donald trump missili patriot iran

TRUMP FA CILECCA (MA NON RIESCE AD AMMETTERLO) – GLI STATI UNITI SONO COSTRETTI A INTERROMPERE GLI ATTACCHI ALL’IRAN PER NON FINIRE LE SCORTE DI INTERCETTORI PATRIOT, CHE L’AMERICA NON RIESCE A PRODURRE IN QUANTITÀ SUFFICIENTE. DAL 28 FEBBRAIO A OGGI NE SONO STATI UTILIZZATI ALMENO DUEMILA, E NEL 2026 NE SARANNO PRODOTTI SOLO 172 - IL PRESIDENTE PUBBLICA FOTO RITOCCATE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NEGA TUTTO: “DISPONIAMO DI MOLTE PIÙ MUNIZIONI DI CHIUNQUE ALTRO AL MONDO” – IL CAPO DEL COMANDO MILITARE IN MEDI OORIENTE, BRAD COOPER, HA RACCOMANDATO LO STOP DEI BOMBARDAMENTI SU HORMUZ PER “RAGGIUNTI LIMITI DELLA SUA EFFICACIA”. CIOÈ NON SERVONO A NIENTE

bombe su kharg foto postata da donald trump su truth

TRUMP, 'ABBIAMO MUNIZIONI PIÙ DI CHIUNQUE ALTRO E BEN OLTRE IL NOSTRO FABBISOGNO'

(ANSA) - WASHINGTON, 26 LUG - Donald Trump nega che la riduzione delle scorte di munizioni sia un problema nell'ambito della guerra contro l'Iran, rimarcando in una dichiarazione al Wall Street Journal che "disponiamo di molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e ben oltre il nostro fabbisogno".   

 

La Casa Bianca, allo stesso tempo, ha affermato che la sicurezza nazionale sarebbe a rischio se gli organi di informazione diffondessero dati aggiornati del governo Usa sull'impiego dei missili Patriot e Thaad, rivelando l'elevato numero di intercettori utilizzati dall'inizio del conflitto.

 

AXIOS, 'PER CAPO CENTCOM I RAID A HORMUZ HANNO RAGGIUNTO LIMITI D'EFFICACIA'

 (ANSA) - WASHINGTON, 26 LUG - Il massimo comandante militare Usa in Medio Oriente, l'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha raccomandato lo stop dei bombardamenti nell'area dello Stretto di Hormuz "per raggiunti limiti della sua efficacia". Lo riporta Axios, in base a due fonti.

 

La sua posizione, unita a quelle di altri consiglieri, ha influito sulla decisione presa venerdì dal presidente Donald Trump di sospendere gli attacchi Usa all'Iran. Si è trattato del riconoscimento, da parte dei consiglieri militari e civili del tycoon, dei limiti dell'azione manu militari, e nello specifico della campagna di attacchi aerei.

 

 

MONITO DI TRUMP ALL'IRAN CON FOTO RITOCCATE CON L'IA, 'ATTACCATE L'ISOLA DI KHARG'

missili patriots

(ANSA) - WASHINGTON, 26 LUG - Donald Trump è tornato ad ammonire l'Iran affidandosi all'intelligenza artificiale, nel mentre i colloqui sembrano procedere sulla spinta di due notti calme e senza raid Usa. Dopo una mattinata tranquilla al suo golf club in Virginia, il presidente americano ha postato su Truth più foto come quella che simula intensi attacchi aerei contro l'isola di Kharg nel Golfo Persico, snodo strategico del petrolio di Teheran ("Strike on Kharg").   

 

attacco all iran foto postata da donald trump su truth

Una seconda immagine ritrae Trump in piedi sul ponte di una nave con la bandiera americana al vento e quella iraniana gettata a terra, mentre sullo sfondo si vede una portaerei americana. "Questa ora è la nostra petroliera!", è la scritta a corredo di un altro post, dove il tycoon affianca una nave iraniana a bordo di una americana. Un'altra immagine, inoltre, mostra una grande esplosione su una nave iraniana e sopra l'immagine si legge: "Niente più motori".   

 

In un'altra foto ancora, The Donald è al timone di una unità Usa, testa di un gruppo d'attacco indossando un cappellino rosso con la scritta Fafo, acromico di "fuck around and find out".

