1. BUSI: “SE LAURA RAVETTO E’ OMOAFFETTIVA, GLI INSULTI A BRUNETTA SONO NANOAFFETTIVI?” 2. UNO SCAMBIO DI BATTUTE (PER BUSI), INGIURIE PER LA DEPUTATA PDL DIFESA DA RENATINO, A “LA GUERRA DEI MONDI” SU RAI3 SI STA TRASFORMANDO IN UN’ANO-CALISSE 3. “NON MI RISULTA CHE L’ON. RAVETTO MI ABBIA MAI CHIAMATO “SIGNORA” BENSÌ CHE MI ABBIA DATO DEL “FEMMINILE”, RIPETENDOLO BEN DUE VOLTE, CHE IO RICORDI, CON UN’ESPRESSIONE MAXILLOFACCIALE CHE PRESUPPONE LA CONTENTEZZA DELL’INQUISITORE DAVANTI ALL’ERETICO DA BRUCIARE SEDUTA STANTE SU PUBBLICO ROGO” 4. “ANCH’IO MI RISERVO DI CONTROQUERELARLA IN CASO DI QUERELA E NE STO PARLANDO CON I MIEI AVVOCATI. HO AVUTO LITI FURIBONDE IN TELEVISIONE AL CONFRONTO DELLE QUALI QUELLA VISSUTA COME TALE DALLA RAVETTO, E NON DA ME, È ACQUA FRESCA RISCALDATA”

Lettera di Aldo Busi al "Fatto Quotidiano"

Altro che rigirare la frittata, qui si fanno le uova strapazzate alla "mia insindacabile maniera", l'occhio di bue alla visione bidimensionale secondo il propriocomodo!

L'on.Brunetta risponde su dagospia.com  al commento della redazione di altriabusi.it   dicendo "che la Ravetto abbia chiamato Busi ‘Signora' mi pare un tratto di notevole gentilezza, niente affatto omofobica, semmai omoaffettiva" - questo altro lessicale placebo sessista mi mancava -, aggravando l'insulto da me tollerato in silenzio alla fatale per sopore ‘'Guerra dei mondi'' ma per tutt'altra etichettatura subculturale: non mi risulta che l'on. Ravetto mi abbia mai chiamato "Signora" bensì che mi abbia dato del "femminile", ripetendolo ben due volte, che io ricordi, con un'espressione maxillofacciale che presuppone la contentezza dell'inquisitore davanti all'eretico da bruciare seduta stante su pubblico rogo;

seguendo tuttavia la versione dell'on. Brunetta che confonde forse "s'ignora" o "sinora" con "Signora", sarebbe come dire che chiamare Brunetta "Bagonghi" è un segno di nanoaffettività, contento lui, contenti tutti, ma non mi sembra che la recente nanoaffettività di Dario Fo gli abbia fatto fare saltini di gioia; io non so che farmene della brunettiana omoaffettività della Ravetto espressa semmai con quell'attributo "femminile" tanto misogino quanto omofobico a me rivolto e così prossimo a "femminiello" da dare i brividi della morte, omoaffettività che semmai invito a riservare a gente più degna di lei e che nei miei confronti è un'indebita famigliarità, un indulgere in una libertà (che non è stata la prima della serata televisiva) che l'on. Ravetto s'è presa violentando la mia persona e la mia figura di scrittore, visto che niente è più omofobico di una compassione subita e non richiesta, omoaffettività che per qualità etica e civile viene subito dopo quella riservata agli animali domestici da chi a torto se ne sente superiore;

direi che mi sono sentito disprezzato al massimo grado da quell'epiteto pronunciato con sommo spregio, anche verso le donne in generale, se il suo disprezzo mi toccasse, visto che dice tutto di lei e niente ancora di me. Femminile io? Magari!

Ma ciò che ancora nessuno sa è che l'on. Ravetto all'inizio della trasmissione mi slancia la destra contro dicendo con ogni supponenza possibile, "Ciao, sono Laura Ravetto", al che io alzandomi educatamente dal posto riservatomi in studio e stringendogliela le rispondo, "Buonasera, signora, preferirei non mi desse del tu, con il lei le battute vengono anche meglio e si valorizza una voce verbale italiana caduta in disuso", al che, sdegnata, borbotta, "Sì, va bene, come vuoi", e gira i tacchi senza ascoltare il mio, "La prego di non insistere";

