ronaldo trans nel motel

BUONE NOTIZIE PER GLI SPORTIVI DALLA PATTA APERTA: IL TRIBUNALE DI MILANO OBBLIGA UNA MULTINAZIONALE A VERSARE A RONALDO 550 MILA EURO PERCHÉ, DOPO IL FESTINO HARD CON TRE TRANS BRASILIANI, VOLEVA RESCINDERE IL CONTRATTO IL SPONSORIZZAZIONE

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

 

ronaldo discoronaldo disco

Se un grande campione di sport, ingaggiato come testimonial da uno sponsor, «decide di trascorrere una notte con prostitute», allaccia «una relazione sentimentale non approvata dal pubblico, professa idee controcorrente o si converte a un credo religioso impopolare in un certo contesto storico e sociale», tutto ciò «attiene alla sua vita privata, al suo diritto di autodeterminarsi e di vivere come crede la sua sessualità», senza che «neppure astrattamente» ciò possa configurare la possibilità per lo sponsor di stracciare il contratto per «inadempimento di un (eventualmente nullo) obbligo contrattuale».

 

ronaldo milan01 lapronaldo milan01 lap

Non che Ronaldo ne avesse bisogno, ma adesso l’ex centravanti brasiliano dell’Inter e Pallone d’oro è un poco più ricco — 550.000 euro da rivalutare con 6 anni di interessi — per sentenza del Tribunale civile di Milano: sentenza in verità assai più preziosa per tutti i «colleghi» di Ronaldo, cioè per tutti quei campioni di qualsiasi sport ricoperti d’oro da uno sponsor che poi però abbia da ridire sula loro vita privata.

ronaldo distruttoronaldo distrutto

 

A loro favore la sentenza stabilisce ora che, «quando la scelta del testimonial cade su uno sportivo, i comportamenti dell’atleta idonei a minare in modo rilevante la sua immagine pubblica sono quelli in grado di compromettere le qualità personali per cui è noto al grande pubblico e che sono indubbiamente alla base della scelta imprenditoriale di farne un testimonial di prodotti a largo consumo»; mentre non rilevano «scelte di carattere strettamente privato che nulla hanno a che vedere con la professionalità del testimonial, o comportamenti che attengano alla sua sfera sessuale, alle sue idee politiche o al credo religioso».

 

andreia albertino  trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldoandreia albertino trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldo

Una multinazionale dei prodotti per capelli, dopo aver comprato per 1,5 milioni di euro lo sfruttamento dell’immagine di Ronaldo, nel 2009 aveva disdetto il contratto, e rifiutato di pagargli il resto del compenso, quando in Brasile i giornali avevano scritto di un festino a luci rosse e a base di droga di Ronaldo in un motel con tre prostitute transessuali nell’aprile 2008. Notizia inesatta: Ronaldo voleva andare con una ragazza, non si era accorto che fosse un transessuale poi raggiunto da altri due con i quali non aveva avuto rapporti né consumato droga, ma dai quali aveva a quel punto subìto un tentativo di estorsione subito denunciato alla polizia.

andreia albertine trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldoandreia albertine trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldo

 

Ma se anche fosse stato vero, argomenta la sentenza, lo sponsor non avrebbe avuto ragione a stracciare il contratto: «L’impegno a comportarsi con correttezza e lealtà nel rispetto di elevati principi etici, senza causare alcun danno alla sua immagine e/o reputazione», per il giudice Patrizio Gattari «deve ritenersi riferito principalmente all’ambito professionale dello sportivo. È chiaro che la scelta di un determinato soggetto per la promozione di prodotti senza alcuna attinenza con la sua attività deriva proprio dalla fama che ha conquistato presso il pubblico dei consumatori per le capacità dimostrate nell’attività professionale che lo ha reso famoso ed ammirato».

 

 

carla trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldocarla trans brasiliana con i documenti dell auto di ronaldo

A giustificare la risoluzione della sponsorizzazione può essere «ad esempio una squalifica per doping o il tenere gravi condotte antisportive durante le gare, o il venir meno senza giustificato motivo agli impegni professionali». Ma il contratto «non può comportare per il testimonial la rinuncia a scelte di vita che, pur essendo del tutto legittime ed espressione del diritto di autodeterminazione, potrebbero provocare un offuscamento della sua immagine pubblica».

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