john elkann michele serra theodore kyriakou

“JOHN ELKANN È DEL TUTTO SPROVVISTO DI MEZZI CULTURALI ALL’ALTEZZA” – MICHELE SERRA DÀ IL BENSERVITO AL SUO EDITORE E DÀ IL BENVENUTO A QUELLO FUTURO, IL GRECO KYRIAKOU, CON UN PERFIDO MONOLOGO DI SATIRA ALLA FESTA DEI 50 ANNI DI “REPUBBLICA”: “RINUNCIA ALL’ACQUISTO. C’ERA STATO UN EQUIVOCO: NON SAPEVA CHE REPUBBLICA FOSSE UN GIORNALE” – “‘REPUBBLICA’ CERCA UN EDITORE VERO, E INTERESSATO A QUEL GENERE DI BUSINESS, DA MOLTO TEMPO. E NON LO TROVA” – “MELONI NON È INVINCIBILE, PERCHÉ LA REALTÀ NON È OCCULTABILE OLTRE MISURA. L’ITALIA È UN PAESE IN DECLINO ECONOMICO, DEMOGRAFICO, PSICOLOGICO. PER QUANTI ANNI PUÒ CONTINUARE AD AUTOINGANNARSI, E A CREDERE AL PUERILE PATRIOTTISMO DI QUESTO GOVERNO?" - VIDEO

MICHELE SERRA ALLA FESTA DEI 50 ANNI DI REPUBBLICA

 

LA SATIRA DI MICHELE SERRA: “IL FUTURO DI REPUBBLICA”

Estratto del testo del monologo di Michele Serra per la festa dei 50 anni di “Repubblica”

 

MICHELE SERRA - MONOLOGO PER I 50 ANNI DI REPUBBLICA

Febbraio – Il gruppo greco Antenna rinuncia all’acquisto di Repubblica. C’era stato un equivoco: Antenna non sapeva che Repubblica fosse un giornale, credeva fosse una catena di sale da gioco.

 

Per altro, Gedi aveva capito che Antenna fosse un gruppo editoriale, e non sapeva che invece è una catena di sale da gioco. La trattativa sfuma.

 

Gedi cerca nuovi acquirenti mettendo un annuncio sui suoi giornali. Ma prima, si informa su quali sono. “Vendesi quotidiano nazionale referenziato, madre lingua italiano quasi sempre, solida fede democratica. Astenersi perditempo, però se hanno qualche soldo in tasca vanno benone anche i perditempo”. Nel frattempo si punta tutto sulla campagna di abbonamenti on line: un euro all’anno, più una visita guidata alla casa natale di Eugenio Scalfari con dimostrazione di pentole a bordo.

 

ARMANDO COSSUTTA -WALTER VELTRONI - MICHELE SERRA

Marzo – Le edicole scompaiono al ritmo di una al giorno. Vengono rase al suolo con le ruspe e sulle rovine si sparge il sale. Alcuni anziani lettori di Repubblica, che non si sono scansati in tempo, vengono sepolti insieme all’edicola.

 

Le loro ultime parole: “Sono un lettore di Repubblica fino dal primo numero, posso contare su un necrologio gratuito?”. L’età media dei lettori di Repubblica ha ormai superato i 70 anni, l’algoritmo propone agli abbonati on line i seguenti prodotti: dentiere, dentiere a masticazione autonoma, scendiscale e saliscale automatici, a volte è lo stesso apparecchio ma a volte no, apparecchi acustici, protesi ossee, assistenza alle esequie, estrema unzione per i lettori credenti che sono una componente indispensabile del fronte progressista dai tempi in cui Scalfari lo spiegò a De Mita.

 

john elkann

Aprile – La campagna di abbonamenti on line cambia marcia: sempre un euro per un anno, ma viene offerto al lettore purché si abboni. Nel frattempo i sauditi decidono di dare la scalata a Repubblica senza intermediari. Offrono trecento cammelli, Gedi accetterebbe volentieri se solo sapesse dove metterli. Non avete idea di quanto sporchino i cammelli. Si pensa a uno degli stabilimenti Fiat dismessi (Per i più giovani: Fiat era una fabbrica di automobili italiane molto importante) ma i cammelli, molto sindacalizzati, rifiutano perché la pausa mensa è troppo breve. Sfuma anche questa trattativa.

