almasri giorgia meloni carlo nordio

DOMANDE SPARSE SUL CASO ALMASRI – CON QUALE AUTORIZZAZIONE IL TORTURATORE LIBICO VIAGGIAVA INDISTURBATO IN EUROPA? AVEVA UN PASSAPORTO FASULLO O UN VISTO SCHENGEN? E IN TAL CASO, PERCHÉ NESSUN PAESE, E SOPRATTUTTO L’ITALIA, SI È OPPOSTO? - LA TOTALE ASSENZA DI PREVENZIONE DA PARTE DEGLI APPARATI ITALIANI: IL MANDATO DI ARRESTO PER ALMASRI RISALE A OTTOBRE. IL GENERALE NON SAREBBE MAI DOVUTO ARRIVARE, PER EVITARE ALLA MELONI L’IMBARAZZO DI SCEGLIERE TRA IL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE E LA REALPOLITIK (IL GOVERNO LIBICO, TRAMITE ALMASRI, BLOCCA GLI SBARCHI DI MASSA DI MIGRANTI) – I SOSPETTI DI PALAZZO CHIGI SULLA “RITORSIONE” DELLA CPI E IL PASTROCCHIO SULL’ASSE DEI SOLITI TAJANI-NORDIO

DAGONOTA

Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli

L’Italia si conferma un paradiso per i ricercati internazionali. Dopo la liberazione dell’ingegnere-spione Mohammad Abedini, che gli americani considerano un terrorista, ora è la volta del torturatore libico Osama al Njeim Almasri, riportato a Tripoli con un aereo di Stato tra l’indignazione della Corte penale internazionale.

 

Sull’arresto e liberazione del comandante, ricercato con l'accusa di crimini contro l'umanità, c’è stato indubbiamente un pastrocchio che ha le impronte digitali di Carlo Nordio.

 

La scusa del cavillo giuridico (per la Corte d’Appello, la polizia italiana s’è mossa in base alle norme sugli arresti a fini estradizionali, mentre in questo caso andavano applicate altre due leggi di ratifica e attuazione della cooperazione con la Corte dell’Aia), è, appunto, solo una scusa. È evidente che dietro il rilascio ci sia la volontà politica di non fare uno sgarbo al governo di Tripoli.

 

IL VIAGGIO IN EUROPA DI OSAMA AL NAJEEM ALMASRI

Il timore di Palazzo Chigi, come evidenzia oggi Alessandro Mantovani sul “Fatto quotidiano”, era assistere a uno sbarco di massa sulle coste italiane: Almasri è l’uomo che “gestisce” la prigione-lager di Mitaga, dove vengono tenuti a bada, a suon di torture, i migranti che vorrebbero raggiungere l’Italia.

 

Sul caso, al netto del pasticcio politico, aleggiano però moltissimi dubbi e altrettante domande.

 

A partire dal viaggio stesso di Almasri in Europa: arrivato il 6 gennaio a Fiumicino, ha girovagato in lungo e in largo nel vecchio Continente, senza che nessuno “avvisasse chi doveva trasformare le accuse a suo carico in un mandato d’arresto”, come scrive Giovanni Bianconi oggi sul “Corriere della Sera”, ricostruendo gli spostamenti del generale.

 

giorgia meloni a tripoli con Abdulhamid DBEIBAH

“Il giorno dell’Epifania il quarantacinquenne generale libico è arrivato a Fiumicino con un volo proveniente da Tripoli e ha preso un altro aereo per Londra. Dopo una settimana è salito su un treno e passando sotto la Manica è arrivato a Bruxelles. Ma era solo una tappa, perché da lì è subito ripartito in macchina per Bonn, in Germania. Qui è rimasto un paio di giorni, dove pare abbia assistito anche a una partita di calcio. Poi ha affittato un’auto e s’è spostato a Monaco di Baviera, dove il 16 gennaio è stato identificato a un posto di blocco. Superato senza difficoltà, poiché in quel momento non c’era alcuna segnalazione a suo nome sui terminali delle polizie europee”

 

CARLO NORDIO CHE CERCA DI IMPEDIRE IL RILASCIO DEL TORTURATORE LIBICO ALMASRI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

E qui casca l’asino: sulla base di quale autorizzazione Almasri si muoveva indisturbato in Europa? Le possibilità sono tre: o aveva ottenuto un visto Schengen, o si muoveva con un documento fasullo, o possiede il passaporto di un’altra nazionalità.

