hamas benjamin netanyahu

A CHE GIOCO STA GIOCANDO “BIBI”? – L’INVIATO USA, ADAM BOEHLER, AVEVA RAGGIUNTO UN’INTESA CON HAMAS PER LA RICONSEGNA DELL’ISRAELO-AMERICANO IDAN ALEXANDER E DEI CADAVERI DI ALTRI QUATTRO OSTAGGI STATUNITENSI. MA NETANYAHU HA FATTO SALTARE L'ACCORDO, HA CONDANNATO LA APERTURA DI HAMAS COME UNA FORMA DI “MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA” PER ACUIRE LE TENSIONI CON WASHINGTON E HA RICHIAMATO I NEGOZIATORI IMPEGNATI A DOHA – E BOEHLER LASCIA IL RUOLO DI INVIATO...

HAMAS, RILASCIAMO OSTAGGIO USA SE ISRAELE VA AVANTI CON ACCORDO

Idan Alexander

(ANSA) - Un alto funzionario di Hamas, che ha mantenuto l'anonimato, ha dichiarato che l'ostaggio israelo-americano Idan Alexander e i corpi degli altri quattro ostaggi Usa saranno rilasciati solo se Israele andrà avanti con l'attuale accordo di cessate il fuoco a Gaza.

 

Secondo il funzionario i colloqui dovrebbero iniziare il giorno del rilascio e durare non più di 50 giorni. In cambio Hamas chiede il rilascio di detenuti palestinesi.

 

ADAM BOEHLER RITIRA NOMINA A INVIATO USA PER GLI OSTAGGI'

(ANSA) - Adam Boehler ha ritirato la sua nomina a inviato speciale del presidente Usa per la questione degli ostaggi. Lo ha dichiarato un alto funzionario statunitense al Times of Israel, chiarendo che Boehler continuerà a gestire il dossier sul lavoro per liberare gli americani tenuti prigionieri in tutto il mondo, ma da una posizione di livello inferiore che non richiede la conferma del Senato.

 

Boehler lavorerà sulla questione per conto del presidente e in particolare continuerà a supportare gli sforzi dell'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff per garantire il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza, ha dichiarato un altro funzionario americano. E ha spiegato che Trump ha chiesto a Boehler di riferirgli come dipendente governativo speciale alla Casa Bianca invece che come inviato presidenziale per gli affari degli ostaggi. 

 

HAMAS LIBERA OSTAGGIO USA, ISRAELE LASCIA I NEGOZIATI

Estratto dell’articolo da “Il Sole 24 Ore”

 

Adam Boehler

Dall’intesa allo scontro. Ieri l’inviato Usa Adam Boehler aveva raggiunto in giornata un’intesa con gli islamisti, incassando l’annuncio della liberazione dell’israelo-americano Edan Alexander e della riconsegna di quattro cadaveri appartenenti a prigionieri di doppia nazionalità. Ma l’accordo è risultato del tutto sgradito al governo Netanyahu.

 

Il governo israeliano ha condannato la apertura di Hamas come una forma di «manipolazione psicologica» e richiamato in patria la squadra negoziale impegnata a Doha. A quel punto, poco dopo, sono arrivati anche gli attacchi dell’inviato Usa Steve Witkoff e quello, più pesante, del segretario di Stato Usa Marco Rubio. Witkoff, autore di un «piano ponte» per la tregua svelato lo scorso mercoledì, ha criticato la linea troppo “attendista” di Hamas rispetto alla richiesta di un rilascio immediato di Alexander.

 

BENJAMIN NETANYAHU - STEVE WITKOFF

«Hamas sta facendo una scommessa molto sbagliata pensando che il tempo sia dalla sua parte - ha attaccato Witkfoo - Non lo è. Hamas è ben consapevole della scadenza e dovrebbe sapere che risponderemo di conseguenza se tale scadenza verrà superata». Il segretario di Stato Marco Rubio ha rincarato la dose dalla riunione del G7 in Canada, bollando gli islamisti come «selvaggi» e chiedendo la liberazione immediata di tutti gli ostaggi.

 

[…]  L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha difesa la linea dura dell’esecutivo e contestato l’ostruzionismo degli islamisti nella sostanza delle trattative. «Mentre Israele ha accettato il piano Witkoff, Hamas rimane fermo nella sua posizione e non si muove di un millimetro. Nel frattempo, continua a esercitare manipolazioni e guerra psicologica», si legge nella nota.

 

DONALD TRUMP - JARED KUSHNER - BENJAMIN NETANYAHU

Netanyahu ha convocato per questa sera una riunione con i ministri per valutare i prossimi passi, dilatando un’attesa che fa infuriare le famiglie degli ostaggi contro la condanna ad altre «24 ore di inferno e sofferenza».

 

La collisione nei negoziati in Qatar è avvenuta mentre i ministri degli Esteri del G7, riuniti in Canada, hanno trovato una convergenza su un «cessate il fuoco permanente», salvo evitare qualsiasi riferimento chiaro a una soluzione «due popoli, due Stati»: una formula comparsa nella bozza del communiqué circolata sui media e poi scomparsa in quella definitiva, a quanto si apprende su spinta del segretario Usa Rubio.

 

proteste contro benjamin netanyahu 3

I ministri sono ricorsi a formule più vaghe, sottolineando «l’imperativo di un orizzonte politico per il popolo palestinese», raggiunto «attraverso una soluzione negoziata al conflitto israelo-palestinese che soddisfi le legittime esigenze e aspirazioni di entrambi i popoli e promuova una pace, stabilità e prosperità globali in Medio Oriente». […]

proteste contro benjamin netanyahu 1

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