 

CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA - LA FOTO REALIZZATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUBBLICATA DA DONALD TRUMP PER MINACCIARE L IRAN

E' la cosiddetta 'dottrina Fafo', che può essere resa come "provaci e ne pagherai le conseguenze", utilizzata da Trump, dalla sua amministrazione e dai suoi sostenitori come un avvertimento diretto, sia in politica estera sia in politica interna, sul fatto che le azioni ostili contro gli Stati Uniti sono destinati a causare conseguenze rapide e severe.

 

LA CRISI DEI MISSILI PATRIOT DIETRO ALLA SCELTA USA DI FRENARE IL CONFLITTO IN IRAN

Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

La macchina bellica americana si muove con il freno a mano tirato. Sì, perché le ambizioni di Donald Trump si devono misurare con un’industria militare ferma più o meno ai ritmi del 2022, prima che il mondo tornasse a venire tormentato dalle guerre totali.

 

[…] bombardamenti potrebbe lasciare l’America clamorosamente disarmata in un eventuale confronto con la Cina, che invece gonfia senza sosta i suoi arsenali.

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

L’esaurimento dei magazzini riguarda anche i cruise per gli attacchi a lungo raggio ma il simbolo di questa crisi sono i missili Patriot, lo scudo nel cielo degli Usa e di almeno altre venti nazioni.

 

Sono indispensabili per fermare le rappresaglie lanciate dall’Iran sulle monarchie del Golfo e vengono disperatamente richiesti da Zelensky per proteggere Kiev dai raid russi. Ma sono ormai introvabili, con offerte stellari degli sceicchi pur di ottenerli subito.

 

Si stima che tra il 28 febbraio e inizio aprile gli americani e gli alleati arabi ne abbiano bruciati quasi duemila per contrastare le bordate di Teheran: una spesa superiore a 5 miliardi di dollari e un incubo per i generali.

missili patriots

 

Il think tank Csis ipotizza che per rimpiazzare i Patriot sparati in un mese serviranno tre anni: nel 2026 ne saranno completati 172 e, pur incrementando gli impianti, si potrà ricostituire le riserve soltanto nella seconda metà del 2029.

 

La situazione è così drammatica che ad aprile il governo americano ha ordinato la vecchia versione dell’intercettore - chiamata Gem - pur di avere in tempi meno lunghi qualcosa per difendere le sue basi e quelle dei partner bersagliati dai pasdaran: non la comprava da dieci anni, perché non ha la capacità di abbattere i missili balistici caratteristica dell’ultimo modello, il Pac3.

 

guerra all iran foto postata da donald trump su truth

Persino la Lockheed Martin si è resa conto della situazione e ha proposto una variante semplificata - il Patriot Ace - con prezzi e prestazioni inferiori ma la speranza di forniture più rapide. Il colosso statunitense ha paura di perdere clienti, perché la priorità di esaudire le esigenze del Pentagono fa slittare gli altri ordini, come quello della Svizzera che viene continuamente posticipato. I Paesi che hanno urgenza di un ombrello contro droni e missili si rivolgono a Israele, Corea del Sud e persino alla Cina. Insomma, la Casa Bianca ha un doppio guaio: militare e commerciale.

 

MISSILI PATRIOT

Non è che l’Ue stia molto meglio. La rete industriale è frammentata e restano gelosie nazionali insuperabili. Ma l’unica realtà europea è proprio il consorzio dei missili Mbda che sotto la spinta del presidente Macron vuole imporre il Samp-T italo-francese come architrave della cupola protettiva del Continente. I prestiti Safe erogati da Bruxelles potrebbero dare un aiuto, a patto di accelerare i ritmi delle fabbriche.

 

Il problema comune dell’Occidente è rivoluzionare le catene di montaggio. Oggi le aziende della difesa lavorano quasi artigianalmente e commissionano componenti su misura solo dopo la firma dei contratti: si discute di passare agli schemi produttivi delle automobili, con fabbriche robotizzate in funzione h24 e magazzini alimentati senza sosta. Un cambio di passo straordinario, con l’aumento di investimenti e manodopera, per prendere atto della nefasta realtà di un pianeta senza più pace.

sistema anti missile kiev DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH video presunta esplosione patriot a kiev TRUMP GUERRA USA IN IRAN

 

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