THE DARK SIDE OF JFK - E’ STATO SOLO UN BEN ORCHESTRATO FENOMENO MEDIATICO, POLITICAMENTE UN DISASTRO, FINITO A UN PASSO DALLA TERZA GUERRA MONDIALE

Mauro Della Porta Raffo per "Libero"

Lo strangolatore di Boston, dramma portato nel 1968 sul grande schermo da Richard Fleischer, vede un ottimo Tony Curtis impersonare un operaio schizofrenico di origini italiane (si chiama Albert Di Salvo) che, in stato di semi incoscienza, uccide l'una dopo l'altra dodici donne. Interrogato, non riesce a ricordare quasi nulla del proprio passato ed è talmente assente da non rammentare cosa stesse facendo il 22 novembre del 1963!

Tutti, in America, infatti, se appena all'epoca avevano capacità di intendere, hanno bene in mente a quali faccende attendessero nel giorno (appunto il 22 novembre di cinquant'anni fa) dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, tanto l'accadimento si è impresso indelebilmente nella memoria dell'intera nazione.

Ultima vittima della cosiddetta «maledizione dell'anno zero» (a partire dal 1840, i presidenti eletti o confermati in un anno con finale zero sono morti in carica, a seguito di un attentato o per cause naturali), l'uomo della Nuova Frontiera resta nel mito al punto tale che ogni qual volta la lunga corsa verso la Casa Bianca prende il via i media immancabilmente si chiedono se sia in vista un «nuovo Kennedy».

È proprio dalla mitizzazione del primo ed unico presidente cattolico espresso dagli USA che non si riesce ad uscire, cosicché ben poche sono le voci - peraltro tutte di seri studiosi - che hanno cercato in questi cinquant'anni di fornirci un quadro veritiero dell'attività politica kennediana e dell'eredità politico culturale che ci ha lasciato.

Alla costruzione della sua leggenda, comunque, John Kennedy aveva pervicacemente lavorato fin dalla più giovane età, a ciò indirizzato dal padre Joseph le cui immense fortune economiche - molto chiacchierate per le sue poco eleganti relazioni con la mafia che gli avevano consentito di arricchirsi con il commercio degli alcolici durante il proibizionismo - erano state messe totalmente al servizio della scalata che doveva inevitabilmente condurlo alla Casa Bianca.

Mai, in tutta la sua non breve permanenza al Senato come rappresentante del Massachusetts, John aveva preso posizioni precise, cercando, invece, su ogni questione di barcamenarsi per non inimicarsi nessuno. Basti qui ricordare che nell'oscuro e tristissimo periodo maccartista della caccia alle streghe neanche per un attimo il giovane senatore si era levato a parlare contro le persecuzioni che colpivano gran parte degli intellettuali americani e, massimamente, quelli di sinistra.

Un manovratore e la sua famiglia
Ancora, quando nel 1956 si era parlato di una sua possibile presentazione quale candidato alla vice presidenza per i democratici con Adlai Stevenson per cercare di scalzare dalla carica presidenziale il generale Eisenhower, Kennedy aveva manovrato abilmente per evitare quella che considerava una iattura (vista l'estrema difficoltà dell'impresa) e si era, invece, riservato per momenti migliori.

La sua famiglia fu la prima ad intuire l'enorme potere che già in quegli anni andava assumendo il mezzo televisivo ed ingenti capitali furono utilizzati per costruire un personaggio - puntando sulla sua telegenicità - che i media in generale e la tv in particolare trovassero attraente e «spendibile».

Un'attenta campagna di stampa fu condotta, poi, a partire dai primi mesi del 1959 per presentare il nuovo «profeta» agli americani e al mondo intero. Si fece in tal modo leva sul suo passato di soldato, sulla moglie (facendo intendere che Jacqueline Bouvier discendesse da una nobile famiglia francese, cosa assolutamente non vera), sul suo aspetto da bravo ragazzo «tutto casa e famiglia» (il che era talmente falso da far ridere chiunque lo conoscesse davvero visto il suo passato e presente da impenitente sottaniere), sulla sua prorompente giovinezza.

Anche a quest'ultimo riguardo molte falsità trovarono ampio credito considerato che non era assolutamente vero che fosse (come veniva scritto e detto) il più giovane candidato mai proposto da un grande partito per la White House (nel 1896, William Jennings Bryan, democratico,al momento delle elezioni, aveva solo trentasei anni) e che, comunque, se eletto,non avrebbe potuto essere il più giovane presidente in carica posto che Theodore Roosevelt era entrato alla Casa Bianca a soli quarantadue anni.

Nella campagna del 1960 Kennedy trovò l'appoggio - molto ben compensato - della sinistra intellettuale americana (le cosiddette ‘teste d'uovo') cui seppe aggiungere il frenetico attivismo di tantissimi giovani che cercavano in lui qualcosa di nuovo, al passo con quei tempi ormai pre rivoluzionari (il Sessantotto non era poi molto lontano!).

Il famoso discorso della «Nuova Frontiera» che così fortemente condizionò l'andamento dei risultati elettorali sia nelle primarie che al voto di novembre non era assolutamente farina del suo sacco e fu interamente scritto da un collaboratore (un ‘ghost writer' poi allontanato con poca grazia) sulla base dei sondaggi popolari, effettuati per la prima volta su larga scala, tesi a conoscere cosa il popolo elettore si attendesse da un candidato.

