1. CERTO CHE NON CI VA MAI BENE NIENTE! NON VINCEVAMO UN LEONE D’ORO A VENEZIA DA 15 ANNI, NON ERA MAI STATO PREMIATO UN DOCUMENTARIO IN OTTANT’ANNI, ABBIAMO UN CINEMA CHE FA PIETÀ E FACCIAMO ANCORA LE PULCI A UN PREMIO, IL “SACRO GRA” DI GIANFRANCO ROSI CHE, OLTRE A ESSERE UN BUON FILM, IN UNA SOLA MOSSA HA LA CAPACITÀ DI RENDERE PIÙ FORTI SIA ALBERTO BARBERA COME DIRETTORE DI VENEZIA CHE LO HA MESSO IN CONCORSO, SIA MARCO MULLER COME DIRETTORE DEL FESTIVAL DI ROMA, CHE HA A LUNGO SOSTENUTO ROSI. ALLA FACCIA DI CHI SAREBBE GIÀ PRONTO A OCCUPARNE LE POLTRONE. SICURAMENTE PIÙ INDEGNAMENTE 2. LA DURA CRITICA STRANIERA SUI FILM PRESENTATI DA BARBERA E PREMIATI DA BERTOLUCCI

Marco Giusti per Dagospia

Certo che non ci va mai bene niente! Non vincevamo un Leone d'Oro a Venezia da 15 anni, non era mai stato premiato un documentario in ottant'anni, abbiamo un cinema che fa pietà e facciamo ancora le pulci a un premio, il "Sacro Gra" di Gianfranco Rosi che, oltre a essere un buon film, in una sola mossa ha la capacità di rendere più forti sia Alberto Barbera come direttore di Venezia che lo ha messo in concorso, sia Marco Muller come direttore del Festival di Roma, che ha a lungo sostenuto Rosi. Alla faccia di chi sarebbe già pronto a occuparne le poltrone. Sicuramente più indegnamente.

Possiamo capire i francesi, a cominciare da "Libération", Julien Gester titola il suo pezzo "Un palmares choc e toc", che avrebbe preferito, come tutti i cinefili, il Leone a Tsai Ming Liang o a Philippe Garrel e qualcosa al canadese Xavier Dolan, e trova "Sacro Gra" il meno riuscito dei film di Rosi e addirittura "atroce" il violento "Miss Violence" di Alexandros Avronas che ha vinto Leone d'Argento e Coppa Volpi Maschile per il Beruschi greco Themis Demous.

Possiamo capire i molti che hanno difeso a spada tratta i film più contestati, soprattutto "Under The Skin" di Jonathan Glazer, che ha trovato in Justin Chan di "Variety" ("il miglior film visto a Venezia") o in Guy Lodge ("un capolavoro") grandi fan e che qui in pochissimi hanno capito. Per non parlare di Neil Young di "Indiewire" che avrebbe visto bene come Leone d'Oro o "Il vento si leva" di Miyazaki, totalmente trascurato dalla giuria, o quello di Glazer, o quelli molto amati di Dolan e Garrel.

Anche se poi non capisce, come molti, che Bertolucci insisteva sul film greco non solo per stupire, ma perché vedeva in quella storia greca qualcosa di forte dettato dalla storia attuale e non dal cinema, qualcosa di vero e quindi di rosselliniano. Come nel "Sacro Gra".

Ma perché i critici italiani, e non penso solo a Paolo Mereghetti che non lo aveva amato da subito, ma un po' tutti, perfino l'Aspesi che sogna belle storie di gente ricca e bella, guardano a questo film sul Grande Raccordo Anulare, che ha già intasato di articoli e di dichiarazioni del sindaco Marino le cronache romane di "Repubblica", "Corriere" e "Messaggero", come a un mezzo successo? Perché non sono stati invitati alla festa di Rai Cinema sulla terrazza del Palazzo del Cinema?

