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IL DIVORZIO TRA BEATRICE VENEZI E LA FENICE FINISCE A CARTE BOLLATE- LA "BACCHETTA NERA" MELONIANA, CHE HA LA RESIDENZA FISCALE A LUGANO, PASSA AL CONTRATTACCO: E’ PRONTA METTERE IN CAMPO UN POOL DI LEGALI PER GESTIRE LA ROTTURA CON IL TEATRO - “IL LICENZIAMENTO ANDRÀ CHIARITO NELLE MOTIVAZIONI E A CUI SI DOVRÀ RISPONDERE IN MODO OPPORTUNO” - DALLA FENICE FANNO SAPERE CHE AGLI ATTI “C’È SOLO UN PRECONTRATTO FIRMATO DA VENEZI CHE NON È VALIDO PERCHÉ MANCANTE DELLA CONTROFIRMA DEL SOVRINTENDENTE” - GIORGIA MELONI SMENTISCE I RETROSCENA SUL SUO VIA LIBERA ALL’OPERAZIONE DEFENESTRAMENTO MA C’È CHI FA NOTARE CHE VENEZI AVREBBE PAGATO “ANCHE” LA SOLIDARIETÀ E LA VICINANZA NEI CONFRONTI DI PIETRANGELO BUTTAFUOCO - LA FENICE SI PRENDE UNA PAUSA SULLA NOMINA DEL SUCCESSORE DELLA VENEZI…

 

Simone Canettieri per il Corriere della Sera - Estratti

 

Fiato alle carte bollate. Il divorzio tra Beatrice Venezi e La Fenice rischia di finire in tribunale. Il «direttore d’orchestra» si è rivolto a un pool di avvocati composto da esperti di diritto del lavoro per gestire la rottura con il teatro.

 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

La vertenza è all’orizzonte. Da Los Angeles, Venezi fa sapere che il suo licenziamento «andrà comunque chiarito nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno».

 

Il 23 aprile l’artista ha ricevuto a Lugano, dove ha la residenza fiscale, la lettera formale di risoluzione della nomina dopo l’intervista al quotidiano argentino La Nacion in cui parlava di nepotismo tra gli orchestrali che si tramanderebbero le posizioni di padre in figlio.

 

Ora si difende: «Mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro, a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine e la mia carriera».

 

beatrice venezi giorgia meloni

Venezi passa insomma all’attacco: «In Italia essere giovane è un handicap, e poi donna un aggravante. Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla casta».

 

Ora se ne occuperanno gli avvocati. Dalla Fenice fanno sapere che agli atti «c’è solo un precontratto firmato da Venezi che non è valido perché mancante della controfirma del sovrintendente». L’accordo economico prevedeva un fisso di 40 mila euro all’anno, più 8 mila euro circa a spettacolo diretto.

Beatrice Venezi al Teatro Colon di Buenos Aires

 

Intanto, in un volteggiare di bacchetta, cambia la linea del governo e di Fratelli d’Italia: l’allontanamento di Venezi dalla Fenice è stata una scelta «autonoma e insindacabile» del sovrintendente Nicola Colabianchi. Giorgia Meloni tiene a smentire i retroscena sul suo via libera all’operazione defenestramento; FdI con Augusta Montaruli difende «l’autonomia» della Fondazione veneziana; il ministro della Cultura Alessandro Giuli fa un passetto di lato. E in una nota dice: ha deciso tutto il sovrintendente, anche se ha condiviso la mossa con me.

 

La virata avviene dopo la ricostruzione del Corriere perché in contemporanea a destra succede una cosa interessante: l’opinione pubblica, a partire da diversi giornalisti d’area molto seguiti sui social, difende Venezi e critica l’esecutivo guidato da Meloni. Hoara Borselli, per esempio, dice che «le fa orrore che il nostro governo non l’abbia in nessun modo difesa né tutelata: è un precedente gravissimo».

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

 

In tarda mattinata prima che esca una nota di Palazzo Chigi — nella quale si ribadisce che «il presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo» — a via della Scrofa iniziano a suonare mille campanelli all’impazzata. È il fantasma dell’opera chiamato consenso. «Il nostro popolo non la capisce questa storia: rischiamo di dar ragione alla sinistra che ha fatto la guerra a Beatrice perché è di destra».

 

(…)

I veleni continuano però a schizzare la Serenissima, e non c’è Mose che tenga. C’è chi fa notare che Venezi avrebbe pagato «anche» la solidarietà e la vicinanza nei confronti di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, in rotta con il ministro Giuli e con Palazzo Chigi per la storia del padiglione russo.

 

articolo del quotidiano argentino la nation su beatrice venezi

Tiri destri e maldestri? Colabianchi, da sempre vicino a FdI e prima ad An, è accusato di favorire la moglie Alessandra Di Giorgio, un soprano di fama internazionale. Sovrintendente è così? «Falso, non ha mai lavorato con la Fenice». Ma quanta politica c’è in questa storia di Venezi? «Io non parlo con la politica». Sipario.

 

 

IL SUCCESSORE? PER ORA NESSUNO ALL’ORIZZONTE

Vera Mantengoli per il Corriere della Sera - Estratti

 

Dopo il caso Venezi la Fenice si prende una pausa su eventuali nomine future. Non ci sono infatti all’orizzonte nomi di direttori o direttrici musicali per sostituire l’incarico che Beatrice Venezi avrebbe dovuto assumere il prossimo ottobre nel teatro veneziano.

 

«Non è una figura obbligatoria, non è urgente procedere a questa nomina — ha detto lo stesso sovrintendente Nicola Colabianchi —. Abbiamo tempo di rifletterci e troveremo la soluzione più opportuna».

 

BEATRICE VENEZI AL TEATRO COLON DI BUENOS AIRES

Dopo la brusca chiusura della collaborazione con la direttrice d’orchestra Venezi, il sovrintendente prende tempo. In questi mesi il rapporto con lavoratori e lavoratrici si è sfilacciato al punto da logorarsi alla radice e imporre un altro nome rischierebbe di scatenare di nuovo il caos.

 

D’altronde nella storia recente del teatro veneziano di direttori musicali ce ne sono stati tre: lo svizzero Marcello Viotti dal 2002 fino all’improvvisa morte del 2005, l’israeliano Eliahu Inbal dal 2007 al 2010 e Diego Matheuz dal 2011 al 2014. Tutte figure di spicco nel panorama internazionale, Viotti viene ricordato per aver accompagnato Coro e Orchestra verso una stagione di rinascita musicale dopo il disastroso incendio del 29 gennaio 1996.

colabianchi venezi la fenice

 

Mancato improvvisamente a soli 50 anni, Viotti fu una figura fondamentale nella fase in cui, prima della riapertura del Teatro, Coro e Orchestra si esibivano tra il Teatro Malibran e il PalaFenice

beatrice veneziBeatrice Venezi al Teatro Colon di Buenos Aires

 

protesta dei musicisti contro beatrice venezi alla fenice di venezia.

(...)

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