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GONG! INIZIA IL SECONDO TEMPO DEL RISIKO BANCARIO – CON L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHE HA DI FATTO PARALIZZATO LA SCALATA A MEDIOBANCA (OBIETTIVO: GENERALI) DA PARTE DI LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI, CON LA BENEDIZIONE DEL GOVERNO MELONI, SI SONO RIAPERTI I GIOCHI - ALL'INIZIO DELLA PROSSIMA SETTIMANA È IN AGENDA UN INCONTRO TRA PHILIPPE DONNET (GENERALI) E ANDREA ORCEL (UNICREDIT), PER DAR VITA A UN MAXI POLO DEL RISPARMIO GESTITO, UN ASSET STRATEGICO PER INVESTITORI E SISTEMA ECONOMICO (L'ITALIA È IL QUINTO MERCATO EUROPEO CON 2.600 MILIARDI DI EURO) - IN FUTURO UNICREDIT, CHE HA GIÀ IL 2% DEL LEONE DI TRIESTE, POTREBBE DIVENTARE ANCHE UN SOCIO ANCOR PIÙ RILEVANTE SE UN DOMANI FRANCESCO MILLERI FOSSE COSTRETTO DALLE OSTINATE TURBOLENZE DEGLI EREDI DEL VECCHIO A VENDERE IL 10% IN PANCIA ALLA DELFIN - UN PATTO TRA UNICREDIT E GENERALI, PERÒ, NON LASCEREBBE INDIFFERENTE INTESA SANPAOLO…

 

Giuliano Balestreri per la Stampa

 

CARLO MESSINA - ANDREA ORCEL

Creare un maxi polo del risparmio gestito italiano. Il secondo tempo del risiko finanziario tricolore riparte da qui. Con l'incontro che Philippe Donnet e Andrea Orcel, gli amministratori delegati di Generali e Unicredit, hanno in agenda all'inizio della prossima settimana. Un appuntamento che coincide proprio con la settimana di Intesa Sanpaolo: domani, infatti, l'ad Carlo Messina presenterà al mercato i conti del 2025 e il nuovo piano d'impresa.

 

Il faccia a faccia tra Donnet e Orcel rientra sicuramente nel perimetro dei normali rapporti istituzionali - Unicredit è ancora azionista di Generali - ma arriva in una fase in cui tutte le principali partite strategiche del sistema sono aperte. E i dossier industriali aperti sul tavolo sono molti. A cominciare proprio dall'asset management. 

philippe donnet agorai innovation hub

 

Dopo la rottura della joint venture con i francesi di Natixis - osteggiata dal governo italiano e dai grandi soci privati di Trieste, da Caltagirone a Delfin - il Leone deve ripensare un percorso di crescita per Generali Investments. Il gruppo triestino resta uno dei maggiori player europei del risparmio gestito, ma ha bisogno di aumentare le proprie masse per rendere le commissioni più interessanti per gli investitori. Serve quindi un grande partner capace di garantire scala distributiva e stabilità nel lungo periodo.

 

unicredit 1

Di più, Unicredit non rinnoverà l'accordo di gestione con i francesi di Amundi in scadenza nel 2027. Il banchiere ha anche deciso di ridurre progressivamente le masse dei clienti affidate ai transalpini, motivo per cui sta accelerando sullo sviluppo di OneMarkets Fund, la piattaforma creata dalla banca a fine 2022 con 40 fondi di investimento e masse per 22 miliardi di euro, che fa capo a Structured Invest, una società di gestione lussemburghese, controllata al 100% da Unicredit. Quando Orcel ha assunto il suo incarico nel 2021, Amundi gestiva circa l'80% dei suoi asset di investimento: alla fine dell'anno scorso la quota è scesa a circa il 60 per cento.

 

GENERALI

Un grande accordo tra Unicredit e Generali - che insieme hanno già collaborazioni in Europa dell'Est - permetterebbe la nascita di un polo italiano del risparmio. Un progetto che ciclicamente riemerge nei momenti di rimescolamento del sistema finanziario e che oggi trova condizioni industriali meno astratte: banche ben capitalizzate, assicurazioni alla ricerca di massa critica e una competizione europea sempre più aspra dominata dai grandi gruppi francesi e anglosassoni. 

 

Motivo per cui il governo italiano ha prima frenato l'operazione Generali-Natixis e poi ha sottolineato in ogni occasione che «il risparmio gestito è una questione di sicurezza nazionale». Peraltro, attraverso il golden power, la questione del risparmio fu uno dei paletti posti dal governo proprio a Unicredit nella scalata - poi bloccata - a Banco Bpm: si chiedeva infatti a Orcel di «mantenere il peso attuale degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani».

 

CARLO MESSINA

Un patto tra Unicredit e Generali, però, non lascerebbe indifferente Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina è di fatto il principale player domestico nel risparmio gestito con masse per oltre 900 miliardi di euro. E Ca' de Sass da sempre guarda con attenzione a Trieste. Finora a bloccare ogni ipotesi di matrimonio sono stati i paletti dell'Antitrust, ma davanti a una mossa di Unicredit, difficilmente Intesa rimarrebbe passiva. E di certo in un contesto di ridefinizione degli equilibri, la prima banca del Paese non può non osservare con interesse le mosse degli altri grandi attori.

 

D'altra parte, la vera partita del risiko si gioca ora sul controllo dei flussi di risparmio, sulla capacità di produrre e distribuire prodotti finanziari, sulla governance di un settore che incide direttamente sulla redditività e sull'autonomia strategica degli intermediari.

andrea orcel commissione banche foto lapresseLUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI luigi lovaglioFRANCESCO MILLERI francesco gaetano caltagironeandrea orcelANDREA ORCEL UNICREDIT

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