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IL DIVANO DEI GIUSTI - VEDO CHE LA SERATA IN CHIARO COMINCIA PARECCHIO BENE, ADDIRITTURA CON “IL MARCHESE DEL GRILLO”. “IO SO IO E VOI NUN SIETE UN CAZZO!” INDIMENTICABILE – MA IL MIGLIOR FILM DELLA SERATA È “MAD MAX: FURY ROAD”. ME NE INNAMORAI SUBITO QUANDO LO VIDI A CANNES SU UNO SCHERMONE GIGANTE. GEORGE MILLER AL SUO MEGLIO - PASSANO BEI FILM NELLA NOTTE, COME IL BUFFO “ACHILLE TARALLO”, “STORIE DI ORDINARIA FOLLIA” CIOÈ BUKOWSKI RIVISTO DA MARCO FERRERI E DA BEN GAZZARA CON ORNELLA MUTI COME LA PROSTITUTA AUTODISTRUTTIVA CASS, E “VOTO DI CASTITÀ” COMMEDIA SEXY DI JOE D'AMATO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

ALBERTO SORDI IL MARCHESE DEL GRILLO

Che vediamo stasera? Beh. Vedo che la serata in chiaro comincia parecchio bene, addirittura con “Il Marchese del Grillo” di Mario Monicelli con Alberto Sordi, Paolo Stoppa, Flavio Bucci, Cochi Ponzoni, Marc Porel, Caroline Berg, Tommaso Bianco, Riccardo Billi, Marina Confalone, Isabella De Bernardi. “Io so io e voi nun siete un cazzo!” Indimenticabile.

 

Allora, quando il film uscì, trovavo vecchi e conservatori i film di questo tipo. Ne salvavo pochissimi. Oggi, sembrano decisamente superiori a come erano e sembravano un tempo. Non ci poteva piacere “Il Marchese del Grillo” se vedevamo Troisi e Benigni. Poi Sordi che fa gli scherzi, tira le pigne ai poveri, se la prende col falegname ebreo di Riccardo Billi. Certo, Stoppa papa, Bucci scomunicato sono grandiosi.

 

il cacciatore di giganti 5

Su Canale 27 alle 21, 10 passa “Il cacciatore di giganti” di Bryan Singer con Nicholas Hoult, Eleanor Tomlinson, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McShane, Bill Nighy. “Ucci ucci sento odor di cristianucci!” O, se volete, “Fee-fi-fo-fum, I smell the blood o fan english man!” Qui i giganti sono rozzi, violenti e scorreggioni. Vanno pazzi per gli essere umani che mangiano sia crudi che in forno come ripieno di una focaccetta. Che bellezza!

 

 Certo, il film, diretto dal Bryan Singer de “I soliti sospetti”, pasticcio in 3D dal costo abnorme, 195 milioni di dollari, fu un super flop. Anche se la parata di giganti che Bryan Singer e il suo sceneggiatore di fiducia (poi regista di fiducia di Tom Cruise), Christopher McQuarrie, mettono in piedi è piuttosto funzionante. Perché ci sono grandi attori a interpretarli.

il cacciatore di giganti 2

 

A cominciare dal capo, il generale Fallon, mostro a due teste, una è doppiata da Bill Nighy e l’altra da John Kassir, ma sono belli tutti, da quello coi capelli alla Cristicchi al gigante cuoco scaccoloso che cerca di mettere in forno il povero Ewan McGregor. La storia, che è la vera tragedia del film, è un mischione mal cucinato delle due vecchie fiabe inglesi “Jack and The Beanstalk”, cioè “Jack e la pianta di fagioli”, e “Jack The Giant Killer”, già molte volte portate al cinema, sia nei cartoni animati che dal vivo.

 

Ma mettere insieme le due storie, come in questo caso, è un pasticcio. Inoltre unire a queste due storie il nuovo genere fantasy-favolistico delle Biancaneve e delle Alici in 3D porta un po’ al disastro. Non è tutta colpa di Bryan Singer. Il film nasce da un’idea e da una sceneggiatura di Darren Lemke e Davd Dobkin nel 2005, di Lemke è la trovata di unire le due favole. Allora lo doveva dirigere D. J. Caruso, che non si dimostrò adatto.

