LE TOGHE PRESENTANO IL CONTO. ED È UN BEL PROBLEMA PER GIORGETTI – DOPO UNA LUNGA BATTAGLIA A COLPI DI CARTE BOLLATE, IL TESORO DOVRÀ RICONOSCERE AI MAGISTRATI GLI SCATTI DI STIPENDIO PER IL PERIODO 2018-2020. L’HA STABILITO IL CONSIGLIO DI STATO. SI TRATTA DI CIRCA 200 MILIONI DI EURO – MA IN BALLO RIMANE IL RICALCOLO DEGLI STIPENDI PER GLI ANNI SUCCESSIVI, E IL TOTALE PUÒ SALIRE A UN MILIARDO DI EURO. UNA GRANA IN PIÙ IN VISTA DELLA MANOVRA DEL PROSSIMO AUTUNNO…
Estratto dell’articolo di Gianni Trovati per www.ilsole24ore.com
Alla manovra mancano ancora quattro mesi, ma la sua agenda è già carica di grane da risolvere. L’ultima riguarda gli scatti stipendiali dei magistrati, dopo i ricorsi vittoriosi dell’Anm che ha contestato i meccanismi di calcolo utilizzati fin qui dal Governo.
La battaglia a colpi di carte bollate si è conclusa per quel che riguarda il triennio 2018-2020. Dopo aver vinto al Tar e al Consiglio di Stato, i magistrati si sono rivolti nuovamente ai giudici amministrativi per imporre al Governo di riconoscere aumenti più alti di quelli previsti finora.
giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 8
Nell’ordinanza 5140/2026, depositata nei giorni scorsi, Palazzo Spada ha offerto però al Governo un altro tempo supplementare, chiedendo di depositare entro il 5 settembre una relazione per illustrare «modalità e tempi di conclusione del procedimento di adeguamento».
Ma l’ordinanza dà anche una notizia importante, spiegando che la decina di settimane in più è stata concessa perché l’Istat ha già rifatto i conti, portando al 6,22%, dal 4,85% originariamente previsto dal decreto di Palazzo Chigi del 6 agosto 2021, l’aumento da riconoscere per il triennio 2018/2020.
Secondo le stime del Governo il nuovo parametro costa poco meno di 200 milioni, cioè intorno ai 16mila euro medi a magistrato. Fondi che vanno trovati. E che, soprattutto, non sono gli unici.
Perché la storia appare già scritta per il triennio 2021/23, dopo che il Dpcm del 3 giugno 2024 che ha previsto per quegli anni aumenti del 6,69% è già finito al Tar con le stesse contestazioni che hanno condannato il decreto del 2021. Ed è difficile immaginare che il quadro cambi per il 2024/26, ancora da tradurre in un decreto che dovrà ad adeguarsi alle indicazioni del Consiglio di Stato.
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PALAZZO SPADA SEDE DEL CONSIGLIO DI STATO
La catena potrebbe quindi costare in tutto almeno un miliardo: senza contare che la querelle si sta allargando ai professori universitari, che hanno lo stesso meccanismo di adeguamento retributivo dei magistrati e, pur non avendo presentato ricorso a suo tempo, viste le pronunce di Tar e Consiglio di Stato hanno iniziato a chiedere la revisione in autotutela dei provvedimenti che li riguardano.
[…] La battaglia è sulla matematica. I magistrati fanno parte del personale pubblico non contrattualizzato; le loro retribuzioni sono riviste ogni triennio in base agli aumenti medi ricevuti nei tre anni precedenti dalle altre categorie del pubblico impiego.
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Per il Consiglio di Stato, i conti del Governo sono illegittimi per varie ragioni: la base di calcolo ha escluso indennità che invece andavano comprese, non ha considerato personale come quello delle Autorità indipendenti, che hanno aumenti più elevati della media, e ha invece concentrato l’attenzione, utilizzando la media ponderata e non quella semplice, su comparti ampi nei numeri ma leggeri negli stipendi, come l’istruzione e gli enti territoriali […]


