corrado augias john elkann

A ELKANN DONATO, NON SI GUARDA IN BOCCA – CORRADO AUGIAS AZZANNA YAKI: “UN EDITORE CHE NON AVEVA GLI STRUMENTI CULTURALI E L’INTERESSE ADEGUATI ALLA TESTATA CHE AVEVA COMPRATO. CREDO CHE NON SI SIA RESO BENE CONTO DI CHE COSA AVEVA TRA LE MANI, COSÌ DA CAUSARE I DISAGI A CUI ASSISTIAMO, SENZA SAPERNE VALUTARE IL PRESTIGIO INTELLETTUALE E MORALE”. PAROLE IDENTICHE LE AVEVA ESPRESSE MICHELE SERRA DIECI GIORNI FA (“JOHN ELKANN È SPROVVISTO DI MEZZI CULTURALI ALL’ALTEZZA”). COM’È CHE I PENSIONATI DI “REP” SI SVEGLIANO SOLO ORA CHE ELKANN SCAPPA CON IL MALLOPPO? PERCHÉ NON DIRGLIELO PRIMA?

“JOHN ELKANN È DEL TUTTO SPROVVISTO DI MEZZI CULTURALI ALL’ALTEZZA” – MICHELE SERRA DÀ IL BENSERVITO AL SUO EDITORE E DÀ IL BENVENUTO A QUELLO FUTURO, IL GRECO KYRIAKOU, CON UN PERFIDO MONOLOGO DI SATIRA ALLA FESTA DEI 50 ANNI DI “REPUBBLICA”: “RINUNCIA ALL’ACQUISTO. C’ERA STATO UN EQUIVOCO: NON SAPEVA CHE REPUBBLICA FOSSE UN GIORNALE” – “‘REPUBBLICA’ CERCA UN EDITORE VERO, E INTERESSATO A QUEL GENERE DI BUSINESS, DA MOLTO TEMPO. E NON LO TROVA” – “MELONI NON È INVINCIBILE, PERCHÉ LA REALTÀ NON È OCCULTABILE OLTRE MISURA. L’ITALIA È UN PAESE IN DECLINO ECONOMICO, DEMOGRAFICO, PSICOLOGICO. PER QUANTI ANNI PUÒ CONTINUARE AD AUTOINGANNARSI, E A CREDERE AL PUERILE PATRIOTTISMO DI QUESTO GOVERNO?" - VIDEO

https://www.dagospia.com/media-tv/michele-serra-john-elkann-e-tutto-sprovvisto-mezzi-culturali-all-altezza-460934

 

corrado augias

CORRADO AUGIAS: “A 91 ANNI SONO UN TESTIMONE DEL TEMPO. MELONI? UN DEMONIETTO. ELKANN SENZA STRUMENTI CULTURALI”

Estratto dell’articolo di Gianmarco Aimi per www.fanpage.it

 

A novantuno anni compiuti il 26 gennaio, Corrado Augias non ha intenzione di festeggiare. Preferisce ancora osservare pregi e difetti della nostra epoca: “Mi considero un testimone del tempo”, premette il giornalista […]: “Non è un’epoca di transizione, ma stiamo vivendo un’epoca di rottura".

 

[…] Ci ha poi espresso il dolore per la vendita del quotidiano Repubblica, che avrebbe “risentito di un editore, John Elkann, che non aveva gli strumenti culturali e l’interesse adeguati alla testata che aveva comprato”. M

 

eno nostalgia per la Rai che lo ha messo ai margini, perché “faccio programmi che non incidono su raccolta pubblicitaria e indirizzo politico” e a La7 ha ritrovato “la nuova Rai 3”.

 

corrado augias e la squadra di calcio di repubblica

In politica non assolve nessuno: “Berlusconi ha molto nuociuto a questo Paese”.

 

Il governo attuale? “Tenta una sostituzione culturale senza saper maneggiare la materia”.

 

Di Giorgia Meloni coglie l’abilità tattica (“un demonietto nel non scoprirsi da nessuna parte”) e della sinistra fotografa l’impotenza: “Si sbranano su chi dev’essere il leader”.

 

Così continua a credere nei libri, cinquemila sparsi per casa, e in Ludwig van Beethoven “moralmente altissimo”.