 

il cacciatore di giganti 4

Quando la New Line si rivolge a Bryan Singer, che entrerà anche in produzione, il copione è già stato riscritto più volte, ma Singer decide di riscriverlo ancora una volta con Christopher McQuarrie per la parte che riguarda esplicitamente i giganti e poi di rifinirlo con Dan Studney, piccolo genio della tv (“Lost”). Jack, interpretato da Nicholas Hoult è il solito frescone di “Jack and The Beanstalk”, un contadinotto che va al mercato e si fa derubare di tutto in cambio di un pugno di fagioli.

 

 Non sa che i fagioli sono magici e, a contatto con l’acqua, fanno nascere delle piante che arrivano fino al cielo, su su, in un mondo fantastico dove vive non un solo gigante, ma un’intera tribù di giganti assatanati di carne umana che ardono solo dalla voglia di ritornare sulla terra a rimettere le cose a posto.

Su Canale 20 alle 21, 10 il miglior film della serata, cioè “Mad Max: Fury Road” di George Miller con Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Nathan Jones, Zoë Kravitz. Me ne innamorai subito quando lo vidi a Cannes su uno schermone gigante. Miller al suo meglio. Con il deserto ricostruito in Sudafrica ma pieno di veri motociclisti australiani.

mad max fury road 6

 

Tom Hardy l'unico in grado di prendere il posto di Mel Gibson giovane e di stare al posto suo, perché la vera eroina è Charlize Theron come Furiosa, ribelle senza un braccio con mezza capa annerita dal grasso del suo camion, piena di armi da tutte le parti. Le voci dicono che sia lei che Tom Hardy sul set sono stato più cattivi del deserto della Nanibia, star viziate e insopportabile. Ma il risultato sullo schermo si vede.

 

mad max fury road 3

Il resto lo fanno i set incredibili del deserto africano, una sorta di Monumental Valley fordiana riscoperta, una marea di mostri che cacciano i nostri eroi e una ciurma di belle ragazze che Furiosa cerca di liberare dalle grinfie di Immortal Joe capo di una tribù di rincoglioniti pelatoni, chiamati War Boys, che sognano il Valhalla come i guerrieri del'Isis e si tirano su col sangue dei pochi umani sani rimasti.

 

Furiosa, con l'aiuto di Mad Max, entrambi in cerca di redenzione, vuole portare cinque ragazze strappate alla reggia di Immortal Joe verso la Terra Verde. Li troverà però solo un manipolo di disperate, simpatiche vecchiette australiane e una strepitosa Megan Gale, in lotta col mondo. E la Terra verde dove sarà?

old henry

 

Rai Movie alle 21, 10 passa “Old Henry”, western dei tempi d’oggi diretto dall’interessante Potsy Ponciroli con Stephen Dorff, Tim Blake Nelson, Richard Speight Jr., Max Arciniega, Brad Carter. Il film, piccola produzione con sei-sette attori, qualche cavallo, qualche maiale, e una casetta di legno dove si svolge la storia, è simpatico ma non è un capolavoro, anche se ce lo vediamo volentieri noi vecchi fan del western. Tim Blake Nelson è l’Old Henry del titolo.

 

old henry

Un fattore vedovo che vive con il figlio adolescente nelle colline dell’Oklahoma. Nessuno sa nulla del suo passato e non sarò io a svelare il segreto di Old Henry. Quando raccoglie, ferito, un cowboy, Scott Haze, con una borsa piena di dollari, iniziano i guai. Perché tre sceriffi o simil sceriffi, capitanati da un cattivissimo Stephen Dorff lo stanno inseguendo e vogliono proprio quella borsa. Per difendere il figlio e la casa, un po’ meno i maiali, Old Henry deve rimettere la mano alla pistola. Si sa. La bella voce di Tim Blake Nelson e il fatto che sia protagonista rendono “Old Henry” vedibile. Meno i violini in sottofondo.

la locanda della sesta felicita 2

Tv2000 alle 21, 10 passa “La locanda della sesta felicità”, polpettone a colori diretto da Mark Robson con Ingrid Bergman infermiera di buon cuore durante la guerra cino-giapponese divisa tra Curd Jurgens e Robert Donat che fanno i cinesi. Il personaggio interpretato dalla Bergman, l'inglese Gladys Aylward, non solo è vero, ma è una eroina nazionale in Cina per aver salvato la vita a centinaia di bambini durante una guerra terribile che nulla risparmiava.

