BUSI COMBAT: “RIVENDICO IL DIRITTO DI ODIARE IN SENSO POLITICO I MIEI NEMICI” - INTERVISTATO DA TRAVAGLIO PER IL LANCIO DEL SUO ULTIMO LIBRO, “E BACI”

Silvia Truzzi e Paola Maola per Il Fatto

E baci, è il titolo. Tutto il resto - rabbia, amore, politica, memoria, oblio, violenza, il desiderio che tutto muove - lo trovate nelle pagine del nuovo libro di Aldo Busi. Uscirà il 24 settembre, in tutte le edicole d'Italia con il Fatto Quotidiano. Dopo l'esperimento di Lolito di Daniele Luttazzi - 47 mila copie andate a ruba lo scorso inverno - ora tocca a questo zibaldone di pensieri, mail, sms interminabili, interventi mai pubblicati da giornali troppo pudichi o forse troppo spaventati.

E baci lo introduce Marco Travaglio sul palco della Versiliana di Marina di Pietrasanta, in mano le bozze non ancora rilegate, sottolineate e piene di post it gialli. Ma non è un'intervista. Travaglio confessa: "Non so come s'intervista Aldo Busi". Lì accanto l'intervistando sospira: "Non mi sono mai fatto intervistare in vita mia. Di solito m'intervisto io. Faccio tutto da solo".

Seguono un divertissement sull'onanismo e un'autopresentazione che fa così: "Ho 66 anni, portati da dio. Stare solo con Aldo Busi mi ha fortificato". Un libro fatto di mille libricini, spiega l'autore appena si accomoda sul palco. E ha tutta l'aria di trovarsi perfettamente a proprio agio, mentre si appresta a un discorso fatto di cento parentesi aperte e chiuse attorno a molti discorsi, che poi in fondo sono solo uno: la vita. Il giorno si chiude, sono le sette passate, e il pubblico si accomoda. Sono tremila, ridono, applaudono.

Non è che il quadro - il Paese, la politica, la crisi economica, la dittatura di "quell'elettrodomestico dotato di schermo" - sia incoraggiante. Ma non sembrano aver voglia di rassegnarsi. Almeno non ora, non qui. E dunque si comincia. Dice, anzi scrive Busi e legge Travaglio: "Questo è un libro di pancia, di una pancia piena di dolori e di rutti e di sommovimenti di feci vecchie e disidratate e tormentose, perché io lo voglio così e non altrimenti".

La radiografia, impietosa, della nazione s'incrocia con la biografia dello scrittore che non ha paura di usare la parola, io perché non c'è nulla di più importante del rispetto di sé. E non esclude affatto il prossimo, "la sua bellissima imperfezione".

"Rivendico il diritto di odiare in senso politico i miei nemici. C'è molta rabbia in queste pagine: sono indignato come scrittore. Ma il mio odio nasce dall'impotenza", spiega l'autore. Che non era politicamente corretto lo si sospettava anche in precedenza. "Smettere di odiare del tutto e porgere ancora quell'altra guancia, già consumata anch'essa, non è possibile, perché se non odi, per quanto sterilmente, chi è degno del tuo odio, odierai te in modo indegnamente suicida per non odiare lui".

Legittimare il risentimento personale significa prendere una china che finirà per legittimare la lotta armata? "No, se è di un ennesimo gruppuscolo di eroi della domenica; sì, se è del popolo di tutti i giorni. Amo la parola popolo. Gli italiani sono poco propensi ad aggregarsi, diventano in fretta schiavi del culto della personalità, per una congenita incapacità di farsi carico delle disgrazie altrui. Basta vedere che succede appena si fonda un partito. Un secondo dopo salta fuori il capetto".

Non riusciamo a fare massa, non ci ribelliamo in maniera efficace, siamo troppo vili, ci piace lamentarci. E quanto amiamo sguazzare nel vittimismo, in attesa di un messia, di un padrino, di un guru di passaggio: il "discorso sugli italiani" è tristemente vero. Non solo vittime, anche falsamente laici: "Un giorno - ascoltando Giuliano Amato - ho capito che è comodo dire di essere laici, ma gli anticlericali dove sono? C'è una sudditanza particolare verso chi si pone più in alto di noi. Ed è proprio il più mediocre di tutti. La mentalità cattolica ha reso questo Paese sessuofobico: per fare sesso con un italiano bisogna mettersi una mano sul cuore e fare un fioretto".

Poi c'è il mestiere di scrivere, naturalmente. Che è esporsi, prendere posizione, dire ad alta voce le proprie idee. Se sono irriverenti, meglio. "Fin dall'elementari capii che era dovere mio diventare famoso. Sono andato via di casa a 13 anni e mezzo, destinato a finire in clinica psichiatrica; ci sono tornato ricco e famoso a 42".

La politica entra nel discorso, sempre: "Se mi metto in politica non m'interessa difendere la mia ideologia ma promuovere le istanze dei pareri contrari, un pensiero democratico sano vero deve considerare chi la pensa diversamente". Poi basta guardarsi in giro per vedere un paese che soffre e la crisi che morde: "Gli uomini delle istituzioni che guadagnano più di 4mila euro al mese, sono dei criminali. Dei vampiri al potere".

Il pubblico non si fa pregare per dire che è d'accordo: l'applauso è lunghissimo, quasi un'ovazione. Li nomina tutti tranne uno, B. Ma quando poi, poco dopo, l'Innominato salta fuori (perché come si fa? è dappertutto) si spiega così: "Vabbè, ormai non conta, è come dire ambarabacicciccocò. Siamo qui, sicuri che la peste stia passando. La pietra è già rotolata".

L'idea di entrare in politica non lo sfiora affatto: "Non sono ricattabile, mai fatto un bidone a qualcuno. Non ho scheletri e neanche armadi", dice. Ma ci gioca: "Prima di morire voglio provarci, ho proposto a Travaglio di fondare un partito: io sono geniale, lui bravo. Gli toglierei di torno quelli che vogliono fargli le scarpe".

Altro grande spazio se lo prende la tivvù: "Non mi sono mai assoggettato all'ideologia del contesto in cui mi trovavo, nemmeno a Mediaset (e comunque, bisogna dirlo, lì pagano bene). La tv è il linguaggio di acculturazione degli italiani: come fa uno scrittore a non andarlo a conoscerlo. E per farlo bisogna viverlo dal di dentro?".

Ma sapersi vendere non significa vendersi: "All'Isola dei famosi: ho avuto un cachet di 424 mila euro e ho preteso di cambiare due clausole del contratto: volevano che non facessi alcun accenno alla politica e critiche alla religione. Hanno accettato la mia proposta. Allora in prima serata ho attaccato il Papa, perché ogni omofobo nasconde un omosessuale. E siccome avevo parlato di B., Simona Ventura ha invocato la par condicio. Mi ha chiesto: chi è il segretario del Pd? Ho risposto: inesistente. Avevo la palla di cristallo. Sono sempre stato molto avanti io, così tanto che spesso mi trovo da solo in un posto. E dire che mi ero dato appuntamento".

 

busi e travaglioBUSI E TRAVAGLIO Aldo Busi Merini ALDO BUSIALDO BUSIALDO BUSI AL FESTIVAL DEL LIBRO ALL AUDITORIUM

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