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ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA - LA GABANELLI INFILZA L'ENI E IL PRODE BARDAZZI, CAPO UFFICIO STAMPA: NESSUN MANAGER DELLA SOCIETÀ SI È RESO DISPONIBILE PER UN'INTERVISTA (ECCO LA TELEFONATA) - IL VIDEO DELL'ULTIMA PUNTATA: ''LA CAMPAGNA TWEET CONTRO LA NOSTRA INCHIESTA ERA TUTTA FUFFA. MOLTO APPREZZATA DAGLI 'ESPERTI' DEL SETTORE''

1. L'ULTIMA PUNTATA DI 'REPORT' DELLA STAGIONE 2015

 

 

2. PUNTATA DI IERI SERA: GABANELLI SBUGIARDA ENI. L'UFFICIO STAMPA AL TELEFONO ESCLUDE OGNI INTERVISTA AI MANAGER

Dal sito della puntata http://www.report.rai.it/

 

MILENA GABANELLI IN STUDIO

 

Buonasera. Prima di cominciare non possiamo non fare il punto su quello che è successo domenica scorsa mentre eravamo in onda con l’inchiesta dedicata a Eni, alle inchieste giudiziarie in corso e ai piani di dismissione. Bene, si è scatenato, per la prima volta in Italia, dicono, quello che fanno le corporation americane del tabacco, per esempio ma non solo, contro i grandi programmi d’inchiesta: quello che state vedendo è tutta fuffa.

 

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Allora, i fatti: alle 21, quindi un’ora prima che iniziasse il programma, sul sito di Eni compare il dossier: quello che Report non vi racconterà. He qui: saperlo con un’ora di anticipo... Insomma, è abbastanza curioso. Alle 22 partiamo e Eni si mostra sui social: “Quello che Report non vi racconterà” e “non ci è stata data la possibilità di replica in diretta”. Non ci è mai stata chiesta, e tuttavia queste sono le nostre numerose richieste di intervista, più volte sollecitate, la risposta, visto che siamo costretti, è stata questa, sentiamola.

 

LUCA CHIANCA

Quindi mi chiedo, è proprio esclusa un’intervista sull’argomento?

 

Al telefono UFFICIO STAMPA ENI

Sì francamente ti direi… mi sento di dirti di sì

 

LUCA CHIANCA

Se almeno su un tema sono disponibili a rispondere a qualche domanda, non so

 

Al telefono UFFICIO STAMPA ENI

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Guarda, ti dico, da un punto di vista informativo rispondiamo a qualsiasi domanda, intervista la vedo difficile. Comunque ti… ti faccio sapere se dovessero esserci novità.

 

LUCA CHIANCA

Ok.

 

Al telefono UFFICIO STAMPA ENI

Va bene.

 

LUCA CHIANCA

Grazie.

 

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Quindi è Eni che si sottrae al confronto, comunque delle loro risposte scritte abbiamo dato conto nel corso della puntata. Quindi, parte il programma e si scatena l’Ufficio comunicazione di Eni via Twitter. Allora. “Nigeria: la verità è questa! ”, “Vendita della raffineria, è andata così”, “Gela quel che Report non vi dirà”.

 

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Bene, a questo punto, alla velocità della luce, quindi senza avere il tempo né di vedere la nostra inchiesta né di leggere le loro numerose carte e infografiche, si scatena un mondo che in tempo reale commenta e rimbalza, appunto, sui siti e sui blog, e la notizia diventa non più in che tasche è finito il miliardo e passa o la disastrosa situazione ambientale di Gela, ma questa straordinaria rivoluzione mediatica, quindi: la strategia d’assalto.

 

Bene, in effetti è stata una grande opera di distrazione, e quindi riconosciamo al capo ufficio comunicazione di Eni di aver fatto uno straordinario lavoro, il lavoro appunto per cui è pagato, che ha fatto benissimo. Noi siamo pagati da voi, e quindi cerchiamo di tutelare l’interesse pubblico, non è detto che ci riusciamo sempre, non pretendiamo di essere infallibili. Tuttavia l’Eni appunto non è esattamente un’azienda privata. Intanto mercoledì il tribunale di Londra ha confermato il sequestro di 84 milioni di dollari chiesti dalla Procura di Milano per sospetta corruzione che coinvolgerebbe anche di alcuni manager di Eni.