 

Il povero Robert Donat, che interpreta il mandarino, morì durante le riprese. Malato da anni, lavorava pochissimo, e trovarono sul suo conto in banca i 25 mila dollari del contratto del film. E basta. Non si capisce come abbiano potuto pensare a far passare il tedeschissimo Curd Jurgens per cinese, interpreta il generale Lin.

 

eileen 2

Su Iris alle 21, 15 passa “Eileen” thriller al femminile diretto da William Oldroyd al suo secondo film dopo l’ottimo “Lady Macbeth”, scritta dall’autrice del libro, Ottessa Moshfegh, interpretato da Thomasine Makenzie (“Last Night in Soho”, “Il potere del cane”), Anne Hathaway e Shea Wingham. Siamo in un paesino del New England nell’America post-kennedyana anni ’60 e la ventenne Eileen, Thomasine Mackenzie, lavora in una prigione minorile con scarsa voglia, anche se è sempre meglio di vedere morire alcolizzato il padre, ex poliziotto, Shea Wingham.

 

Quando entra in scena una nuova psicologa nel carcere, la fascinosa, scandalosa Rebecca di Anne Hathaway, Eileen spera che la sua amicizia possa salvarla. Non è così. Di mezzo ci saranno il caso di un ragazzino che ha ucciso a coltellate il padre, e nessuno gli ha chiesto perché l’ha fatto, l’amicizia un po’ morbosa tra le due ragazze, e la pistola sempre carica del padre di Eileen.

 

la cuoca del presidente

La7 Cinema alle 21, 15 presenta il thriller “Destini incrociati” diretto da Sydney Pollack con Harrison Ford, Kristin Scott Thomas, Bonnie Hunt, Charles S. Dutton, Dennis Haysbert. Su tutto domina un incidente aereo dove trovano la morte due amanti clandestini assolutamente insospettabili. Cielo alle 21, 20 propone il divertente “La cuoca del Presidente”, commedia di Christian Vincent con Catherine Frot, Jean d'Ormesson, Hippolyte Girardot, Arthur Dupont, Brice Fournier.

tomas milian tepepa

 

Passiamo alla seconda serata con “Tepepa” di Giulio Petroni con Tomas Milian, Orson Welles, John Steiner, Luciano Casamonica, José Torres in versione assolutamente integrale di 136’. E’ uno dei migliori film di Giulio Petroni e grande spaghetti western del periodo rivoluzionario. Trionfo di Tomas Milian, che lo girò in pieno ’68. “Tepepa è il più felice incontro della mia carriera”, disse “e mi porta ad essere molto vicino alla mia gente e nel modo più sincero.

orson welles tepepa

Gli eroi crudeli e romantici del western, i banditi, i vendicatori, i giustizieri mi hanno conferito una certa popolarità, ma Tepepa - così lontano dalla tipologia del western - è qualche cosa di nuovo e di più importante" (da “Il Giorno”). Il film venne scritto da Franco Solinas, fresco di Quien sabe? e Queimada e dal cantautore di sinistra Ivan Della Mea, ma su chi realmente abbia scritto la sceneggiatura c’è una doppia versione.

 

tomas milian tepepa

Petroni dice che il copione è quasi tutto di Solinas, che volle aiutare Della Mea facendolo collaborare al film, Solinas ricordava che era quasi tutta opera di Della Mea. Il cast è stellare con Tomas Milian in stato di grazia come peone incazzato e poi capo rivolta e Orson Welles come cattivissimo colonnello Carrasco che getta una particolare aurea alle sue scene, visto come sono sontuose e geniali. John Steiner è un medico gringo che deve vendicarsi di Tepepa, perché gli ha violentato e ucciso la fidanzata, ma prima lo segue e lo cura.

 

Nel folle finale tutti si uccidono gira anche la frase “Cosa è una donna rispetto alla rivoluzione?”. l rapporto Welles-Tomas fu un disastro. Milian ricorda il terribile primo giorno sul set con Welles. Gli chiede da che parte si deve mettere per dargli la battuta e Welles gli risponde che non gli importa da che parte si metta “basta che non ti si veda la faccia”.

 

alberto sordi con le gemelle kessler in i complessi

Secondo John Steiner il rapporto fra Milian e Welles non era buono perché Tomas era convinto che Welles non lo sopportasse. Cosa del resto ripetuta anche da Petroni che ricorda che Welles chiamava il protagonista “quel cubano”. Su Rai4 alle 22, 50 il thriller danese “L’effetto farfalla” di Martin Zandvliet con Ulrich Thomsen, Zaki Youssef, Sofie Torp, Thomas W. Gabrielsson, Henrik Noël Olesen. Non ha status critico.

