donald trump missile missili iraniano

L’AMERICA PAGA LA SUA ARROGANZA: L’ESERCITO STATUNITENSE HA SOTTOVALUTATO L’IRAN, PENSANDO CHE FOSSE UN VENEZUELA QUALUNQUE. E INVECE, NONOSTANTE 40 GIORNI DI MARTELLAMENTI, GLI AYATOLLAH HANNO ANCORA MIGLIAIA DI MISSILI A CORTO E MEDIO RAGGIO NEI LORO ARSENALI – IL REGIME TEHERAN SI PREPARAVA ALLA GUERRA DA QUASI 50 ANNI, GRAZIE ALL’AIUTO RUSSO E CINESE, E NON HA PIÙ NULLA DA PERDERE – TRUMP HA POCHE CARTE DA GIOCARE: L’UNICA MOSSA IN GRADO DI CAMBIARE LE SORTI DEL CONFLITTO SAREBBE UN BLITZ DELLE FORZE SPECIALI PER PORTARE VIA I 440KG DI URANIO ARRICCHITO IN MANO AI PASDARAN. UNA MISSIONE PRATICAMENTE IMPOSSIBILE...

PER L’INTELLIGENCE GLI AYATOLLAH HANNO ANCORA SCORTE DI MISSILI

missili iran

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

È la battaglia dei numeri. Le fonti ufficiali, da Washington a Tel Aviv, sottolineano i successi di Epic Fury mentre «voci» dell’intelligence rispondono con valutazioni più caute.

 

Le «ultime» arrivano dal Wall Street Journal che riporta le stime dei servizi: nonostante gli attacchi subiti, i pasdaran hanno ancora migliaia di missili a corto e medio raggio. Molti sono scampati agli strike , altri sono «sotterrati» nei tunnel colpiti dai bombardamenti ma possono essere recuperati.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

La dispersione dell’arsenale, le cosiddette «città dei missili», e le buone protezioni hanno garantito ai guardiani una discreta riserva, completata anche da una componente ridotta di cruise antinave.

 

Quanto ai droni-kamikaze, fondamentali per tenere sotto tiro le monarchie del Golfo, Teheran ne avrebbe persi il 50%. Incerta la situazione iraniana per quello che riguarda la produzione degli equipaggiamenti, in quanto le fabbriche sono state uno dei bersagli principali.

 

Missile iraniano Khorramshahr 4 modificato e gittata

E, infatti, nella seconda fase della campagna sono stati soprattutto gli israeliani a sganciare ordigni su questi target . L’impatto di questi colpi lo si vedrà nel medio-lungo termine. Sono falle che non si tappano in poche settimane, inoltre pesano le sanzioni, così come il quadro economico difficile del Paese.

 

L’analisi riportata dal Wall Street Journal fa eco a precedenti report che hanno evidenziato come i pasdaran si siano preparati tenendo conto di altri scontri, sfruttando a proprio vantaggio la profondità del territorio e adottando tattiche più agili.

 

base britannica in iraq colpita da droni iraniani

[...] i pasdaran hanno «sparato» con maggiore precisione, impiegando armi con testate multiple, e comunque ciò è bastato per tenere tutti in emergenza. Tattica duplicata, con esito maggiore, a Dubai o in Kuwait servendosi dei droni.

 

I missili hanno rappresentato un’arma «politica» e anche propagandistica, strumenti per ribadire che gli ayatollah non erano stati sconfitti e avevano ancora risorse. Non solo: la chiusura selettiva di Hormuz ha rinforzato la posizione di Teheran.

 

L’inizio di un fragile negoziato darà modo ai contendenti di riorganizzarsi. Gli Usa hanno continuato a trasferire materiale e soldati, la portaerei Ford è stata rischierata nel Mediterraneo orientale e sono attesi rinforzi per opzioni anfibie.

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 1

Gli iraniani potrebbero ricevere droni dalla Russia e, secondo un’indiscrezione della Cnn , apparati antiaerei dalla Cina attraverso un Paese terzo. Si tratterebbe di missili portatili per contrastare velivoli a bassa quota, uno scenario legato a eventuali operazioni terrestri Usa. Infine, due aspetti sui lanciatori dei missili.

 

Non si può escludere che le stime iniziali sulle disponibilità iraniane fossero errate. Ed è opinione diffusa tra i tecnici che non sia complicato costruirne di nuovi copiando soluzioni adottate dai nord coreani per trasformare dei veicoli in rampe mobili.

 

missile balistico iraniano 1

IL PRIMO OBIETTIVO USA È L’URANIO IL TYCOON PUÒ ANCORA PRENDERSELO

Estratto dell’articolo di Vincenzo Leone per “Domani”

 

Un’irruzione in pieno entroterra, forze speciali statunitensi che / scandagliano tunnel scavati dentro a una montagna con la missione di trovare uranio e materiale per 10 bombe nucleari, caricare tutto su aerei ed elicotteri per portarlo via dall’Iran.

 

Una delle opzioni militari valutate nelle ultime settimane dal Pentagono resta sul tavolo e può tornare dirimente in qualsiasi momento. Se falliscono le trattative, se l’Iran non dovesse accettare tra i punti negoziali la consegna dell’uranio arricchito e l’accesso ai siti di stoccaggio, o semplicemente se il presidente Trump dovesse cambiare idea all’improvviso.

