alberto dandolo

DANDOLO SENZA PELI SULLA LINGUA (E SE CE LI HA NON SONO I SUOI!) – IN UNA BOMBASTICA INTERVISTA IL NOSTRO ALBERTINO RACCONTA I VIZI PORCINI DI UN PAESE BIFRONTE (DI GIORNO CON LA CRAVATTA, DI NOTTE COL PERIZOMA) – DA NAPOLI “MERDA DAL PROFUMO DIVINO” ALLE PARRUCCHE INDOSSATE PER DAGOSPIA, DALLA “PIGRIZIA” DEL SESSO A PAGAMENTO A DAGO, “IL MIO CINICO, PSICHEDELICO MAESTRO” – LE NOTTI CON UMBERTO ECO E MADDALENA CORVAGLIA

Francesco Melchionda per perfideinterviste.it

 

ALBERTO DANDOLO

Sono sincero: il “Guarda come Dandolo..”, pubblicato su Dagospia, è diventato un mio rito quotidiano. E, siamo pure franchi e onesti: alzi la mano chi non le brama! Alzi la mano chi non le clicca! Impossibile schivarle: troppo forte la curiosità di scoprire, conoscere, capire, le monde e le demi-monde del grande circuito mass-mediatico dello Stivale. Le “dandolate” – a volte veri e propri scoop, altre ancora ritratti sibillini – sono, oggi, tra le più temute.

 

Dopo settimane di corteggiamento serrato, rinvii, e tenacia e pazienza, riesco – finalmente! – a stanare il mitico Alberto Dandolo.

Lo raggiungo a Milano, dalle parti di viale Monza, suo vero e proprio quartier generale. Da quel dedalo di strade, a poche centinaia di metri da Piazzale Loreto, le orecchie e gli occhi del Partenopeo registrano i movimenti tellurici e clandestini della Società nostrana. Con oltre 4000 contatti nel telefono, i suoi tentacoli possono arrivare ovunque. Nessuno può sentirsi al riparo.

 

lea vergine

“Pigro” – così si è autodefinito, ed è vero, a pensarci, visto quello che mi ha fatto penare per averlo tra i miei – mi aspetta, seduto in un bar, con un succo d’arancia tra le mani, e il suo amato cane che, appena mi vede, mi salta subito addosso.

Il caldo, nonostante si sia a maggio, non ci dà già tregua. Sbrigati velocemente i convenevoli (avevamo già rotto qualsiasi forma di formalismo nelle telefonate che ci eravamo fatte), attacco subito.

 

Dandolo mi osserva attentamente: abituato com’è a carpire dettagli e sfumature dei suoi soggetti, vuole capire chi sia veramente. Fa domande, mai a caso. Gli dico: Alberto, ma le domande te le devo fare io, rilassati! Si rassegna, forse rassicura, e, grazie a Dio!, si mette nelle mie mani.

 

ALBERTO DANDOLO 5

Arrivato nella città della Madonnina e del peccato, della ricchezza e della povertà per nulla mascherata dalle vetrine accecanti e lussuose, non m’interessava conoscere i “cazzi” altrui, tutt’altro.

Mi incuriosiva, piuttosto, capire come mai uno studioso e appassionato di Filosofia, e ben voluto dal sommo Umberto Eco, si occupasse delle doppie, triple, quadruple vite degli altri. Chi c’era, insomma, dietro quelle sugose pillole quotidiane…

 

Alberto Dandolo, sei napoletano di nascita, se non sbaglio. C’è un ricordo che hai impresso nella tua memoria degli anni partenopei?

Ti rispondo con le parole della immensa Lea Vergine: “Napoli non cambia, figlio mio. Napoli è quella merda lì, ma merda dal profumo divino. Napoli non è un luogo come gli altri, a Napoli lo straordinario è quotidiano.

Il mio rapporto con Napoli è come il rapporto con una mamma, molto amata, che non solo non ricambia l’amore, ma combatte il figlio. Allora il figlio deve scappare. Ho compreso il mio amore per Napoli solo quando l’ho lasciata.

 

E poi a Napoli c’è dentro tutto e quando c’è dentro tutto, non c’è stupore.

lea vergine

E’ un luogo eccezionale, come pochi altri al mondo. L’unica città che non ha mai avuto un ghetto. Napoli è anche città di riti arcaici, come la “figliata”, un rito legato alla cultura napoletana dei femminielli, la rappresentazione di un parto maschile. Napoli assomiglia solo a Napoli. “

Chi sono i tuoi genitori?