 

La7 alle 23 spara “I complessi”, commedia all’italiana a tre episodi diretti da Dino Risi, Luigi Filippo D'Amico, Franco Rossi con Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Ilaria Occhini, Riccardo Garrone. Brilla, lo sapete tutti, “Guglielmo il dentone” di Luigi Filippo D’Amico con Alberto Sordi che si presenta ai provini della Rai per giornalista televisiva. Bravissimo, ma ha dei dento enormi. C’è tutta la meravigliosa Rai dell’epoca. Non quella di oggi.

 

 Rai5 alle 23, 05 propone “Jimmy's Hall – Una storia d’amore e libertà” di Ken Loach con Barry Ward, Simone Kirby, Jim Norton, Brian F. O'Byrne, Andrew Scott, Francis Magee. Iris alle 23, 20 passa “identità violate”, thriller con caccia al serial killer diretto da D.J. Caruso con Angelina Jolie, Ethan Hawke, Kiefer Sutherland, Gena Rowlands, Olivier Martinez, Paul Dano, Jean-Hugues Anglade.

black dahlia

 

Cine 34 alle 23, 40 passa “Cane e gatto”, classico di Bruno Corbucci con Bud Spencer, Tomas Milian, Mark Lawrence, Margherita Fumero, Bill Garrigues. La7 Cinema alle 23, 45 passa l’ottimo thriller spionistico “Syriana” di Stephen Gagha con George Clooney, Matt Damon, Christopher Plummer, Chris Cooper, Jeffrey Wright. Su Rai Movie alle 0, 40 avete “Black Dahlia” di Brian De Palma con Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Aaron Eckhart, noir non riuscitissimo, almeno per gli standard di De Palma, che aprì Venezia ormai parecchi anni fa.

lasciami andare

Su Cine 34 all’1, 05 trovate “Lasciami andare”, thriller mezzo fantasy di Stefano Mordini con Stefano Accorsi, Valeria Golino, Serena Rossi, Maya Sansa, Antonia Truppo, Lino Musella. Che bellezza una ghost story all’italiana ambientato a Venezia con l’acqua alta…

 

Poi scopri che questo fantasma in “Lasciami andare” di Stefano Mordini tarda un po’ troppo ad arrivare, che la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista assieme a Francesca Marciano e a Luca Zingaretti, tratto da un racconto dell’americano Christopher Coake, più che verso “A Venezia un dicembre rosso shocking” di Nicolas Roeg, prima fonte di ispirazione, sembra muoversi verso i gialli psicologici di Tornatore o verso il cinema d’autore romanocentrico.

 

In dieci minuti di proiezione ho sentito tre “Ma, vaffanculo!” pronunciati da tre personaggi diversi ma con la stessa intonazione… E, infine, non ho proprio capito che ci fanno tutti questi attori napoletani in trasferta a Venezia, Antonia Truppo come alcolista anonima, Lino Musella come mago di Forcella, Serena Rossi come seconda compagna di Stefano Accorsi che canta al piano bar, la stessa Golino…

 

lasciami andare

Ma detto questo, una ghost story a Venezia per il cinema italiano è già qualcosa. E Stefano Mordini, sembrerebbe anche adatto al genere. E’ un bravo professionista, come ha dimostrato in “Pericle il Nero”, meno adatto però alla commedia, penso a “Gli infedeli” film ad episodi con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea davvero sballato. Insomma.

 

Il film si apre in quel di Venezia con il giovane architetto Marco,  Stefano Accorsi, che compra una casa un po’ tenebrosa sulla laguna assieme alla moglie Maya Sansa che arriva col figlioletto Leo. Dieci anni dopo scopriamo che lo stesso Stefano Accorsi aspetta un figlio da Serena Rossi, cantante in un localino veneziano, che il figlio che aveva prima, Leo, è morto per un incidente nella casa tenebrosa e che Maya Sansa non si rassegna alla triste perdita.

 

A quel punto entra in scena Valeria Golino in versione donna d’affari italo-americano con figlio di una decina d’anni che racconta a Accorsi di aver comprato la casa, ma vorrebbe capire perché nella stanza di suo figlio c’è il fantasma di Leo che non se ne vuole andare e rivuole il suo orsacchiotto Toto. Il resto ve lo vedete.