 

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 6

Giugno – L’editore non ha perduto le speranze di conquistare i lettori giovani. Lancia il nuovo “Repubblica AI”, tutto fatto dall’intelligenza artificiale e diretto a turno dall’influencer più cliccato della settimana. L’editore chiede alle grandi firme ancora in vita di leggere i loro articoli su tiktok, accennando passi di danza per sottolineare i passaggi più significativi. Le grandi firme ancora in vita ringraziano sentitamente, ma mandano un certificato medico, i più fortunati anche due o tre.

 

[…] Agosto - Repubblica ha trovato finalmente un compratore, la famiglia Angelucci. Si tratta, in realtà, di marito e moglie, Gino e Rosa Angelucci, proprietari di una cartolibreria a Tarquinia, che sfruttando l’omonimia con il noto magnate della sanità privata e dell’editoria depravata, acquistano a prezzi di svendita i giornali italiani. Gli Angelucci propongono alla direzione di Repubblica la influencer Rita De Crescenzo. La redazione chiede tempo per riflettere: dopo Tommaso Cerno, non ha più paura di nulla.

 

THEODORE KYRIAKOU IN QATAR ALLA CENA CON DONALD TRUMP E AL THANI

Settembre – L’editoriale della domenica di Rita De Crescenzo si intitola: “Ué!”. Ma non viene capito. L’editore dichiara fallimento la mattina dopo. Repubblica non ha più un editore. […]  I giornalisti di Repubblica chiedono consiglio ai giornalisti dell’Espresso. Ne è rimasto solo uno. Risponde da una clinica svizzera.

 

[…] Novembre – Comincia la rinascita, nel segno dell’autogestione. Tutti si domandano: ma come fa a uscire un giornale senza editore? La risposta è: ma come facevano a uscire i giornali, quando c’erano gli editori? Da ciclostilato di quattro pagine, Repubblica piano piano diventa di otto pagine, poi di sedici, poi di trentadue. Rinascono, una dopo l’altra, le edicole. Spuntano come funghi. E non vendono più souvenir per sopravvivere: sono i negozi di souvenir che, per sopravvivere, devono cominciare a vendere giornali.

 

eugenio scalfari e il gruppo di repubblica

Dicembre - È l’inizio di una nuova era. Nei suoi secondi cinquant’anni di vita, le prime pagine di Repubblica autogestita che passeranno alla storia sono: quella sull’invasione degli Stati Uniti da parte dei groenlandesi, che depongono Trump e lo sostituiscono con un tricheco, molto più moderato e soprattutto molto più educato.

 

Poi la prima pagina sulla tanto attesa partenza di Elon Musk per Marte, dal quale non farà mai più ritorno e non darà mai più notizie. Infine la prima pagina sulla clamorosa vittoria dell’intelligenza artificiale al Festival di Sanremo del 2036, con il brano “Fiori, amore e gabbiani”, veramente orribile, risaputo, già sentito, e dunque in linea con la tradizione sanremese. L’episodio mette fine a timori e diffidenze nei confronti dell’intelligenza artificiale: è mediocre e conformista esattamente come noi umani.

 

 

theodore kyriakou

MICHELE SERRA: «UN GIORNALE SI SALVA CON LA SCRITTURA. ELKANN? SPROVVISTO DI MEZZI CULTURALI ALL’ALTEZZA»

Estratto dell’articolo di Daniela Preziosi per “Domani”

 

[…] Michele Serra […] è a Repubblica “solo” da trenta anni. Prima era all’Unità. Quando arriva la chiamata di Ezio Mauro, racconta, «fu come la dichiarazione del mio essere diventato adulto. Impossibile rifiutare: era, alla fine degli anni 90, il meglio del giornalismo italiano. Come qualità della scrittura. Livello culturale. Le stesse ragioni per le quali Repubblica poteva sembrare odiosa: era l’élite. Oggi, ripensandoci, delle élite, di tutti i generi, possiamo solo avere nostalgia.

