IL GIORNO DEL PREGIUDIZIO - AMANDA E RAFFAELE PARLANO ALLA CORTE: “SIAMO INNOCENTI” - INIZIATA LA CAMERA DI CONSIGLIO, SENTENZA ATTESA IN SERATA - PROVE MAI TROVATE, DOMANDE MAI FATTE, RITRATTAZIONI: TUTTI I DUBBI MAI CHIARITI - LA FAMIGLIA DI MEZ FURIOSA CON I “TROPPI INNOCENTISTI” - AMANDA IERI È ANDATA A MESSA. OGGI È L’ULTIMO GIORNO, DOPO NON C’È PIÙ SPERANZA E NON C’È PIÙ DOLORE…
1 - AMANDA ALLA CORTE, IO SONO INNOCENTE...
(ANSA) - "Non voglio essere privata della mia vita e del mio futuro per qualcosa che non ho fatto. Io sono innocente". Così Amanda Knox, imputata dell'omicidio di Meredith Kercher, ha concluso le sue dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Perugia.
2 - SOLLECITO, NON HO MAI FATTO MALE A NESSUNO...
(ANSA) - "Mi viene chiesto il carcere a vita o addirittura la pena di morte", ma io "non ho mai fatto del male a nessuno". Così ha detto Raffaelle Sollecito, imputato dell'omicidio di Meredith Kercher, in dichiarazioni spontanee rese oggi alla Corte d'assise d'appello di Perugia.
3 - CORTE IN CAMERA DI CONSIGLIO: SENTENZA APPELLO SOLLECITO-KNOX ATTESA IN SERATA...
(ANSA) - Si è ritirata in Camera di consiglio la Corte di Assise d'Appello di Perugia dinanzi alla quale si è svolto il processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. La sentenza è attesa in serata, non prima delle 20. Il presidente della Corte prima di entrare in Camera di Consiglio ha chiesto rispetto in aula quando ci sarà la lettura della sentenza. "Non c'é spazio per tifoserie contrapposte. Ricordiamoci che è morta una ragazza".
4 - L´IRA DELLA FAMIGLIA DI MEZ: TROPPI INNOCENTISTI: TUTTI I DUBBI CHE IL PROCESSO NON HA AIUTATO A CHIARIRE
Meo Ponte per "la Repubblica"
Il quesito in realtà non è se Amanda Knox e Raffaele Sollecito siano innocenti o colpevoli. Ma se esistono le prove che li inchiodano all´uccisione di Meredith Kercher. I giudici del processo di primo grado che il 4 dicembre 2009 li hanno condannati a 26 e a 25 anni hanno ritenuto fondata l´inchiesta del pm Giuliano Mignini senza sentire bisogno di una perizia che chiarisse la controversia sulle «prove scientifiche»: granitiche secondo l´accusa, dubbie per le difese.
E prima di loro altrettanto avevano fatto il gup Paolo Micheli (che aveva rinviato a giudizio i due e condannato a trent´anni con il rito abbreviato Rudy Guede, il loro complice), i giudici di tre tribunali del Riesame e persino la Cassazione. C´è da ricordare però che anche il gip Claudia Matteini non aveva esitato nell´indicare nel novembre 2007 l´assassino in Patrick Lumumba, scagionato due settimane dopo.
Di certezze nella tragica storia della morte di Meredith Kercker ce ne sono poche. Come ha detto il giudice a latere Massimo Zanetti nella relazione con cui si è aperto il processo di appello: «L´unico elemento certo è la morte di Meredith Kercker». E ripercorrendo l´inchiesta si comprende il perché di questa affermazione.
LA CONFESSIONE DELL´AMERICANA - à il primo grande equivoco della vicenda. Il corpo senza vita di Mez è ritrovato la mattina del 2 novembre nella casa di via della Pergola 7. Quattro giorni dopo il questore De Felice annuncia al mondo la soluzione del giallo: «à tutto chiaro: gli assassini sono Patrick Lumumba, invaghito di Meredith. I suoi complici Amanda e Raffaele». La notte prima in questura Raffaele, dopo aver insistito che Amanda ha dormito con lui, ha ammesso: «Ho detto un sacco di cazzate. Forse lei è uscita e non me ne sono accorto».
