tutti i dazi per mary - meme by emiliano carli donald trump

I DAZI DI TRUMP SONO L'ULTIMA CHANCE PER IL SOVRANISMO: SE IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO RIESCE A RIPORTARE LA PRODUZIONE NEGLI USA CON LA FORZA DELLE TARIFFE, LA GLOBALIZZAZIONE È MORTA - SE NON CI RIESCE, I POPULISTI NON AVRANNO PIU' ALCUN ARGOMENTO DA USARE – SE ANCHE RIUSCISSE A CONVINCERE LE AZIENDE AMERICANE A TORNARE IN PATRIA, QUANTO COSTEREBBE UN IPHONE PRODOTTO IN TEXAS? I CONSUMATORI USA SONO DISPOSTI A PAGARE IL DOPPIO PER UN BENE? VALE ANCHE L’OPPOSTO: IL MERCATO INTERNO È SUFFICIENTE A SFAMARE I DESIDERI DI PROFITTO DELLE AZIENDE A STELLE E STRISCE?

 

 

Estratto dell’articolo di Stefano Feltri per la newsletter “Appunti”

 

DONALD TRUMP ANNUNCIA DAZI RECIPROCI A TUTTI I PAESI DEL MONDO

E così è arrivato il tanto atteso “liberation day”, il giorno nel quale l’economia americana - secondo il presidente Repubblicano Donald Trump inizierà il suo percorso verso le terre incerte del protezionismo.

 

Non è chiaro di cosa si liberi, forse della razionalità economica. Trump ha annunciato una tariffa per tutti del 10 per cento, per l’Ue sarà del 20 per cento e per la Cina del 34 per cento. […]

 

Nell’attesa di capire meglio l’impatto, vediamo di spiegare come funzionano i dazi e che obiettivi e che conseguenze possono avere.

 

trump su truth annuncia il giorno della liberazione

Intanto, i dazi sono una tassa che mette il Paese importatore sulle merci che entrano. Nel caso degli Stati Uniti, a pagare sono le aziende di altri Paesi che vogliono vendere le loro merci ai consumatori americani.

 

L’impresa ha due opzioni: o assorbe per intero il dazio, quindi riduce il proprio ricavo marginale su ogni prodotto venduto, o lo trasferisce sul consumatore americano con un aumento di prezzo.

 

In un mercato in concorrenza, in realtà, soltanto la seconda strada è percorribile. Se l’impresa che esporta alza i prezzi, ci saranno due conseguenze: si ridurrà la domanda per i suoi prodotti e - questo meno ovvio - saliranno i prezzi anche dei beni concorrenti prodotti in America.

 

bilancia commerciale usa

Facciamo un esempio con l’acciaio: se un dazio fa salire del 10 per cento il prezzo dell’acciaio cinese, le imprese americane che prima usavano quell’acciaio cercheranno alternative domestiche, e compreranno acciaio americano. La domanda di quest’ultimo crescerà, dunque i produttori alzeranno i prezzi. Di quanto? Del 10 per cento, ovviamente, di più non possono altrimenti i clienti tornerebbero dai fornitori cinesi.

 

douglas irwin clashing over commerce

Lo Stato incassa un po’ di gettito dal dazio, ma il risultato sembra soltanto negativo: i consumatori americani si trovano a pagare di più per avere meno prodotti da consumare.

 

Se poi il Paese straniero colpito dai dazi reagisce con altri dazi, il danno è doppio. Perché gli americani pagano di più le importazioni e si trovano a esportare meno, con il risultato che si perdono ricavi, tasse e posti di lavoro.

 

Perché dunque si fa qualcosa di così apparentemente stupido come mettere dazi? Douglas Irwin, nella sua storia della politica commerciale americana (Clashing over Commerce), dice che ci sono tre spiegazioni ricorrenti: gettito, restrizioni o reciprocità.

 

Uno Stato, e specificamente gli Stati Uniti, può mettere i dazi su alcune merci specifiche che entrano per assicurarsi una fonte di gettito autonoma: negli Stati Uniti, appena insediato il primo Congresso, l’8 aprile del 1789 James Madison ha proposto una legge alla Camera dei rappresentanti per introdurre una legge che mettesse dazi sulle importazioni dall’Europa perché il governo federale aveva bisogno di soldi.

