IL “VIAGRA DEL LAVORO” FA AMMATTIRE I TEDESCHI - BOOM DELLE NEURO-DROGHE PER NON CROLLARE IN UFFICIO E FINIRE ALL’OSPEDALE

Andrea Tarquini per La Repubblica

Dai, se non sei sicuro di farcela prendi la pillolina e tutto andrà meglio. Per tanti maschi attempati, ma non solo, oggi funziona così col Viagra, col Levitra, col Cialis e tutte le altre medicine che ti tolgono un po' la paura di deludere la partner. Ma una trappola simile si diffonde a livelli allarmanti in nome della speranza di migliori performance sul lavoro.

Almeno qui in Germania. I "viagra del lavoro", gli psicofarmaci che aiutano a sentirsi più sicuri e in forma e a lavorare con più energia, sono consumati da sempre più persone. Medicine legalmente prescritte, non droghe vietate. Ma le conseguenze sono terribili: tossicodipendenza ed effetti collaterali - che i medici non sempre ti spiegano prima - che finiscono per incatenarti, per ammalarti con la conseguenza che i giorni di congedo per malattia si moltiplicano.

I "viagra del lavoro", ecco l'altra faccia dell'efficienza economica, così come nuove povertà furono gli effetti collaterali della rivoluzione industriale. Se «lavorare stanca», come scrisse Cesare Pavese, ecco oggi l'illusione letale del rimedio. È il quotidiano liberalconservatore e filo-Merkel Die Welt, non già qualche media o associazione alternativa, no global o di sinistra alternativa, a dare l'allarme.

Era il tema d'apertura della prima pagina di ieri. Secondo i calcoli della AOK, la più importante cassa malattia pubblica tedesca, e delle altre principali mutue statali o parastatali, dal 2002 al 2012 il consumo dei viagra del lavoro è aumentato di una cifra da capogiro, tra il 300 e il 400 per cento.

Il dato è una proiezione delle statistiche del numero delle ore di congedo malattie chieste e ottenute da persone attive nel mondo del lavoro che a causa della tossicodipendenza indetta da quei medicinali si sono ammalate, erano diventate zombie o ectoplasmi sotto la grisaglia o qualsiasi altro abito buono ai piani alti delle industrie esportatrici global player o delle banche di Francoforte.

La Germania esporta più auto, aerei, elettronica high-tech, prodotti bancari, progetta auto di lusso jet o treni superveloci sempre più seducenti, abbassa ancora il rendimento dei Bund, i titoli sovrani federali. La molla diventa una spirale, un circolo vizioso. «La disponibilità delle persone ad affidarsi a certi medicinali decolla, aumenta in modo enorme e, se non facciamo nulla, tra dieci anni la situazione sarà ancora più grave», ammonisce Uwe Deh, numero uno della cassa malattia AOK.

Parliamo non di droghe ma di medicinali legali: antidepressivi, psicostimolanti, preparati contro demenza e difetti di capacità di concentrazione. Medicinali che però contengono elementi di anfetamine, di speed, o del Ritalin, troppo spesso prescritto qui dai medici ai bimbi e ragazzi e adulti con difficoltà di concentrazione sul tempo lo studio o sul lavoro. Troppo spesso, aggiunge Herr Deh, i medici aiutano le esigenze dichiarate di lavorare più e meglio, e non pensano alla successiva tossicodipendenza.

Peggio ancora: chi poi diventa dipendente dai viagra del lavoro si vede diagnosticata non una tossicodipendenza, bensì "turbe psichiche", quindi magari giù con altri psicofarmaci. È l'altra faccia delle economie efficienti: rinunci non solo a libero o qualità della vita, ma anche alla salute. Tra gli accademici qui, scriveva ieri la Frankfurter Rundschau citando uno studio dello Hochschul-Informations-System (l'ente di controllo e informazione sulla vita nelle università e scuole superiori) uno su venti dichiara e ammette di ricorrere ai viagra del lavoro.

Siamo ancora lontani, aggiunge lo studio, dai livelli nelle università americane: ricorso alle turbomedicine del pensiero per il 25 per cento del totale degli studenti. Senza contare i viagra del lavoro più tradizionali, alcol e tabacco. Il trend è là, e minaccia la salute del Paese che è locomotiva e cuore dell'Europa. I tedeschi almeno cominciano ad accorgersene. Chi sa cosa ci direbbero studi analoghi condotti da noi, in Francia o nel resto dell'eurozona o del Vecchio continente.

 

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