IL DIVANO DEI GIUSTI/2 – POCHE CHIACCHIERE, IL FILM DELLA SERATA NON PUÒ CHE ESSERE “LA ZONA D’INTERESSE”, UN’OPERA CHE RACCONTA L’ORRORE DELLA NOSTRA INDIFFERENZA DI FRONTE ALLE TRAGEDIA DELLE QUALI SIAMO ADDIRITTURA TESTIMONI OCULARI – ALTERNATIVE? AVETE IL BEL FILM DI CLINT EASTWOOD “GRAN TORINO” – NELLA NOTTE PASSA IL MITICO “FLASHDANCE” E “DJANGO”, CAPOLAVORO DELLO SPAGHETTI WESTERN DI SERGIO CORBUCCI CON FRANCO NERO - GRANDE LA SCENA TRUCIDISSIMA DEL TAGLIO DELL’ORECCHIO DEL PRETE DEL CLAN SPIONE. POI GLIELO FANNO MANGIARE. RICORDAVA CORBUCCI, “PER QUELLA SCENA CI FURONO ADDIRITTURA DELLE URLA IN SALA E POI…” - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Che vediamo stasera in chiaro? Poche chiacchiere, il film della serata non può che essere “La zona d’interesse” diretto da Jonathan Glazer con Sandra Hüller, Christian Friedel, Ralph Herforth, Max Beck, Stephanie Petrowitz, Rai Tre alle 21, 25. Un film che vale decisamente di più, nel nostro ricordo, dei suoi due Oscar, miglior film straniero e miglior suono, del Grand Prix di Cannes, dove gli venne preferito come Palma d’Oro “Anatomia di una caduta” di Justine Triet, di ben tre premi ai Bafta.
A Cannes venne considerato forse troppo duro e freddo. Ma, rivisto dopo, a freddo, si è rivelato un’opera attenta e importante, che racconta non tanto l’orrore dei campi e del nazismo, quanto l’orrore della nostra indifferenza di fronte alle tragedia delle quali siamo addirittura testimoni oculari.
Tratto dal romanzo omonimo del 2014 di Martin Amis, meravigliosamente fotografato da Lukasz Zal come fosse una fotografia dell’epoca col colore dell’Ufa, con un lavoro sul suono e sulla musica, di Mica Levi, che ci introduce da subito col grande nero iniziale in una dimensione di orrore, il film di Glazer ci riporta tutti a Auschwitz.
Ma la chiave non è farci vedere ancora una volta gli ebrei che soffrono e muoiono, ma come vive nella sua bella casetta il comandante del campo, Rudolf Höss, interpretato da Christian Friedel, che avevamo conosciuto ne “Il nastro bianco” di Michael Haneke, assieme a sua moglie Hedwig, interpretata dall’indimenticabile Sandra Hüller di “Toni Erdmann” e “Anatomia di una caduta”, e i loro figlioletti.
Dopo il titolo e l’ouverture a nero di grande effetto di Mica Levi, un nero che ritroveremo sul finale nell’unica scena reale dei forni di oggi, il film si apre su una scena di famiglia tedesca sul fiume in Polonia a prendere il sole e fare bagni, gli Höss. Il montaggio di Glazer è preciso e fa un lavoro sull’immagine minuzioso. Auschwitz, coi suoi camini sempre in funzione, ci viene mostrata solo nelle scene successive dietro il muro della casetta del comandante. E l’orrore, la banalità del male, ci vengono presentati piano piano nella quotidianità della famiglia e dei suoi discorsi.
Hedwig parla con un gruppo di amiche e vengono fuori i diamanti trovati in un tubetto di dentifricio di una ebrea, la pelliccia tolta a un’altra, le sottovesti delle donne bruciate, la promessa di un po’ di polvere come concime da dare alla serva polacca. Più in là il figlio maggiore gioca coi denti d’oro tolti agli ebrei. Non c’è una vera e propria storia. Se non forse il fatto che Rudolf è stato trasferito e la moglie non vuole lasciare la casa dei suoi sogni.
Una casa dalla quale sua madre, pur nazista e antisemita, fugge a gambe levate dopo averci passato una notte non resistendo alla visione dei camini dei forni crematori sempre in azione. Rudolf, assieme a un gruppo di ingegneri della ditta appaltatrice del campo, mette a punto un complesso di forni a ciclo continuo, in modo da eliminare, sentiamo, i 70.000 ebrei ungheresi che stanno arrivando.