Commentatori inglesi hanno riportato, e fa molto ridere, che i colleghi italiani, dalla sala stampa dove guardavano la cerimonia di premiazione finale, fischiavano a quasi tutti i premi che andavano a film che hanno molto diviso. Tsai Ming Liang, Philip Groning. Non parliamo di Alexandros Avranas... Avevano da dire anche su Elena Cotta, che aveva osato prendere il premio preparato per Judi Dench (ma ne siete proprio sicuri? anche io ho preferito gli occhi di Elena Cotta a quelli della Dench).

E quando si è arrivati alla fine, con la premiazione ormai totalmente a sorpresa, sventato il premio maggiore al film greco, che avrebbe rivoluzionato il festival, ma forse costato il posto a Barbera, c'era chi pensava a Garrel o a Dolan e i più si preparavano a lazzi e pernacchie, ed è arrivato il premio a Gianfranco Rosi, i critici italiani si sono ammosciati, indecisi se fischiare o far partire qualche mollo applauso.

Non credo fosse a causa dell'alto concentrato di romanità o di mullerosità nel "Sacro Gra" che sia capitato questo, solo che, come voleva Bernardo Bertolucci, il premio ha sorpreso, ha spiazzato, ha fatto capire che il cinema non è fatto solo di interpretazioni da Oscar o di fissazioni cinefile o di banalità da giornaletto patinato, ma anche di vita, sangue, sguardi.

In questo il "Sacro Gra" è un film assolutamente vivo e sorprendente, anche con i suoi difetti. Bernardo parla di "forza poetica" e di cinema "puro e francescano". Ah! Quando non si sa dove andare in Italia si torna a Rossellini (e i meno colti a Fellini). Boh! Io ci vedo più qualcosa della Roma di Mario Brega e Carlo Verdone, a dir la verità, dell'assoluto amore che Rosi ha provato per il luogo e per le persone che vivono sul Gra.

Molto critici inglesi, mi ha detto Rosi, lo hanno esaltato. Guy Lodge, che ha osservato la premiazione nella sala dei critici, studiandone le reazioni, ha però scritto che se in generale le scelte di Bertolucci e soci sono "provocatorie", il "Sacro Gra" è un "rispettabilissimo vincitore".

Il raffinato Anthony Lane, nel suo divertentissimo reportage sul festival per il "New Yorker" si lamenta invece del fatto che l'abbiano messo alla fine del festival e non l'abbia potuto vedere. Come i tanti giornalisti che, a metà della scorsa settimana sono andati a Toronto e si sono persi quindi il finale esplosivo di questa Mostra di Venezia magari non esaltante, ma assolutamente innovativa. Anche se, purtroppo, senza capolavori o film importanti.

E certo avrebbe aiutato avere in concorso un film come "12 Years a Slave" di Steve McQueen, che ha infatti intasato sabato sera di commenti su twitter e social network proprio mentre si lanciava la premiazione choc a Venezia. La Mostra vista dai giornalisti stranieri è però un'altra cosa rispetto a quella che abbiamo visto noi. C'è chi ne giustifica l'importanza solo dal fatto che fosse stato presentato in concorso "Stray Dogs" di Tsai Ming Liang.

Anthony Lane si domanda ancora perché lasciare Venezia e i capolavori di Bellini per un film con George Clooney. Justin Chan di "Variety" è uno fra i tanti che hanno trovato molti film giusti e interessanti, ma collocati nelle sezione sbagliate. Trovava assurdo, così, mettere in concorso un film modesto come "Parkland" e avrebbe preferito, come documentario, "The Armstrong Life" in concorso al posto di "The Unknown Known", dove Errol Morris tenta inutilmente di far parlare un muro di gomma come Rumsfeld.

E avrebbe preferito "Locke" di Steven Knight, che meritava davvero il concorso, come ha ammesso lo stesso Barbera, al posto del non riuscito "The Zero Theorem" di Terry Gilliam. Per non parlare di "Still Life" di Uberto Pasolini, che era pure diretto da un italiano e ha stupito tutti. In generale, va detto, i film inglesi quest'anno erano davvero ben scritti e ben diretti e avevano degli attori strepitosi come Tom Hardy e Eddie Marsan che si sarebbero mangiati il Beruschi greco di "Miss Violence".