Radamisto, mio padre, morto giovanissimo 23 anni fa, era un uomo libero, anarchico e accogliente. Un avvocato ribelle e generoso. Un uomo perbene e visionario. Un sognatore. Mamma Lucia una donna pragmatica, intelligente, forte. Una insegnante aperta al confronto. Il mio vero grande punto di riferimento. Lei, per me madre e padre insieme.

 

Recentemente, in lungo post su Instagram, hai raccontato la malattia mentale di tuo fratello. Stremati dal dolore – così scrivi – l’avete fatto arrestare. Cosa è successo in particolare?

francesco melchionda

La malattia psichiatrica non riguarda solo il paziente ma l’intera famiglia. Il vero grande dramma è che chi è affetto da certe patologie mentali, e di solito sono le persone più sensibili e buone, rifiuta ciclicamente i farmaci e cade in periodiche crisi psicotiche con appendici di pericolosi impulsi aggressivi verso sé stessi e gli altri. Esiste però un grande vuoto giuridico. Bisogna attendere che la persona malata commetta un reato affinché venga ricoverata o arrestata. Insomma, c’è bisogno che ci scappi il morto per correre ai ripari. Un incivile e ingiustificabile controsenso in un Paese del cosiddetto “primo mondo”.

 

Cresci nella città dei femminielli: a che età scopri di essere omosessuale?

Sempre saputo. Sempre sentito. Mai stato né un problema e mai avvertito come un dramma della diversità.

Come reagì la tua famiglia? Ti mise al bando, come spesso accade nelle famiglie del Sud?

Ma figuriamoci! La mia famiglia non ha avuto alcuna reazione, così come non ha avuto alcuna reazione alla etero sessualità dei miei fratelli

 

Trovi più poetico essere chiamato frocio o gay?

Nessuno dei due. Preferisco essere chiamato col mio nome di battesimo e non essere identificato in un sostantivo che mi definisce attraverso parametri sessuali. Ma se proprio mi si volesse incasellare in una definizione allora come disse il grande Paolo Isotta preferirei il termine ricchione. Gay è un inglesismo che non mi eccita, frocio lo trovo un termine piccolo borghese e omosessuale mi sa di clinico. Ricchione lo trovo quantomeno musicale e denso.

Il sommo Arbasino, a differenza di Pasolini, viveva la propria omosessualità in maniera giocosa, leggera, divertente. Tu, invece?

Non la vivo. Nella misura in cui vivo me stesso. Vivo e basta.

DAGO ALBERTO DANDOLO

Una volta hai detto: ho sofferto di bulimia sessuale da stress… Spiegati meglio. Cos’è ti era successo?

Nei periodi di tensione o sofferenza diventavo un bulimico tout court. Per riempire i vuoti mi riempivo di cibo e di sesso. Poi dopo 4 anni di analisi ne ho compreso le ragioni e le cause e ho affinato gli strumenti per non incorrere in quello che era in realtà un banale ma pericoloso meccanismo di autoflagellazione.

 

E quali esperienze bulimiche hai fatto?

Io oggi vivo bulimicamente la vita ma non tendendo alla autodistruzione bensì al sano accrescimento del piacere in tutte le sue sfumature.

Quante volte hai scopato pagando qualcuno?

Mi è capitato. Per pigrizia. Non si perde tempo in aperitivi, cene, incontri preliminari o lunghe chat prima di arrivare al dunque. Nel momento in cui si desidera far esultare la carne lo si fa. Senza troppo spreco di energie. C’è una domanda e una offerta che si incontrano con grande trasparenza e rispetto reciproco. Nulla di più onesto.

umberto eco

 

Alberto, quand’è stato l’ultima volta che hai fatto turismo sessuale? E dove?

Mai fatto turismo sessuale. Detesto questo tipo di approccio al viaggio. Il viaggio è una cosa seria. È una esperienza intellettuale.

Ti è mai capitato, nelle tue scorribande notturne, di travestirti da donna?

Mai. Io mi sento profondamente maschio e virile. L’unica volta che ho indossato una parrucca da donna è stata per lavoro. Dovevo per Dagospia fare una inchiesta sul mercato della prostituzione dei trav a Milano. Misi una mia foto con volto coperto (ma si intravedeva la barba) e parrucca da donna su un sito di incontri specializzato seguita da un annuncio surreale. In 3 giorni mi contattarono via email 103 uomini. Di tutte le età ed estrazioni sociali e al 90% impegnati con donne.