 

E non si fa tentare dalle sirene delle scienza sulla vita eterna: “Assistere al passaggio delle generazioni mi piace. Come un bosco che perde le foglie e poi rinasce”.

 

[…] Corrado Augias, il 26 gennaio ha compiuto novantuno anni. Come ha festeggiato?

Per carità! Non ho festeggiato, anzi, sarebbe meglio non ricordarlo.

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 4

 

Chi è oggi Corrado Augias, più un intellettuale o ancora un giornalista?

Io mi considero un testimone del tempo in varie forme, dai libri alla tv e fino agli articoli di giornale.

 

Anche se, questi ultimi, ormai esclusivamente musicali perché gli antichi studi di musica in vecchiaia sono riaffiorati con prepotenza.

 

In particolare dopo il programma La gioia della musica con l’orchestra della Rai di Torino, che si è prestata a giocare con noi.

 

Nelle sue trasmissioni invita spesso intellettuali, che ottengono buoni ascolti, ma fuori dalla tv non riescono ad avere una vera influenza come una volta. Come mai?

Perché sono venute meno quelle che, quando ero giovane, erano le molle per le quali gli intellettuali si impegnavano nella vita pubblica.

 

Alfred Dreyfus

L’engagement degli intellettuali nasce con Émile Zola sull’Affaire Dreyfus in Francia con il famoso J’accuse. Ma perché ci sia un impegno degli intellettuali ci vuole una politica forte.

 

Oggi i politici sono deboli, senza partiti, dei capipopolo con maggiore o minore fortuna ma che, francamente, rendono difficile l’intervento degli intellettuali.

 

Per essere consona al ruolo, la figura dell’intellettuale dev’essere indiretta. Ed è efficace se riesce a dare voce a una esigenza che è popolare.

 

[…]

 

CORRADO AUGIAS

Invece si aspettava che il giornalismo, dopo anni gloriosi, potesse diventare quello che è diventato oggi?

Parto dall’idea che è stata così ben sintetizzata dal primo ministro canadese, Mark Carney, al World Economic Forum di Davos: questa non è un’epoca di transizione, stiamo vivendo un’epoca di rottura.

 

È finita una cosa, ne è cominciata un’altra e non sappiamo dove andrà a parare, ma di sicuro c’è un fossato che divide il presente dal passato. Siccome mi piacciono i paragoni storici, mi rifaccio agli scrittori latini.

 

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 7

Quando all’inizio del V secolo l’Impero romano crollò, con l’invasione dei visigoti, molti di loro scrissero che era finito il mondo.

 

Ma non era finito il mondo, era finito quel mondo. Un altro sarebbe arrivato. Così oggi troppe novità sono intervenute. E dunque, quello di cui io da giovane mi sono nutrito non c’è più.

 

Intanto la Repubblica è in subbuglio, tra la cessione da parte di Elkann e le manifestazioni del Comitato di redazione. Lei che è tra i fondatori, come lo vive?

Lo vivo dolorosamente, mai mi sarei immaginato quello che sta accadendo.

 

Io ho partecipato alla fondazione di la Repubblica con un contratto che precedeva la data di uscita, dell’ottobre del ‘75, perché Eugenio Scalfari mi mandò a New York ad aprire l’ufficio di corrispondenza. Puoi immaginarti come assista penosamente al declino inevitabile di quella testata.

 

elkann la repubblica

Come si è arrivati a questa situazione?

Un po’ perché il giornalismo su carta è in forte difficoltà di fronte al proliferare dei media digitali. E un po’ perché, in particolare la Repubblica, ha risentito di un editore, parlo di John Elkann, che chiaramente non aveva gli strumenti culturali e l’interesse adeguati alla testata che aveva comprato. Credo che non si sia reso bene conto di che cosa aveva tra le mani, così da causare i disagi a cui assistiamo, senza saperne valutare il prestigio intellettuale e morale.

 

CORRADO AUGIAS BAMBINO SU UN CAMMELLO, NEL DESERTO LIBICO

Conosce bene anche la Rai, dove entrò nel 1960 come funzionario per poi diventare una delle figure più amate. Il suo allontanamento, però, non sembra aver giovato alla Rai.