 

 

EUGENIO SCALFARI - GIANNI ROCCA - MAURO BENE - GIOVANNI VALENTINI REPUBBLICA

[…]

 

In quel ‘96 c’era il centrosinistra. Aveva vinto. Poi ha rivinto, nel 2006. Oggi che c’è?

Oggi siamo mille secoli dopo. Oggi sono dissolti i due grandi protagonisti del 900, la borghesia e il proletariato. La scomparsa della borghesia ha distrutto il pensiero conservatore e liberale, e aperto le porte ai mostri. Considero tale Trump. La scomparsa del proletariato ha tolto humus, ragione di essere, alla sinistra. Oggi c’è una lobby di tecnomiliardari esentasse che governa il mondo.

 

E dall’altra parte che c’è?

michele serra - manifestazione per europa in piazza del popolo a roma

Una massa sterminata di impotenti, di esclusi, di non aventi diritto. Una parte dei quali crede di salvarsi applaudendo i suoi carnefici, e votandoli: di qui il successo del populismo. Dall’altra parte, una ex comunità di preoccupati, e di sensibili, che non sa più che pesci pigliare: è la sinistra.

 

Come definisci il rapporto fra la destra di governo e la stampa, quella non allineata alla destra?

È un rapporto inesistente fino dai presupposti. I presupposti del populismo sono che il rapporto tra capo e popolo non consente intermediazione. La stampa è uno dei più classici corpi intermedi. Come pensi che Meloni, e in misura infinitamente maggiore Trump, possano minimamente tollerarlo?

 

eugenio scalfari nell ultima riunione di redazione a repubblica

La pulsione alla censura è un problema o uno stimolo per gli autori?

Uno stimolo: fino a che non diventerà un problema. Quando Trump manderà i suoi sgherri a rastrellare le redazioni dei giornali, capiremo che è diventato un problema.

 

Eppure Giorgia Meloni funziona, raccoglie consenso: è invincibile?

Io credo che Meloni non sia invincibile, perché la realtà non è occultabile oltre misura. L’Italia è un Paese in declino economico, demografico, psicologico. Per quanti anni può continuare ad autoingannarsi, e a credere al puerile patriottismo di questo governo? Prima o poi i nodi verranno al pettine. Bisognerebbe che la sinistra fosse capace di parlare al paese con severità e gentilezza. Senza strillare, mutando linguaggio.

 

michele serra a piazzapulita

La grande ambizione della destra italiana, il suo destino, è Trump?

Purtroppo sì. Uno dei grandi misteri degli ultimi trent’anni è la morte della destra liberale. Montanelli, che conobbi e frequentai purtroppo solo nei suoi ultimi anni, mi disse: la borghesia è solo un mito illusorio.

 

C’era già Berlusconi. Esecutore testamentario della borghesia. L’incarnazione del suo opposto. Considero inaudito che giornali come il Foglio abbiano adottato Berlusconi come idolo del momento, avendo per solo scopo, molto meschino, affossare e umiliare la sinistra. Mentre si trattava di affossare e umiliare la democrazia liberale. Fu una colpa indelebile. La morte del liberalismo borghese salutata con le fanfare.

 

[…]

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

A sinistra meglio non fare l’accozzaglia?

Non lo so, un giorno credo che sia obbligatorio il campo larghissimo, il giorno dopo credo sia una scelta fallimentare. Mi chiedo come creare una comunità, anzi una nuova comunità, di cittadini che credono nel limite, nella gentilezza, nella collaborazione civile, nel rispetto culturale e aggiungo nel federalismo europeo come antidoto naturale al cancro del nazionalismo. Ma non ho ricette, e compatisco chi deve trovarne una.

 

Elly Schlein? Vedi alternative alla sua leadership nell’alleanza?

Schlein se l’è cavata bene in uno ruolo difficilissimo, soprattutto brava incassatrice ogni volta che ha preferito il silenzio, o fare finta di niente, pur di tenere insieme un’idea di coalizione.

 

Theodore Kyriakou

Ha portato il Pd in alto, e lo ha tirato fuori dalla rissa delle fazioni. Non ho colpe particolari da imputarle: forse una comunicazione più calma, più serena, l’avrebbe avvantaggiata. E anche un maggiore ascolto a persone che potrebbero aiutarla al di fuori della sua piccola cerchia.

