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ALLACCIATEVI LE CINTURE: SI BALLA! FMI E BANCA MONDIALE TEMONO UNA TEMPESTA PERFETTA (E DEVASTANTE) SULL’ECONOMIA – NON SOLO LA GUERRA CON IL RIMBALZO DEI PREZZI DEL PETROLIO E DELL’INFLAZIONE E UN IMPATTO NEGATIVO PIÙ SU EUROPA E ASIA CHE SUGLI USA, CI SONO DUE NUOVE MINE VAGANTI CHE TERRORIZZANO I PARTECIPANTI AGLI INCONTRI FMI/BANCA MONDIALE (DA DOMANI A WASHINGTON): IL PRIMO FATTORE DI PERICOLO È IL MODELLO DI ANTHROPIC CLAUDE MYTHOS PER L’IA CHE POTREBBE CAUSARE POSSIBILI TRUFFE COLOSSALI E UNA PARALISI DEI SISTEMI FINANZIARI. IL SECONDO RISCHIO E’ RAPPRESENTATO DA UNA POSSIBILE CRISI DI LIQUIDITÀ DAL SETTORE CREDITO PRIVATO. GRANDI BANCHE COMMERCIALI COME JP MORGAN HANNO GIÀ...

Mario Platero per corriere.it - Estratti

 

donald trump - mercati azionari

La liturgia degli incontri di primavera del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale è sempre la stessa: i ciliegi in fiore a Washington, l’arrivo oggi lunedì 13 aprile dei delegati di 191 Paesi per fare il punto semestrale sull’economia mondiale, un calendario prefissato: domani 14 aprile il World Economic Outlook, il documento previsionale dell’Fmi (si attende crescita mondiale in ritirata), il 16 aprile gli incontri dei ministri del Tesoro e dei banchieri centrali del G7 e poi del G20, il 17 il Comitato Monetario e il 18 quello per lo Sviluppo della Banca Mondiale, poi tutti a casa.

 

fondo monetario internazionale

Ma se la liturgia non cambia, le tematiche parallele allo sviluppo economico, i fattori «esterni» che possono impattare la crescita non sono mai stati più numerosi, complicati, nuovi e densi di incertezza: la guerra, il rimbalzo dei prezzi del petrolio e dell’inflazione, la preoccupazione per il tasso di occupazione aleggiano ma, paradossalmente, sono nulla rispetto alle due vere mine vaganti che segneranno questi incontri di Primavera del 2026 e che destano terrore nello sguardo di funzionari del Fondo, di politici, ministri e soprattutto dei banchieri, che seguono ai margini e che più di ogni altro potrebbero dover sopportare le conseguenze delle nuove sfide:

 

 

1) possibili distorsioni dei sistemi finanziari per applicazioni nefaste dell’intelligenza artificiale;

effetto dei dazi di trump sui mercati

 

2) il rischio di un contagio del settore del credito privato che potrebbe trascinare con sé, in caso di crollo, il comparto Private Equity che già in alcuni comparti scricchiola per conto suo.

 

E stiamo parlando di importi che, negli scenari peggiori, potrebbero far guai davvero seri.

 

La guerra in Iran

Insomma il pericolo di una tempesta perfetta non viene oggi dalla guerra contro l’Iran, ma proprio dalla combinazione ancora sconosciuta di queste due variabili.

 

Ma cominciamo dalla guerra, da quel fattore dalla combustione improvvisa e imprevedibile che, dopo un momento di speranza durante il fine settimana, riposto nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, ci ha fatti ripiombare, con il fallimento del dialogo, in quella dinamica aumenti prezzi del petrolio-inflazione che conosciamo fin troppo bene.

 

DONALD TRUMP E I MERCATI

La Casa Bianca ha già discusso con il Tesoro misure possibili se la guerra dovesse prolungarsi per oltre tre mesi e se il blocco completo dello stretto di Hormuz, che sarà imposto da oggi dagli Stati Uniti, dovesse avere conseguenze peggiori di quelle attese sul prezzo del petrolio e su quello del carburante ai distributori.

 

Gli aumenti ci sono già, il greggio ha di nuovo superato quota 100 dollari al barile, nel fine settimana, con balzi del 7-8% a seconda del tipo di petrolio e prezzi che si aggirano questa mattina, mentre scriviamo, tra i 102 e i 107 dollari al barile. Ma fino a dove potranno arrivare?