 

Nel primo caso, la procedura per ottenere il lasciapassare prevede una formula di silenzio assenso: perché nessun Paese, Italia su tutti, si è rifiutato di concederlo? Non è strano che un ricercato (da ottobre) possa viaggiare indisturbato per l’Europa? Come mai le autorità non sono state informate che c’era un mandato di cattura pendente?

 

Quel che è certo, è che è mancata completamente la prevenzione: l’Italia, che conosce benissimo Almasri per il suo lavoro, avrebbe dovuto evitare che potesse arrivare in Europa, e nel nostro Paese, da ospite sgradito. Il governo si sarebbe risparmiato un imbarazzo e il caso non sarebbe mai nato.

 

ANTONIO TAJANI CARLO NORDIO

Infine, ci sono i sospetti del Governo, riportati oggi dal “Messaggero”, quotidiano caro alla fiamma magica di Palazzo Chigi:

 

“Prende forma di ora in ora, tra gli uomini più vicini alla premier, una convinzione. Il mandato d'arresto per Almasri, spiccato solo il 18 gennaio, a poche ore dal suo arrivo a Torino, è in realtà una «ritorsione» per la posizione del governo italiano sul mandato di arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu. […] Non è un caso, sostengono fonti di vertice dell'esecutivo, il tempismo della richiesta. Arrivata solo alla fine di un lungo tour di Almasri in Europa, da Londra a Bruxelles- a una manciata di chilometri dall'Aja - fino a Bonn, Monaco, Torino…”

 

 

Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli

Ps. Nel giro di un mese è il secondo strano problema di comunicazione sull’asse via Arenula-Farnesina. I ministri Tajani e Nordio, che non hanno brillato per acume politico nel caso Abedini-Sala, anche nel caso Almasri hanno pasticciato un po’ troppo. È solo de-merito loro o c’è qualche manina che gode nel vederli fallire?

 

SOSPETTI DI ROMA SULL’AIA: RITORSIONE PER NETANYAHU

Estratto dell'articolo di Francesco Bechis per “il Messaggero”

 

[…] La Corte penale internazionale dell'Aja accusa il governo italiano per la liberazione di Osama al Njeim Almasri, il comandante libico ricercato con l'accusa di crimini contro l'umanità. Palazzo Chigi punta il dito in direzione opposta: la Corte non ha avvisato in tempo il Guardasigilli Carlo Nordio del mandato di cattura internazionale. E ha agito in modo «irrituale». Di più: sospetto.

 

[…]  Mentre le opposizioni prendono d'assedio il governo e chiedono alla premier Giorgia Meloni di riferire in aula, ai piani alti dell'esecutivo covano tensioni e sospetti contro la Corte penale. Prende forma di ora in ora, tra gli uomini più vicini alla premier, una convinzione. Il mandato d'arresto per Almasri, spiccato solo il 18 gennaio, a poche ore dal suo arrivo a Torino, è in realtà una «ritorsione» per la posizione del governo italiano sul mandato di arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

 

antonio tajani carlo nordio

Ormai cristallina e riassumibile così: se "Bibi" facesse tappa in Italia nei prossimi mesi, non scatterebbero le manette. In altre parole, il governo ignorerebbe il mandato di arresto venendo meno, sulla carta, a un obbligo di tutti i Paesi membri della Corte. Non è un caso, sostengono fonti di vertice dell'esecutivo, il tempismo della richiesta. Arrivata solo alla fine di un lungo tour di Almasri in Europa, da Londra a Bruxelles- a una manciata di chilometri dall'Aja - fino a Bonn, Monaco, Torino.

 

Peraltro non il primo: il ras libico accusato di sevizie e torture contro i migranti racchiusi nei centri di Tripoli era già stato in Europa nei mesi scorsi. Ebbene, proprio il 14 gennaio a Roma, mentre Almasri è a metà del suo tour europeo, a Bonn, nella capitale fa tappa il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar.

 

matteo piantedosi question time in senato foto lapresse.

Incontra l'omologo italiano Antonio Tajani, il Guardasigilli Carlo Nordio. Entrambi - secondo indiscrezioni della stampa israeliana che hanno poi trovato conferma - spiegano all'ospite che l'Italia non intende arrestare Netanyahu, qualora dovesse passare nello Stivale.

