giorgia meloni lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri alberto nagel mps mediobanca giorgio la malfa

“LE NOZZE DI MEDIOBANCA CON MPS NON PORTERANNO BUONI RISULTATI” – GIORGIO LA MALFA STRONCA L’ASSALTO DELL’ARMATA “CALTA-MELONI”  A PIAZZETTA CUCCIA: “COME SI PUÒ PENSARE DI METTERE UN GRANDE ISTITUTO INTERNAZIONALE  NELLE MANI DI UNA BANCA LOCALE APPENA USCITA DAL COMA?” – “LE GENERALI FINIRANNO IN MANO A CALTAGIRONE E A MILLERI. MI CHIEDO QUALI COMPETENZE IN MATERIA DI ASSICURAZIONI POSSANO AVERE UN COSTRUTTORE E UN MANAGER CHE GESTISCE L'EREDITÀ DI DEL VECCHIO” – “LA POLITICA NON È IN GRADO DI GESTIRE BENE UNA BANCA PERCHÉ IN FINANZA BISOGNA ESSERE CAPACI DI DIRE DEI NO. E LA POLITICA NON SA DIRE DI NO, PERCHÉ È SOTTO IL RICATTO DEI CONSENSI…”

38 giorgio la malfa

Estratto dell’articolo di Luca Fornovo per “La Stampa”

 

«Le nozze di Mediobanca con Monte dei Paschi non porteranno buoni risultati. Come si può pensare di mettere un grande istituto internazionale, specializzato in operazioni finanziarie complesse, nelle mani di una banca locale appena uscita dal coma?».

 

Giorgio La Malfa, politico di lungo corso nelle file del Partito repubblicano (ministro, eurodeputato) e memoria storica di Mediobanca, teme che la banca creata da Enrico Cuccia possa «perdere la sua indipendenza».

 

MPS MEDIOBANCA

«Quando la politica pensa di poter gestire industrie e banche fa disastri» avverte La Malfa, che in questi anni è stato direttore scientifico dell'archivio storico di Mediobanca.

 

C'è una frase di Cuccia che mi pare molto attuale "se è caduto l'Impero romano, perché non dovrebbe cadere Mediobanca?".

«Cuccia è stato profetico: fin dagli anni Cinquanta aveva compreso che gli appetiti della politica verso Mediobanca e verso le assicurazioni Generali erano enormi.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GIORGIA MELONI

Dal 1955 Mediobanca aveva iniziato ad accumulare azioni delle Generali per tutelarne l'indipendenza.

 

Il desiderio dei palazzi romani di mettere le mani sul potere economico era palese fin da allora. Le ricordo che nel 1972 la Dc pretese dall'Iri la nomina di un suo uomo al vertice della Comit.

 

Fu fatto fuori senza complimenti Raffaele Mattioli, che aveva preso la guida della Comit nel 1934, l'aveva risanata e riportata a una condizione di grande solidità e al suo posto venne messo Gaetano Stammati, un democristiano che poi si scoprì membro della loggia massonica P2 di Licio Gelli».

 

enrico cuccia cesare romiti

E Mediobanca riuscì a resistere?

«Sì, perché fu protetta dall'eccellenza dei risultati che Cuccia portava e da una parte del mondo politico che la sosteneva.

 

Ma all'inizio del Duemila con l'operazione Capitalia-Unicredit Cesare Geronzi, un banchiere appoggiato soprattutto da Andreotti, riuscì a diventare prima presidente di Mediobanca e poi di Generali».

 

Cuccia era riuscito a creare un salotto buono dell'industria e della finanza, attraendo soci di peso del capitalismo italiano. Ultimamente banchieri come Massimo Doris e grandi imprese, come Ferrero, si stanno sfilando. È la fine del salotto buono?

«Sono scelte molto significative perché dicono quale è il giudizio che il mercato dà dell'operazione Mps-Mediobanca. Se questi imprenditori la giudicassero una buona operazione resterebbero.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Se ne vanno perché prevedono che non darà buoni frutti. Il governo si sta comportando come un medico che per curare un malato gli affida uno sano.

 

E' il mondo al contrario: quando il Banco di Napoli entrò in crisi fu Intesa Sanpaolo ad acquisirlo. Ora si fa l'opposto. Tenga presente che nessuno ha spiegato quali vantaggi deriveranno dall'affidare una banca come Mediobanca a Mps: si tratta di una operazione politica. Inoltre è evidente che da anni Caltagirone e Milleri, soci forti di Mps e Mediobanca, fanno sempre esattamente le stesse cose. Capisco che la magistratura stia indagando».

