DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…
ROBERTO SERGIO - SIMONA AGNES - GIAMPAOLO ROSSI AL GIUBILEO DELLA COMUNICAZIONE IN VATICANO
DAGOREPORT
Che caos in Rai! Le dimissioni dei componenti della commissione di Vigilanza Rai (prikma quelli di opposizione, poi anche quelli di centrodestra) sono una bomba piazzata sotto il palazzo (chiuso) di Viale Mazzini. Ma come si è arrivati a una rottura tanto clamorosa quanto inevitabile?
Tutto nasce dal pensionamento di Roberto Sergio, direttore generale del servizio pubblico: lascerà il lavoro dopo una lunga carriera.
Il suo addio, previsto per novembre, lascerà libera la poltrona di numero tre della Rai (dopo presidente e amministratore delegato).
Per sbloccare l’impasse che ormai dura da due anni (è dall’agosto 2024 che la Rai ha un presidente facente funzioni, Antonio Marano), la poltrona di dg è stata offerta a Simona Agnes, già nel cda, come “ricompensa” per la mancata nomina a presidente.
Peccato però che il dg sia formalmente un dipendente della Rai, e di conseguenza non possa essere allo stesso tempo anche un consigliere.
È qui che la situazione is ingarbuglia. La cocca di Gianni Letta si sarebbe “accontentata” del ruolo di direttore generale, che peraltro ha ricoperto per anni anche il padre Biagio, e avrebbe dato la sua disponibilità.
Così facendo, però, si sarebbe liberato il suo posto in cda.
GIAMPAOLO ROSSI - SIMONA AGNES
E quel posto sarebbe finito al futuro presidente della Rai: una figura non ancora identificata, ma sicuramente in quota Fratelli d’Italia, che così avrebbe fatto l’en plein, potendo già contare sull’amministratore delegato, il filosofo di Colle Oppio Giampaolo Rossi.
Per nominare un presidente, però, serve un passaggio anche dalla commissione di Vigilanza: il candidato deve ottenere il sì dei due terzi dei componenti. Un espediente che serve per obbligare i parlamentari a trovare un nome condiviso e non di parte. Per evitare che la destra si scegliesse il suo candidato, e con qualche franco tiratore lo eleggesse pure, i parlamentari di opposizione della Vigilanza, capeggiati dalla tenace e verace Barbara Floridia (M5s) e dalla sua vice, Maria Elena Boschi, hanno rimesso il mandato
Ps. Il caos è tale in Rai che domani verranno presentati i palinsesti, ma molti contratti non sono ancora stati chiusi. I conduttori “top” di alcuni programmi saranno lanciati, promossi e annunciati senza aver ancora firmato alcunché…
RAI: OPPOSIZIONI VIGILANZA A LA RUSSA E FONTANA, 'DIMISSIONI EXTREMA RATIO, SVILITO RUOLO COMMISSIONE'
(Adnkronos) - I componenti delle opposizioni della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Stefano Graziano (del Pd), Dario Carotenuto (del M5s), Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (di Avs), Maria Elena Boschi (di Iv), assieme a Ouidad Bakkali, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Francesco Verducci (del Partito democratico), Gaetano Amato, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico (del Movimento 5 stelle), e Anna Maria Furlan e Dafne Musolino (di Italia viva), nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui rassegnano le dimissione dalla commissione spiegano che "la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare".
"La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze politico parlamentari della maggioranza - aggiungono - ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all'azienda Rai. Paralisi dovuta a un atto di arroganza della stessa maggioranza con l'indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il 'sequestro politico' della commissione impendendone il normale funzionamento".
"Le motivazioni che ci hanno spinto a questo atto di rottura sono gravi e strutturali. Registriamo da anni un costante calo degli ascolti e una oggettiva perdita di credibilità della Rai. In quattro anni l'azienda ha smarrito la sua centralità culturale e informativa nel paese, il pubblico si è allontanato da un'offerta appiattita e autoreferenziale, come appunto testimoniato dagli ascolti delle reti ammiraglie, a partire dai Tg.