Poco dopo Amanda, con l´aiuto di un´interprete, ha confessato: «Ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith». Il verbale del suo fermo è firmato da 36 persone e sorprende che nessuno di queste abbia sentito il bisogno di chiedere altro. Ad esempio: «Come l´ha uccisa? Dove ha gettato l´arma usata per il delitto? Che ha fatto dopo? E tu che cosa hai fatto?». Di solito le confessioni di un omicidio occupano pagine e pagine di verbali. Quella di Amanda è raccolta in sole otto pagine.
LA COMPARSA DI RUDY - A salvare Lumumba è un professore svizzero che giura di essere stato tutta la notte nel locale del congolese. Lo stesso pm deve chiederne la scarcerazione. Nel frattempo l´analisi dei reperti scoperti dalla Scientifica sulla scena del crimine fa irrompere nell´inchiesta il nome di Rudy Guede. Ha lasciato tracce ovunque. Conosce superficialmente Amanda, Raffaele non l´ha mai visto.
à fuggito in Germania anche se nessuno lo ricercava. Gli investigatori dello Sco lo agganciano in chat, lo convincono a tornare in Italia in treno. Lo ferma un controllore perché senza biglietto. à a disposizione di polizia e magistrati ma nessuno oltrepassa il confine per interrogarlo. La comparsa di Rudy (che non accuserà mai direttamente Amanda e Raffaele) dovrebbe spingere ad una riformulazione del quadro indiziario. Invece no.
L´unico cambiamento per il pm è che ora a vibrare il colpo mortale alla gola della vittima è Amanda, Rudy e Raffaele sono i suoi complici, succubi della sua personalità «luciferina». Non ci sono prove di rapporti tra Rudy, Amanda e Raffaele. L´unico che giura di averli visti insieme è un albanese che già il gup Michele ritiene poco credibile. Per l´accusa però non ci sono dubbi: Amanda ha accusato Lumumba per nascondere Rudy. E allora perché lei e Raffaele hanno cancellato dalla scena del crimine le loro tracce lasciando quelle del complice?
LE PROVE SCIENTIFICHE - Mancando un quadro indiziario logico (del delitto non è individuato con certezza neanche il movente) l´accusa si aggrappa alle prove scientifiche. I giudici del primo grado prendono le conclusioni della Scientifica come oro colato e condannano. La perizia ordinata dalla Corte d´Appello però rivela che quegli indizi sono perlomeno dubbi.
Nessuno ricorda d´altronde che almeno un caso di contaminazione accidentale l´inchiesta l´ha già registrato quando un reperto istologico appartenente alla vittima fu portato nei laboratori di Roma in una boccetta che aveva contenuto alcol tanto da far credere, con gran scandalo della famiglia, che Meredith era in coma etilico.
5 - PER AMANDA E RAFFAELE Ã IL GIORNO DEL GIUDIZIO - NERVOSI E TESI: LEI Ã ANDATA A MESSA, LUI HA TENTATO DI STUDIARE
Pierangelo Sapegno per "la Stampa"
Amanda è andata a messa, «ha cantato e ha suonato anche la chitarra», ha detto don Saulo. à l'ultimo giorno, dopo non c'è più speranza e non c'è più dolore. Alla sera ha preso solo uno yogurt prima di andare a letto. Arline Kercher, la madre di Meredith, è arrivata ieri in Italia con gli altri due figli, Stephanie e Lyle. à andata dal console inglese di Roma, ha visto i legali di parte civile e ha chiesto di non parlare con i giornalisti. Anche Amanda non ha tanta voglia di parlare. Quello che deve dire lo dirà oggi in aula, ma lo farà a braccio. Ha segnato solo qualche appunto su un foglio.
Ormai l'italiano l'ha imparato abbastanza bene. Non è come quando la interrogarono dopo il delitto, che non capiva un'acca, o come i primi giorni di carcere, quando cominciò a studiarlo leggendo le poesie di Alberto Frattini, il papà di Franco, il ministro. Dice che le piacevano e che le sono servite molto. La mamma di Meredith, invece, non conosce una parola d'italiano. Dice «no grazie», ma lo dice in inglese. Lo sguardo non è cambiato in tutto questo tempo, come se stesse soffocando e non ce la facesse a uscire.
Anche Amanda ha qualche poesia nei suoi occhi. Ha la camicetta blu e una collanina d'argento con una piccola farfalla. Dalle grate di una cella, una detenuta le grida: «Amanda, in bocca al lupo! Sono innocente anch'io». Lei cerca la voce sopra di sé, ma senza sorridere. L'ultimo giorno il tempo si ferma. Davanti al tribunale, c'è Peter Van Sant della Cbs, il pullmino piazzato di fianco a quello di Sky, tutte queste parabole e tutta questa tensione. Dice che se non l'assolvono è uno scandalo.
