DAMIEN, PUNTO E A CAPO - HIRST PUBBLICA UN CATALOGO DEI SUOI “SPOT PAINTING”, PER EVITARE TAROCCHI (E IL CALO DELLE QUOTAZIONI)

Pierluigi Panza per il "Corriere della Sera"

Art Basel inizia solo oggi, ma già ieri Tim Marlow, direttore della galleria White Cube di Londra, gongolava: «C'è interesse per acquistare una Pharmacy di Damian Hirst a quattro milioni di sterline», raccontava. Sarà... Tuttavia da ieri, a tenere banco nel dorato universo dell'arte contemporanea, non sono le farmacie, ma altre opere del protagonista della Brit-art: i suoi Spot painting, ovvero quei dipinti a puntini colorati (che vanno dalle dimensioni di fori di spillo a 60 centimetri di diametro) facilmente riproducibili.

Sin da quando sono apparsi, a metà degli anni Ottanta, intorno a essi è cresciuto una specie di mistero: quanti sono? Sono tutti autentici? Sono di mano del divo Damien? Un problema da non lasciar tranquilli chi ha speso sino a 3, 4 milioni di dollari (o 1,7 nei passati mesi) per aggiudicarseli. E di criptica risposta: «Anche noi professionisti del mercato non conosciamo il numero esatto», aveva recentemente dichiarato Koji Inoue di Christie's.

Bene... ora la Science Ltd, ovvero una società di Hirst, sta per fornire la risposta (definitiva?): questo autunno, per l'editore Other Criteria, pubblicherà un catalogo ragionato in cui si afferma che ci sono 1.365 Spot painting di Hirst. «Tutti quelli che esistono, sono in questo libro», ha dichiarato Jude Tyrrell, portavoce dell'artista degli squali fatti a fette e del teschio tempestato con 8.601 diamanti. Di fatto, Hirst certifica qual è l'autentico Hirst e buonanotte, tranquillizzando gran parte dei suoi collezionisti. Inoltre, così facendo potrebbe mettere fuori gioco eventuali falsari.

Ma per i quotidiani americani nell'operazione s'insinua qualche dubbio. Il primo, avanzato da Graham Bowley sul New York Times e rilanciato sull'International Herald Tribune, non è nuovo, ma pur sempre significativo: quanti dei 1.365 Spot painting sono veramente opere di Hirst e non di bottega, realizzate, come repliche, dai collaboratori? Hirst disse anni fa di averne dipinti una dozzina, lasciando gli altri ai collaboratori, ma di non ricordarne il «numero esatto».

Questa, tuttavia, è un'osservazione che non tiene conto delle modalità creative. «La bottega è un concetto che esiste da secoli - specifica il critico e curatore Francesco Bonami -. I quadri di Jeff Koons non sono mai fatti da lui. Multiplo significa la stessa identica opera ripetuta macchinalmente in un vasto numero di esemplari. La gente fa confusione: secondo questo criterio anche i tagli di Fontana sono multipli o i quadri di Ryman o le sculture di Judd. Oggi si cerca in tutti i modi di svilire il lavoro di Hirst perché è visto come il simbolo del diabolico mercato. Atteggiamento infantile e moralista».

Il catalogo, però, potrebbe anche favorire l'aumento dei prezzi di questi dipinti e rassicurare i compratori che sospettavano ci fossero molte più opere nella serie. Per alcuni osservatori, questo catalogo è un'altra trovata di Hirst per risistemare una carriera che, dal 2008, è in declino (economico).

Ovvero, dall'anno in cui l'artista portato alla ribalta dal pubblicitario Charles Saatchi ha deciso di bypassare i galleristi vendendo all'asta 223 suoi pezzi. Da allora i prezzi delle sue opere in asta sono scesi di circa il 60%. «Ha bisogno di riconquistare la fiducia del mercato», ha dichiarato Jeff B. Rabin, cofondatore di Artvest, una società per l'investimento nell'arte. «Sembra che il catalogo sia una soluzione per correggere alcuni malesseri del mercato».

Ma dovrà essere un catalogo work-in-progress, visto che il malinconico e geniale mattacchione di Bristol non ha l'intenzione di ritirarsi. «Damien sta lavorando su nuovi Spot painting a piccole macchie - conferma James Kelly, direttore di Science Ltd -, tra cui un dipinto con un milione di punti, per il cui completamento sarà necessario un certo numero di anni».

 

 

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