 

[…]  Interrogati sul punto, i ministri sul dossier glissano sulla tesi di un "complotto" della Corte contro l'Italia. Che pure a Palazzo Chigi prende forma. Duri, del resto, i toni scelti ieri da Tajani per commentare la vicenda. «L'Aja non è il verbo, non è la bocca della verità - chiosava ieri il vicepremier e ministro degli Esteri conversando con alcuni cronisti - Si possono avere opinioni diverse - spiega rispondendo ai giornalisti - L'Italia non è sotto scacco di nessuno, siamo un Paese sovrano e facciamo la nostra politica».

 

abdul hamid mohammed dbeibeh con giorgia meloni

[…] «Perché aspettare più di tre mesi dalla richiesta della procura e spiccare il mandato di arresto solo quando il libico è arrivato in Italia?» riflette un ministro. Le opposizioni, ovviamente, non la vedono così. Puntano il dito contro i tanti lati oscuri di una vicenda tutta da chiarire. E la liberazione, con rimpatrio su volo di Stato, di un uomo accusato di crimini contro uomini, donne e bambini nei centri-lager di Tripoli.

 

"ALMASRI, SCELTA POLITICA" OPPOSIZIONI CONTRO MELONI E TAJANI ATTACCA L'AJA MATTEO PIANTEDOSI

Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per “La Stampa”

 

Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli

Le opposizioni non mollano la presa sul governo, che ora se la prende con la Corte dell'Aja.

 

Il caso Almasri monopolizza il dibattito politico, anche perché nessun vero chiarimento è stato fornito dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, interrogato per due volte sulla vicenda nel corso del Question time di ieri pomeriggio al Senato. Il capo del Viminale si è limitato a ricostruire quanto avvenuto tra sabato e martedì.

 

L'arrivo a Torino del generale libico, capo della polizia giudiziaria di Tripoli, accusato di crimini contro l'umanità per torture, violenze e abusi sui migranti. Il suo arresto su mandato della Corte penale internazionale, poi il rilascio e il volo di Stato con cui Almasri è stato riaccompagnato in patria.

 

Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli

«A seguito della mancata convalida dell'arresto da parte della Corte d'appello di Roma, considerato che il cittadino libico presentava un profilo di pericolosità sociale – ha spiegato Piantedosi – ho adottato un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato».

 

Dunque, la decisione di scarcerarlo è stata della magistratura, mentre quella di rimandarlo a Tripoli viene presentata come logica conseguenza, per non lasciare a "piede libero", un uomo di cui viene riconosciuta la «pericolosità».

 

Il ministro dell'Interno non aggiunge molto altro, ma smentisce, di fatto, il collega titolare della Giustizia, Carlo Nordio, che in un primo momento aveva detto di non essere stato informato in tempo dell'arresto, mentre Piantedosi assicura che, dopo il fermo di Almasri «sono stati informati gli uffici della Procura generale presso la Corte d'Appello di Roma e il competente Dipartimento del ministero della Giustizia».

 

matteo piantedosi question time in senato foto lapresse

[...] «Giorgia Meloni deve venire a rispondere in Aula, perché in questa pessima vicenda non è possibile che non ci fosse un coinvolgimento diretto di Palazzo Chigi», ribadisce Elly Schlein. Al Senato il dem Michele Fina chiede a Piantedosi di consegnare a Meloni un «omaggio»: un'edizione del "Pinocchio" di Collodi.

 

Dal ministro dell'Interno «nessuna risposta, è evidente il tentativo di derubricare a problema tecnico-procedurale quanto avvenuto – dice il capogruppo a Palazzo Madama Francesco Boccia – ma si tratta di una decisione politica del governo italiano».

 

Quelle di Piantedosi sono «parole surreali» per Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera, «vogliamo sapere che accordi ha preso il governo con la Libia per permettere che un criminale di guerra venga rilasciato». Sospetti di un ricatto subito rispetto alla gestione dei flussi migratori, che lo stesso Tajani respinge al mittente: «L'Italia non è sotto scacco di nessuno, siamo un Paese sovrano e facciamo la nostra politica», assicura il ministro degli Esteri.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI NELLA LOGGIA NERA - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, «sarebbe tutto esilarante se non fosse gravissimo, Meloni non ha più alternative: venga in Aula ad assumersi la responsabilità davanti agli italiani». L'assedio al governo e a Palazzo Chigi diventa anche fisico, con il sit-in organizzato ieri da Verdi e Sinistra, corredato da cartelli con le scritte «Il boia nell'aereo di Stato» e «Il governo Meloni libera un torturatore e uno stupratore».

ANTONIO TAJANI E CARLO NORDIO

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