DONALD TRUMP I DAZI E I MERCATI

 

 

Qui entriamo di nuovo in territorio di incertezza, c’è il precedente di quota 120 per il Brent greggio durante i momenti più tesi della guerra, ma ci sono nuovi livelli stimati che potrebbero portare i prezzi anche a quota 150 se la chiusura totale dello stretto di Hormuz, annunciata da Donald Trump dovesse prolungarsi troppo a lungo.

 

La preoccupazione infatti non sta nel livello dei prezzi che, come abbiamo visto, hanno dimostrato di essere molto elastici, ma nella durata di questa crisi con le sue conseguenze sul tasso di inflazione (già misurato intorno a quota 3,3% per il mese di marzo su base annuale in America, con un aumento dello 0,9%) e sui tassi di interesse già in tensione.

 

usa israele iran mercati finanziari borse

Per quanto la guerra preoccupi, le dinamiche sono conosciute e gli strumenti per combattere l’inflazione sono noti, un aumento dei tassi, già in parte scontato dai mercati, avrà però effetti restrittivi sulla crescita: da qui una riduzione generalizzata attesa per domani dei tassi di crescita globali.

 

Si ritiene anche che l’impatto negativo ci sarà più su Europa e Asia che sugli Usa e si dovranno studiare misure coordinate di intervento a seconda degli scenari. Quadro preoccupante dunque, ma non imprevedibile o ingestibile, visto che ci siamo già passati un mezzo varie volte negli ultimi decenni.

 

IL MODELLO DI ANTHROPIC CLAUDE MYTHOS

Il primo fattore di pericolo: il modello di Anthropic Claude Mythos

Gli aspetti peggiori sul fronte incertezza derivano invece dai due fattori nuovi e in questo momento sia sconosciuti che incontrollabili.

 

Il primo: l’impatto IA del nuovo modello di Anthropic Claude Mythos. Sappiamo che il modello è stato rilasciato in forma per ora ristretta a una quarantina di grandi aziende americane per aiutarle a giocare d’anticipo su certe vulnerabilità dei loro sistemi di software che potrebbero essere facilmente identificati da Claude Mythos e da hacker nel caso avessero accesso alla tecnologia.

 

Ma la questione più specifica per gli incontri riguarda l’identificazione da parte di Mythos di vulnerabilità nei sistemi finanziari, in quelli per i pagamenti e per i trasferimenti causando possibili truffe colossali e imprevedibili. Il peggiore? Una paralisi dei sistemi finanziari.

 

donald trump - mercati azionari

Di questo il segretario al Tesoro Scott Bessent e il presidente della Fed Jerome Powell hanno parlato nei giorni scori coi banchieri americani, convocati d’urgenza a Washington.

 

Ma ora si tratterà di estendere il dialogo all’intero sistema finanziario internazionale.

Per ora Claude Mythos è stato rilasciato solo ad alcune banche americane per aiutarle a identificare le vulnerabilità e giocare d’anticipo. E le banche europee? E quelle asiatiche? Il rischio di un contagio in questo caso è collettivo. Impossibile isolarlo.

 

A Washington, nei prossimi giorni, in parallelo agli incontri programmati, si dovrà dunque impostare un comitato d’azione internazionale per condividere rischi, preoccupazioni e vulnerabilità prima che Mythos possa cadere in mano a hacker o criminali. Questa è la sfida più nuova che dominerà gli incontri di primavera.

IL MODELLO DI ANTHROPIC CLAUDE MYTHOS

 

 

Il secondo fattore di pericolo: gli scricchiolii del settore del credito privato

L’altra è meno nuova, ma non più conosciuta: qual è il grado di vulnerabilità del settore credito privato? Quale sarà il suo impatto sulle aziende in primis e sulle economie subito dopo se dovesse registrarsi una improvvisa crisi di liquidità?

 

Di certo sappiamo che grandi banche commerciali come JP Morgan hanno già ripulito il loro portafoglio da molti crediti più rischiosi, remunerati da alti tassi di interesse, ma si è trattato di un semplice trasferimento del problema su altri attori che potrebbero avere una propensione al rischio direttamente proporzionale alla loro possibile fragilità di fondo.

CLAUDE MYTHOS

 

 

Speriamo che non ce la stiano contando come allora e che, soprattutto, approfittino di questi incontri plenari per confrontarsi, organizzare di nuovo interventi coordinati ed essere pronti a giocare d’anticipo se un crisi dovesse aprirsi anche su quel fronte. Anche perché come sappiamo combattere contemporaneamente e impreparati su più fronti non è mai né facile né gradevole.

 

(...)

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