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L’EUROPA NON USA L’ARMA PIÙ POTENTE CHE HA: IL MERCATO UNICO – PECHINO VENDE ALL’UE IL DOPPIO DELLE MERCI CHE ACQUISTA. PER QUESTO MACRON VUOLE CHE BRUXELLES IMPONGA DAZI E ACCUSA IL DRAGONE DI COLPIRE I SETTORI INDUSTRIALI PIÙ ESPOSTI DELL'EUROPA, IN UN CONTESTO AGGRAVATO DAL PROTEZIONISMO AMERICANO – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “LA NUOVA STRATEGIA DI SICUREZZA USA RENDE EVIDENTE CIÒ CHE L'EUROPA NON HA FATTO: TRASFORMARE IL MERCATO UNICO IN UNA LEVA DI INFLUENZA STRATEGICA, INVECE DI LIMITARLO A UNA PIATTAFORMA NEUTRALE. SI TRATTA DI FAR VALERE LA SCALA EUROPEA NEI NEGOZIATI…”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “la Stampa”

 

EMMANUEL MACRON - XI JINPING

Di ritorno da Pechino, Macron ha minacciato dazi europei per frenare un deficit Ue-Cina esplosivo, accusando il governo cinese di colpire i settori industriali più esposti dell'Europa in un contesto aggravato dal protezionismo americano.

 

L'Europa si confronta con una realtà critica: la Cina genera oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno di surplus commerciale. Con consumi deboli e immobiliare in crisi, Pechino compensa le fragilità interne espandendo le filiere all'estero con interventi statali che alterano la concorrenza.

 

ettore sequi foto di bacco

Il surplus è il motore della strategia cinese: alimenta la scalata tecnologica, fissa standard industriali e crea dipendenze nei mercati emergenti. La guerra tariffaria avviata da Trump non ha frenato questa dinamica ma l'ha accelerata. Le filiere cinesi sono state riorganizzate con una rapidità sconosciuta all'Occidente.

 

Triangolazioni via Asean, Messico o Africa garantiscono accesso al mercato Usa anche con dazi elevati. L'export diretto cala, quello indiretto aumenta ma è difficile da tracciare. La leva valutaria rafforza l'asimmetria. Il renminbi debole è un vantaggio competitivo permanente: [...]

 

Il protezionismo americano aggrava questo scenario. Parte dell'eccesso di capacità cinese viene riversata sull'Europa, che ne diventa l'ammortizzatore industriale. L'Ue subisce la concorrenza di prezzo e perde spazio nei mercati terzi saturati dall'offerta cinese.

guerra commerciale europa cina

 

Pechino vende all'Europa oltre il doppio di ciò che acquista. Ora il surplus supera 300 miliardi. L'Ue è esposta su due fronti: mercato di assorbimento e potenza manifatturiera in difficoltà. I controlli cinesi sulle terre rare e le indagini antidumping contro prodotti europei mostrano come Pechino trasformi materie prime critiche e strumenti commerciali in leve di pressione sull'Europa.

 

Per questo l'Ue intensifica dazi e controlli: riconosce che la partita non riguarda più solo il commercio, ma la tenuta dell'autonomia industriale.

 

meme sulla guerra commerciale cina e usa

[...] L'Ue denuncia la dipendenza da Pechino e avvia indagini anti-sussidi, ma intanto una quota crescente dell'industria – soprattutto tecnologica – sposta capacità produttive in Cina, sfruttando costi inferiori e una filiera più efficiente.

 

L'Europa accusa Pechino mentre ne rafforza la potenza. La sfida per l'Europa non è chiudere il mercato, ma riconoscere che la sua apertura, se non orientata da una visione geopolitica, diventa una vulnerabilità. Non è protezionismo: è esercitare peso attraverso regole, priorità e condizioni di accesso coerenti con gli interessi strategici europei. Da questa dinamica emerge un dato geopolitico inequivocabile.

 

Pechino usa l'eccedenza industriale per rafforzare la posizione tecnologica, espandere la propria influenza, sostenere regimi amici e indebolire la base produttiva occidentale; gli Stati Uniti rispondono con un neomercantilismo aggressivo.

 

EMMANUEL MACRON - XI JINPING

L'Europa resta senza strategia. Con Fmi e Wto indeboliti, nessuna istituzione globale può riequilibrare queste dinamiche. La domanda è quanta deindustrializzazione può tollerare l'Europa prima di usare il proprio mercato – la sua unica leva reale – accettando il costo di un confronto con la Cina e di un riposizionamento verso Washington.

 

La nuova strategia di sicurezza Usa rende evidente ciò che l'Europa non ha fatto: trasformare il mercato unico in una leva di influenza strategica, invece di limitarlo a una piattaforma neutrale.

 

mercato unico europeo - unione europea

L'Europa dispone del più grande mercato unico del mondo, ma fatica a usarlo come leva: divisioni interne, timori di ritorsioni e costi politici ne paralizzano l'azione. [...]

 

In un mondo segnato dalla contrapposizione tra surplus e dipendenze, la Cina usa l'eccedenza industriale per rafforzare la propria tecnologia, espandere influenza e indebolire la base produttiva occidentale; gli Stati Uniti rispondono con un neo-mercantilismo aggressivo.

 

donald trump e ursula von der leyen

L'Europa resta l'attore più esposto e meno attrezzato in un ordine senza arbitri, dove nessuna istituzione riequilibra valuta, commercio e potere.

 

L'Europa non ha ancora usato il peso del mercato unico per orientare i comportamenti economici dei partner. Non si tratta di chiuderlo o limitarlo, ma di far valere la scala europea nei negoziati, nelle condizioni di accesso e nelle priorità industriali: ciò che Stati Uniti e Cina già fanno, in forme diverse. La competizione globale non si gioca su dichiarazioni ma sulla capacità di orientare filiere, tecnologie e accessi di mercato. Chi non dispone di una strategia coerente diventa il terreno su cui agiscono gli altri. L'Europa, oggi, è più terreno che attore, ed è questa l'urgenza da affrontare.

URSULA VON DER LEYEN DONALD TRUMP - ANDREA CALOGERO PER LA STAMPA

mercato unico europeo - unione europea

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