I PENULTIMI GIORNI DI POMPEI – FURTI E CROLLI NELL’AREA ARCHEOLOGICA MA LO STATO DICE NO A SALINI-IMPREGILO CHE VUOLE INVESTIRE 20 MILIONI PER UN’OPERA DI RESTAURO (NONOSTANTE LE PORTE IN FACCIA L’AZIENDA CONFERMA LA DISPONIBILITÀ AD INVESTIRE)

1. POMPEI PERDE ALTRI PEZZI - CROLLA IL MURO DI UNA DOMUS
Antonio Salvati per ‘La Stampa'
«Il crollo non è avvenuto questa notte, le prime analisi archeologiche dimostrano che non si tratta di un evento recente». Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia affronta l'ennesima emergenza registrata agli Scavi di Pompei nel suo breve periodo di reggenza.

Ieri mattina è stato segnalato il cedimento di una consistente porzione di muro (un metro e trenta di larghezza per uno di altezza) all'interno della Regio V, un'area chiusa al pubblico e che sarà interessata dagli interventi di sicurezza previsti dal Grande Progetto Pompei. Il ministero sottolinea che il tratto di muro crollato è di «opera incerta» e che l'episodio è stato segnalato «all'autorità giudiziaria e ai carabinieri che stanno effettuando, insieme ai tecnici interni, le necessarie verifiche».

Stamattina giungeranno a Pompei gli esperti dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro che accerteranno le cause del cedimento. L'episodio è stato segnalato, come per tutti gli altri crolli, da uno dei custodi durante un giro di ricognizione. Come ha confermato anche il soprintendente, non si tratterà di un cedimento delle ultime 24 ore perché non tutte le regioni (a Pompei sono 9) sono monitorate tutti i giorni, tanto che per ogni crollo reso noto potrebbero essercene altri di cui non si ha notizia. Nella zona del recente crollo, l'ultima verifica è stata effettuata nell'aprile scorso.

Così come non è recente il furto (o per meglio dire il danneggiamento) dell'affresco raffigurante Artemide ubicato in un «cubicolo» della Casa di Nettuno, una domus chiusa al pubblico. L'episodio fu scoperto da un custode, nel corso di un controllo casuale, il 12 marzo scorso. «Ho fatto personalmente un sopralluogo, accompagnato da Magani, vicedirettore del Grande Progetto Pompei, che è uno storico dell'arte - spiega Osanna -

A nostro avviso è escluso che si tratti di un furto d'arte, sembra piuttosto uno sfregio, come ce ne sono tanti in Italia. E anche quello non è una cosa recente. Si tratta di un lavoro fatto in modo molto approssimativo e certo non su commissione, anche perché stiamo parlando di un affresco molto rovinato, che tra l'altro, viste le dimensioni complessive, avrebbe potuto essere asportato tutto».

Intanto per Pasqua sono previste le aperture al pubblico di domus chiuse da tempo nella zona degli scavi compresa fra Porta Marina e il Tempio di Apollo. Tra queste, quella del Rilievo di Telefo, una casa la cui particolarità era il gran numero di statue, tutte di scuola neoattica, ritrovate al suo interno. Tra le nuove aperture anche quella della domus di Marco Lucrezio Frontone, famosa per la ricchezza dei suoi affreschi.


2. REGALO 20 MILIONI A POMPEI MA LA BUROCRAZIA GLI DICE NO
Nino Materi per ‘Il Giornale'

Benvenuti nella «Terra dei fuochi» di Pompei. Centinaia di furti ogni anno - per i turisti una sorta di take away del souvenir fai da te - senza che nessuno si accorga di nulla. È l'indifferenza a sovrintendere al patrimonio che il mondo ci invidia. La «mafia» dei custodi e una gara sul nuovo appalto di videosorveglianza dai contorni oscuri. Intimidazioni, crolli (più o meno «pilotati»), cani randagi e rifiuti tra vestigia archeologiche che dovrebbero essere il nostro orgoglio e che invece si sono trasformate nella nostra vergogna. Storia, cultura, turismo. Tutto alle ortiche in una sorta di cupio dissolvi dell'anima e del cuore. E il paradosso di uno Stato che si permette il lusso di dire no a 20 milioni di investimento privati.

Ieri un nuovo crollo. L'ennesimo. Con reazioni contraddittorie. Perché a Pompei anche i crolli (o i furti) hanno un loro fixing politico. Una sorta di borsino mediatico dai diagrammi imperscrutabili. E così se il ministro di turno è un «amico» l'incidente passa sotto silenzio; se invece il ministro è «nemico», vai con la grancassa mediatica.

Ieri la soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia ha comunicato al Ministero dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo (vezzosamente abbreviato in Mibact) di aver riscontrato un cedimento di una porzione di muro di una domus della Regio V dell'area archeologica di Pompei.

«Il cedimento, in base al primo sopralluogo, - spiegano i tecnici - riguarda un tratto di muro (di lunghezza pari a un 1,30 cm e di altezza pari a circa 1 m) di un ambiente all'interno di un'area interdetta al pubblico interessata da interventi di messa in sicurezza nell'ambito del "Grande Progetto Pompei" (notare la grandeur del nome ndr) che saranno realizzati entro il 2015 (notare la perentoria sicurezza nell'indicazione della data ndr)».

Il vezzoso Mibact ha disposto una perizia tecnica da parte dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (organismo per il quale, al momento, non è ancora stata varata alcuna vezzosa abbreviazione) che invierà questa mattina un gruppo di esperti, coordinati dal direttore dell'Istituto, per verificare la data e le cause tecniche del cedimento. Notizie fondamentali, non c'è che dire. Ma c'è una domanda a cui vorremmo tanto che qualcuno desse una risposta: come mai, in Italia, se c'è un'azienda che vuole investire 20 milioni per un'opera di restauro, la burocrazia arriva al punto di mettergli il bastone tra le ruote?

Pietro Salini, ad esempio, amministratore delegato di Salini Impregilo, ieri a margine della presentazione di risultati 2013 alla comunità finanziaria, ha confermato la sua apertura a destinare denaro per il recupero di Pompei: «La disponibilità c'è ancora tutta».

A metà 2013, Salini si disse pronto a finanziare un progetto di recupero del sito campano con i circa 20 milioni che arrivavano da un rimborso legato alla realizzazione del termovalorizzatore di Acerra, opera in carico a Impregilo. Da allora però Salini non ha - a suo dire - ricevuto risposte soddisfacenti, e così i 20 milioni sono ancora lì. «Noi, essendo una società quotata non possiamo fare beneficenza - spiega Salini - ma in Italia le regole sono complicate in questo settore, l'intervento pubblico nel recupero dei beni artistici è sicuramente un tema aperto.

Da parte mia conferma la disponibilità ad investire su Pompei». Si attende, gentilmente, un riscontro. Anche se le parole di Susanna Camusso non lasciano certo ben sperare per il futuro. Sentite infatti cosa dice la leader della Cgil, sulle recenti vicissitudini degli scavi di Pompei: «Lo straordinario patrimonio archeologico e culturale dell'Italia dovrebbe diventare rapidamente oggetto di un grande investimento pubblico». Come dire: i privati stiano alla larga dai nostri capolavori, che a farli andare in malora ci pensa lo Stato.

 

 

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