 

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Mentre giovedi a San Donato Milanese 5700 dipendenti dei poli chimici che Eni sta tentando di vendere, sono preoccupati e si chiedono: che fine faremo? La trattativa è in corso con un piccolo e sconosciuto fondo americano e a quel che noi risulta la trattativa è agevolata da banca Rothschild di cui Scaroni è vicepresidente. E’ vero? Perché su questo domenica scorsa l’ufficio comunicazione di Eni invece aveva glissato. Allora lo ripetiamo: è vero?

 

Risponda su questo, se vuole, se può, in tempo reale. Poi noi ci prenderemo invece il tempo per verificare. Bene, apriamo con la puntata di oggi, invece, dedicata a “com’è andata a finire” su tanti argomenti trattati nel corso degli anni. A proposito di “com’è andata a finire”, Eni ci aveva fatto qualche anno fa una causa per 25 milioni di Euro, è stata ritirata e di conseguenza io ho ritirato la mia.

 

 

3. TATTICHE DIVERSIVE CONTRO I GIORNALISTI D’INCHIESTA

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Elisa Marincola per l’Articolo 21 - http://www.articolo21.org 

 

Attacchi concentrici contro i cronisti d’inchiesta, dalle minacce, alle violenze, fino alle condanne al carcere. Spunta anche la diretta twitter di una grande azienda per sbugiardare Report. L’obiettivo è comune: impedire di raccontare i fatti e rispettare l’Articolo 21.?

 

Il giornalismo investigativo vive una stagione difficile nel nostro paese (e non solo): sono ormai pane quotidiano le notizie di cronisti minacciati per le loro inchieste su malaffare e corruzione, e non sempre solo da organizzazioni criminali (ultimo il caso di Alessia Candito, di cui proprio in queste ore sul nostro sito ha scritto Paolo Borrometi, altro giornalista, di Ragusa, che vive sotto scorta per aver denunciato fatti di mafia nel suo territorio).

 

In Parlamento avanza l’iter di una legge sulle intercettazioni che sempre più ha le sembianze di un sistema di censura preventiva per impedire che fatti di rilevanza pubblica vengano conosciuti dai cittadini, mentre sembra dimenticata la richiesta di una norma contro le querele temerarie.

 

E si è arrivati anche a condannare a un anno di carcere uno stimato giornalista di Repubblica, Francesco Viviano, con l’accusa di aver sottratto documenti da un fascicolo processuale, che riportavano una notizia estremamente grave proprio per la libertà d’informazione: le presunte interferenze dell’allora presidente del consiglio Berlusconi nelle decisioni Rai, allo scopo di far chiudere il programma Anno Zero di Michele Santoro. Chiusura comunque avvenuta.

marco bardazzimarco bardazzi

 

Ma l’attacco più succoso al faticoso lavoro dei cronisti d’inchiesta ha visto, nella settimana passata, prendere di mira il simbolo per antonomasia di questa nobile forma di giornalismo: la trasmissione di Rai 3 Report e la sua autrice storica Milena Gabanelli. Non serve ripercorrere in dettaglio i fatti, ne ha già scritto su questo sito Alessandra Borella.

 

Basti ricordare che domenica scorsa, mentre andava in onda l’inchiesta sulle attività dell’Eni in Nigeria e un presunto giro di tangenti, il capo della comunicazione del gigante energetico twittava diffondendo slide con materiali inediti che, a suo dire, gli autori avrebbero occultato e che proverebbero l’operato limpido e legittimo del gruppo, e denunciando il rifiuto da parte della Gabanelli di far parlare in diretta i rappresentanti aziendali, che per questo motivo non hanno rilasciato interviste.

eni risponde alle accuse di report  6eni risponde alle accuse di report 6

 

La diretta twitter ha suscitato gli entusiasmi di innumerevoli personaggi, editorialisti e commentatori di vaglia, esperti di comunicazione e web, perfino esponenti politici, a cominciare dal premier, che hanno gridato al miracolo: si sarebbe così capovolto il rapporto tra inquisito e inquisitore, sarebbe stata stanata la scorrettezza sistematica degli autori del programma, gli utenti si sarebbero riappropriati del mezzo (l’arma della comunicazione) per rivolgerlo contro chi lo usa.