 

Hai mai scopato una donna?

Certo. Il sesso, a condizione che venga praticato tra adulti consenzienti, è gioco, gioia, sperimentazione. E poi perché sottrarre quando si può aggiungere?

Come hai conosciuto Umberto Eco? E perché ti spedì addirittura a Buenos Aires?

Avevamo una amica comune, la Piera. Era la proprietaria dello storico Caffè del Museo in via Zamboni a Bologna. Piera è mezza napoletana e mezza mongola ed era ai tempi la migliore amica di Eco. Il Professore mi suggerì un Master in Relazioni pubbliche internazionali presso la sede di Buenos Aires dell’Università di Bologna. Mi raccomandò e fui preso. Erano solo 20 posti in tutto il mondo. Alle selezioni arrivai secondo. Però devo ammettere che oltre alla importante segnalazione di Eco io gli feci fare bella figura perché mi preparai con grande scrupolo.

ALBERTO DANDOLO

 

Chi sono i tuoi informatori?

Dalle mie amiche trans che operano in Viale Monza al politico potente.

E cosa ti raccontano le tue amiche trans? Sentiamo

Le amiche trans mi danno notizie. Devi sapere che il mondo del piacere e quello del potere ad una certa ora si incontrano e comunicano. I potenti (di qualsiasi ambito professionale) a fine giornata sentono il bisogno di deresponsabilizzarsi e di godere delle “cure” senza etichette e gerarchie di chi come chi per lavoro vende piacere concede. I potenti con loro si confrontano, si aprono, si raccontano. Perché non percepiscono l’asservimento passivo al loro ruolo sociale.

 

Sei stato più paraculo o vile?

Né paraculo né vile. Sono due caratteristiche che non ho. Ma se proprio dovessi scegliere forzatamente direi paraculo. Se per paraculaggine si intende una declinazione della pigrizia.

E tu, per estorcere notizie sugose, quante volte ti è capitato di essere ipocrita?

Le notizie non si estorcono. Si cercano, si verificano e si danno.

Come trascorre le giornate un narratore di vizi come te?

Nella totale castità. Ho una vita quasi monastica.

 

alberto dandolo e lapo elkann

Ti è mai capitato, scrivendo di gossip, di pensare: cazzo, mi sono laureato in Filosofia, e mi tocca scrivere di corna e minchiate?

Il gossip è una cosa molto seria. Tratta della vita delle persone. E per un uomo non vi è nulla  di più sacro della vita.

Ci sono state delle letture che ti hanno aiutato a capire meglio il bosco e sottobosco del gossip?

Benedetto Spinoza e Martin Heiddeger. Le opere di entrambi mi hanno insegnato che relazionarsi all’altro in quanto natura presuppone liberarsi o quanto meno sospendere le sovrastrutture culturali tra cui la morale. Per fare il nostro lavoro bisogna essere a-morali (non immorali). Non bisogna pre-giudicare pur presupponendo kantianamente che ogni pensiero è un giudizio. Pensare è giudicare ma mai pre-giudicare.

 

Chi ti ha insegnato i rudimenti del giornalismo? Ne eri totalmente sprovvisto, immagino!

Il giornalismo non si insegna e non si impara nella misura in cui non esistono manuali per apprendere cosa sia una notizia. La notizia la si sente. La si riconosce per istinto. È un dono, una attitudine naturale che non tutti posseggono. Poi interviene ovviamente l’esperienza che ti permette di migliorare e di affinare quell’impulso tanto da renderlo strumento di una vera e propria professione.

alberto dandolo nel video io non mi vergogno il rap omaggio a loredana simioli 1

E chi ti ha minacciato in passato? Non essere generico.

Mai minacce dirette ma direi dei pizzini. Ma li conto sulle dita di una mano. Ricordo un alto dirigente Rai, un noto calciatore e un influente prelato.

 

Quando Lorenzetto, sul Corriere, ti ha chiesto chi sono i tuoi rivali nel campo delle indiscrezioni, hai detto: me stesso! È arroganza, la tua?

Friedrich Nietzsche nei “Frammenti postumi” scriveva: “la falsa modestia è superbia”.  Ed io superbo non sono.

A chi, scrivendo di pettegolezzi, hai fatto del male? Fuori i nomi…!

Non parlerei di male ma di diffamazione. Sicuramente a Belen e a Francesca Pascale. Poi chiesi loro privatamente e pubblicamente scusa e ho avviato con entrambe splendidi rapporti umani che tutt’ora durano.