E’ un genio dell’ottimizzazione e perfetto esecutore della soluzione finale voluta da Hitler. Glazer ha ricostruito in Polonia la casa e il campo, è attento al minimo dettaglio. Ci mostra un orrore che, sì, potrebbe ripetersi nella sua forma familiare da una parte e industriale dall’altra, come dimostra la logica della guerra attuale, il mercato delle armi e quello previsto della ricostruzione. E l’odio che dimostrano Hedwig e le amiche per gli ebrei, è un odio di classe.
L’avidità della signora Hoss è l’avidità di una classe piccolo borghese che vuole sostituirsi a un’alta borghesia ebrea. Cambiando genere, mi sembra interessante l’horror di Mike Flanagan, la sua opera seconda, “Oculus” con Karen Gillan, Brenton Thwaites, Katee Sackhoff, Rory Cochrane, Annalise Basso, Mediaset Italia 2 alle 21, 05, storia di due gemelli che cercano di capire cosa hanno realmente visto nella tragedia che li colpì dieci anni prima quando erano ancora bambini. C’è uno specchio malevole in giro nella casa di famiglia. Brrr…
Era un kolossal di guerra un po’ molliccio che racconta cosa accadde sei mesi dopo Pearl Harbour, “La battaglia di Midway” diretto da Jack Smight (“L’uomo illustrato”) con bel cast di vecchie glorie, Charlton Heston, Henry Fonda, James Coburn, Toshiro Mifune, Robert Mitchum che girò le sue scene in un giorno, Glenn Ford, Cliff Robertson, James Shigheta. Erano quasi tutti veterani di guerra, regista compreso.
IL regista prescelto, John Guillermin, venne rimpiazzato da Jack Smight quando non volle scendere sul suo compenso col produttore, Walter Mirisch. Gli aerei a disposizione della produzione, leggo, erano solo tre. Il film funzionò benissimo in Giappone perché i soldati giapponesi sembravano tutti eroi. Fu un grande successo al tempo per Mirisch, il produttore.
steve carrel julianne moore crazy, stupid, love
Su Tv2000 alle 21, 10 abbiamo un altro film di guerra, “Flags of Our Fathers” di Clint Eastwood con Ryan Phillippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Barry Pepper, Jamie Bell, Neal McDonough, cioè la presa di Iwo Jima vista dalla parte americana. Su LA5 alle 21, 15 abbiamo la commedia sul cosa fare quando perdi la donna della tua vita e cerchi di ricominciarne una, “Crazy, Stupid, Love” diretta dal duo Glenn Ficarra e John Requa con Steve Carell, il marito tradito, Julianne Moore, la moglie traditrice, Ryan Gosling, l’esperto di cuori infranti da recuperare, Emma Stone, Marisa Tomei, Kevin Bacon.
Su La7 Cinema alle 21, 15 l’avventuroso storico “Rob Roy” di Michael Caton-Jones con Liam Neeson, Jessica Lange, Tim Roth, John Hurt, Eric Stoltz, Brian Cox, Andrew Keir (al suo ultimo film), epopea di un ribelle scozzese del 18° secolo contro il dominio degli inglesi. Grande ruolo per Liam Neeson. Tim Roth fa il cattivo e Rob Roy gli rapisce la moglie Jessica Lange. In un primo tempo pensava che il regista lo cacciasse perché faceva il suo personaggio troppo pazzo. Invece ebbe una nomination agli Oscar. Brian Cox si scontrò con il regista perché aveva cacciata dal set un genio della fotografia come Roger Deakins.
Su Iris alle 21, 15 trovate un bel film di Clint Eastwood, “Gran Torino” con Clint Eastwood nel ruolo di un ottuso fascistone e razzista americano che alla fine capisce i suoi errori, Bee Vang, Ahney Her, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Dreama Walker. Si vede molto volentieri, Canale 27 alle 21, 15, “Assassinio sul Nilo” diretto da John Guillermin, scritto da Anthony Schafer dal testo di Agatha Christie con Peter Ustinov per la prima volta come il detective Hercule Poirot, Jane Birkin, Bette Davis, Mia Farrow, Lois Chiles, David Niven, Jon Finch, Olivia Hussey, George Kennedy, Angela Lansbury, Jack Warden. Meglio di quello nuovo di Kenneth Branagh.
