NO, NON È SPARITA CONCHITA WURST, LA DRAG BARBUTA CHE VINSE L’EUROVISION CONTEST - ANZI, È OVUNQUE: AI GOLDEN GLOBE, DA GIVENCHY, AL PARLAMENTO EUROPEO E AL PALAZZO DELL’ONU A VIENNA, SARÀ LA QUEEN ALLA GUIDA DEL GAY PRIDE ROMANO IL PROSSIMO 13 GIUGNO

Giuseppe Videtti per “la Repubblica”

 

Conchita WurstConchita Wurst

Non è l’ora per una signorina di presentarsi a questo modo. Sono le dieci del mattino di sabato. Vienna ancora sonnecchia. Lei no, lei perfettissima nel suo tubino blu di Cina a pois sotto il ginocchio, la camicetta di crêpe che protesta per assenza di seno, calze coprenti, tacchi a spillo di vernice bianca. I capelli corvini le incorniciano il viso come due vele senza vento.

 

Le ciglia più lunghe di un cerbiatto; sembra di sentirle frusciare quando ammicca maliziosa per confessare una debolezza o due. Conchita Wurst, trionfatrice con Rise Like a Phoenix dell’edizione 2014 dell’Eurovision Contest, è composta e in ordine come una stenografa 2.0 al primo colloquio aziendale. Trasgressiva? Neanche per idea. Oddio, sì, la barba, di tre giorni, curatissima anch’essa. Mica fenomeno da baraccone come la Girardot nel film cult di Ferreri di cinquant’anni fa, La donna scimmia.

CONCHITA WURSTCONCHITA WURST

 

Conchita, al secolo Thomas Neuwirth, austriaca, ventiseienne, non è neanche la solita drag queen kitsch alla Ru Paul per intenderci, semplicemente un surrogato di bizzarria chic: più mondana di Gloria Vanderbilt quando parla dei suoi amici vip, Jean Paul Gaultier, Karl Lagerfeld o Carine Roitfeld, l’ex direttrice di Vogue France; più intensa della Mangano quando racconta dell’infanzia tormentata a Gmunden, il paesino natale; più esaltata di Shirley Bassey quando si parla di carriera e di canzoni e di interpretazioni.

 

«Ho avuto un solo idolo e un solo modello, Shirley Bassey», ammette subito. «Avevo otto anni quando fui fulminata da Goldfinger. Non capivo le parole, ma subivo il potere di quella donna, della voce, della gestualità». Fu la prepotenza alla Shirley, tanta voce e l’ardire di presentarsi come la prima drag barbuta del pop che l’anno scorso la guidò verso la vittoria. Quest’anno, come è consuetudine, farà da madrina alla manifestazione nella sua città, Vienna, pochi giorni dopo la pubblicazione, dopodomani, dell’atteso esordio discografico (Conchita, Ed. Sony Music).

 

conchita wurstconchita wurst

«Sarà una performance esagerata, sto provando da una settimana», esclama indaffarata nel camerino del Wiener Stadthalle, dove il 23 si disputerà la finale (in lizza per l’Italia c’è Il Volo). «Per me la felicità è vivere qui a dieci metri dal palcoscenico, il posto che ho desiderato per tutta la vita», dice. «È esattamente quello che volevo, non mi sento a disagio in questa dimensione, anzi perfettamente in equilibrio. Mi godo il privilegio di una carriera fortunata ma anche di una intensa vita privata, senza ciglia finte e parrucche, quando spenti i riflettori torno a essere Tom».

 

Nella precoce autobiografia già tradotta in quattro lingue, Io Conchita. La mia storia , che Mondadori ha pubblicato l’altro ieri, Jean Paul Gaultier, che l’ha voluta in passerella, le scrive: «Se Madonna ha il corpo di una donna e lo spirito di un macho, tu hai il corpo di un uomo e lo spirito di wonder woman. Nessuno, prima di te, ha saputo annullare i confini tra maschile e femminile. Erede dell’avanguardia e della subcultura, sei riuscita a diventare un’icona popolare e in eterno un’icona della moda».

conchita wurst carlo conticonchita wurst carlo conti

 

Conchita confessa che il libro è stata un’idea dell’editore. «Non volevo, ho ventisei anni, troppo giovane», mormora. «Ma alla fine sa una cosa? Mi ha fatto bene, ho imparato più cose su di me che in cento sedute di psicoterapia. Tornare indietro e cercare di soffermarsi anche sui più piccoli dettagli è un’operazione straordinaria. Per esempio ho capito perché sono attratta istintivamente da personaggi come Karl Lagerfeld e Vivienne Westwood: hanno lo stesso odore di mia nonna. Fu lei, come mia madre non smette mai di ricordare, a comprarmi la prima gonna».

 

concita wurst3concita wurst3

L’infanzia non è facile quando il bullismo è dietro la porta di casa. Tom, fortuna sua, non si lasciò intimidire. Oggi Conchita ammette che fu proprio quel desiderio di stupire a salvarle la vita. «Gli sguardi degli altri non mi hanno mai messo in imbarazzo, neanche quando erano carichi di odio o di sarcasmo», dice abbassando lo sguardo, «li desideravo pazzamente. Fin da bambino mi piaceva farmi notare. Non farei questo mestiere diversamente. Oggi il mio motto è: datemi un tappeto rosso e io ci sono».

