giorgia meloni donald trump

GIORGIA SARÀ COSTRETTA A TORNARE A BACIARE LA PANTOFOLA DI TRUMP – MARCELLO SORGI: “LA ROTTURA CON IL PRESIDENTE AMERICANO PUÒ METTERE IN DISCUSSIONE IL RUOLO DI MELONI COME CAPO DEL CENTRODESTRA, CANDIDATA A SUCCEDERE A SE STESSA E A GOVERNARE NEI PROSSIMI ANNI. DA DE GASPERI IN POI NON C'È MAI STATO UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO IN CATTIVI RAPPORTI CON WASHINGTON. E PROPRIO PER QUESTO OGGI A PALAZZO CHIGI NON SI SA DA DOVE RIPARTIRE PER RICUCIRE CON ‘THE DONALD’. I PROBLEMI INTERNAZIONALI, SE NON ALTRO, HANNO AVUTO L'EFFETTO DI SPOSTARE IN SECONDO PIANO, LA QUESTIONE VANNACCI…”

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

La sfilata degli Alpini in cui Meloni è apparsa felice e sorridente, tra i militari con il caratteristico cappello con la piuma e le due ali di folla che li festeggiavano, si può considerare il via all'ultimo anno in carica della premier prima delle elezioni in cui si giocherà la riconferma o il ritorno all'opposizione.

 

D'improvviso, la premier ha avuto una trovata come le succede quand'è in difficoltà. E che si tratti di uno dei momenti più complicati da quand'è a Palazzo Chigi non ci sono dubbi.

 

[...] Mai le relazioni politiche con gli Stati Uniti, gli alleati strategici più importanti, si erano così consumate in pochi giorni, checché ne dicano il ministro degli Esteri Tajani e quello della Difesa Crosetto, che sognano di riallacciare il filo atlantico al più presto.

 

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP

Mai l'ardita costruzione con cui Meloni si era presentata ai partner europei come "ponte" verso gli Usa e agli americani come guardiana dei rapporti con l'Europa era franata tutt'insieme. Peggio di così.

 

Ma proprio perché ormai la politica estera, come la politica tout court, non viaggia per trattative, accordi, documenti tradizionali, ma si nutre di immagini a sorpresa (la famosa foto che Trump accusa Meloni di aver "implorato" di avere), i quadretti con gli alpini sembrano fatti apposta per finire sui social e solleticare l'attenzione del presidente americano, un uomo da riconquistare quasi come un amante deluso, passi il paragone non certo appropriato.

 

Donald Trump Giorgia Meloni1

E dunque: ci sono i militari di uno dei corpi delle Forze Armate a cui la gente è più affezionata; ci sono i veterani, una categoria che nell'immaginario americano riveste un rispetto particolare; c'è il popolo che ai due lati della sfilata esprime il proprio attaccamento a chi porta la divisa. E in mezzo a tutti loro c'è lei, Giorgia, che saluta e ringrazia con il tipico gesto delle mani giunte, incassando l'affetto che è suo e dei soldati.

 

Trump, tiè!, viene da immaginare, pensando alle frasi sulla crisi di popolarità che l'inquilino della Casa Bianca le aveva rivolto. [...]

 

bettino craxi sigonella

Forse è stata un'imprudenza, da parte di Meloni, man mano che le cose con Trump andavano peggio - dalla "sgradita" difesa del Papa alla crisi di "Sigonella 2" - lasciare che tutto andasse così, sperare che il tempo potesse essere una medicina, o addirittura affidarsi alla foto cercata e trovata al G7 di Evian.

 

Stavolta sì, occorreva subito cercare un rimedio, quantomeno un cerotto in attesa che la ferita cominciasse a rimarginarsi. E invece niente. In fondo, all'epoca di "Sigonella 1", quarant'anni fa, Craxi, dopo aver evitato per due giorni di rispondere al telefono a Reagan e all'ambasciatore americano, si adoperò per una rapida soluzione, e nel giro di una settimana si ritrovò di nuovo invitato alla Casa Bianca.

 

roberto vannacci a firenze 4

Altri tempi, si dirà. E non c'è dubbio che sia così. Eppure - Meloni è la prima a saperlo - la rottura con Trump è il primo serio incidente che, se non sarà risolto al più presto, può mettere in discussione il ruolo di Meloni come capo del centrodestra, candidata a succedere a se stessa e a governare nei prossimi anni.

 

Da De Gasperi in poi infatti non c'è mai stato un presidente del consiglio italiano in cattivi rapporti con Washington, senza distinzione tra presidenti repubblicani o democratici. Figurarsi adesso che l'Italia è alle prese con un personaggio imprevedibile come Trump, alle sue simpatie e antipatie, ai suoi (cattivi) umori. E proprio per questo oggi a Palazzo Chigi non si sa da dove ripartire per ricucire con "The Donald".

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

I problemi internazionali, se non altro, hanno avuto l'effetto di spostare in secondo piano, se non sullo sfondo, la questione Vannacci, fino a tre giorni fa al primo posto sul tavolo della premier. Nei corridoi di Montecitorio sono in molti a dire che con il generale in continua ascesa nei sondaggi tutto si risolverà con l'ingresso del suo partito nella coalizione.

 

E tuttavia, non è così facile come si dice. Innanzitutto perché a Meloni non fa affatto piacere dover implorare - è il caso di adoperare questo verbo - il generale, dopo averlo accusato di fare il gioco della sinistra ed aver replicato così ai suoi seguaci alla Camera.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Tra l'altro Meloni sa - per inciso - di dover assicurare loro un posto in Parlamento per la prossima legislatura, quando invece di qualcuno si sarebbe liberata molto volentieri. Inoltre, se il suo ritmo di crescita si manterrà costante, Vannacci potrebbe presentarsi al tavolo delle trattative per le liste come capo del secondo partito (adesso è il terzo, dopo Forza Italia) della coalizione.

 

Un bello smacco per gli alleati che si sono fatti il mazzo per sostenere il governo per oltre quattro anni. E ancora non è affatto detto che il generale, ottenuto quel che si aspetta dalla premier, si rassegni a una campagna elettorale da vero alleato, rinunciando a definirsi unico rappresentante della "destra autentica" a dispetto di Meloni, Tajani e Salvini che non lo sarebbero più. Esiste una lunga serie di precedenti, in tal senso: a partire da quello di Bossi che nel ‘94 chiamava il Cavaliere "Berluskaiser".

 

roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 8

Infine la premier ha da preoccuparsi, oltre che dei suoi guai, di quelli di Forza Italia e Lega. La prima guidata da un consolato, chiamiamolo così, composto da Marina e Pier Silvio Berlusconi, ai quali il leader in carica (non si sa per quanto) Tajani deve rivolgersi prima di aprire bocca.

 

E la seconda a brandelli, con un segretario, Salvini, evidentemente a fine corsa e contestato dall'ala nordista, la sola che sia in grado di mantenere il Carroccio, sorpassato da Vannacci nei sondaggi, sopra la linea di galleggiamento. Ai nastri di partenza di una campagna lunga un anno, tutto questo pesa sulle spalle di Meloni: l'alpina che s'è messa in marcia, per dimostrare che non si arrende.

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse Donald Trump Giorgia Meloni2

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