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DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

ATTACCO IRANIANO ALLA CITTA' DI DIMONA IN ISRAELE

 

DAGOREPORT

I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA

Donald Trump, come al solito, infila una mezza verità in un mare di cazzate. Il presidente americano, tra le sue sparate (“Abbiamo vinto la guerra”, “È in corso un cambio di regime in Iran”, “Da Teheran un grande regalo su petrolio e gas”), non sbaglia quando sostiene che ci sia un negoziato in corso tra Usa e Iran.

 

Il guaio è che quel negoziato, come ogni delicata trattativa diplomatica, doveva rimanere segreto. Che Washington stia parlando direttamente con il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, è una realtà, ma non andava detto, per non far saltare il tavolo.

 

mohammad baqer ghalibaf 7

E invece il tycoon, ansioso di chiudere un conflitto scellerato che si è reso conto di aver sbagliato ad aprire, straparla.

 

Gli alti turbanti iraniani sono imbarazzati a tal punto che ieri sono corsi a smentire ogni trattativa: “Gli americani stanno negoziando con loro stessi”. Ma è evidente che, seppure in una posizione di forza, i mullah qualche concessione dovranno pur farla. E ne stanno discutendo, appunto.

 

Con chi? Oltre alla solita Turchia di Erdogan, a gestire i tentativi di mediazione ci sono Egitto e, soprattutto, il Pakistan. Islamabad è la capitale da tenere d’occhio in queste ore anche per il suo rapporto con l’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman.

 

MOHAMMED BIN SALMAN DONALD TRUMP

Come scrive Micol Flammini, oggi sul “Foglio”, “Bin Salman ha mandato avanti il suo alleato pachistano […] e potrebbe nascondersi anche in questo dettaglio uno degli indizi sulla decisione di Trump di concedere giorni alla diplomazia […].

 

Per i sauditi è inammissibile che gli iraniani possano mantenere il loro ricatto su Hormuz anche in futuro e da qui nasce la volontà saudita di punire il regime ora.

 

Mentre gli Stati Uniti decidono di mandare tremila soldati in Medio oriente a supporto delle operazioni contro Teheran,  il principe ereditario starebbe valutando anche un intervento contro la Repubblica islamica.

 

jd vance donald trump prima riunione del board of peace foto lapresse

Sarebbe simbolico, ma i simboli hanno una loro potenza soprattutto se per la prima volta Riad decidesse di intervenire in una guerra che combattono anche gli israeliani. Vorrebbe dire che per i sauditi non c’è spazio per la convivenza con la Repubblica islamica”.

 

Il Pakistan, scrive Guido Olimpio sul “Corriere della Sera”, “è una potenza nucleare e missilistica, ha un patto di difesa con l’Arabia Saudita (dove ha inviato in precedenza reparti militari), è partner degli americani e dei cinesi, rischia di pagare conseguenze elevate in quanto le sue forniture di greggio passano da Hormuz.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP

Non solo: attraverso le acque del Golfo si sviluppano commerci che hanno come terminale gli scali pachistani. Nel Paese vive la seconda più grande comunità sciita dopo quella iraniana (presenza diventata un target per gli estremisti jihadisti), i link commerciali con Teheran sono consistenti”.

 

Come ulteriore messaggio agli ayatollah, Trump ha deciso di rispolverare dall’armadio JD Vance: il vicepresidente americano, che nell’ultimo periodo ha perso visibilità a vantaggio del super falco neo-con Marco Rubio, è il volto del mondo “MAGA” nell’amministrazione Usa.

 

Isolazionista, ex marine, molto suscettibile alla propaganda russa, Vance per Trump rappresenta allo stesso tempo un segnale alla base interna (che non vuole la guerra) e a Teheran (che non parla con il duo Witkoff-Kushner, considerati troppo vicino a Israele).

 

attacco iraniano alla citta di dimona, in israele 1

Quando Trump dice: “Abbiamo vinto”, ricorre a un periodo ipotetico dell’irrealtà: l’Iran in un mese di guerra è stato in grado di resistere come nessuno avrebbe mai pensato.

 

Soprattutto, tiene per le palle il mondo con la chiusura dello stretto di Hormuz: le bombe di Washington e Tel Aviv hanno avuto l’effetto opposto a quello desiderato, fornendo a Teheran un’arma di deterrenza formidabile, cioè il controllo totale sul traffico globale di petrolio.

