vladyslav heraskevych

L’ENNESIMA FIGURACCIA DEL CIO – LA SQUALIFICA DELLO SKELETONISTA UCRAINO VLADYSLAV HERASKEVYCH, PER IL CASCO DECORATO CON LE FOTO DEGLI ATLETI UCRAINI MORTI IN GUERRA, DIMOSTRA LA PAVIDITA', L'INETTITUDINE E L'IPOCRISIA DEL COMITATO OLIMPICO – LA SPIEGAZIONE E’ LUNARE: “CI SONO 130 CONFLITTI IN CORSO NEL MONDO. DURANTE LA COMPETIZIONE, NON POSSIAMO METTERE IN PRIMO PIANO 130 CONFLITTI DIVERSI” – MA HERASKEVYCH, PREMIATO IN PATRIA CON UN’ALTA ONORIFICENZA, HA MESSO A NUDO L’IPOCRISIA DEL CIO: “QUESTA SITUAZIONE È IN LINEA CON LA PROPAGANDA RUSSA. NON HO VOLUTO UNO SCANDALO, L’HA CREATO IL CIO CON LA SUA INTERPRETAZIONE DELLE REGOLE” – IL MINISTRO DELLO SPORT UCRAINO: “QUESTA FORMULA CREA SOLO UN’ILLUSIONE DI NEUTRALITÀ CHE I RUSSI NON HANNO. LA RUSSIA È L’UNICO PAESE CHE VIOLA SISTEMATICAMENTE LA TREGUA OLIMPICA, POLITICIZZA LO SPORT E LANCIA CAMPAGNE MILITARI PROPRIO DURANTE I GIOCHI….”

1 - SQUALIFICATO PER IL CASCO CON GLI UCCISI IL CIO INFLESSIBILE: «SONO LE REGOLE»

Estratto dell’articolo di F. Bat. per il “Corriere della Sera”

 

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Incontro all’alba, com’è nelle tregue. A Cortina, alle 8,15. In un angolo dell’area riservata agli atleti dei Giochi, si siede la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry. Di fronte c’è Vladyslav Heraskevych, portabandiera e portatore di grane, accompagnato dal padre. La questione è chiara: il campione di skeleton s’è messo in testa l’idea d’un casco decorato con le foto degli atleti ucraini morti in guerra, il Cio vuole che se lo tolga. I due parlano un’ora e un quarto.

 

Kirsty ci prova, vuole convincere Vladi a mollare: non gli basterebbe una fascia nera sul braccio, simbolo che in base alla Carta Olimpica — articolo 50: vietato manifestare in gara, con parole o con atti, le proprie convinzioni politiche o religiose — sarebbe comunque una concessione? Di più, non è possibile e il Cio, da Losanna, è irremovibile: Heraskevych abbassi la testa. O rinuncia, o sarà squalificato.

vladyslav heraskevych 1

 

«Siamo già stati dalla tua parte nel ’22 — ricorda la Coventry —, quando a Pechino avevi esposto il cartello contro la guerra. Ma qui è diverso…». […] Alla fine, l’ucraino s’alza e se ne va. La Coventry è in lacrime. Il padre di Vladi raggiunge il bordo pista e piange. Stop. Non gioca più. Il comunicato esce pochi minuti dopo: Vladi è squalificato, Olimpiadi finite.

 

Inutile parlarsi, lo skeletonista ha ripetuto che il casco secondo lui è regolarissimo e che pure altri atleti ucraini, adesso, sono disposti a metterne uno. «Negli ultimi giorni — spiega la capa del Cio —, abbiamo consentito a Vladyslav d’utilizzare il casco durante gli allenamenti. Nessuno, io in particolare, è in disaccordo con il messaggio. È un messaggio potente di commemorazione, un messaggio di memoria, e nessuno lo contesta. Non si tratta del messaggio, ma di regole».

vladyslav heraskevych 6

 

È la tesi ufficiale: «Non è il messaggio che conta — aggiunge un portavoce —, bensì il luogo dove viene espresso. Ci sono 130 conflitti in corso nel mondo. Durante la competizione, non possiamo mettere in primo piano 130 conflitti diversi, per quanto terribili siano. Noi vogliamo che Heraskevych gareggi».

 

Lui, lo skeletonista, non si fa intenerire dalla commozione della Coventry: «[…] questa situazione è in linea con la propaganda russa. E non promette nulla di buono. Non ho voluto uno scandalo col Cio: il Cio l’ha creato con la sua interpretazione delle regole, che molti considerano discriminatorie».

 

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È una giornata di sgarbi e cortesie: all’atleta viene ritirato pure l’accredito olimpico, salvo ripensamento (e restituzione) nel pomeriggio; da Kiev, gli arriva l’onorificenza dell’Ordine della Libertà, massimo abbraccio del presidente ucraino. In patria, Vladi è già un simbolo: «Lo sport non è indifferenza, siamo orgogliosi di lui e del suo gesto — dice Volodymyr Zelensky —. Il coraggio vale più delle medaglie: 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra. Centinaia dei nostri sportivi non potranno più partecipare ai Giochi. Eppure, 13 russi in Italia partecipano ai Giochi sotto bandiere “neutrali”, anche se nella vita sostengono pubblicamente l’aggressione russa. Sono loro, da squalificare».