È questo il dato più evidente del fallimento di un progetto editoriale mai decollato - spiegano ancora gli ormai ex componenti della commissione -. Abbiamo assistito alla mortificazione del personale e del merito. Si è imposto un sistema fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica, ostentata come motivo di orgoglio trasformandola in ''metodo'' di governance aziendale.
Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Si sono cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza addurre spiegazioni e si è presa di mira una rete Rai esclusivamente per ragioni ideologiche".
SIMONA AGNES - GIAMPAOLO ROSSI
La Rai ha, purtroppo, progressivamente rinunciato al suo compito istituzionale di far crescere culturalmente il Paese, il giornalismo di inchiesta è stato marginalizzato, i programmi di approfondimento svuotati, gli spazi di confronto plurale ridotti", denunciano ancora i componenti dell'opposizione della commissione di vigilanza Rai.
"Dal punto di vista normativo il quadro si è ulteriormente aggravato con la precisa volontà del governo e delle forze di maggioranza di non adottare il Media Freedom Act a tutela dell'indipendenza e del pluralismo dell'informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l'occupazione dell'azienda con una gestione politica e 'proprietaria'.
Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnata dalla volontà di cancellarne, anche simbolicamente, la storia come nella vicenda della vendita degli immobili.
Tutti questi elementi sono tasselli di un unico, pericoloso puzzle. Hanno un solo filo conduttore: l'idea di una Rai 'pertinenza' di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini", attaccano. "In queste condizioni riteniamo non più possibile restare in Commissione in quanto è venuta meno proprio la parola 'vigilanza'. Un organismo svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia, è di fatto diventato complice del declino della più grande azienda culturale del Paese.
giorgia meloni rai cavallo viale mazzini
Per questo ci dimettiamo. Lo facciamo affinché possano emergere con forza le cause della crisi Rai e per far sì che questa azienda possa tornare al centro del dibattito pubblico per il suo valore e la sua funzione. Non c'è più spazio per una vigilanza che non è più messa nelle condizioni di poter vigilare a discapito dell'ordinario funzionamento di un organo parlamentare e della stessa qualità della democrazia", concludono dalle opposizioni.
RAI: FLORIDIA SI DIMETTE DA PRESIDENTE VIGILANZA, DECISIONE SOFFERTA MA NECESSARIA
(LaPresse) - "Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera le mie dimissioni da Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai". Lo annuncia su Facebook Barbara Floridia, ormai ex presidente della Vigilanza Rai. "È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile.
Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all'arroganza e all'uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari. Sento vivo dentro di me l'onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente", aggiunge.
paolo corsini sigfrido ranucci commissione vigilanza rai foto lapresse
"Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla Commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli - prosegue Floridia - Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore.
Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre".
GIAMPAOLO ROSSI - SIMONA AGNES
Da quasi due anni - ricorda l'ex presidente - "le forze che sostengono il Governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della Commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla Presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni.
Ma solo per ricatto. Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone.
Mentre incombe un'infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l'Italia - chiamato Media Freedom Act - che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo. Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l'appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l'indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali.
Chi ha potuto se n'è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l'uscita.La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d'oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma.
maurizio gasparri con la carota in commissione vigilanza rai
Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo.Io non sono disposta a trascorrere l'ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai. Non considerate queste dimissioni una resa.
Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia.Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare"
RAI: SI DIMETTONO ANCHE COMPONENTI C.DESTRA IN VIGILANZA
(LaPresse) - “Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla Commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra.
Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il Presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare. È anomalo, infatti, che il Presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica.
E le opposizioni, appunto, hanno sfruttato in maniera vergognosa questa legge, impedendo così alla Rai di avere un Presidente nonostante sia stato designato già da tempo dallo stesso Cda della Rai". Lo dichiarano i componenti di Centrodestra della Commissione Vigilanza sulla Rai.
"Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione", concludono i componenti di centrodestra della Commissione.