Sul set Bette Davis, Dame Maggie Smith e Angela Lansbury usavano la stessa stanza come camerino per truccarsi. Albert Finney non volle riprendere il suo personaggio di Poirot perché aveva avuto troppo caldo durante la lavorazione del primo e vedeva un viaggio in Egitto di 7 settimane come eccessivo. Su Italia 1 alle 21, 20 passa “Pirati dei Caraibi. La maledizione della Prima Luna” di Gore Verbinski con Johnny Depp, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley, Jack Davenport. Molto divertente.
pirati dei caraibi la maledizione della prima luna
Rai Due alle 21, 20 in prima visione porta “Lamborghini – L’uomo dietro la leggenda” diretto da Bobby Moresco con Frank Grillo, Giorgio Cantarini, Hannah van der Westhuyzen, Fortunato Cerlino. Su Cielo alle 21, 20 passa invece il polpettone sentimentale “Il profumo del mosto selvatico” di Alfonso Arau con Keanu Reeves, Aitana Sanchez Gijon, Giancarlo Giannini, Anthony Quinn, remake del bellissimo “Quattro passi fra le nuvole” girato nel 1942 da Alessandro Blasetti.
Nel 2018, Debra Messing accusò il regista e la produzione di molestie sessuali. Sosteneva che la scena del suo nudo era stata girata e inserita solo per soddisfare l'ego del regista. Una scena che non voleva girare e che, alla fine, verrà inserita solo di spalle. Arau ha negato sempre che questa storia fosse vera.
Passiamo alla seconda serata con il mitico “Flashdance” di Adrian Lyne con Jennifer Beals, Michael Nouri, Belinda Bauer, Lilia Skala, Sunny Johnson, Canale 27 alle 23, 05. Ma dovrebbe essere bello anche l’horror diretto da Wes Craven nel 2010, “My Soul to Take” con Max Thieriot, Frank Grillo, Emily Meade, Denzel Whitaker, Zena Grey, Nick Lashaway, Mediaset Italia 2 alle 23, 10. Vi piacerà sicuramente anche “Jurassic Park III” di Joe Johnston con Sam Neill, William H. Macy, Téa Leoni, Laura Dern, Alessandro Nivola.
Rai Movie alle 23, 30 ripropone lo spettacolare “Cuore selvaggio” di David Lynch con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Laura Dern, Diane Ladd, Harry Dean Stanton. Su LA7Cinema alle 23, 30 trovate addirittura “Django”, capolavoro dello spaghetti western di Sergio Corbucci, scritto da Franco Rossetti e Piero Vivarelli, fotografato da Enzo Barboni, musicato da Luis Bacalov, con Franco Nero, José Bodalo, Loredana Nusciak, Angel Alvarez, Gino Pernice, Simón Arriaga.
Fu il lancio di Corbucci come regista di western di successo, di Franco Nero come star internazionale, di Manolo Bolognini, fratello di Mauro, come produttore e del nostro western come trionfo di violenza. “Mi ero messo a farlo alla mia maniera,” ricordava il regista, “con crudeltà, esagerazione, fango, schifezze, morti a raffica... per contrappormi a Leone che propendeva per una linea solare, fatta di sabbia e di sole. Mi ero ispirato un po’ alla linea giapponese, ai film di Akira Kurosawa...”.
Django è un reduce della Guerra Civile e arriva trascinandosi una misteriosa bara (“La bara porta bene, mi diceva Totò”, diceva Corbucci) in una città divisa tra due bande rivali lungo il confine tra Messico e Stati Uniti. Una fatta di messicani è comandata dal sadico generale Hugo Rodriguez. I loro nemici sono uomini incappucciati sudisti del Ku Klux Klan, capitanati dal maggiore Jackson, un pazzo razzista che odia i messicani…
loredana nusciak e franco nero in django
Django fa il doppio gioco, ma deve vendicarsi del maggiore, che gli ha ucciso la moglie. I messicani hanno bisogno di soldi per tornare in Messico e Django ha una storia con la prostituta della città, Maria. Django dapprima sta con i messicani, poi li tradisce e loro gli spezzano le mani. Gran finale nel cimitero di Tombstone. Con le mani spappolate, Django si ritrova ad affrontare il maggiore Jackson davanti alla tomba di una donna, Mercedes Zaro. Ma Django vincerà.
