Quirinale.

 

mario draghi stefano patuanelli

Nel panico di non sapere che fare, se assumere su di sé una decisione dalle possibili conseguenze esplosive per l'esecutivo, si è generato anche un paradosso, uno dei tanti prodotti dalle convergenze parallele che imbrigliano i grillini. Due dei quattro ministri che votano a favore della riforma in Cdm, Federico D'Incà e Stefano Patuanelli, quest' ultimo anche capodelegazione, sono considerati uomini di fiducia di Conte, il quale ci mette meno di mezz' ora a dichiararsi contrario alla legge. E ancora non sapeva della telefonata di Draghi a Grillo.

 

GIUSEPPE CONTE BY OSHO

Per l'ex premier non è solo una questione di merito, di modifiche al processo penale, che pure non condivide in questi termini, come ha apertamente dichiarato ieri. Ma è «il metodo del capo del governo - sostiene - che ha l'effetto di umiliare il M5S». E non si riferisce solo al fatto che questa della prescrizione è ancora una volta una riforma o una scelta fatta dal M5S a essere depennata dal suo successore, dopo la sospensione del cashback, l'indebolimento dell'Autorità anticorruzione, e i cambi ai vertici dei servizi segreti e di Cassa depositi e prestiti.

 

mario draghi

Per Conte ci poteva ancora essere spazio per un approfondimento, per cercare altre «soluzioni di compromesso», che lui stesso, in qualità di giurista, era pronto a mettere sul tavolo, nella convinzione che la giustizia fosse davvero la bandiera più identitaria per il M5S assieme al Reddito di cittadinanza. Invece, nota l'avvocato, Draghi ha voluto accelerare, forzare i tempi in Cdm, dando l'impressione di non poter o voler aspettare che il Movimento ritrovasse la compattezza e non rimanesse esposto a una strategia incerta per colpa delle solite spaccature e le solite lotte interne.

stefano patuanelli question time in senato 1marta cartabia mario draghi stefano patuanelli question time in senatogrillo conte

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”