à che la Giustizia è come l'uomo, imperfetta. Amanda dice: «Oggi si decide la mia vita». Sua mamma, Edda Mellas, racconta che «è molto cambiata negli ultimi tempi. Quando arrivò in Italia era una ragazzina convinta che la gente fosse tutta buona. Ora sa che ci sono persone cattive. Ma sa anche che la vita può essere cattiva, ed è questa la cosa più dura». Don Saulo dice che la vede bene se si fa suora.
«Adesso è spaventata. Comunque vada, non ci arrenderemo mai», ha sospirato Curt Knox. Madison Paxton, la migliore amica di Amanda, una ragazza dello Utah molto timida, capelli chiari e occhi azzurri, che è venuta sin qui per starle vicino, ricorda che facevano yoga assieme tre volte alla settimana. Lei aveva paura del buio e Amanda per farle coraggio le parlava forte dall'altra stanza mentre studiava. Oggi vorrebbe parlarle forte, lei, Madison, ma non c'è un muro a dividerle.
C'è la vita, almeno fino a oggi. Ieri ripeteva che «negli Usa la maggioranza si aspetta la sua assoluzione. Loro ritengono Amanda un ostaggio della giustizia italiana». Nello stesso giorno, invece, nella Chiesa Battista di Jonesville, presso Savannah in Georgia, hanno fatto i funerali di Troy Davis, un nero che aveva 43 anni quando hanno eseguito la pena di morte una settimana fa, alle 23,08 di sera nel penitenziario di Jackson, per l'omicidio del poliziotto bianco Mark Mac Phail, avvenuto 22 anni fa.
C'erano mille persone alla messa. Per salvarlo avevano lanciato appelli il papa Benedetto XVI, l'ex presidente Jimmy Carter e l'arcivescovo Desmod Tutu. Non c'era stato niente da fare, anche se l'accusa non era mai riuscita a trovare prove fisiche che incolpassero Davis, l'arma del delitto non era mai stata trovata e dei nove testimoni che l'accusavano sette avevano ritrattato dicendo che erano stati spinti a farlo dalla polizia. L'ottavo, Redd Coles, era l'altro sospettato del delitto e possedeva un'arma dello stesso tipo di quella con cui era stato ucciso l'agente di polizia.
Non capiremo mai se è colpa dell'uomo o dell'imperfezione della vita. Forse dipende solo dal ciglio della strada dove ti trovi. I mille della Chiesa Battista di Jonesville alla fine hanno pregato contro la pena di morte. Anche il carcere ingiusto può essere una morte, come è successo a Tortora. Però, non è una gara fra l'America e l'Italia, anche se molti la stanno riducendo così. A Terni, dov'è detenuto, Raffaele Sollecito ha passato la giornata studiando per l'esame che dovrà sostenere giovedì. Non è che ci sia riuscito molto.
Ha cercato di farlo. Ma la notte prima degli esami è questa. Non mercoledì. Negli ultimi tempi s'è laureato in informatica e ora sta prendendo la specialistica. Legge letteratura dell'800 e pratica kick boxing. Nel braccialetto ha fatto incidere il nome di Amanda. Lei dice che quando tutto sarà finito, vuole andare dalla sua famiglia e fare una passeggiata nei prati di casa sua. Poi tornerò in Italia, dice, «perché qui sono stata bene. Io non ce l'ho con voi, ci sono tantissime persone che mi hanno aiutato e mi sono state vicino. Io ce l'ho con la condanna che ho avuto».
Spiega che la sua ingenuità «ha creato tutta questa confusione». Ma è questo caos che colpisce, il pullman che sale con i turisti che chiedono dov'è Amanda, l'hotel Anna che confessa di non aver mai avuto tanti americani come adesso: «Vogliono assistere in diretta al verdetto finale». C'è nel cuore delle persone un destino strano, che segue strade impervie, dovunque vada. Amanda una volta ha detto che vorrebbe sposarsi, «più avanti. Devo ancora trovare l'uomo giusto. Ma la cosa che voglio di più è adottare un bambino». Chissà se le cose che si dicono si vogliono davvero. Però, la notte prima è un'altra notte. à come se uno fosse nudo sotto al cielo, sotto agli occhi del Signore. La notte prima non puoi ingannare il tuo destino.
AMANDA KNOX
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