Grande la scena trucidissima del taglio dell’orecchio del prete del clan, Gino Pernice, spione. Poi glielo fanno mangiare. “Quando fecero il film al cinema Cola di Rienzo,” ricordava Corbucci, “per quella scena ci furono addirittura delle urla in sala e poi, uscendo, parlavano solo di quella scena. Era un film, in quel senso, veramente truculento. C’era uno che trascinava una bara nel fango, nella bara c’era una mitragliatrice, c’erano delle mani che venivano spappolate dagli zoccoli dei cavalli... eravamo nel 1966 e per quei tempi era molto forte...”.
rafael albaicin simon arriaga django
Il film nasce dopo il disastro di un film ambizioso prodotto da Bolognini, La donna del lago, diretto da Luigi Bazzoni. “Per recuperare i soldi mi dissero di fare un western. Così chiamai Sergio Corbucci che stava terminando Johnny Oro”. Il nome Django, che per Corbucci è un omaggio a Django Reinhardt, per Manolo Bolognini è “nome di un chitarrista greco che ascoltai in viaggio con la mia prima moglie”.
Mah... Anche Vivarelli, esperto di musica, ricorda che viene da Django Reinhardt. “Io avevo dato a Corbucci dei dischi di Django Reinhardt e quando non sapevamo che titolo trovare venne fuori appunto Django, che non c’entra nulla con il western, visto che è gitano.” Vivarelli, che già faceva il regista, venne chiamato da Corbucci per la revisione della sceneggiatura.
“Mi chiamò e mi chiese: Pierino, lo faresti ancora lo sceneggiatore? Allora, passa domani da Bolognini in ufficio e firma il contratto per la revisione. Dopo andai a casa di Sergio e gli chiesi, allora, cosa avete? Sergio mi disse: C’è questo pistolero che cammina da solo trascinandosi dietro una bara nella fanga. E poi? Poi non lo so. Allora inventammo il film partendo dal finale. Sergio aveva già fatto un finale col pistolero sordo, poi con quello cieco. Gli dissi facciamolo senza mani. Cioè senza mani perché gliele hanno calpestate i messicani. E così venne la storia. All’incontrario.”
Secondo Bolognini il copione è tutta farina del suo sceneggiatore Franco Rossetti, marito della costumista Gaia Romanini, storia e copione. Ma la revisione venne fatta da Corbucci con Piero Vivarelli, che infatti firma il copione. Più o meno è la stessa cosa che dice anche Franco Rossetti, che comunque si ritiene soddisfatto di quello che dicono i titoli di testa e dei diritti che gli arrivano regolarmente dai passaggi televisivi del film in tutto il mondo. “La storia della sceneggiatura di Django è questa”, ricorda.
“C’era Corbucci che voleva fare questo western, ma non aveva le idee chiare. A un certo punto lui ebbe l’idea di questo pistolero che si porta appresso la bara. Mi pare una bella idea, gli dissi, ci si può lavorare sopra. Il film doveva essere fatto subito, non ricordo perché, così la sceneggiatura doveva essere scritta il giorno dopo. Io gli dissi che non me la sentivo di far tutto da solo. Vogliamo provare Vivarelli?, gli chiedo, e chiamammo lui che era un amico. La sceneggiatura così l’abbiamo scritta io e Vivarelli.” Dobbiamo ricordare che anche Fernando Di Leo ha detto più volte di avere riscritto una ultima revisione la notte prima che Corbucci partisse per la Spagna.
“Sono stato tutta la notte a casa di Corbucci, che aveva l’aereo alle otto di mattina. Il povero Sergio a un certo punto mi disse: “Fernà, scusa, ma io vado a dormire, tanto quello che fai va bene...” (“Nocturno”). E Bruno Corbucci raccontava di averlo riscritto sul set. Mentre lui stava dirigendo uno dei suoi primi film da regista in Spagna, e ogni sera aveva il compito di riscrivere anche i dialoghi di Django.
