IL CINEMA DEI GIUSTI - NON È AFFATTO MALE IL THRILLERONE TUTTO SESSO E SANGUE DI OLIVER STONE, “LE BELVE” - IL SOGNO AMERICANO È SEMPRE LO STESSO: SESSO, MARE, NIENTE GUERRA, NESSUNA REGOLA E UN SACCO DI CANNE PER AMMUCCHIARSI IN PARTOUZE A TRE - CONTRO NARCOS, POLIZIA E POLITICI CORROTTI, STONE SOGNA L’UTOPIA HIPPIE DELLE DROGHE LEGALI E DELLA FUGA DALLA CIVILTÀ…

Marco Giusti per Dagospia

Calma ragazzi! Non è affatto male il thrillerone politico tutto sesso, canne e sangue ambientato tra Laguna Beach e Tijuana che ha sfornato il vecchio Oliver Stone. E questo "Le belve", tratto da un bellissimo romanzo di Don Winslow, che ha sceneggiato il film con Stone e Shane Salerno, vale parecchio di più del milione di euro che ha incassato da noi in questo fine settimana.

E' vero che non è piaciuto granché in America (45 milioni di dollari di budget, ne ha rifatti 47 in patria) e ai critici italiani è sembrato un telefilm moscetto, ma francamente mi sembra un ottimo ritorno al cinema violento di un tempo per Stone dopo il sequel di "Wall Street" che sembrava, quello sì, piuttosto deludente. E quando sui titoli di coda, dopo una scia di pallottole e sangue, sentiamo "Here Comes the Sun" di George Harrison, come in un film di hippies degli anni '60, ci appare tutto chiaro.

Il sogno americano in quel di Laguna Beach è sempre lo stesso degli anni del Vietnam. Sesso, mare, niente guerra, niente regole e un mare di canne. Ben e Chon, i notevoli Aaron Johnson ("Kick Ass") e Taylor Kitsch ("John Carter", "Battleship"), producono la migliore erba in commercio della California e vivono come fratelli dividendosi tutto, anche la bella O, sta per Ophelia ("la pazza bipolare di Otello"), interpretata da una interessante Blake Lively ("The Town", "Gossip Girl").

O è pazza dei suoi due uomini, che se la scopano sia singolarmente che assieme, proprio come in un film di hippies anni '60. Ovviamente ha una madre ricca e annoiata che non vede e non sente mai (era Uma Thurman, ma le sue scene sono state tagliate da Stone) e la sua unica famiglia sono Ben e Chon. Il primo è il piccolo chimico che produce la canna, ma è anche un idealista e porta tutti i suoi soldi in Africa neanche fosse Veltroni, mentre il secondo è un reduce di guerra ferito nel profondo e incazzato, ma indovinate cosa ha portato dall'Afghanistan?

I due si compensano in tutto. Nell'attività, visto che uno spara e l'altro è buddista e non violento, e nell'amore. "Con Chon scopo, con Ben faccio l'amore", ci dice O fuori campo, dopo averci rivelato subito che non è perché racconta lei la storia che rimarrà viva alla fine. Ma fin dalla prima terribile scena, che ci mostra un video dove una banda di narcos decapita cinque malcapitati, sappiamo che l'idillio a tre dei ragazzi è parecchio a rischio. La loro roba, troppo buona, fa gola alla banda della terribile Elena, una Salma Hayek da paura con parruccone da cartoon, regina del cartello a Tijuana, che comanda un gruppo di cattivissimi e armatissimi narcos.

Il suo braccio destro è Lado, un Benicio Del Toro invecchiato ma ancora in forma, pronto a sgozzare e tagliar teste prima e dopo il confine. Il poliziotto corrotto che fa da tramite un po' con tutti è un John Travolta sempre più cotto, ma sempre più divertente. La banda di Elena vuole incontrare Ben e Chon per fare un'offerta di collaborazione che non possono rifiutare. I due, indecisi sul da farsi, Chon avrebbe sparato subito e Ben non vuole, prendono tempo. E si preparano a uscire di scena. Destinazione Indonesia per tutti e tre. Prima di prendere il volo O, da brava californiana, fa un ultimo salto allo shopping center, dove incrocia casualmente la figlia di Elena, Magda, e viene rapita dai ragazzi di Lado.

A questo punto la cosa si fa seria e Ben e Chon si ritrovano a dover collaborare coi narcos se vogliono rivedere viva la loro ragazza. Mettiamoci dentro tutto, i cattivi rapporti madre-figlia tra Elena, Magda e O. L'ambiguità di Lado e del poliziotto americani. Tripli giochi fra tutti, ma anche l'assoluta fedeltà dei due ragazzi alla loro amicizia e a O, anche se Elena spiegherà alla ragazza che la storia d'amore è quella fra i due maschi e non quella che hanno a tre. Estremamente divertente, pieno di riferimenti a un cinema californiano degli anni '60 e '70, è uno dei regali inaspettati di questa stagione cinematografica.

Stone, esattamente come nel documentario su Chavez e sull'America Latina di qualche anno fa, punta il suo occhio politico sul controllo della droga e sul fatto che la legalizzazione in America sconvolgerebbe davvero l'economia del paese e i rapporti fra politica, polizia e trafficanti. I suoi eroi non sono dei martiri politici, ma degli anarchici che hanno idee chiare in testa su cosa sia e non sia il proprio paese. E infatti sono tutti degli orfani e dei reduci, come certi eroi trafficanti nei film del dopo Vietnam, per tutti il capolavoro "Who'll Stop The Rain?" di Karel Reisz.

La deriva criminale è l'unica risposta a una criminalità politica e poliziesca. E il sogno utopistico della fuga dalla civiltà, dove vivere da selvaggi ("Savages" è il titolo originale del film, e non a caso è declinato per tutti in ogni modo possibile), è appunto la risposta utopica a un problema reale del paese.

 


In questa chiave funziona anche (ATTENZIONE SPOILER!) il doppio finale, molto criticato ovunque. Siamo nell'utopia, nel sogno americano anni '60. Tutto è possibile. Ma la scena più violenta e politica del film, nella sua banale e totale realtà è quella dello shopping center dove i figli dei narcos e degli americani incrociano i loro sogni e le loro speranze.

 

taylor kitsch le belve SALMA HAYECK NE LE BELVE LE BELVE OLIVER STONE CON IL CAST LE BELVE DI OLIVER STONE LE BELVE LE BELVE BLAKE LIVELY CON TAYLOR KITSCH E AARON JOHNSON BENICIO DEL TORO NE LE BELVE

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