 

donald trump dopo aver annunciato i dazi reciproci

[…]  Un’altra ragione per mettere dazi può essere quella di proteggere le produzioni locali restringendo la concorrenza straniera: negli Stati Uniti l’amministrazione Biden, non quella Trump, ha messo dazi del cento per cento sulle auto elettriche cinesi in modo da escluderle dal mercato americano e permettere lo sviluppo di una filiera di produzione di batterie e veicoli locale.

 

[…] La terza ragione per mettere i dazi è la reciprocità: le tariffe sono usate per costringere le controparti a commerciare alla pari, si mettono e si tolgono a seconda di come si comporta il partner commerciale.

 

Negli anni della iper-globalizzazione di stampo americano, diciamo dal 1945 al 2007-2008, la politica dei dazi è stata soprattutto quella di graduali riduzioni concordate tra Paesi partner che lasciavano barriere più elevate per chi non accettava le regole e gli impegni dell’Organizzazione mondiale del commercio.

 

importazioni ed esportazioni tra ue e usa

Qualunque sia la ragione per mettere dazi, c’è qualcuno che ci guadagna e qualcuno che ci rimette.

 

I pochi ad avere benefici sono quelli coinvolti, come azionisti o come lavoratori, nelle aziende che vengono protette. Tutti gli altri ci rimettono. E il saldo finale sembra parecchio negativo.

 

Ci sono ormai molti studi che hanno misurato l’impatto della precedente guerra commerciale lanciata da Donald Trump, in particolare contro la Cina, tra 2018 e 2019. E i risultati sono pesanti.

 

DONALD TRUMP CON HOWARD LUTNICK ANNUNCIA I DAZI RECIPROCI A TUTTO IL MONDO

Un po’ tutti gli studi confermano che il grosso del costo è stato sostenuto dai consumatori americani, che il Pil si è ridotto, intorno allo 0,04 per cento in meno nel breve periodo e dello 0,2 nel lungo, visto che gran parte dei dazi introdotti da Trump sono rimasti anche con l’amministrazione Biden.

 

Secondo le stime della Tax Foundation, questo impatto negativo sul Pil si è tradotto in 142.000 posti di lavoro in meno negli Stati Uniti.

 

Quello che è interessante notare è che il commercio internazionale sembra seguire traiettorie e sviluppi di lungo periodo che non vengono scalfiti dalle fiammate protezionistiche, neppure da quelle di Trump.

 

stima dell impatto delle tariffe negli usa

Se guardiamo l'interscambio commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, per esempio, vediamo che è cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni, a parte la flessione dovuta alla pandemia […].

 

Anche il deficit commerciale degli Stati Uniti non è cambiato granché negli anni di Trump e ha continuato a peggiorare.

 

Soltanto Trump, però, è convinto che questo sia un problema, non gli economisti: gli Stati Uniti sono in deficit perché possono permetterselo, importano più di quanto esportano perché nel Paese c’è un afflusso di capitali costante che permette di pagare quell’eccesso di importazioni.

 

DONALD TRUMP FIRMA ORDINE ESECUTIVO SUI DAZI

Tutti, nel mondo, vogliono prestare soldi allo Stato americano, investire nella Borsa americana e nelle sue aziende non quotate. Il deficit commerciale può essere interpretato più come una misura dell'attrattività di un Paese, invece che della sua fragilità.

 

Trump invece lo considera come se fosse un deficit di bilancio, un'emorragia da fermare. Con le sue continue promesse di dazi, negli ultimi mesi, ha peraltro fatto esplodere il deficit commerciale perché tutte le imprese straniere hanno cercato di esportare il massimo possibile prima che i nuovi dazi entrassero in vigore.

 

dazi tra usa e cina

Una delle ragioni per cui il deficit commerciale può migliorare è che i consumatori americani riducano la domanda di importazioni straniere, diventate più costose, ma questo significa anche avere meno crescita, meno posti di lavoro, deprimere la Bors, forse innescare una recessione.

 

Inoltre, prezzi più alti significano più inflazione, almeno finché la contrazione della domanda non si fa sentire davvero. Con prezzi più alti e inflazione più elevata, la Federal Reserve sarà costretta a tenere alti i tassi di interesse e a rendere i prestiti più costosi per le famiglie e le imprese, anche quelle che volessero investire negli Stati Uniti in risposta ai dazi.