Qualcuno si è pure chiesto perché non fosse in concorso "Gravity" di Alfonso Cuaron, il "miglior film di apertura degli ultimi dieci anni", come ha detto un grosso produttore americano a Anthony Lane. Alla fine, insomma, i film c'erano, pensiamo anche ai grandi documentari di Frederick Wiseman e Wang Bing, ma non erano collocati sempre nelle sezione giuste.

Alcuni film, come il "Sacro Gra" erano poi mal collocati in palinsesto, presentati cioè troppo tardi. Magari non ci si puntava granché. Ma i critici americani si sono lamentati di avere bucato l'evento del colpo di scena finale essendosi spostati a Toronto. E sperano che qualche saggio distributore porti il film in America.

Perfino "Bertolucci on Bertolucci", il bellissimo documentario di Guadagnino e Fasano, che Anthony Lane del "New Yorker" definisce un "sequel non autorizzato del Testamento di Orfeo di Jean Cocteau" è stato proiettato distrattamente e nelle sale sbagliate quando avrebbe meritato la Sala Grande e un vero lancio, anche perché era un evento importante.

Mancavano, però, e questo lo sa anche Barbera, un paio di grandi film importanti, come "12 Years a Slave" che una volpe come Muller forse sarebbe riuscito con qualche supercazzola a recuperare. Detto questo è stata una buona Mostra, piena di sorprese se non ci si limitava solo ai percorsi obbligati dei selezionatori e non si seguivano gli inutili strombazzamenti critici di casa nostra.

Quattro palle e mezzo a "L'intrepido", quattro palle a "L'arbitro" e a "Zoran", sballati discorsi di rinascita del cinema italiano quando siamo produttivamente in ginocchio, con Medusa, Fandango e Cattleya scomparse dal Lido e il Quattro Fontane occupati da quel che rimane del nostro cinema sovvenzionato che sembrava Villa Arzilla.

Ma era una bellissima idea quella di far precedere ogni film del concorso da un vecchio cinegiornale Luce, solo vedere Orson Welles, James Mason, Mizoguchi, Monicelli, Fellini, Carmelo Bene con la maglietta a righe ti metteva di buon umore. Quanto ai problemi di sempre, il buco, la scomodità delle sale del Lido, i ristoranti pessimi e carissimi, mi diverte molto Anthony Lane quando definisce la Sala Darsena, cioè la sala dove erano rinchiusi i critici la mattina, "un rifugio temporaneo per le vittime di qualche disastro maggiore" o "una modesta rimessa per le vacche" più che una sala cinematografica.

Avrebbe dovuto essere presente quando Baratta ne ha magnificato le doti lanciando "Gerontophilia" di Bruce La Bruce, tra i momenti di culto del festival. Ma Lane è divertente anche quando ribattezzata il film su Allen Ginsberg con Daniel Radcliffe "Harry Potter and the Blowjob of Azkaban". O quando ritiene che "il maggior problema di un Festival che si svolge a fine agosto al Lido di Venezia è proprio che si svolga a fine agosto al Lido di Venezia". O quando parla del Lido come una "terra desolata" che giustificata il fatto che Thomas Mann abbia intitolato il suo romanzo Morte a Venezia, e non Lunch in Venice o A nice cup of tea in Venice.

 

7m23 marco muller marco giustialberto barbera al festival del cinema di venezia SACRO GRA DI ROSIsacro gra il teaser poster Sacro GRA cavalieredimalta rosi sacro gra regista Custom Hayao Miyazakimiss-violence-MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA ELENA COTTA gianfranco rosi gianfranco rosi porta a venezia sacro gra foto il cinema italiano BERNARDO BERTOLUCCI E HAIFA AL MANSOUR A VENEZIA bertolucci carrozzellabrad pitt 12 years a slave 12 years a slave Twelve Years a Slave di mcqueen jpegPRESENTAZIONE FILM GRAVITY CON GEORGE CLOONEY still life il regista uberto pasolini sul set del film IL REGISTA ALFONSO CUARON CON SHEHERAZADE GOLDSMITH A VENEZIA GIANNI AMELIO E ANTONIO ALBANESE jpegDANIEL RADCLIFFE IN KILL YOUR DARLINGS

Ultimi Dagoreport

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’