cardinale sepe bergoglio

“IL CARDINALE SEPE COPRÌ GLI ABUSI DEL PRETE PEDOFILO” - UNA VITTIMA DENUNCIA AL PAPA L’ARCIVESCOVO DI NAPOLI PER UN CASO DI VIOLENZA NEL 1989 - È IL PRIMO PROCEDIMENTO DOPO IL MOTU PROPRIO DI BERGOGLIO CHE STABILISCE LA RIMOZIONE DEI VESCOVI COLPEVOLI DI NEGLIGENZA NELLA GESTIONE DEI CASI DI VIOLENZE SESSUALI DA PARTE DI SACERDOTI

Elena Affinito e Giorgio Ragnoli per “la Repubblica”

 

IL CARDINALE SEPE CON LA MAGLIETTA DEL NAPOLIIL CARDINALE SEPE CON LA MAGLIETTA DEL NAPOLI

«Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti.

bergoglio con madre desaparecidasbergoglio con madre desaparecidas

 

Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

 

LE VIOLENZE

Nella lettera Diego racconta la sua storia che comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989: «Fui abusato all’età di 13 anni dal mio insegnante di religione, don S. M.». Vent’anni dopo, nel 2010, Diego è un uomo sposato con figli che fa la guardia giurata; mentre sta scortando un furgone portavalori, ha un malore e viene portato d’urgenza al pronto soccorso. I medici non trovano la causa del suo malessere. Mentre è ricoverato, confessa alla madre e alla moglie, incredule, il suo segreto.

cardinale sepe gioca a tenniscardinale sepe gioca a tennis

 

IL REATO PRESCRITTO

Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor Alfonso Rossi, che per anni ha diretto l’unità malattie mentali dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere. I test psicologici confermano un vissuto di abusi sessuali. Il reato penale è ormai prescritto, non rimane che appellarsi alla giustizia canonica. Diego chiede un colloquio con il Cardinale Sepe per denunciare i fatti, ma non ottiene risposta.

 

Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, ma non viene aperto nessun procedimento. Quando nel 2013 Diego scopre che il prete continua ad insegnare, decide di raccontare tutto alla stampa rilasciando un’intervista a “RE le Inchieste” di Repubblica.it. La sua storia diventa un caso internazionale arrivando sulla prima pagina dell’edizione domenicale del Washington Post diretto da Martin Baron, l’ex direttore del Boston Globe ai tempi del caso “Spotlight”.

 

papa bergogliopapa bergoglio

LA LETTERA DEL PONTEFICE

Nel marzo 2014, dopo quattro anni di battaglie contro i mulini a vento, scrive a Papa Francesco che gli risponde promettendo di occuparsi del caso. Sei mesi dopo la curia di Napoli è costretta ad aprire un’indagine. A novembre Diego viene convocato dal vicario giudiziale della diocesi, padre Luigi Ortagli, per una deposizione, ma non ci sono altri sviluppi.

 

Nel luglio 2015, sull’orlo dell’esaurimento, invia una mail a don Ortagli nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza davanti alla curia se non avrà una notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria che gli ritira il porto d’armi. Diego perde il lavoro. Nel maggio 2016 Diego accetta di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi.

 

I DOCUMENTI SUGLI ABUSI DEI PRETI A CHICAGOI DOCUMENTI SUGLI ABUSI DEI PRETI A CHICAGO

Dopo uno sciopero della fame, ottiene di essere accompagnato dal suo psichiatra. «Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile Gestapo», racconta Alfonso Rossi. «Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare il carico delle responsabilità delle violenze subite al ragazzo. Io stesso ho lavorato per il tribunale, ma ho sempre condotto le visite con il massimo rispetto per le presunte vittime».

 

LA CURIA E LE VITTIME

Un monsignore, esperto di diritto canonico, che preferisce rimanere anonimo, conferma che la Curia romana è perfettamente consapevole delle tattiche usate dalle diocesi per sabotare le denunce. «È raro che le curie si schierino sinceramente dalla parte delle vittime. La preoccupazione principale non è la giustizia, ma tutelare la Chiesa, in particolare dal punto di vista economico.

 

PRETI PEDOFILIPRETI PEDOFILI

La prassi di portare allo sfinimento una vittima non è nuova», continua la fonte, «fino a logorare la richiesta di giustizia. Inoltre non è raro che i periti nominati siano collusi con le curie. Sulle indagini il Papa di fatto non ha alcun potere, tutto viene gestito dai vescovi, senza alcuna garanzia di imparzialità. Nel caso in questione, la cosa strana è che il denunciante dopo sei anni non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, né una conclusione istruttoria, né un giudizio di archiviazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Gli indizi di negligenza sembrano seri, ci sono tutti i presupposti per iniziare l’indagine».

 

Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per svolgere l’indagine. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo, mentre la vittima potrà chiedere alla diocesi e alla Santa Sede un risarcimento per i danni materiali e psicologici subiti. Solo la soluzione di questo, come di altri casi, rivelerà se gli intenti del motu proprio saranno effettivamente efficaci. Sei anni fa l’uomo informò delle violenze il capo della diocesi. Ma non partì nessuna indagine

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