 

Da Hormuz, infatti, passano solo navi cinesi (al massimo qualche imbarcazione nordcoreana), e pochissime indiane e giapponesi, che pagano un “pedaggio”, come quello che gli iraniani vorrebbero introdurre per il dopo-guerra a tutti…

attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 5

 

TRUMP TRA DUE FUOCHI

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

Giovedì a Riad si sono ritrovati i leader egiziano, saudita, pachistano e turco.

È stato il calcio di inizio di un tentativo di portare Iran e Stati Uniti a un cessate il fuoco. Il Wall Street Journal ieri evidenziava che il grande interrogativo era chi potesse essere il destinatario del messaggio sul fronte iraniano visto che la leadership è stata decapitata.

 

Donald Trump, partecipando ieri al giuramento nello Studio Ovale del nuovo segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, ha confermato che il percorso diplomatico è stato avviato.

 

«Stiamo parlando con le persone giuste – ha detto – loro vogliono un accordo disperatamente». Non ha precisato chi sono gli interlocutori, ma la disponibilità americana è piena. Nei colloqui sono coinvolti il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e i due inviati, Steve Witkoff e Jared Kushner.

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 1

«Abbiamo ucciso la loro leadership, in un certo modo abbiamo fatto un regime change, o almeno un cambio di chi guida il regime, ora c'è una squadra diversa», ha dichiarato il presidente.

 

Donald Trump ha sottolineato anche che pur «non fidandosi degli iraniani», ci sono segnali positivi. «Abbiamo ricevuto un dono, vale una grande quantità di denaro ed è legato a petrolio e gas», ha detto il presidente non aggiungendo altro, ma lasciando intendere che è un gesto che rafforza il bisogno iraniano di un'intesa per porre fine al conflitto.

Il leader Usa lunedì aveva detto che Teheran aveva accettato alcune delle proposte inviate.

 

JARED KUSHNER CON STEVE WITKOFF A DAVOS - FOTO LAPRESSE

C'è un piano di 15 punti – molti dei quali riprendono quelli dei negoziati falliti di Ginevra – consegnato sia alla Repubblica islamica, tramite il Pakistan, sia a Israele. Teheran precisa che non si è alla fase dei negoziati ma ammette di aver ricevuto la proposta americana; la reazione israeliana è prudente. Axios ha riferito, citando fonti israeliane, le perplessità che l'Iran possa accogliere pienamente le richieste del presidente Usa.

 

I punti salienti sono: la consegna dei 447 chili di uranio arricchito al 60%, l'accettazione delle ispezioni rafforzate dell'Agenzia per il nucleare dell'Onu (Aiea), il monitoraggio dei siti nucleari e i limiti di gittata dei missili balistici.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

Trump ieri è stato netto nel sostenere che l'Iran «non dovrà avere uranio arricchito né armi nucleari». «Siamo nelle migliori condizioni per negoziare», ha precisato descrivendo i danni che l'Operation Epic Fury ha fatto alle comunicazioni, al sistema radar, alla contraerea, alla Marina e all'aviazione iraniana: «Non possono nemmeno sparare più molti missili, l'82% delle rampe di lancio è stata annientata».

 

Se i primi contatti, mediati in alcuni casi e via sms, tra Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sfoceranno in un faccia a faccia è il grande interrogativo. Shehbaz Sharif, primo ministro pachistano, ha sentito più volte negli ultimi giorni il presidente della Repubblica islamica Masoud Pezeshkian, e ha offerto Islamabad come luogo per «facilitare significativi e conclusivi colloqui».

 

Shehbaz Sharif - Mohammed Bin Salman

Un'idea spuntata già domenica era quella di un vertice domani al quale potrebbe partecipare JD Vance oltre a Witkoff e Kushner.

 

Da Washington nessun commento, al momento, sull'ipotesi di un incontro di persona. Trump ha glissato alla domanda dei reporter. […]

MOHAMMED BIN SALMAN CON DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 4attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 2MISSILE IRANIANO CADE VICINO ALL IMPIANTO NUCLEARE ISRAELIANO DI DIMONA attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 1video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 2attacco iraniano alla citta israeliana di dimona, vicino al centro nucleare peres 3

L'IRAN TIENE PER LA GOLA DONALD TRUMP - ILLUSTRAZIONEdonald trump - soldati americani

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