 

getaway 9

Date le premesse speravamo un po’ meglio, ma gli attori napoletani, al solito, funzionano bene, alla faccia di Zaia, la Truppo fa la pazza da partecipazione straordinaria e Musella è ambiguo quanto basta, e danno un po’ di sostanza alla sceneggiatura. E le scene con l’acqua alta a Venezia sono uno spettacolo. La7 Cinema alle 2, 05 propone il favoloso “Getaway” di Sam Peckinpah con Steve McQueen, Ali MacGraw, Ben Johnson, Al Lettieri, Sally Struthers, Slim Pickens. scritto da Walter Hill, tratto da un romanzo di Jim Thompson.

getaway 8

Un film che dette scandalo, perché Steve McQueen si innamorò pazzamente della sua partner, Ali MacGraw, allora sposata al potentissimo produttore della Paramount Robert Evans e la cosa fu davvero un casino per tutti. Sam Peckinpah sul set era sempre ubriaco, sosteneva “Io non posso girare da sobrio”, e Al Lettieri, meraviglioso cattivo recuperato da “Il Padrino”, lo seguiva di poco, magari lo anticipava pure.

 

Dal “Padrino” viene pure Richard Bright, pensato per un ruolo più importante, ma rifiutato da McQueen perché alto quanto lui. Pieno però di grandi attori del cinema di Peckinpah, da Ben Johnson a Bo Hopkins a Dub Taylor. La storia è così. Il film doveva girarlo Peter Bogdanovich con la sua fidanzata Cybill Shephard, ma ne doveva fare prima un altro. Così entrò nel film Steve McQueen, anche come coproduttore, e fu lui a portare dentro come regista Sam Peckinpah, che lo aveva appena diretto in “L’ultimo buscadero”, e avrebbe preferito dirigere “L’imperatore del Nord”, che fece poi Robert Aldrich. Cazzo!

getaway 7

 

A questo punto serviva una donna. Peckinpah voleva Stella Stevens, che aveva avuto su “Cable Hogue” o Dyan Cannon. Robert Evans spinse sua moglie, Ali MacGraw, che venne subito accettata. E Evans se ne pentirà per tuta la vita, perché la scintilla tra McQueen e lei scattò come si videro. La sceneggiatura doveva scriverla lo stesso Jim Thompson che aveva scritto il romanzo. Ma dopo quattro mesi viene cacciato da Steve McQueen che gli preferisce Walter Hill. Non aveva tutti i torti.

 

Per la musica Peckinpah aveva chiamato Jerry Fielding, che non andava bene a Steve McQueen, che fece rifare tutto al suo amico Quincy Jones a pochi giorni dall’uscita del film. Peckinpah e McQueen litigavano parecchio e si prendevano anche a bottigliate, ma il vero problema era lo scandalo di McQueen che aveva portato via la moglie a Robert Evans. Il film è una meraviglia. Malgrado tutto il whiskey che si erano scolati Peckinpah e Lettieri.

achille tarallo

 

Passano bei film nella notte. Il buffo “Achille Tarallo” di Antonio Capuano con Biagio Izzo, Ascanio Celestini, Tony Tammaro, Rai Due alle 2, 15. E’ raro trovare una commedia così svitata e simpatica come questa, con un trio di protagonisti così bizzarro composto da Biagio Izzo, che è appunto Achille Tarallo, guidatore di autobus e musicista, mai visto così in parte e moderato, Ascanio Celestini come suo manager romano cialtrone e Tony Tammaro come il suo accompagnatore musicale e autore.

 

Diciamo che siamo a Napoli, dove Tarallo guida l’autobus e vive con una moglie che non ama da tempo. Seguendo però la sua vena artistica, con l’amico pianista Caffè, Tony Tammaro, compone canzoni in italiano, perché “l’italiano è come la vita in bella copia, è elegante”, anche se deve poi accettare le offerte di suonare a matrimoni di basso rango che gli procura il suo manager, Pennabic, cioè Ascanio Celestini. E’ la vita.