 

E infatti è ovunque: ai Golden Globe e da Givenchy, al Parlamento europeo e al Palazzo dell’Onu a Vienna. E, come già Lady Gaga, sarà la Queen alla guida del gay pride romano il prossimo 13 giugno.

 

concita wurst2concita wurst2

«Oggi abbiamo un movimento agguerrito per la difesa di gay, lesbiche e transgender che ci tiene parzialmente al riparo da violenze e discriminazioni», dice. «Ai Golden Globe hanno presentato una dozzina di film a tematica gay; Bruce Jenner (atleta e attore americano poche settimane fa ha pubblicamente annunciato di voler diventar donna ndr) ha parlato apertamente della sua transizione: c’è ancora molto da fare, ma molto si sta facendo. Ovviamente, nel periodo della pubertà non avevo queste certezze.

 

concita wurstconcita wurst

Non saprei chi fu il primo ad accorgersi della mia diversità, se io o i miei compagni di scuola. I ragazzi hanno un sesto senso e, a un’età in cui tutti vogliono essere nel branco, la parola “diverso” equivale a un insulto. Basta che un ragazzino abbia dei riccioli biondi per essere chiamato frocetto. A quel punto o reagisci o soccombi. Superate quelle fragilità, quando ho cominciato a conoscermi meglio, non ho esitato a prendere posizione: ok, mi piacciono i ragazzi, la società mi condanna, ma non sono io a essere sbagliato, è la società. Fu un momento glorioso della mia giovane età, ma il coming out non fu né facile né indolore».

 

Dopo la vittoria all’Eurovision il vice primo ministro russo Dmitry Rogozin bestemmiò: «Ecco il futuro dell’Europa, una donna con la barba». Se avesse controllato su Twitter, avrebbe scoperto quanti milioni di russi, gay o gay friendly, andavano pazzi per l’artista.

concita wurst 7concita wurst 7

 

«Fortunatamente Putin non governa tutto il mondo », esclama Conchita, «ma il bullismo non è certo scomparso ora che sono famosa. E poi siamo in due a reggere il colpo. Vede, da quando cominciai a travestirmi — Conchita ancora non esisteva — il personaggio che esibivo sul palco era sempre una persona distinta da Tom. Mi guardavo allo specchio e vedevo un’altra. E ancora oggi siamo in due: Tom il gay, e Conchita la drag queen. Tom soffre per gli insulti, a Conchita non importa un fico; davvero avete tanto tempo da sprecare per parlare di qualcuno che disprezzate? Grazie per l’attenzione! Quando ho iniziato questo mestiere ho subito capito che non sarei riuscito a tollerare i contraccolpi della popolarità, la totale invasione della privacy. Ho bisogno di separare i due territori, quello pubblico e quello privato, e in maniera netta. Ecco perché Conchita non ha mai ucciso Tom».

concita wurst 6concita wurst 6

 

Si fa un gran parlare della sindrome di Garland, della solitudine degli artisti, delle gavette sfibranti, di tanto stress per un’ora di gloria. Non è il caso della Wurst. «A me piace chiudere la porta e starmene da sola», assicura. «Non ho ancora fatto conoscenza con il lato oscuro del successo. Per non cadere nel tranello cerco di non pendere dalle labbra degli altri, di fregarmene dei giudizi, di non passare notti insonni aspettando la recensione del giorno dopo, di non leggere gli insulti su questo o quel blog. Ho deciso di ignorare le umiliazioni e gli attacchi già molti anni fa. Lei penserà: vive sulle nuvole; ma questa è Conchita, concentrata su se stessa, motivata e determinata. Sono entrata a far parte dello show business a diciassette anni e ho imparato molto. All’epoca ero ingenua, cantavo in un club per venti persone e mi sentivo arrivata. Sbagliavo. Ho dovuto lavorare sodo per diventare una star. E ora se dovesse andar male pazienza, me ne torno da Tom».

concita wurst 5concita wurst 5

 

La chiamano per la prova, il palcoscenico immenso acceso con tutte le luci del paradiso e cento comparse l’aspettano per un numero che si preannuncia strabiliante. Arrivederci, Conchita. O vuole che la chiami Tom? Tende cortesemente la mano, sulle lunghe dita virili sono piantate unghie rosso giungla. «Conchita!», esclama. «Conchita! Tom non si concia così. Non l’avrei mai fatta entrare nella sua noiosissima vita, che io adoro».

concita wurst 4concita wurst 4conchita wurst tappezza tutti i bancomat unicredit in austriaconchita wurst tappezza tutti i bancomat unicredit in austriaKarl Lagerfeld fotografa Conchita WurstKarl Lagerfeld fotografa Conchita WurstConchita vince l Eurovision Song Contest Conchita vince l Eurovision Song Contest conchita wurst sulle carte austriacheconchita wurst sulle carte austriacheConchita Wurst canta Rise like a Phoenix Conchita Wurst canta Rise like a Phoenix conchita wurst e al bano a klagenfurt in austriaconchita wurst e al bano a klagenfurt in austriaKarl Lagerfeld fotografa Conchita WurstKarl Lagerfeld fotografa Conchita Wurstconchita wurst volto di bank austria la banca di unicredit conchita wurst volto di bank austria la banca di unicredit

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”