donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

DAGOREPORT

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Che cosa si prova a diventare “Giorgia chi?”, dopo essere stata caramellata di salamelecchi e aggettivi lecca-lecca da Donald Trump che la incoronò leader "eccezionale", "fantastica", "piena di energia" e, in un incontro a ottobre 2025, anche "bellissima"?

 

Brutto colpo, vero, scoprire che l’Amico Americano se ne fotte alla grande della “pontiera” tra Usa e Ue, che si è sbattuta come moulinex intralciando qualsiasi iniziativa anti-trumpiana dei “Volenterosi” leader europei, e non le concede la grazia di un faccia a faccia di cinque minuti, come è successo al recente Forum di Davos?

 

MEME SU DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI BY EMILIANO CARLI

In quale cesso è finita la sua sbandieratissima “special relationship” con il Trumpone?

 

Avete per caso letto due righe di scuse all’indignazione del governo Meloni sulla vergognosa frase pronunciata dal Demente di Washington sui militari non americani della NATO (l’Italia conta 53 caduti e oltre 700 feriti), che stavano “un pochino a distanza dal fronte” in Afghanistan, come si è affrettato a fare con la Gran Bretagna di Starmer?

 

Il fallimento di un anno di infuocati entusiasmi meloniani in difesa di qualsiasi nefandezza sparata dal trumpismo contro l’Europa “parassita e scroccona” (dai dazi alla disgregazione della Nato, dal filo-putinismo sull’Ucraina alla nazi-minaccia di prendersi la Groenlandia), daje e ridaje, non poteva non presentare il conto alla Ducetta-Camaleonte, che riusciva con le sue faccette, accompagnate da supercazzole, a interpretare due parti in commedia, una volta come cavallo di troia del disgregatore Trump in Europa e quella dopo come europeista sottobraccio a Ursula von der Leyen.

 

volodymyr zelensky e giorgia meloni a berlino

Una para-gura che scalpita di entrare nella stanza dei bottoni dei democristiani del Ppe ma da ligia sovranista rifiuta la rimozione del voto all'unanimità in Consiglio europeo (per non parlare della mancata ratifica del MES salva-banche: l'Italia è l'unico paese dell'Eurozona a non aver firmato).

 

Una furbetta che bacia e abbraccia Zelensky ma non disdegna di partecipare agli spot elettorali del filo-putiniano Viktor Orban.

 

Questo continuo colpo al cerchio e uno alla botte dell’ex attivista del Fronte della Gioventù quanto poteva ancora durare infinocchiando destra e manca?

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.

Chissà che effetto ha fatto ieri a Palazzo Chigi leggere sul primo quotidiano italiano, quel “Corriere della Sera” che ha sempre pettinato le bambole dell’Armata Branca-Meloni, il durissimo editoriale di un conservatore doc come Mario Monti che toglie la maschera all’insostenibile grande bluff della “Giorgia dei Due Mondi”.

 

Certo, per rendersene finalmente conto, a Urbano Cairo e al suo direttore (si fa per dire) Luciano Fontana c’è voluto un anno di criminalità di Trump ma il tempo è galantuomo e i nodi alla fine arrivano al pettine.

 

“Certe scene viste nei filmati che arrivano dal Minnesota sono troppo vicine alle incursioni naziste a Varsavia per non suggerire paragoni allarmanti”, scrive l’ex premier e senatore a vita.

 

GIORGIA MELONI MARIO MONTI

“Si prenda la riforma della giustizia. Sul referendum io ad esempio sono indeciso, vedo luci e ombre.

 

Ma se la nostra premier continuerà a mostrarsi la leader europea più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei, nell’intimo, una vocazione autoritaria.

 

eglio allora, concluderei, non metterle in mano strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo”.

 

SONDAGGIO IXE SUL REFERENDUM GIUSTIZIA

E, guarda il destino quanto è cinico e baro: sempre ieri l'istituto di sondaggi Ixè rileva che il fronte del no e quello del sì al referendum sulla riforma Nordio in agenda a fine marzo sarebbero ora testa a testa: 49,9% contro 50,1%.

 

Appena uno 0,2% di scarto. La rilevazione, realizzata tra il 20 e il 27 gennaio, emerge da un campione di mille elettori. E stima l'affluenza a un buon 61,5%.

 

“Il referendum avrà inevitabilmente un risvolto politico”, è l’analisi di Stefano Folli su ‘’Repubblica’’ di oggi. "Se lo perdesse, il governo Meloni registrerebbe la prima, autentica sconfitta dall'inizio del suo governo. Con astuzia, la premier ha evitato fin qui di legare il suo nome all'esito della consultazione.

 

ALEX PRETTI AGGREDITO DAGLI AGENTI DELL ICE. A MINNEAPOLIS

Ma tutti sanno che la legge costituzionale Nordio riguarda la sola, vera riforma che il centrodestra ha varato nel corso della legislatura.

 

Una riforma che modifica gli equilibri del potere giudiziario ed è volta nelle intenzioni a influire in modo diretto nella vita quotidiana delle persone’’.

 

Folli prosegue: “Di conseguenza, la sconfitta sarebbe dolorosa anche se non implicherebbe la caduta dell'esecutivo. Va da sé, al contrario, che per un'opposizione in permanente difficoltà una vittoria la sera del 23 marzo equivarrebbe quasi a un'ubriacatura collettiva.

 

URBANO CAIRO LUCIANO FONTANA

Quindi il centrosinistra ha tutto l'interesse a rendere sempre più politico lo scontro: dirà No alla separazione delle carriere e a ridurre il potere delle correnti all'interno della magistratura; ma soprattutto dirà No al governo Meloni, al suo legame con Trump, alle supposte tendenze autoritarie in sintonia con l'amico americano”.

 

Da parte sua, anche “Il Foglio” di Claudio Cerasa, non precisamente un bollettino dei “comunisti”, non poteva fare a meno di sottolineare le possibili conseguenze velenose del lungo abbraccio Trump-Meloni:

 

“Più passa il tempo e più diventa evidente per la presidente del Consiglio che la vicinanza con Trump, dacché poteva essere un valore aggiunto, è diventata un valore tossico.

 

Meloni non potrà mai confessarlo fino in fondo, ma Trump per l’Italia è diventato un ostacolo quotidiano alla tutela dell’interesse nazionale e la vicinanza con il trumpismo avrà un peso politico nel dibattito elettorale, per Meloni, superiore a molti altri fattori”.

CLAUDIO CERASA

meloni nordio

urbano cairo (2)giorgia meloni mario montiurbano cairoalex pretti, l uomo ammazzato dall ice a minneapolis 2alex pretti fermato dall ice a minneapolisLA RICOSTRUZIONE DELL OMICIDIO DI ALEX PRETTI A MINNEAPOLIS

LA POSIZIONE ITALIANA NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI - VIGNETTA BY NATANGELO

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…