 

vladimir putin ali khamenei

L’opzione è andarsi a prendere con la forza l’uranio arricchito di Teheran, una missione che per gli Usa darebbe una svolta decisiva allo scenario in Medio Oriente. «A un certo punto forse lo faremo, sarebbe una grande cosa», aveva detto l’8 marzo scorso il presidente Usa. Autorizzando poi nelle ultime settimane il trasferimento di incursori e forze speciali nell’area, pronti a entrare in azione.

 

Una missione molto rischiosa, con la possibilità anche di non trovare nulla, di sottovalutare ancora una volta le capacità adattive degli iraniani e i loro piani di riarmo nucleare, di finire sotto al fuoco combinato di missili balistici e droni Shahed, e di perdere altri mezzi. E dover organizzare operazioni di recupero come quella dei due membri dell’equipaggio del F-15E abbattuto, celebrata in comunicati e conferenze stampa, ma che ha comunque mobilitato 155 aerei militari. Per una guerra che – secondo stime dell’Aei citate dal Financial Times – è costata agli Stati Uniti tra i 22 e i 32 miliardi di dollari in cinque settimane.

 

Missile iraniano Khorramshahr 4

[...] «Sarebbe un’operazione complicatissima, dipendente dall’intelligence, e che potrebbe richiedere molti giorni», spiega a Domani Stephen Herzog, esperto di deterrenza nucleare e professore al Middlebury Institute of International Studies in California. «E l’elemento sorpresa nel tentare una missione del genere è già perduto», aggiunge.

 

Sarebbe «un’operazione estremamente ad alto rischio per estrarre materiali pericolosi, che potrebbero essere distribuiti in più località e sepolti in profondità nel sottosuolo, mentre contemporaneamente si combatte in territorio nemico», sostiene nella sua analisi Jane Kinninmont, analista e chief executive officer alla United Nations Associations Uk.

 

In più spiega come l’Iran stia «osservando attentamente il dibattito pubblico sulle possibili opzioni militari degli Stati Uniti, e cercherà di prepararsi ad esse», e che nel caos della guerra sarà complesso «garantire che vi siano informazioni solide sulla posizione attuale e corretta dell’uranio, a meno che gli Stati Uniti non possano comunicare con insider ben posizionati». Questo è un punto cruciale, perché da mesi dell’uranio arricchito e dei programmi iraniani non si sa quasi più nulla.

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

[...] L’Agenzia internazionale per l’energia atomica – l’Aiea – ha stimato che prima degli attacchi dello scorso giugno, l’Iran avesse circa 440 chili di uranio arricchito al 60 per cento. Non un livello militare ma comunque un livello con cui si può costruire un ordigno nucleare molto potente. Secondo parametri dell’Aiea è un livello che può essere arricchito ancora e fornire a Teheran esplosivo con cui fare 10 bombe nucleari. Ma cosa è rimasto veramente in piedi dopo i raid, cosa è stato spostato e cosa è ancora lì non è chiaro a nessuno.

I tecnici e gli ispettori Aiea non hanno accesso ai siti da 8 mesi.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP

[...] I piani del Pentagono dovrebbero [...] tener conto di diversi fattori di rischio, che vanno oltre i boots on the ground. «La sfida non consiste soltanto nel dispiegare truppe sul terreno a Isfahan e Natanz», spiega Herzog. «Le forze armate statunitensi dovrebbero localizzare, mettere in sicurezza, confezionare e trasportare esafluoruro di uranio in una zona di combattimento», aggiunge.

 

«Sarebbe un’operazione senza precedenti, che richiederebbe un gran numero di esperti tecnici impegnati in attività ad alta intensità, sotto forte pressione e urgenza, in condizioni di incertezza e con rischi costanti legati a missili iraniani, droni e altre possibili ritorsioni», spiega Herzog.

 

«I rischi sarebbero concreti durante il trasferimento verso le strutture, nei siti stessi e nella fase di estrazione», aggiunge.

Missile iraniano Khorramshahr 4

 

In più il 28 marzo Le Monde ha pubblicato un’inchiesta che ruota attorno all’analisi di una immagine satellitare scattata il 9 giugno del 2025 vicino Isfahan, quattro giorni prima dell'inizio dei raid israeliani sull'area. Con un camion e 18 barili blu, un carico importante mai analizzato prima in queste proporzioni. Una delle ipotesi è che quei cilindri contenessero uranio arricchito, e che quindi possa essere stato spostato da lì. O che si sia trattato solo di un’esca per confondere ispettori e piloti militari.

 

Fatto sta che non è da escludere che parte dell’uranio non ci sia nemmeno, una volta fatta irruzione a Isfahan.

 

[...]

ARAD - CITTA ISRAELIANA COLPITA DA UN MISSILE IRANIANO GITTATA DEI MISSILI IRANIANI MISSILE IRANIANO ABBATTUTO IN TURCHIA DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI LA NOMINA DI MOJTABA KHAMENEI A GUIDA SUPREMA VISTA DA GIANNELLIMISSILE IRANIANO CADE VICINO ALL IMPIANTO NUCLEARE ISRAELIANO DI DIMONA MISSILE IRANIANO CADE VICINO ALL IMPIANTO NUCLEARE ISRAELIANO DI DIMONA ARAD - CITTA ISRAELIANA COLPITA DA UN MISSILE IRANIANO

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