“Può darsi che altri abbiano dato una mano”, dice Rossetti, “ma il grosso della cosa la scrivemmo noi. Riguardo a Bruno Corbucci è possibile, io non andai sul set in Spagna e non ci voleva andare nemmeno Sergio. La cosa buffa era che, anche se l’idea era sua, questo film non gli piaceva e non lo voleva girare. Lo spinsero nell’automobile a forza a andare in Spagna”.
A mezzanotte e 20 su Italia 1 avete “La mummia”, fumettone divertente di Stephen Sommers con Brendan Fraser, Rachel Weisz, John Hannah, Arnold Vosloo. Rai Due all’1 propone un meno noto “Lasciami per sempre”, commedia sentimentale di Simona Izzo con Barbora Bobulova, Max Gazzè, Valentina Cervi, Veruska Rossi, Vanni Bramati, Marco Cocci.
Da vedere. Tra tante repliche vi segnalo “La contessa bianca” di James Ivory con un cast prestigioso, Ralph Fiennes, Natasha Richardson, Vanessa Redgrave, Lynn Redgrave, Madeleine Potter, Iris alle 2, 05. Chiudo con un vecchio western di Roberto Mauri, “Colorado Charlie” con Jacques Berthier, Livio Lorenzon, Brunella Bovo, Erika Blanc, Luigi Ciavarro, Rete 4 alle 3, 55.
Tutto girato a Roma. Mauri ricordava che venne usato un villaggio che era stato costruito da poco per un film di maggior impegno, visto che un western piccolo come il suo non si sarebbe mai potuto permettere la costruzione da zero di un villaggio. Mauri veniva da un paio di film di certa risonanza, Vite perdute, Il segno del vendicatore, ma non aveva mai fatto un film in costume.
Questo glielo chiesero i noleggiatori, e infatti viene prodotto da un distributore regionale pronto a non ripetere l’operazione una seconda volta. Colorado Charlie, cioè il pelatone triestino Livio Lorenzon (“Bravissimo, simpatico”, dice Mauri), è un cattivissimo bandito che uccide un sostituto sceriffo che aveva preso il posto di Bill Carlton, cioè Jacques Berthier (“alto, bello, un Gary Cooper”), attore francese di un certo lustro qui al suo primo spaghetto, proprio mentre si stava sposando con Brunella Bovo.
Quando lo sceriffo torna, lo acciuffa e lo mette al gabbio. Ma quello evade e si prepara il duello finale. Per il resto appare un grande cast romanocentrico e felliniano, con tanto di Mimmo Poli e Lina Alberti. Erika Blanc, si vantava Mauri, “era al suo primo ruolo di rilievo”. Qui si fa chiamare Erica White.
“I primi tempi ero indecisa su come chiamarmi per il cinema. Ho provato anche con Erika Brown, poi Erika Sullivan, in onore di uno dei miei film preferiti, La famiglia Sullivan. Qui diventai Erica White. Ero ancora una bambina. Mi ricordo che stavo in un saloon, avevo una piumina in testa e dovevo baciare il cattivo. Lui ha appoggiato il naso alla mia faccia e gli è uscito il grasso dai pori. Che schifo!”.
the zone of interest 2
the zone of interest 1
ASSASSINIO SUL NILO 4
la mummia
la contessa bianca 1
la contessa bianca
flashdance 6
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my soul to take
lasciami per sempre 3
lasciami per sempre
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flashdance 9
flashdance 3
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flashdance 5
nicolas cage laura dern cuore selvaggio
nicolas cage laura dern cuore selvaggio
laura dern cuore selvaggio
nicolas cage cuore selvaggio
laura dern nicolas cage cuore selvaggio
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flashdance 1
diane ladd in cuore selvaggio
diane ladd e laura dern in cuore selvaggio
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jurassic park iii
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jurassic park iii
gal gadot assassinio sul nilo
ASSASSINIO SUL NILO
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flags of our fathers 2
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pirati dei caraibi la maledizione della prima luna
lamborghini l'uomo dietro la leggenda 2
pirati dei caraibi la maledizione della prima luna
lamborghini l'uomo dietro la leggenda 1
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clint eastwood gran torino.
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