 

2 - L’AMICO CHE NON C’È PIÙ, I COMPAGNI SOLIDALI COSÌ VLADI È DIVENTATO UN EROE PER LA SUA GENTE

vladyslav heraskevych 4

Estratto dell’articolo di F. Bat. per il “Corriere della Sera”

 

Ukrainian Lives Matter. Si mettono dei caschi neutri. Bianchi, fanno notare loro, «come quelli che usano gli atleti russi e bielorussi senza bandiera». Vuoti, dicono, «come le ragioni che hanno fatto cacciare Vladi dalle Olimpiadi». Alla fine della loro prova in staffetta, i sei slittinisti ucraini sollevano i caschi e s’inginocchiano […] «Non è una protesta. Vogliamo solo mostrare il nostro supporto. Contro una profonda ingiustizia giuridica, sportiva e storica».

 

Molti di loro avrebbero voluto fare come Vladyslav Heraskevych, che non ha rinunciato al suo collage con le immagini degli atleti morti in guerra. Ma a quel punto, tutta la delegazione ucraina si sarebbe dovuta ritirare. Uno strappo mai visto. «Abbiamo un pensiero, prima che dei muscoli», solidarizza Daniel Barefoot, campione americano dello skeleton: «Ammiro Heraskevych, è fedele a ciò in cui crede. All’inizio, pensavo: dice la verità e non si tirerà indietro. Ma pensavo pure che il Cio avrebbe fatto un passo indietro e l’avrebbe lasciato fare. Sono sotto choc. Lui è uno dei migliori slider al mondo. Stavolta, ha creduto che le sue idee fossero più importanti delle sue scivolate».

 

[…] C’è un momento che spinge un uomo a dire no? Quello di Vladi fu l’uccisione d’un amico del cuore, Dmytro Sharpar, pattinatore di qualche speranza. Il pilota di slittino l’incrociava spesso, fuori Kiev, al campo d’allenamento. Avevano anche frequentato un po’ d’università insieme, Vladi laureato in fisica, l’altro partito per il servizio militare. Anche papà Heraskevych, l’uomo fotografato in lacrime, conosceva quel ragazzo […]

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[…] L’allenatore lettone di skeleton, Ivo Steinbergs, sta raccogliendo firme fra le nazionali perché sia riammesso alle gare. Molti però si son girati dall’altra parte: «La ragione — dice un atleta ucraino — è che i russi di Gazprom sponsorizzano indirettamente molti sportivi occidentali. E nessuno vuole davvero mettersi contro lo zar» .

 

3 - IL MINISTRO DELLO SPORT DI KIEV: «NON È PROPAGANDA, MA MEMORIA. E IL COMITATO È STATO IPOCRITA»

Estratto dell’articolo di F. Bat. per il “Corriere della Sera”

 

«È un atteggiamento profondamente ipocrita, quello del Cio. In questi giorni, hanno ignorato una bandiera russa (e proibita) attaccata sul casco d’un altro atleta. E invece si sono concentrati sulla discriminazione d’un nostro atleta». […]  La sua doveva essere una tranquilla presenza, a queste Olimpiadi, e invece Matvii Bidnyi, ministro dello Sport ucraino, già campione di bodybuilding, è in posizione di combattimento contro la burocrazia dello sport mondiale.

 

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E per difendere Vladyslav Heraskevych, lo skeletonista squalificato: «Vladyslav aveva il pieno diritto di gareggiare con quel casco. Non esiste una norma che proibisca immagini di questo tipo. E non si tratta di propaganda politica. Era un gesto di commemorazione. Il ricordo di chi ha perso la vita. Un’espressione personale, un sentimento intimo[…]  La decisione del Cio non è giustificata nemmeno dalle regole che s’è dato. Ha il solo scopo d’impedire una qualsiasi forma di libera espressione. Vietano agli atleti ucraini di dire che amano la loro patria».

 

[…]  Voi accusate gli atleti russi presenti ai Giochi. Ma sono neutrali e non hanno bandiera…

«Questa formula crea solo un’illusione di neutralità che i russi non hanno. La Russia usa lo sport come propaganda. Qualsiasi forma d’ammissione le dà un vantaggio. In Russia, lo sport fa parte della diplomazia e del soft power».

 

Molti altri Paesi potrebbero essere esclusi per lo stesso motivo...

«L’esclusione della Russia è una questione di giustizia. È l’unico Paese che viola sistematicamente la tregua olimpica, politicizza lo sport e lancia campagne militari proprio durante i Giochi. Si ricordi che nel 2008, durante le Olimpiadi, la Russia ha attaccato la Georgia; nel 2014, durante le Olimpiadi, ha avviato l’annessione illegale della Crimea; nel 2022, durante le Paralimpiadi, ha lanciato l’invasione dell’Ucraina. Non basta, questo?». […]

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