La verità è che alla Rai di oggi di gente come me non gliene importa più niente. Io faccio programmi che non incidono in nessun modo sulla raccolta pubblicitaria e nemmeno sull’indirizzo politico.

 

Anzi, sull’indirizzo politico, addirittura, vanno in un’altra direzione rispetto a quella attuale. Siccome questi due sono rimasti i loro unici criteri di valutazione, chiaramente ero una pedina fuori posto. È questo che mi ha spinto ad andarmene.

 

corrado augias nel 1980

Le faccio alcuni nomi: Enrico Mentana, Lilli Gruber, Giovanni Floris, Massimo Gramellini, Corrado Formigli, Massimo Giletti, Diego Bianchi, Michele Santoro, oltre a lei tutti cresciuti in Rai e che ora lavorano a La7. Un vero e proprio esodo?

Ma c’è stato anche un capolavoro del direttore di rete a La7, Andrea Salerno.

 

Avrebbe dovuto diventare, meritatamente, direttore di Rai3 ma, siccome non l’hanno voluto, è andato in una televisione sbandata, com’era La7 prima del suo arrivo, e ha costruito dal nulla una televisione che oggi è la nuova Rai3.

 

E ovviamente tutti quelli che ci lavorano vengono dalla Rai. Anche perché a Mediaset, improntata sul varietà, certe figure non interessavano.

 

Dica la verità, dopo tante critiche Silvio Berlusconi un po’ le manca?

Io resto convinto che Silvio Berlusconi abbia molto nuociuto a questo Paese con l’esempio che ha dato. Ha vilipeso le istituzioni, deriso gli avversari politici e lanciato il messaggio a chi non paga le tasse che, con una strizzata d’occhio, poteva farla franca.

 

silvio berlusconi regala l orologio del milan a fausto bertinotti 5

È stato un esempio pessimo dal punto di vista morale, sotto tutti i punti di vista. Ma da un lato era davvero convinto di costruire una società liberale in senso quasi ottocentesco al motto di “laissez faire, laissez passer” (“lasciate fare, lasciate passare”). Alla fine, però, non ci è riuscito.

 

Come mai?

Perché in fondo non gliene fregava niente, ha capito che gli bastava occupare qualche posto di potere per essere tranquillo con le sue aziende e i suoi interessi.

 

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 3

Ma rispetto ai politici attuali, questi non solo vogliono occupare dei posti, ma mettere in pratica una sostituzione culturale. Il problema è che non sono decisamente all’altezza per metterla in pratica.

 

La famosa “egemonia culturale” del governo Meloni?

Pensano di mettere qui Tizio e là Caio e risolvere tutti i problemi. Non funziona così, anzi questa è la tragedia e lì cominciano i problemi.

 

CORRADO AUGIAS DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE DI ROBERT KENNEDY

Se metti gente non adeguata non risolvi niente. L’egemonia culturale non la conquisti piazzando ai vertici degli improvvisati, ma con la preparazione e il lavoro di Tizio e Caio. Poi, magari, quell’attività giova all’egemonia che tu intendi edificare. Mi sembra, però, che non sappiano maneggiare questa materia.

 

Nel Giorno della Memoria, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Condanniamo la complicità del fascismo”. Almeno su questo non potrà più essere criticata?

L’ha detto ed è apprezzabile, ma conta poco perché Meloni mette in pratica delle tecniche di grande abilità. È un demonietto nel non scoprirsi da nessuna parte.

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Nel giorno in cui si parla, bene o male, dei campi di sterminio una parola la doveva dire, ma nella sostanza non cambia niente.

 

Lei ha un disegno: tenere tutto insieme, perché la sua forza elettorale è la sua garanzia di mantenimento del governo. Chi si espone divide, e chi divide perde o di qua o di là.

 

[…]

 

La democrazia in generale non se la passa bene, come vediamo in America. Si sentirebbe di dire per Trump quello che Indro Montanelli disse per Berlusconi? “È una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Trump”.

Credo che Donald Trump finirà male se continua così. Perché ha esagerato e continua a esagerare. E come tutti gli estremisti, il rischio di finire con le gambe all’aria è molto alto.