 

achille tarallo

Che Tarallo cerca di vivere al meglio, evitando le insidie del napoletano, al punto che sogna di cantare come Fred Bongusto in una delle scene di maggior culto del film. Poi un giorno incontra la bella badante della madre e le cose cambiano. Ma si inguaia con un matrimonio della figlia di un boss che non può rifiutare.

storie di ordinaria follia

Tarallo però cerca di dare un senso alla sua vita al di là di Napoli, della sua musica e della sua lingua. Vitale, curiosa, piccola commedia, molto inventiva che dimostra quanto Capuano ancora sia interessato a una sperimentazione di generi e di attori al di là delle solite ovvietà e a Napoli vista sotto angolazioni diverse. Biagio Izzo è piuttosto sorprendente e Ascanio Celestini fa molto ridere.

 

Su Cine 34 alle 2, 35 passa ancora “Storie di ordinaria follia” diretto da Marco Ferreri, scritto da Sergio Amidei e Ferreri con Ben Gazzara come lo scrittore Charles, Ornella Muti come la prostituta autodistruttiva Cass, Tanya Lopert, Susan Tyrrell, Judith Drake, Katia Berger, cioè Bukowski rivisto da Ferreri e da  Ben Gazzara.

 

storie di ordinaria follia

Sul set Carlo Monni si innamorò perdutamente di Susan Tyrell, ricambiato e sparì praticamente dalle scene che doveva girare. Dante Matelli, collaboratore e amico di Ferreri, mi ha raccontato che mentre stava a Cannes lo chiamò il regista e gli chiese se glielo montava lui, perché non riusciva a ricostruire la storia al montaggio. Non tornava nulla.

 

 Matelli tornò a Roma e riscrisse pratic amente il film alla moviola, togliendo anche le poche scene che aveva girato Monni (che pure appare fra i titoli). Così, secondo Matelli e Ferreri, funzionava. Devo dire che non è un riuscitissimo, ma ha dei momenti di grande cinema e di grande umanità. Ben Gazzara e Ornella Muti hanno un a loro alchimia. Lo vidi a Venezia, dove non piacque molto.

 

voto di castita

Chiuderei, Cine 34 alle 3, 30, su “Voto di castità” commedia sexy di Joe D'Amato con Gillian Bray, Enzo Colajacono, Flavia Fabiani e Laura Gemser, fresca del successo di Emanuelle nera, che fa una cameriera tutta pepe. “Era un film comico, anche se, naturalmente, dovevo sempre spogliarmi e far vedere le tette. Anzi, posso dire che di comico non ci trovavo nulla, nel senso che il mio personaggio era sempre nudo, quindi era un personaggio erotico, ma le situazioni erano comiche o almeno così dovevano sembrare…” (“Nocturno”).

 

annibale 2

Chiudo invece su “Annibale” di Carlo Ludovico Bragaglia, Edgar G. Ulmer con Victor Mature, Milly Vitale, Rik Battaglia, Gabriele Ferzetti, Rita Gam, Terence Hill. Victor Mature sbarca in Italia per questo Annibale, ufficialmente diretto dal già vecchio Bragaglia, ma in realtà affidato alle mani di Edgar G. Ulmer, che girò le scene più complesse, scrisse la sceneggiatura e ideò il soggetto. Costo previsto (al tempo): mezzo miliardo.

annibale 3

Assieme a Mature e al nostro Gabriele Ferzetti, troviamo la bella Rita Gam, al tempo celebre per i suoi bikini, Franco Silva, allora più noto come playboy romano, il giovane Mario Girotti non ancora Terence Hill e un grosso Carlo Pedersoli, non ancora Bud Spencer, ma barbutissimo come Re Rotario.

 

E’ il primo film che girano assieme anche se non hanno nessuna scena che li veda vicini. Nelle cronache del tempo si legge che Bragaglia aveva un freddo cane, girava con quattro pullover e un cappotto. Mature, ogni volta che il regista dava il motore, pensava di dover entrare in scena lui, al punto che Bragaglia decise di non dare più il motore.

 

annibale 5

 Di tutte le battaglie che fanno da sfondo al film, l’unica girata con scene di massa è quella di Canne, ricostruita in Jugoslavia con gran spreco di mezzi (2500 costumi, 35 cascatori, 50 schermitori): della Trebbia vediamo solo i cadaveri sul campo, dopo lo scontro, e veniamo a sapere del Trasimeno solo da un messo.