Anche questa fu, in fondo, una ben riuscita operazione di marketing così come tutta la costruzione e presentazione del personaggio. Una volta eletto - e non dimentichiamo che Richard Nixon, il suo rivale, fu sconfitto per soli centomila voti popolari in tutto il grande Paese e che molto ci sarebbe da dire sull'appoggio ricevuto dallo schieramento kennediano da parte della mafia e sui voti «fantasma» (per lui, votarono migliaia di morti!) ottenuti in Illinois per «merito» del sindaco di Chicago Daily - l'azione politica di Kennedy fu quanto di più maldestro si potesse immaginare.

È lui che dette inizio alla guerra del Vietnam (anche se nessuno vuol sentirselo dire) inviando oltre diecimila osservatori militari -in - credibile eufemismo - a sostenere il corrotto regime del Sud di quello Stato. A Kennedy si deve il definitivo allontanamento di Fidel Castro (che all'epoca non era ancora comunista) e di Cuba dall'Occidente e l'abbraccio all'isola caraibica da parte dell'URSS e del comunismo visto che, invece di riconoscere il buono che pure c'era nell'azione castrista contro il dittatore Batista, pensò di scalzare il lider cubano autorizzando la cosiddetta spedizione della Baia dei Porci, finita tanto male che peggio non si potrebbe.

Guerra mondiale alle porte
Ed è sotto John Kennedy che si fu ad un passo dalla Terza Guerra Mondiale, quando, sempre per Cuba e in conseguenza dei suoi errori, inviò l'ultimatum a Krushev ed il mondo corse davvero un pericolo mortale. È contro la sua politica e disprezzando le sue posizioni che, lui presidente, fu costruito il Muro di Berlino che fino alla sua caduta ha voluto significare il profondo distacco esistente tra i due blocchi planetari.

È con la presidenza Kennedy che gli Usa riprendono la corsa agli armamenti con deciso e massiccio riarmo che li porterà ad affermare vieppiù il loro ruolo di super potenza. Se questi sono i «successi » del giovane presidente (che arrivò al punto di nominare ministro suo fratello, cosa mai accaduta in tutta la storia americana!) in politica estera e sul piano internazionale, che si deve dire del suo operato all'interno del Paese?

Per quanto avesse promesso di «rimettere ancora in moto l'America», molti dei suoi punti programmatici furono bocciati od eliminati visto che i suoi rapporti con il Congresso non si potevano certo definire brillanti e che, in verità, la sua determinazione veniva spesso a mancare. Per quel che riguarda i diritti civili (all'epoca, il problema interno più scottante per gli Stati Uniti alle prese ancora con forme di violento razzismo nei confronti delle minoranze e in specie dei neri) la sua opera, in seguito esaltata, fu assai lenta e pochissimo convinta.

Ancora nel marzo 1963, un Martin Luther King profondamente deluso lo accusava «di essersi accontentato di un progresso fittizio nelle questioni razziali». Alla vigilia di Dallas tutta la sua politica era ad un punto morto e neppure la grande abilità e dimestichezza con i media sembravano poterlo salvare (d'altra parte, i democratici avevano perso le elezioni di «medio termine» del 1962 principalmente a causa delle già evidenti manchevolezze del loro uomo a White House) tanto che una conferma nella tornata elettorale del 1964 appariva decisamente problematica.

La sua morte improvvisa colpì profondamente il Paese che la rivisse infinite volte alla tv, la qual cosa rese certamente più reale che in passato un accadimento non nuovo per gli Stati Uniti, visto che altri presidenti lo avevano purtroppo preceduto su quella strada. Fu così che un uomo sull'orlo della disfatta politica e con un passato tutto da discutere, improvvisamente, come un martire, venne da tutti idealizzato e che il suo discutibilissimo operato venne rivalutato oltre ogni dire.

Più promesse che fatti nella sua era
Come afferma Maldwyn Jones nella sua Storia degli Stati Uniti, a voler essere gentili, «gli anni della presidenza Kennedy furono molto più ricchi di promesse che di fatti». Si può aggiungere che ben pochi di questi fatti furono veramente positivi per l'America e per il mondo.

Un'ultima considerazione va poi fatta a proposito dell'atteggiamento di John Kennedy nei confronti delle donne, della moglie e delle sue numerose e disprezzate amanti tra le quali la povera Marilyn Monroe. La puritana America (complice la stampa dell'epoca) che tutti conosciamo e che ha distrutto la promettente carriera di molti aspiranti alla presidenza per i loro rapporti extraconiugali, solo a lui (e, in parte, a Bill Clinton) ha perdonato ogni scappatella, arrivando, addirittura, a glorificarlo per il suo gallismo. È proprio vero che quando si nasce con la camicia...

 

john e bob kennedyJOHN F KENNEDY SULLA LIMOUSINE POCHI ISTANTI PRIMA DI ESSERE UCCISO JOHN F KENNEDY E LA MOGLIE JACQUELINE SULLA LIMOUSINE PRESIDENZIALE A DALLAS POCO PRIMA DELLA MORTE DEL PRESIDENTE Marilyn Monroe And John Kennedy john kennedy marilyn marylin monroe john fitzgerald kennedy theredlist MARILYN MONROE CON BOB E JOHN KENNEDY HARRY TRUMAN E JOHN FITZGERALD KENNEDY JOHNSON GIURA COME PRESIDENTE SULLAIR FORCE ONE ACCANTO A JACQUELINE KENNEDY JACQUELINE KENNEDY CON LA FIGLIA AL FUNERALE DEL MARITO jacqueline kennedy a ravello tra mondanita e gossip degli anni Kruscev NikitaMARTIN LUTHER KING E JFK MARTIN LUTHER KING

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…