Quante, e quali, dandolate, se così possiamo definirle, non hai potuto scrivere? Spesso, se non ricordo male, i nomi sono omessi. Paraculismo, viltà?

maddalena corvaglia

Sono infinitamente maggiori in numero le notizie che non ho scritto rispetto a quelle pubblicate. Mi sono da sempre imposto un codice deontologico molto rigido che non ho mai trasgredito. Se una notizia, ad esempio, potrebbe arrecare indirettamente un danno a un minore o se potrebbe rovinare definitivamente la vita professionale o affettiva di una persona nota non la scrivo.

 

Tra spettacolo e giornalismo, chi sono i tuoi intoccabili, e perché?

Roberto D’Agostino. Il mio geniale, cinico, psichedelico maestro e “scopritore”. Ne approfitto, citando Dago, per evidenziare e fare un grandissimo plauso alla redazione di Dagospia: il vicedirettore Riccardo Panzetta, Francesco Persili, Alessandro Berrettoni, Federica Macagnone, Luca D'Ammando, Ascanio Moccia e Gregorio Manni... Un gruppo di grandi professionisti, uniti da una enorme competenza e dalla passione per questo lavoro. Senza di loro, Dagospia non sarebbe lo stesso giornale. E poi la mia amica – sorella Maddalena Corvaglia. Con lei siamo famiglia.

 

Chi, tra i vip o presunti tali, ti ha deluso di più?

Nessuno perché il sentimento della delusione lo contemplo solo in relazione ai miei rapporti privati. Le persone di cui scrivo sono solo l’oggetto del mio lavoro. Racconto le loro vite. Verso di loro non nutro sentimenti di alcun tipo e né pregiudizi. Non fanno parte del mio privato.

 

Chi sono i più ipocriti: i calciatori, i politici, gli imprenditori? E perché?

L’ipocrisia non conosce categorie professionali.

Che reazioni ti suscitano le debolezze dei protagonisti dei tuoi resoconti: indulgenza, schifo, feroce sarcasmo, vergogna, pena?

Ti ho risposto prima. Non suscitano in me alcuna reazione.

Quanta morbosità c’è nel voler smascherare i vasi di pandora?

Per quanto mi riguarda nessuna. È il mio lavoro. Punto.

Ti sei mai sentito un codardo?

Mai.

ALBERTO DANDOLO MADDALENA CORVAGLIA

Ci sono stati dei momenti in cui hai avvertito il senso del fallimento?

Certo, come tutti. Quando si vive con intensità è disumano non incorrere in degli inciampi. Ed io sono inciampato perché ho vissuto. Ho vissuto però il pentimento.

Mi sono pentito ogni qual volta non sono riuscito a sfruttare pienamente il mio tempo. Mi pento tutt’ora quando lo spreco in amenità che mi sottraggono alle cose che contano: gli affetti, le passioni vere (la filosofia e i viaggi), la sete di conoscenza.

 

alberto dandolo

Quali sono i difetti più fastidiosi di Alberto Dandolo?

Sono pigro e lunatico.

Chi sono i tuoi nemici? Ne avrai a frotte…

Ho difficoltà a rispondere a questa tua domanda perché non riesco ad individuare nessun mio nemico. Se ho dei nemici ti confesso che non ho mai avuto la percezione di averli. Essere nemico di qualcuno implica un sentimento di tale acredine, ostilità e invidia che se ne avessi avuto seppur il minimo sentore credo che lo avrei quantomeno avvertito. A volte sono stato io il nemico di me stesso. Ma poi con me sono arrivato ad un armistizio! L’unico nemico che mi viene in mente è la noia. Ecco, con la noia combatto con tutte le armi che ho.

 

Fino a quando ti farai i cazzi degli altri? Ci hai mai pensato?

maddalena corvaglia 3

Fin quando mi pagheranno per farmeli…

Lea Vergineumberto eco nella sua biblioteca

 

ornella vanoni, annabella campiotti e alberto dandoloALBERTO DANDOLO E ALLA SUA SINISTRA FAUSTO PUGLISIalberto dandolo alessandra menzanialberto dandoloALBERTO DANDOLO alberto dandolo, antonio riva, anabella campiotti, ornella vanoni e anna maria bernardini de paceanna maria bernardini de pace, alberto dandolo e davide maggioALBERTO DANDOLO ALBERTO DANDOLOALBERTO DANDOLO

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