 

Esimi colleghi hanno addirittura esaltato la “dinamica totalmente disintermediata” che sarebbe scaturita dall’iniziativa Eni, peraltro plaudendo in tal modo alla obsolescenza della propria categoria.?Report e i responsabili del programma, Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci, e tutti gli autori delle inchieste, quelle sull’Eni come di tante altre, non hanno certo bisogno di essere difesi, sanno farlo da soli e soprattutto hanno sempre dimostrato un livello di credibilità nelle denunce e nelle storie raccontate che il pubblico, in tv come sul web e i social, sa apprezzare. Non possiamo credere alle voci che danno in forse una conferma del programma da parte della Rai.

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Va però notato che, a stanare gli “stanatori”, sia dovuto intervenire Dagospia, sito non propriamente d’inchiesta eppure informatissimo, soprattutto in tema di media, anche nuovi media. E lo ha fatto usando un metodo antichissimo, quello dell’aggiornamento della notizia e della verifica delle fonti.

 

Così, a due giorni dalla messa in onda dell’inchiesta, ha riportato una notiziola che, nella fretta di applaudire alla vittoria del social sulle antiquate inchieste, era andata persa: il sequestro accordato dal competente tribunale britannico di fondi Eni per 84 milioni di dollari, su richiesta del tribunale di Milano, ritenendo che ci sarebbero sufficienti indizi per un atto corruttivo. Mentre – è sempre Dagospia che scrive – passa in secondo piano la vicenda, pure raccontata da Report, delle dismissioni dei siti improduttivi, molti altamente inquinati e mai bonificati, con il conseguente strascico di licenziamenti e costi per la collettività.?

 

Non solo, il sito di gossip ha anche ricostruito i profili professionali dei twittatori più entusiasti della trovata Eni, non basandosi sui sentito dire, ma attingendo agli stessi curricula riportati sui siti istituzionali o da altra fonte documentale certa, arrivando a dimostrare per tutti un passato, per così dire, di stima e simpatia verso il cane a sei zampe e il governo che lo supporta anche mediaticamente.

eni risponde alle accuse di report  2eni risponde alle accuse di report 2

 

Chiunque conosca un po’ il giornalismo investigativo sa bene che un’inchiesta seria, preparata durante mesi di ricerche, verifiche sul campo e negli archivi, limatura dei testi fino all’ultima parola, pena il rischio di querela (che poi arriva comunque anche se destinata ad essere archiviata come accaduto per l’ennesima volta dieci giorni fa), non potrà mai adattarsi alla frettolosità superficiale di una diretta twitter, ma neanche a una diretta televisiva ,che non porterebbe alcun elemento in più alla conoscenza degli eventi, anzi, finirebbe per produrre l’ennesimo scambio di opinioni che oscurerebbero i fatti.?

 

Report ha chiuso la stagione autunnale con la consueta puntata dedicata agli aggiornamenti di passate inchieste, che non vengono mai abbandonate, come direbbe Roberto Morrione, “lasciate orfane”, ma proseguite, approfondite, completate anche negli effetti sulle vittime di quelle vicende. Molte di quelle inchieste hanno prodotto risultati concreti, la riapertura di un’indagine archiviata o l’avvio di un fascicolo per presunti illeciti, interrogazioni in Parlamento o raccolta di firme.

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Inchieste complesse, quelle di Report, rese possibili anche dalle spalle larghe del Servizio Pubblico, che però condividono con il faticoso, ma strategico lavoro dei cronisti impegnati nelle periferie del nostro paese, da Ragusa in Sicilia a Sedriano in Lombardia, un valore comune: l’attuazione concreta di un pezzo essenziale della nostra Carta fondamentale, quello che da solo rende possibile attuare nel modo più corretto tutti gli altri: l’Articolo 21.

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