 

E poi, paradosso nel paradosso, tassi di interesse più alti rendono il dollaro più appetibile, e un dollaro più forte penalizza le esportazioni americane, dunque l’iniziale miglioramento nel deficit commerciale - per quanto inutile - potrebbe presto trasformarsi in un peggioramento.

tasse su produzioni e importazioni usa

 

Cosa Trump voglia ottenere con i dazi non è chiarissimo. Sembra che la sua idea sia quella di costringere le imprese straniere a produrre negli Stati Uniti, in modo da avere più getitto (tasse), posti di lavoro, oltre che catene del valore più corte e meno dipendenti dalla tenuta di una globalizzazione complicata dalla geopolitica.

 

I DAZI DI DONALD TRUMP - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Il punto è che per produrre questo effetto, i dazi dovrebbero essere molto duraturi, e molto alti, cioè produrre molto danno nell’immediato - anche all’economia americana - e condizionare le strategie di lungo termine delle imprese che dovrebbero decidere di spostare stabilimenti e assunzioni negli Stati Uniti.

 

Anche nel primo mandato, però, Trump aveva prima scatenato una guerra commerciale con la Cina per poi cercare una tregua a gennaio 2020. E questa volubilità rende difficile pianificare gli investimenti.

 

Inoltre, Trump non considera i potenziali effetti delle ritorsioni che i partner internazionali finiranno per adottare. […]

 

commercio in quota del pil

Per esempio colpire le piattaforme digitali che sono quasi tutte americane è una ritorsione che può rivelarsi più efficace che rispondere con altri dazi.

 

Quindi Trump è soltanto un pazzo che non ha capito la macroeconomia? Sì e no.

 

Non c’è alcuna logica nella sua strategia commerciale, ma c’è una qualche coerenza. […]

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E I DAZI

Bill Clinton e George W. Bush, a cavallo del Duemila, hanno avuto più o meno la stessa politica commerciale, anche se i Democratici erano stati in precedenza più protezionisti e i Repubblicani lo sarebbero diventati presto con l’arrivo di Trump.

 

Quando i dazi di Trump contro la Cina introdotti nel 2018 sono arrivati alla prima scadenza, nel maggio 2024, l’amministrazione Biden li ha confermati e aumentati, […]

 

Gli Stati Uniti sono un’economia molto meno aperta dell’Unione europea: la somma di esportazioni e importazioni vale il 25 per cento del Pil circa, per l’Unione europea oltre il doppio. Questo significa che per gli Stati Uniti il protezionismo è meno dannoso di quanto può esserlo per noi.

 

Per anni gli Stati Uniti hanno sostenuto la fase dell’iper-globalizzazione, perché il commercio globale era regolato sulla base delle loro esigenze, e l’Organizzazione mondiale del commercio Wto faceva rispettare quelle regole ispirate da Washington.

 

I DAZI RECIPROCI ANNUNCIATI DA TRUMP

Prima la crisi finanziaria globale del 2007-2008, poi l’ascesa geopolitica della Cina, e le successive tensioni, inclusa la guerra in Ucraina, hanno cambiato il contesto. Gli Stati Uniti hanno iniziato a sabotare - con Trump come con Biden - quello stesso ordine che avevano costruito e ora la Cina prova a usare contro di loro.

 

L’approccio di Trump, per quanto privo di senso economico e miope, non è insomma soltanto suo ed è molto più trasversale di quanto sembri.

 

Gli Stati Uniti sembrano convinti di non aver più molto da guadagnare da quell’ordine globale che hanno costruito e che ora vacilla. Il fatto che possano avere maggiori benefici da un’economia globale più frammentata e da una minore cooperazione è quasi impossibile. Come scopriranno presto a spese loro, ma anche a spese nostre.

 

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IL CARTELLONE CON I DAZI DI TRUMPI MERCATI FINANZIARI E I DAZI - LA BILANCIA COMMERCIALE RONALD REAGAN CONTRO I DAZI NEL 1987globalizzazione in cinque secoli i dazi e la guerra commerciale di trump - i datiDONALD TRUMP ANNUNCIA DAZI NEL 'LIBERATION DAY' - 2 APRILE 2025DONALD TRUMP ANNUNCIA DAZI RECIPROCI UNIVERSALI DALLA CASA BIANCA - LIBERATION DAY - 2 APRILE 2025IL GIARDINO DELLE ROSE DELLA CASA BIANCA PER IL LIBERATION DAY - ANNUNCIO DEI DAZIdonald trump annuncia dazi reciproci liberation day 3

 

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