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DISPERATI SI' MA NON SCEMI - I RIFUGIATI DI CALAIS NON VOGLIONO VIVERE NELLA POVERA FRANCIA: IL LORO SOGNO E’ IL REGNO UNITO - I FUNZIONARI DI PARIGI CERCANO DI CONVINCERLI A CHIEDERE ASILO, AVREBBERO 350 EURO MENSILI DI SUSSIDIO. MA I MIGRANTI NON MOLLANO: “VOGLIAMO UN FUTURO”

Anais Ginori per “la Repubblica

 

SCONTRI A CALAIS 2 (ANSA)SCONTRI A CALAIS 2 (ANSA)

«France no good», dice Shai, arrivato dall’Afghanistan. Gli sono bastati pochi giorni per farsi un’idea. «Se decidessi di rimanere, potresti chiedere asilo, ottenere i documenti ed essere finalmente in regola», spiega Laure. «Voglio andare nel Regno Unito, so che è difficile ma ci riuscirò ».

 

Il cielo si copre, piovono sassate. «Non pensi che staresti meglio al caldo, in un luogo sicuro, invece che nella Giungla?», insiste la giovane funzionaria dell’Office français de l’Immigration et de l’Intégration (Ofii). «Voglio un futuro, non un posto dove dormire», risponde il ragazzo con un sorriso.

 

SCONTRI A CALAIS 5 (ANSA)SCONTRI A CALAIS 5 (ANSA)

È un dialogo che procede a stenti. La maggior parte dei migranti nella bidonville fuori Calais coltiva ancora la speranza di passare dall’altra parte della Manica. Con i loro giubbotti rossi, le squadre dell’Ofii perlustrano la Giungla in cerca di persone disposte a trasferirsi nei centri di accoglienza sparsi nel paese.

 

Da quando l’evacuazione di una parte del campo è cominciata i tour si sono intensificati. L’ordine della Prefettura è portare in salvo più persone per diminuire l’onta della Giungla. Eppure, nonostante la promessa di un rifugio più comodo delle capanne nel fango, i funzionari pubblici si scontrano con molte resistenze.

SCONTRI A CALAIS (ANSA)SCONTRI A CALAIS (ANSA)

 

La Francia non fa più sognare. È un paese in crisi, con un tasso di disoccupazione al 10 per cento mentre oltre il mare è la metà. «Molti migranti non vogliono essere assistiti, cercano un lavoro», racconta Didier Leschi, direttore dell’agenzia francese per l’Immigrazione che propone ai migranti un alloggio, la possibilità di chiedere asilo e avere così un sussidio minimo di 350 euro al mese. Il cliché di stranieri che vengono per diventare parassiti del welfare non è sempre vero.

 

Anche i migranti hanno i loro pregiudizi, spesso alimentati da fazioni opposte. Mentre la squadra dell’Ofii setaccia l’accampamento, gli attivisti No Border distribuiscono volantini in arabo per convincere i migranti a non muoversi: «In realtà vogliono imprigionarvi, deportarvi».

SCONTRI A CALAIS 3 (ANSA)SCONTRI A CALAIS 3 (ANSA)

 

La settimana scorsa i funzionari sono stati aggrediti verbalmente. «Fate i rastrellamenti come durante l’Occupazione», hanno gridato i No Border, soprattutto inglesi e tedeschi, ma anche italiani e spagnoli. «Perché non andate dall’altra parte della Manica per far cambiare la politica migratoria inglese?», risponde polemicamente Leschi.

 

SCONTRI A CALAIS 4 (ANSA)SCONTRI A CALAIS 4 (ANSA)

La tensione rimane alta, lo schieramento di polizia è impressionante. Le ruspe continuano a distruggere baracche. Ieri alcuni iraniani si sono di nuovo cuciti la bocca in segno di protesta. «Dobbiamo anche combattere contro la disinformazione», sospira Antoine, un altro dei funzionari dell’Ofii. «Molti alimentano false voci sui rimpatri forzati che invece non ci sono». Il terrore dei migranti è essere “dublinati”, neologismo coniato dalla regola del Trattato di Dublino che prevede che i richiedenti asilo debbano fare domanda nel paese di primo approdo.

 

«Ho paura di essere rimandato in Grecia», spiega il curdo Nabil. Secondo diverse associazioni l’uso della forza nel primo giorno dell’evacuazione ha rotto la fragile relazione di fiducia costruita i migranti. Un pullman è parcheggiato sul piazzale ai confini dell’accampamento. Direzione Nantes e Angers. Una cinquantina di rifugiati fa la fila. «Baba», urla una bambina siriana che aspetta il padre a bordo.

SCONTRI A CALAIS 6 (ANSA)SCONTRI A CALAIS 6 (ANSA)

 

«Quando sono arrivati e hanno visto la situazione hanno accettato subito la nostra proposta», racconta il funzionario dell’Ofii. Da ottobre l’agenzia dello Stato è comunque riuscita a convincere 2897 migranti ad abbandonare la Giungla. Nonostante il volto duro del governo di Manuel Valls, dietro le quinte la Francia si organizza discretamente per rispondere all’emergenza.

 

SCONTRI A CALAIS 7 ANSASCONTRI A CALAIS 7 ANSA

Un quarto dei migranti arrivati nei centri poi ci ripensa. Torna nella Giungla o verso altre città del nord in cui secondo l’incontrollabile passaparola ci sarebbe l’ambito “passaggio” per il Regno Unito. Spesso invece subentra la delusione. Alcuni curdi hanno chiesto di essere rimpatriati a Erbil e due famiglie di siriani vorrebbero adesso tornare a Damasco. Non è solo la Francia, è l’Europa che fa sempre meno sognare.

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