DAGOREPORT - IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI – SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLE - E CHI MEGLIO DELLA ''BANCA DI SISTEMA" PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI - SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO...
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carlo messina conferenza stampa di presentazione dell opas di intesa sanpaolo su mps foto lapresse 2
Il blitz di Intesa Sanpaolo su Mps ha radici su due livelli che magicamente si intrecciano: la strategia finanziaria che fa scopa con il sistema politico.
L'offerta di Intesa costa cara, ma se andasse in porto (lo sapremo, se vanno di corsa, negli ultimi mesi dell'anno), con oltre 16 miliardi di utile netto stimato entro il 2029 e circa 27 milioni di clienti del nuovo gruppo, spingerebbe il valore di mercato della banca guidata da Carlo Messina di nuovo al vertice: oggi capitalizza in borsa circa 99 miliardi contro i 106,4 di Unicredit.
Oltre a riprendere la corona di prima banca italiana per capitalizzazione, diventando inattaccabile nel mercato italiano, nello stesso tempo Messina con una fava a forma di Opas metterebbe prima di tutto in un angolo il suo rivale più intimo: l’Unicredit guidata da Andrea Orcel.
L’istituto di piazza Gae Aulenti avrebbe infatti potuto fare bingo! acquisendo le partecipazioni finanziarie della Holding Delfin della famiglia Del Vecchio (17,5% in Mps e soprattutto il 10% in Generali, di cui Unicredit detiene già un altro 10%).
Con il blitz su Mps, con la sua quota del 13,5% della quota di Mediobanca in Generali, Messina spezza in due le mire espansionistiche di Orcel: Unicredit resta tagliato fuori dalla competizione nazionale e viene allontanato dal Leone “forziere del risparmio italiano”.
A impensierire Messina, oltre a una possibile concretizzazione del 20% con la quota Delfin, va aggiunta la trattativa sul risparmio gestito, giunta a un buon punto, tra Orcel e il Ceo di Generali, Philippe Donnet.
Inoltre, se Generali punta a rafforzare la raccolta per conto terzi, che già supera i 260 miliardi di euro, UniCredit offre una gigantesca rete di sportelli bancari in Italia e in Europa per collocare i prodotti finanziari.
L’operazione di Messina punta appunto a contrastare la creazione di un maxi-polo italiano dell'asset management, che ridefinirebbe gli equilibri finanziari del Paese.
giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse
E qui entra il secondo livello del blitz: la politica. Se Orcel, anche per ragioni caratteriali, non è mai entrato nelle grazie della Fiamma Magica di Palazzo Chigi, a partire dal capo di gabinetto della Meloni, Gaetano Caputi, viceversa Messina ha sempre predicato la “banca di sistema”, la cui stabilità è fondamentale per l'intera economia di una nazione (lo scorso anno ha acquistato 74 miliardi di titoli di Stato contro i 40 di Unicredit).
Se si infrange il sogno della fusione Mps-Bpm con la creazione del terzo polo bancario caldeggiata dalla Lega di Giorgetti e Salvini, la presa di potere di Intesa tranquillizza i meloniani sul futuro “italiano” di Generali.
philippe donnet - andrea sironi
Una volta fallito il tentativo di Caltagirone di prendersi il Leone di Trieste, l’interesse dell’armata Branca-Meloni è diventato quello di assicurarsi che a controllare le mosse di Generali ci sia una forza “non ostile” al governo.
Dunque la fusione Bpm-Mps andava evitata per ragioni “di bandiera”: Generali è guidata da un italo-francese, Philippe Donnet, e il Banco vede come primo azionista la banca d’oltralpe Crédit Agricole.
Gli analisti hanno però individuato due punti deboli nel blitz di Messina, che ha come consigliere il banchiere di Nextalia Francesco Canzonieri.
Entrambi riguardano l’Antitrust: c’è infatti chi dubita che Intesa possa inglobare altri 625 sportelli, la metà del Monte, senza un intervento dell'autorità. La quale, al momento, non ha ancora nominato un nuovo presidente.
Secondo punto all’attenzione dell’Antitrust: la partecipazione di Intesa in Generali potrebbe influenzare qualsiasi futura discussione sulla proprietà di uno dei suoi principali concorrenti diretti nella gestione patrimoniale e degli asset?
In conferenza stampa, Messina ha ribadito più volte di non voler comandare in casa Generali: “A me interessa solo che faccia più utili possibili”.
Ma chi è il primo concorrente di Generali in Italia nel ricco mercato delle polizze Vita? È la stessa Intesa che, se andasse in porto l’Opas, diventerebbe il primo azionista del suo primo concorrente.
Situazione abbastanza singolare, probabilmente unica nel mercato finanziario mondiale, dove il numero due del mercato è anche il primo azionista del numero uno, cioè il suo principale concorrente.
E se la concorrenza funziona, normalmente uno dovrebbe auspicare che il suo competitor faccia meno utili, non più utili (su 100 euro di utili su una polizza Vita, se la prende Generali, Intesa incasserebbe 13 euro, se la prende Intesa Vita, Intesa incasserebbe 100 euro).
Ma c’è dell’altro. Intesa ha anche comunicato che non intende eleggere candidati nel Cda. Però, se volesse mantenere i benefici contabili della BCE di cui oggi gode Mediobanca su quel 13,5% del Leone (il famigerato 'compromesso danese', peraltro inviso sia a Generali sia a Unipol), Intesa avrà bisogno di avere un suo rappresentante nel board.
Altrimenti, se non si accontentasse solo dei dividendi, ci sarebbe il rischio che l’eventuale consigliere di Generali indicato da Intesa (e come lo indicherà?) non partecipi in molti casi al lavoro del consiglio, visto che il core business delle Generali sono le polizze Vita, il mercato più importante l’Italia.
Alla fine c’è anche chi sostiene che Intesa potrebbe anche riprendere in considerazione la fusione totale che aveva valutato (e fallito) nel 2017…
gaetano caputi
ASSICURAZIONI GENERALI
philippe donnet agorai innovation hub
L OPERAZIONE INTESA-MPS-BPER
MONTE DEI PASCHI DI SIENA MPS