 

Ulmer girò personalmente la battaglia di Canne, girando in cinque giorni, con sei macchine Arriflex, come ricorda nella sua celebre intervista a Peter Bogdanovich, una scena che avrebbe avuto bisogno di un minimo di ventitré giorni di lavorazione. Dispose personalmente le comparse e il lavoro è perfetto. Il passaggio delle Alpi dell’esercito cartaginese, girato alla De Paolis con veri elefanti e un notevole rinforzo del pavimento, è una delle perle del film. L’accampamento di Annibale venne ricostruito vicino a Cerveteri, sull’Aurelia (100 tende, 200 falò, 3000 cavalieri, 500 comparse).

annibale 4

 

Ben 16 elefanti vennero portati lì in treno e, una volta scesi a Palo, cercarono di arrivare al mare. Ulmer si lamentò anni più tardi, sempre nella sua intervista a Peter Bogdanovich, di non aver avuto la parola finale sulla regia dai produttori e distributori americani, cioè la Warner Bros. “E’ un tipico film in costume. Le mie scene più riuscite, le tagliarono. Io scrissi il copione e c’era un problema che mi solleticava. Non ero riuscito a trovare nessuna documentazione, o nessuna spiegazione, del perché Annibale non prese Roma dopo che aveva sconfitto i Romani a Canne. Che era a sole poche miglia da Roma. Non erano rimasti che delle decine di soldati a difenderla”.

 

annibale 1

Nell’idea di Ulmer Annibale si era reso conto che Roma rappresentava il futuro e lui era il capo di una società morente, sorpassata dalla storia. Questo avrebbe spiegato la sua profonda crisi che lo porterà al suicidio cinque anni dopo. “Ma la Warner si oppose: è una roba troppo filosofica. Era da pazzi. Non mi permisero mai di girare questo film. Io gli chiedevo di poter raccontare la storia di un essere umano invece di uno spettacolo di guerre a cavallo e di camminate sulle Alpi con gli elefanti… Ma persi”. 

marchese del grillo 1alberto sordi il marchese del grillo. lasciami andaresyrianaenzo colajacono, laura gemser, gillian bray voto di castitavoto di castita 2voto di castitamad max fury road 2una delle donne di fury roadachille tarallo. ascanio celestini in achille tarallogetaway 3getaway 2getaway 4getaway 5getaway 6syriana la locanda della sesta felicitala cuoca del presidente mad max fury road 1jimmys hall ken loach jimmys hall cane e gatto jimmys hall ken loach Aidan Gillen jimmy s hall jimmys hall identita' violatetomas milian tepepamad max fury road 6i complessi 1i complessi 2l'effetto farfallatomas milian tepepa tomas milian tepepa il cacciatore di giganti 1Il Cacciatore di Gigantiharrison ford kristin scott thomas destini incrociati eileen 3eileen 1Jack the GianT Slayer IL CACCIATORE DI GIGANTI castita in mad max fury roadmad max fury road 3mad max fury road 5LETTO IL MARCHESE DEL GRILLO

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A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? - LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE - SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI - MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

andrea orcel carlo messina generali giorgia meloni

DAGOREPORT - IL BLITZ DI INTESA SANPAOLO SU MPS INTRECCIA LA STRATEGIA FINANZIARIA E IL SISTEMA POLITICO – CON L’OPAS, PER ORA SOLO ANNUNCIATA, CARLO MESSINA PUNTA A NEUTRALIZZARE IL SUO RIVALE PIÙ INTIMO: L’UNICREDIT DI ANDREA ORCEL, CHE AVREBBE POTUTO FARE BINGO RILEVANDO LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO IN MPS E GENERALI SUL LATO POLITICO, SE L’OPERAZIONE VA IN CULO ALLA LEGA, CHE TIFAVA LA FUSIONE BPM-MPS, FA CONTENTI I FRATELLI D’ITALIA CHE VOGLIONO TUTELARE “L’ITALIANITÀ” DEL LEONE DI TRIESTE, FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO, DAL PRIMO AZIONISTA DI BPM, LA FRANCESE CREDIT AGRICOLEE CHI MEGLIO DELLA ''BANCA DI SISTEMA" PUÒ FARLO? – NEL BLITZ CI SONO GROSSI DUE PUNTI DEBOLI, ENTRAMBI LEGATI ALL’ANTITRUST (ANCORA SENZA PRESIDENTE): I 625 SPORTELLI DEL “MONTE” E LE ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA, SU CUI INTESA È IL PRIMO CONCORRENTE DI GENERALI - SAREBBE UN UNICUM: IL NUMERO DUE È ANCHE AZIONISTA DEL NUMERO UNO, SUO RIVALE DIRETTO...