 

Quanto ai nomi: Cuperlo, quando parla in Parlamento, sembra un colosso in mezzo ai pigmei. Ma forse pecco di complicità generazionale. Renzi è vivacissimo, ma narciso recidivo.

 

giuseppe conte elly schlein 4

Conte non ho mai capito, nemmeno per un secondo, chi sia e per conto di chi parli, “avvocato del popolo” è una formula vacua come è vacuo tutto il repertorio del populismo. Mi piace Salis, la sindaca di Genova; mi piace De Pascale, presidente dell’Emilia Romagna. Come tutti, aspetto che accada qualcosa.

 

[…]

 

Perché i ragazzi e le ragazze scendono in piazza per Gaza, meno per i ragazzi e le ragazze iraniane che si fanno ammazzare per ribellarsi agli ayatollah?

[…] Temono che scendere in piazza per Teheran significhi implicitamente approvare l’’intervento di Trump. È una assurdità, ma lo schematismo ideologico non aiuta a ragionare. Chi se ne frega se alle manifestazioni contro l’orribile teocrazia, assassina dei suoi figli, c’è uno con la foto del figlio dello scià? Quanto è debole il valore, la saldezza dei principi, l’amore per la libertà e i diritti, se li si sottomette ai calcoletti meschini della politica?

 

GIORGIA MELONI JOHN ELKANN

Repubblica è stata un pilastro della costruzione dell’opinione pubblica, penso al lunghissimo periodo di Berlusconi, e dell’antiberlusconismo. Con Meloni non sta funzionando. O sì?

Non so dire. Il ruolo dei giornali è di gran lunga meno determinante di prima. I giornali ancora rilucono di una luce trascorsa, come certe stelle spente che vediamo ancora nel cielo notturno.

 

Certo, fino a che ci sono, considerarli voci libere, difenderle come tali, è decisivo. Ma sono anche abbastanza stufo di incontrare persone che mi dicono, sconsolate: ma che fine faranno i giornali? E io gli dico: ma tu li leggi? Risposta: no, da molti anni. E allora, di che accidenti si preoccupano? Si documentino su TikTok e non versino lacrime di coccodrillo.

lapo e john elkann - vignetta by osho

 

Colpa dei «maledetti giornalisti» (è il titolo di un suo libro, con Goffredo Fofi e Gad Lerner, ndr) o degli editori che ormai per la stragrande maggioranza non hanno interesse a costruire uno spazio, anche di mercato, “d’alternativa”?

Colpa di entrambi, ma soprattutto degli editori. Tutti a parlare di on line, di app, di tecnologia, nessuno dei contenuti. Ma i contenuti, in un giornale, e nei media in generale, sono tutto.

 

Immagina uno che apre una panetteria con il miglior vetrinista, la migliore promozione, il miglior servizio a domicilio: ma poi fa un pane di merda. Puoi stupirti se va a picco? Non c’è tecnologia che possa fare a meno della qualità dell’informazione, che è una qualità umanistica, oserei dire letteraria. La materia prima dell’informazione è la buona parola e la buona immagine. Punto e basta. Il resto è fuffa.

 

Ci siamo: gli editori. Repubblica è – sembra – alle soglie di un cambio di editore. E ora?

SCALFARI A REPUBBLICA IN UNA RIUNIONE NEL 1983

Repubblica cerca un editore vero, e interessato a quel genere di business, da molto tempo. E non lo trova. L’editore attuale di Repubblica è il classico esempio di editore invaghito di fole tecnologiche e del tutto sprovvisto di mezzi culturali all’altezza. La salvezza dei giornali, di ogni giornale, passa per la riqualificazione ostinata della qualità della scrittura. Repubblica era diventato il giornale più importante del paese per la qualità della scrittura: per niente altro. È sbiadita lungo gli anni questa qualità inconfondibile. Chissà che un giorno non la ritrovi.

SCALFARI REPUBBLICA NUMERO ZEROgiuseppe conte elly schlein

giorgio forattini e eugenio scalfari ai tempi della fondazione di repubblica

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