hayden panettiere brian hickinson

COM’È MORTA DAVVERO HAYDEN PANETTIERE? A 24 ORE DALLA SCOMPARSA DELL’ATTRICE 36ENNE, EMERGONO DUBBI E RICOSTRUZIONI CONTRADDITTORIE. LA DOMANDA PIÙ IMPORTANTE: CHI HA CHIAMATO I SOCCORSI? È STATO IL FIDANZATO, BRIAN HICKERSON, IN PASSATO ACCUSATO DI VIOLENZA DOMESTICA CONTRO LA STAR DI “HEROES” E “NASHVILLE”, E FINITO IN CARCERE PER LESIONI DOPO AVERLA MENATA? – QUAL È LA CAUSA DELLA MORTE? NELL’APPARTAMENTO DELL’ATTRICE È STATO TROVATO DEL NARCAN, IL FARMACO CHE VIENE SOMMINISTRATO PER CONTRASTARE LE OVERDOSE DA OPPIOIDI…

HAYDEN PANETTIERE, TROVATI MEDICINALI PER CURARE L'OVERDOSE NEL SUO APPARTAMENTO. GIALLO SU CHI ABBIA CHIAMATO I SOCCORSI

Estratto da www.tgcom24.mediaset.it

 

hayden panettiere brian hickerson

“Sono come Dory, la piccola e tenace pesciolina di Alla ricerca di Nemo, che continua semplicemente a nuotare anche quando si ritrova faccia a faccia con un branco di squali”.

 

Così scriveva nella sua autobiografia Hayden Panettiere, scomparsa alla soglia dei 37 anni, quando non ha trovato forse più la forza di nuotare contro la corrente. Sulle cause della morte […] si sta provando piano piano a fare luce, dopo il ritrovamento del corpo nella giornata del 16 agosto a Greenville in South Carolina.

 

L'autopsia ha escluso eventuali traumi o violenze e si attende ora con ansia il risultato degli esami tossicologici, visto anche il passato di dipendenze di Panettiere.

 

HAYDEN PANETTIERE IN HEROES

[…] Il sito TMZ ha provato intanto a ricostruire quanto accaduto, asserendo che del Narcan sia stato trovato nell'appartamento dove l'attrice è deceduta. Il Narcan è un medicinale che viene somministrato per via nasale al fine di contrastare gli effetti di un'overdose da oppioidi e sarebbe stato ritrovato completo del dispositivo necessario per la sua somministrazione.

 

Sarebbe insomma confermata l'ipotesi di un'overdose a cui sarebbe seguita poi un fatale arresto cardiaco. A sposare questa idea, oltre alla polizia, sarebbero stati anche i primi soccorritori giunti sul posto.

 

hayden panettiere 11

Questi ultimi avrebbero infatti parlato di "overdose" e di tentativi di rianimazione cardiopolmonare nel loro rapporto alla centrale operativa. Nel tentativo di salvare Hayden gli stessi paramedici accorsi avrebbero poi usato l'epinefrina, nota anche come adrenalina, il che risulterebbe coerente con la chiamata iniziale al 911 (che segnalava l'arresto cardiaco di una donna).

 

[…] Rimane il giallo proprio su chi abbia materialmente alzato la cornetta per chiedere aiuto. Sempre TMZ sostiene che l'autore della chiamata sia stato il fidanzato di Panettiere, Brian Hickerson, che secondo il sito viveva nella stessa abitazione. Ciò che è certo è che l'uomo fosse cresciuto in quella zona degli Stati Uniti e che il suo rapporto con l'attrice fosse ormai da tempo contrassegnato da alti e bassi.

 

Appena qualche giorno fa, il 13 agosto, un giudice aveva respinto la richiesta di Hickerson di ridimensionare le accuse di violenza domestica a suo carico. In passato il fidanzato di Panettiere era stato infatti anche in carcere per lesioni nei confronti di quest'ultima, arrivando ad  assommare 45 giorni di prigione nel 2021 dopo aver colpito l’attrice al volto.

 

 

hayden panettiere brian hickerson

[…]  Dopo un periodo di riabilitazione per uscire dalla comune dipendenza da alcolici i due erano tornati definitivamente insieme: “Non è stata una scelta presa alla leggera –  aveva raccontato l’attrice –  e rimane condizionata dal fatto che lui prosegua sulla strada del recupero".  Il giorno prima del decesso, Panettiere era volata da Los Angeles alla Carolina del Sud insieme all'uomo […]

 

 

QUANTO COSTA FABBRICARE UNA CHILD STAR? LA MORTE DI HAYDEN PANETTIERE RIAPRE IL PROCESSO A HOLLYWOOD

Adalgiso Marrocco per https://www.huffingtonpost.it/

 

Hayden Panettiere aveva undici mesi quando comparve nel suo primo spot pubblicitario. Cinque anni quando entrò nel cast della soap One Life to Live. Dieci quando Il sapore della vittoria la fece conoscere al grande pubblico. Quindici anni quando qualcuno del suo entourage le dava “pillole della felicità” prima dei red carpet. Trentasei quando è morta, l’altroieri, pochi mesi dopo aver raccontato le ferite di una carriera cominciata forse troppo presto.

 

hayden panettiere 5

[…] Sarebbe scorretto fare di questo epilogo la conseguenza inevitabile della vita che lo ha preceduto. Eppure è proprio quella vita, più ancora della morte, ad aver riportato sotto accusa un’industria di cui lei stessa aveva denunciato il lato più oscuro. Variety ha detto: Hollywood ha fallito con Hayden Panettiere. Il Guardian ha ampliato la prospettiva: Hollywood continua a tradire le sue baby star.