una qualsiasi interpretazione semantica di media cultura, poi, vedrebbe nella mia battuta un possibile complimento portato a compimento da chi fosse capace di pari prontezza e arguzia, mai un dileggio, e in essa è presente al massimo una punta di malizia meramente vestimentizia e non stigmatizzante alcun disvalore morale (anche mia nonna non portava le mutande, vedi il passaggio in ‘'El especialista de Barcelona'' sulle vecchie che pisciano in piedi), allorché la parte semantico-simbolica, "ma nessuno le ha chiesto di calarle", gioca sul fatto non tanto che la Ravetto sia magari "una culona inchiavabile" come il suo capo ha definito la cancelliera Angela Merkel rovinando ulteriormente l'immagine dell'Italia nel mondo e in particolare il turismo tedesco in Italia (di lì a un momento dirò della fuggitiva, e sinceramente, "È anche una bella donna!"), ma che i suoi comportamenti sono talmente irreprensibili che nessuno si è mai permesso la benché minima confidenza sessuale ricattatoria nei suoi confronti in cambio di scatti di carriera.

Ora, secondo me, la signora Ravetto dovrebbe ringraziarmi per essersi presa l'involontaria liana che le ho lanciato e alla quale s'è afferrata per mettersi in salvo, perché messa alle strette non certo da me (mi darà anche del "sordo", l'elegantona) ma dall'attrice Veronica Gentili, pure cresciuta per sua stessa ammissione "all'ombra di Berlusconi", tanto più fluida e senza peli sulla lingua e, ahilei, anche molto più giovane, più diretta, più simpatica, più televisiva, e che mica si alza e se ne va sbraitando allorché butto lì, "Chissà quanti funghi, mia cara, una vera e propria micosi", allusione dalle implicazioni ben meno fanciullesche di quelle che Ravetto ha voluto trovare nella mia battuta, faceta e nulla più.

Se è lecito che ognuno veda l'offesa o il complimento dove vuole e dove può, siamo comunque due a uno a mio vantaggio per offese patite, e anch'io mi riservo di controquerelarla in caso di querela e ne sto parlando con i miei avvocati. Ho avuto liti furibonde in televisione al confronto delle quali quella vissuta come tale dalla Ravetto, e non da me, è acqua fresca riscaldata, ma nessuno ha mai risolto una difficoltà dialettica in un gesto così platealmente fuori luogo e in una reazione scomposta come i suoi.

Non si fa, punto. A me in diretta e in differita sono state rivolte accuse infamanti da ogni sorta di infami prezzolati - che continuano a divulgarle su Internet, autodenunciando la propria imbecille malafede e morbosa psicolabilità di disturbati sessuali - ma mai mi sono sognato di andarmene e di dirgli che si ritengano querelati.

Il brandire la sciabola delle pandette in televisione è l'arma di difesa di chi è ottuso in tutto il resto e che farebbe meglio a starsene a casa. Non ho offeso deliberatamente la signora Ravetto, di cui non so nulla e di cui voglio sapere oggi ancor meno: quella battuta, mirabile per sintesi e ritmo, l'avrei potuta offrire a chiunque, me stesso compreso, visto che la serata era cominciata evocando il Decamerone del Boccaccio il cui omonimo premio mi è stato attribuito, sicché, anche volendo scusarmi con l'on. Ravetto, non saprei proprio dove aggrapparmi per dare alla scusa un minimo di credibile sostanza. Anzi, a questo punto, dovrei ricevere io le sue.

Sorvolo sul fatto che si abusi dei già scarsi tempi parlamentari per presentare una simile interpellanza di pessima retorica come ha fatto il difensore d'ufficio del-l'on. Ravetto in un abuso d'ufficio patente ("questi fatti, oltre a costituire reato...": perché è già l'on. Brunetta, nella sua onnisciente carica parlamentare, che stabilisce che costituiscono reato, non eventualmente il giudice a venire, anticipando, così, e anzi sollecitando il giudice stesso a pronunciarsi in un senso di condanna prestabilita, cosa che in sé dovrebbe costituire reato per persuasione occulta) e che grida vendetta al mio esborso erariale dall'economia assolutamente pulita con cui contribuisco pesantemente agli stipendi e alle pensioni d'oro di gente che in larga parte definire miracolata è dir poco. A quando un po' di primavera, non dico araba ma almeno laico-saracena, anche in Italia?

 

 

SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI dario foBRUNETTA INCAZZATO A SERVIZIO PUBBLICOPRESTIGIACOMO SANTANCHE PELINO GIAMMANCO RAVETTO AL TRIBUNALE DI MILANO PRO BERLUSCONI SILVIO BERLUSCONIangela merkel

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