 

corrado e natalia augias

Intanto è in corso il primo processo per stabilire se i social media creano dipendenza. Secondo lei, dopo quasi 20 anni, hanno contribuito a inquinare il dibattito pubblico?

I social sono stati dirompenti in questo perché, anche se non li frequento, ho avuto modo di constatare che hanno diffuso un linguaggio culturale e politico spiccio, semplice, di ampia comprensione, quando non è condito da maldicenza, che è il contrario di quello che bisognerebbe fare. Cioè cercare di capire, come facciamo a La Torre di Babele su La7.

 

La mancanza di tempo per approfondire genera mostri?

A La Torre di Babele su La7 cerchiamo di affrontare la cronaca, ma come se fossimo dei testimoni indiretti e prendendoci il tempo per farlo.

 

Presentiamo un argomento forte con un personaggio esperto cercando di capire le dinamiche profonde di quel tema. I social sono la negazione di tutto questo. Nell’ultima puntata, per esempio, ho incontrato proprio Julio Velasco e ha parlato dell’Argentina e dello sport, ma facendo rimbalzare i suoi ragionamenti sul presente. Questo metodo mi piace e nella prossima puntata parleremo di Sandro Pertini.

 

[…]

corrado augias

 

Poco tempo fa ha scritto un articolo dal titolo: “La tecnica senza alcuna etica è la vera novità di questo secolo”. È questo il punto che sfugge a molti?

 

L’ho imparato da Umberto Galimberti, che è un po’ il mio maestro, pur avendo qualche anno meno di me.

 

Trovo che sul presente abbia idee molto forti sorrette da letture ottime. A cominciare da una interpretazione di Friedrich Nietzsche decisamente robusta.

 

giorgia meloni e giulietta masina 3

Noi viviamo nell’epoca della tecnica e lui sostiene: la tecnica non ha scopo, deve solo funzionare. Ecco, questa è la prima volta che nella storia del genere umano la tecnica, cioè le conoscenze che permettono lo sviluppo, non hanno uno scopo. Passiamo da un modello di cellulare all’altro, abbiamo degli strumenti sempre più raffinati, ma per farne cosa? Alla fine rimane poco.

 

[…]

 

Nell’arco della sua lunga carriera di cosa si pente e di cosa è orgoglioso?

 

Mi pento di tante sciocchezze e di non aver capito in tempo tante situazioni.

 

silvio berlusconi foto di bacco

Quando ho scritto La vita s'impara (Einaudi, ndr), non è un’autobiografia ma un racconto di quanto sia importante farsi trovare all’altezza delle cose che incontri lungo il cammino. Di questo mi rammarico.

 

Orgoglioso no, ma sono contento di aver sempre cercato di portare avanti la divulgazione culturale.

 

Quando faccio una conferenza con mille persone che stanno ad ascoltare una storia mi compiaccio.

 

Per esempio l’8 febbraio a Roma, a Santa Cecilia, terrò un ciclo su “Musica e Spiritualità” insieme al maestro Aurelio Canonici, pianista eccellente, e racconteremo qual è il rapporto tra la musica e Dio. In momenti del genere sono contento.

 

Nel campo della scienza, sempre più spesso, viene evocata la possibilità di avere una aspettativa di vita quasi eterna. È qualcosa che lei auspica?

Qui andiamo nel mito dell’ebreo errante, la leggenda cristiana che narra di un uomo condannato da Gesù a vagare senza riposo fino al Giudizio Universale per averlo schernito o colpito durante la Passione.

 

GIORGIA MELONI

Per quanto mi riguarda non credo mi piacerebbe una vita senza fine. Adesso ho novantuno anni, una figlia di sessanta, dei nipoti di trenta, i quali stanno a loro volta, mi auguro, per procreare.

 

Assistere alla catena delle generazioni che si succedono, anche se implica che tra pochissimo dovrò scomparire, mi piace.

 

È come quando vedo un bosco che perde le foglie d’autunno e poi in primavera ricrescono. Si tratta dell’eterno ciclo della vita che muore, rinasce, muore e poi rinasce ancora. Mi compiaccio di questo divenire. […]

giorgia meloni aspetta friedrich merz foto lapresse

dago corrado augias la torre di babele

giorgia meloni a niscemi 4

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