 

Nel libro This Is Me: A Reckoning, l’attrice e cantante aveva parlato del rapporto con la madre, che era anche la sua manager; della sensazione di essere spinta a lavorare persino quando era malata o infortunata; delle molestie subite da uomini potenti; della depressione post-partum; dell'alcol e delle droghe; degli otto mesi trascorsi in riabilitazione.

 

“Essere ‘gestita’ era diventato così normale che avevo smesso di fidarmi del mio istinto”, ha scritto. Così prepararla a un red carpet poteva significare intervenire chimicamente sul suo umore.

hayden panettiere 10

 

Le “pillole della felicità”, spiegava Panettiere, “servivano a rendermi più frizzante durante le interviste”. Allora non si rendeva conto che fosse inappropriato, né “di quale porta avrebbe aperto” sul fronte della dipendenza. “Crescendo, droghe e alcol sono diventati qualcosa senza cui quasi non riuscivo più a vivere”.

 

È difficile non sentire, in questa vicenda, la eco di un copione molto più antico: quello di Shirley Temple e Judy Garland, quando i vecchi studios sapevano già quanto potesse essere redditizio prendere un talento in nuce e trasformarlo in un prodotto, a ogni costo. Per molto tempo, Hollywood ha ricondotto il destino delle sue giovani stelle a una sequenza di tragedie individuali.

 

hayden panettiere 2

Drew Barrymore, piccola protagonista di E.T. l’extra-terrestre negli anni Ottanta, è stata uno dei simboli di questa narrazione: prima la celebrità infantile, poi gli eccessi prematuri, infine la riabilitazione e una seconda vita adulta. La parola chiave, in ogni caso, restava “precocità”, come se il problema fosse il bambino entrato troppo presto in un mondo per adulti, e non il mondo degli adulti che aveva deciso quando e come farlo entrare.

 

Ultimamente, però, il racconto ha cominciato a incrinarsi. Il Guardian ricorda Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint, cresciuti sul set di Harry Potter senza che la fama finisse per travolgerli; lo stesso vale per Natalie Portman, Christian Bale e Jodie Foster. Persino Lindsay Lohan, per anni trasformata nel prototipo dell’ex bambina prodigio allo sbando, è riuscita a costruirsi un finale diverso. Non esiste, dunque, una “maledizione” della child star. Esiste semmai un problema di strutture.

 

hayden panettiere 12

Nel memoir Panettiere ricostruisce una serie di episodi in cui la fiducia riposta nelle persone che la circondavano finì per ritorcersi contro di lei. Nel 2008, quando era ancora minorenne, un dirigente televisivo la baciò sulle labbra durante un party.

 

Poi il ricordo di una festa su uno yacht nel Sud della Francia: Panettiere aveva diciotto anni ed era stata invitata da un’amica attrice. Fu lei ad accompagnarla sottocoperta, fino a una cabina dove un “famoso cantautore britannico sulla trentina” era sdraiato nudo sul letto, coperto dalla vita in giù da un lenzuolo.

 

“Voglio che tu vada a letto con lui”, le disse. La giovane si sentì travolta. “Avevo trascorso tutta la vita pensando che gli altri avessero a cuore il mio bene. Sentivo il cuore battere fortissimo. Quando mi infilai sotto le lenzuola, mi dissociai. Il mio corpo non mi sembrava più mio”. Riuscì ad andarsene prima che accadesse altro: “Scattò l’istinto di sopravvivenza”.

 

[…]

 

HAYDEN PANETTIERE

Ridurre Panettiere al ruolo di vittima perfetta, però, sarebbe semplificatorio. Lei amava recitare e ha continuato a lavorare con passione, scegliendo personaggi che sono diventati cult: da Claire Bennet in Heroes a Juliette Barnes in Nashville e Kirby Reed in Scream. Il punto, dunque, non è stabilire se un bambino debba stare o meno sotto i riflettori. È riconoscere che quel lavoro può essere desiderato e, insieme, rischioso; che il talento può essere autentico e il sistema che lo governa predatorio.

 

È in questo senso che il messaggio di Alexa PenaVega, anche lei ex attrice bambina, va oltre il cordoglio. Ha accostato il nome di Panettiere a quelli di Michelle Trachtenberg e Daveigh Chase, giovani colleghe recentemente scomparse.

 

HAYDEN PANETTIERE IN HEROES

“Sono cresciuta con loro. Eravamo bambine che cercavano di muoversi in un mondo più grande di noi. Non tutte hanno avuto le basi o il sostegno che avrebbero meritato”. Le loro storie non sono sovrapponibili, né le cause delle loro morti autorizzano facili nessi. Ma PenaVega mette a fuoco qualcosa di diverso: un’esperienza generazionale, segnata da pressioni e aspettative mentre l’identità si forma sotto lo sguardo di milioni di sconosciuti che hanno già deciso chi sei.

 

Oggi, dopo oltre un secolo di child star costruite da Hollywood, si apre un fronte diverso. La fama può cominciare in una cameretta, davanti a un telefono o a un laptop. È qui che il Guardian lascia aperta la domanda: YouTuber, influencer e creator saranno più protetti delle generazioni cresciute sui set o le trappole hanno soltanto cambiato forma?

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