 

cesare geronzi

E le Generali che fine fanno?

«Se si dà Mediobanca in pasto a Mps, le Generali finiranno in mano a Caltagirone e a Milleri. Mi chiedo quali competenze in materia di assicurazioni possano avere un costruttore e un manager che gestisce l'eredità di Del Vecchio».

 

La partecipazione del Tesoro in grandi imprese come Eni, Enel e Terna, non ha portato a disastri. Perché pensa invece che una banca in mano in pubblica comporti dei rischi seri?

«Perché finora in quelle società le inframettenze politiche sono state poche: qui il caso è diverso: l'attacco a Mediobanca ha una base politica evidente. Si ricorda quel politico del centrosinistra che, parlando della scalata di Unipol alla Bnl, disse "allora siamo padroni di una banca?".

 

La politica non è in grado di gestire bene una banca perché in finanza bisogna essere capaci di dire dei no. E la politica non sa dire di no, perché è sotto il ricatto dei consensi. Mi ha stupito molto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti: lo credevo più serio e distaccato e invece si è dimostrato molto attivo e politicizzato nelle partite del risiko bancario».

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Lei ha scritto il saggio "Cuccia e il segreto di Mediobanca". Quali sono stati i no più famosi del "banchiere silenzioso"?

«Sicuramente quello a Sindona che fermò insieme a mio padre, Ugo la Malfa. A inizio degli anni Cinquanta le relazioni di Cuccia con Sindona erano positive ma cambiarono in fretta quando il banchiere di Mediobanca si accorse […] che Sindona aveva prodotto bilanci falsi. Sindona venne poi fermato da Cuccia nella scalata alla finanziaria Bastogi».

 

Un altro no famoso è quello di Cuccia all'amico banchiere Mattioli

Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri

«È un caso molto diverso che però illustra la severità di Cuccia banchiere. Mattioli nel 1961 chiese a Cuccia di fare un finanziamento alla Einaudi. […] Cuccia […] rispose […] che non vi era le condizioni per quel finanziamento: del resto aveva ragione: pochi anni dopo l'Einaudi fallì. Cuccia nel giudicare le imprese aveva un gran fiuto.

 

Nel 1987 quando succedetti a Spadolini come segretario del Pri, un celebre imprenditore a capo di un grande gruppo alimentare chiese di conoscermi. Chiesi consiglio a Cuccia se incontrarmi con questo imprenditore, Cuccia mi rispose: "Non avvicinarti a lui nemmeno con una pertica, tra qualche anno farà un botto come non se n'è mai visti". L'imprenditore era Calisto Tanzi, patron della Parmalat, che fallirà nel 2003».

 

raffaele mattioli

Che rapporti aveva Cuccia con la politica?

«Credo vi fosse un'antipatia reciproca con Andreotti. Per il resto non aveva grandi amicizie con i politici. Con mio padre era un po' diverso: si erano conosciuti negli anni Trenta, lavorando insieme alla Comit di Mattioli».

 

Poi la morte di Cuccia nel 2000 crea un vuoto in Mediobanca

«Il suo delfino, Vincenzo Maranghi subì da subito vari attacchi. Maranghi che era un banchiere di valore, nel 2003 dovette piegarsi e rassegnare le dimissioni. Ma prima di andare via ottenne che la banca venisse gestita da due manager cresciuti in Mediobanca, Alberto Nagel e Renato Pagliaro che organizzarono la riscossa fino a quest'anno».

 

RENATO PAGLIARO ALBERTO NAGEL

Con Nagel però Mediobanca cambia pelle: da banca d'affari diviene sempre più banca diversa da quello che era

«Direi che aggiunge alle sue attività precedenti la specializzazione nella gestione del risparmio dei privati. L'idea di Nagel di unire Mediobanca a Banca Generali nasce proprio nell'ottica di creare uno dei più importanti poli del risparmio a livello europeo».

 

Già ma i soci hanno bocciato la fusione con Banca Generali. E ora che futuro vede per Mediobanca? […]

«Nulla impedisce di sperare, ma non vedo come farsi illusioni: con una banca reduce da un salvataggio pubblico come Mps, i forti appetiti della politica e il sottobosco che si inerpica attorno ai palazzi romani siamo parecchio distanti dai tempi di Cuccia, di Mattioli e dell'Italia del miracolo economico».

34 enrico cuccia e vincenzo maranghiluigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli Raffaele MattioliPAGLIARO NAGEL33 vincenzo maranghi34 enrico cuccia e vincenzo maranghienrico cuccia x

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?